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MONDO

Siria, tv di Stato annuncia attacco missilistico. Fonti militari smentiscono

In tarda mattinata, la Gran Bretagna aveva accusato Damasco e Mosca di aver "bloccato gli ispettori" dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Posizione ribadita da Theresa May nella sua relazione al Parlamento sui raid condotti sabato scorso: "Azione giusta legalmente e moralmente", gli Usa intanto smentiscono Macron: "Truppe via al più presto". E annunciano nuove sanzioni contro Mosca

Immagini satellitari: dopo l'attacco (DigitalGlobe)
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Tensione alle stelle in Siria. La tv di stato di Damasco ha annunciato nella notte un nuovo raid missilistico contro la base aerea di Al Shayrat, nella regione di Homs, dopo quello dello scorso 14 aprile portato avanti dagli Usa insieme a Francia e Regno Unito. "È un aggressione", dichiara l'emittente siriana segnalando l'entrata in funzione della contraerea e annunciando di aver abbattuto dei missili. Ma secondo fonti militari siriane, riportate dall'agenzia di stampa tedesca Dpa, si sarebbe trattato di un falso allarme.

E se sui social, media reporter locali hanno twittato immagini di missili in arrivo puntando il dito contro Israele, l'Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito di forti esplosioni vicino alla base di Shayrat, la stessa presa di mira lo scorso anno dal raid missilistico ordinato dal presidente Donald Trump in risposta alle armi chimiche usate contro i civili nella città di Khan Sheikhun. Il Pentagono si è immediatamente smarcato, rendendo noto che non era in corso alcuna attivita' militare da parte degli Stati Uniti. Anche Israele ha negato ogni suo coinvolgimento. "Non sono al corrente di un simile incidente", ha detto un portavoce delle forze armate israeliane.

Poche ore prima, un ufficiale israeliano aveva confermato all'editorialista del New York Times Thomas Friedman che a colpire la base T4 nella zona di Homes tra l'8 e il 9 aprile scorsi erano stati missili lanciati da Israele. Nell'attacco sono rimasti uccisi 7 militari iraniani. "È stata la prima volta che abbiamo attaccato bersagli iraniani, sia impianti che persone", ha precisato l'ufficiale al Nyt, accusando Teheran di "aver aperto una nuova fase" violando lo spazio aereo israeliano con un drone armato lo scorso febbraio.      

Opac ritarda missione a Duma
Russia e Siria ritengono che a Duma non ci siano le "condizioni di sicurezza" per l'ingresso degli ispettori dell'Opac. Lo rivela il capo dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, confermando che gli ispettori non hanno ancora potuto iniziare il lavoro. Mosca precisa che agli operatori manca l'autorizzazione dell'Onu, affermazione smentita dalle Nazioni Unite.

L'Onu replica a Mosca: gli ispettori hanno tutte le autorizzazioni
"Le Nazioni Unite hanno dato agli ispettori dell'Opac tutte le necessarie autorizzioni", ha detto il portavoce del Palazzo di Vetro, Stephane Dujarric, replicando alla versione della Russia, secondo cui gli ispettori non sono ancora entrati a Duma perché manca il via libera alla loro missione da parte del dipartimento della sicurezza del segretariato dell'Onu. "Stiamo supportando il team di ispettori il massimo possibile", ha aggiunto il portavoce. In tarda mattinata, la rappresentanza britannica dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche aveva accusato Damasco e Mosca di aver "bloccato" gli ispettori che dovranno stabilire se nella città della Ghouta orientale il 7 aprile ci sia stato un attacco chimico da parte delle forze di Assad.

