MONDO

Al Primark di Belfast

Sos cucito nei jeans: "Siamo schiavi cinesi, salvateci"

Un paio di pantaloni da 10 sterline con in tasca, cucito a rischio della vita, una richiesta di aiuto di chi li ha cuciti in un carcere cinese: "Siamo schiavi, salvateci". Non è la prima volta che la denuncia arriva in Europa scritta sui vestiti. 

Il messaggio pubblicato dal Belfast Telegrafh
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Belfast Nella Cina dell'economia pianificata, il messaggio in bottiglia si trasforma in messaggio nella tasca di un paio di jeans.

E non c'è spazio per il romanticismo, quello che viene cucito nei pantaloni è un SOS, scritto in caratteri occidentali per farsi capire subito e spingere l'ignoto acquirente a tradurre il resto. E' quello che ha fatto Karen Wisinska, cittadina irlandese che ha estratto dall'armadio un paio di jeans comprati da Primark tre anni fa e mai indossati per un difetto alla cerniera. Alla viglia delle vacanze li ha riesumati dall'armadio e ha notato un rigonfiamento nella tasca: il messaggio di un anonimo lavoratore cinese. "Siamo schiavi, salvateci - scrive - siamo detenuti costretti a lavorare in condizioni disumane".

Pubblicato su Facebook dalla proprietaria dei jeans, il messaggio è stato tradotto e ha subito colpito al cuore la ragazza, che ha scritto ad Amnesty International. Seppure sia una storia molto difficile da verificare, Gianni Ruffini - il direttore di Amnesty International Italia intervistato da Repubblica - non si stupisce: sono arrivati anche messaggi di donne che pur di scappare cercavano marito con un biglietto. E della produzione industriale in carcere si sa poco, non si etichetta ed è difficile da tracciare.

Primark ha aperto un'inchiesta interna: è la terza volta che si legge sugli abiti una richiesta di aiuto da parte di chi li ha fabbricati dall'altro capo del mondo. L'ultimo caso: "Realizzati in condizioni degadanti" cucito sull'etichetta di un paio di jeans, twittato dalla ragazza che li ha acquistati. 
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