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Firenze

​Smart China, il turismo ai tempi del coronavirus

Tre giganti cinesi, Huawei, WeChat e Ctrip, una domanda: come attirare turisti cinesi in Italia? In sottofondo, l’ombra del coronavirus e le sue ricadute su viaggi e trasferte

di Celia Guimaraes ​Se ne è parlato nel panel Smart China, uno dei più attesi al Bto, fiera del turismo online che si svolge a Firenze. La preoccupazione esiste, a cominciare dalla Toscana: “Nel 2019 avevamo investito nella promozione sul mercato cinese perché destinazione target, ora bisognerà aspettare che passi l’emergenza”, ha detto Francesco Palumbo, direttore promozione turistica della Regione che ospita la rassegna.

Inutile negarlo, le notizie sul Covid-19 non sono rassicuranti ma tra gli operatori cinesi resta la ferma convinzione che il brutto momento passerà. Lo ha ribadito Richard Colegate Dale III, fondatore di Ctrip Group (non molto conosciuto da noi, ma è la prima piattaforma di prenotazioni asiatica e la seconda nel mondo, con circa 300 milioni di utenti, nata a Shanghai nel 1999 e quotata al Nasdaq), che ha detto: “Conosciamo la domanda turistica e crediamo che quando tutto ciò finirà, dalla Cina le persone che ora sono sedute in attesa nelle loro stanze vorranno venire qui [in Italia] più che mai”.

Per aiutare i cinesi a sentirsi a casa quando saranno in visita in Italia, il settore turistico punta alla diffusione, da noi, della loro app più popolare, WeChat. L’ha raccontato Enrico Plateo, head of Europe di Tencent, la società proprietaria della piattaforma,  che ha le stesse funzionalità della ‘nostra’ WhatsApp con in aggiunta molti altri servizi centralizzati (dalle mappe ai pagamenti alle chat ai gruppi), con un insieme di tecnologie che combinano online e offline, e che comprende noti ‘influencer’ cinesi, seguiti dai più di 1 miliardo 100 milioni di utenti attivi al giorno.