May insiste: "Siria e Russia bloccano il lavoro degli ispettori Opac"
"Il regime siriano e la Russia impediscono agli ispettori dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) di arrivare a Duma" ha detto la premier britannica, Theresa May, nella sua relazione al Parlamento sui raid condotti sabato scorso. "Abbiamo ritenuto d'intervenire in anticipo perché avevamo già le prove sull'uso delle armi chimiche da parte del regime siriano", ha sottolineato la premier. "Attacco giusto, non agito per Trump"
La Gran Bretagna ha partecipato all'attacco contro la Siria "non perché ce l'ha chiesto Donald Trump ma perché era la cosa giusta da fare" ha aggiunto Theresa May, sottolineando che "non si trattava di intervenire in una guerra civile né di un cambio di regime". L'obiettivo era colpire la scorta di armi chimiche del regime siriano con un attacco "limitato, mirato ed efficace", ha puntualizzato.

Sospetto Usa: i russi potrebbero aver già alterato le prove a Duma
I tecnici russi potrebbero aver già ispezionato Duma e "alterato" le prove: lo ha affermato l'ambasciatore statunitense presso l'Opac, Ken Ward. "Abbiamo notizie secondo cui i russi potrebbero aver già ispezionato il sito dell'attacco, e siamo preoccupati per una eventuale interferenza mirata a ostacolare la missione dell'Opac, impedendole di portare a termine delle indagini efficaci", ha concluso.

Lavrov: non abbiamo manomesso prove  
Ma la Russia nega di aver manomesso le prove del sospetto attacco chimico in Siria, che ha portato all'intervento militare di Usa, Regno Unito e Francia contro Bashar Al Assad. "Posso garantire che la Russia non ha interferito con il sito" dell'attacco, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, intervistato nel programma Hardtalk della Bbc. Lavrov ha anche negato che lo scorso 7 aprile a Douma sia stato fatto uso di armi chimiche. "Tutte le prove" alle quali hanno fatto riferimento Washington, Londra e Parigi per motivare i loro bombardamenti, ha detto, "si basavano su notizie riportate dai media e dai social media". In realtà per il capo della diplomazia russa, "ciò che è avvenuto è una messa in scena".

Trump smentisce Macron: "via dalla Siria al più presto"
Il presidente americano Donald Trump in Siria si aspetta che i partner regionali e gli alleati degli Stati Uniti "si assumano una maggiore responsabilità sia militare che finanziaria, per mettere in sicurezza la regione". Lo ha detto in una dichiarazione la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders, senza citare mai Macron, ma appare chiaro che la dichiarazione diffusa alla stampa in serata nasconde una certa irritazione di Trump verso le parole del presidente francese.  "La missione Usa in Siria non è cambiata - afferma Sanders - e il presidente è stato chiaro: vuole un ritorno a casa delle truppe Usa il più presto possibile". La portavoce aggiunge che gli Stati Uniti "sono determinati ad annientare l'Isis e a creare le condizioni per impedire un suo ritorno". Macron in una intervista in diretta al canale francese BFM TV aveva detto: "dieci giorni fa il presidente Trump ha detto che gli Stati Uniti intendevano disimpegnarsi dalla Siria. Noi l'abbiamo convinto che era necessario rimanere a lungo. E l'abbiamo anche convinto che bisognava limitare gli attacchi con armi chimiche, mentre c'era un'escalation tramite una serie di tweet che non vi saranno sfuggiti...". Trump alla fine di marzo in un comizio in Ohio a proposito della Siria aveva detto: "usciremo molto presto da lì. Lasciamo che siano altri ad occuparsene ora". In Siria ci sono circa duemila soldati americani.    

Allo studio nuove sanzioni
Washington intanto prepara nuove sanzioni contro Mosca, questa volta legate al sostegno del governo russo al dittatore siriano Bashar Assad. Intanto il giorno dopo le bombe, gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna hanno rilanciato la diplomazia, presentando ai 12 partner in Consiglio di Sicurezza dell'Onu un nuovo progetto di risoluzione che dovrebbe essere discusso a partire da domani. Ma oggi saranno varate anche le nuove sanzioni di Washington contro Mosca, ha annunciato Haley, spiegando che le misure colpiranno direttamente società russe che hanno aiutato Damasco a realizzare e a dispiegare armi chimiche.

 

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