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SCIENZA

Informazione

Perché le donne "non fanno notizia"

Una ricerca compiuta negli USA mette a fuoco la disparità di trattamento tra maschi e femmine nella carta stampata: uno squilibrio di matrice esplicitamente culturale

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di Stefano Lamorgese Il rapporto tra maschi e femmine nella popolazione mondiale è, alla nascita, pari a 1,06. Vengono al mondo, insomma, 1,06 maschi per ogni femmina. In generale, dunque, l'umanità si divide quasi esattamente a metà, tra i due sessi; un netto sbilanciamento si verifica solo dopo il sessantacinquesimo anno di età: oltre quel limite, infatti, il rapporto passa a un valore di 0,79. Si sa: le donne vivono sensibilmente più a lungo degli uomini.

Tenendo conto di tali dati macroscopici, gli scienziati sociali si interrogano da anni sulle ragioni che portano il mondo dei media a raccontare con molta più frequenza i maschi delle femmine. Lo è squilibrio davvero enorme: l'82% delle persone nominate nel flusso quotidiano dell'informazione globale, infatti, appartiene al sesso maschile.

Lo ha calcolato Eran Shor, professore associato del Dipartmento di Sociologia della McGill University, che firma uno studio - "A Paper Ceiling: What Explains the Sex-Ratio Inequality in Printed News Coverage?" (Un soffitto di carta: che cosa spiega l'ineguale rapporto tra i sessi sulla carta stampata) - di prossima pubblicazione sull'American Sociological Review.

Il fenomeno - emerso dall'analisi di più di duemila testate cartacee pubblicate negli USA tra il 1983 e il 2009 - avrebbe direttamente a che fare, spiega Shor, con le difficltà che le donne, a livello globale, incontrano nel raggiungimento di posizioni di vertice nelle istituzioni e nel mondo economico.

"I giornali parlano soprattutto delle persone più in vista: politici, manager, registi cinematografici. Che, questo è il punto, sono in grandissima maggioranza maschi" afferma il professore "non della gente comune". Ecco spiegato perché la differenza di trattamento tra uomini e donne riflette in modo distorto il rapporto proporzionale esistente all'interno della popolazione.

Alla ricerca delle differenze
Lo studio del professor Shor smentisce anche alcune idee molto diffuse. La prima, rivelatasi del tutto infondata, è quella che immagina una divisione ideologica, politica, sulla copertura delle notizie: le testate "liberal", quanto a spazio dedicato alle donne, non sono per nulla diverse da quelle conservatrici.
L'altra idea totalmente smentita è quella che attribuisce alle testate dirette da donne una maggior attenzione al loro sesso. Niente di più falso: il sesso del direttore non cambia le cose.

Né lo sport e nemmeno lo star-system si salverebbero. Secondo i calcoli del professor Shor il mondo dell'intrattenimento è dominato dai maschi, con una conseguente loro prevalenza anche nella copertura mediatica. "Registi, attori, produttori sono prevalentemente maschi e a loro viene dedicata una maggiore attenzione". Lo dimostrerebbero anche i ruoli che gi sceneggiatori immaginano e che diventano "parti" al cinema: la prevalenza è maschile anche lì.

Cambiare si può?
"Se gli uomini continueranno a monopolizzare i livelli occupazionali più alti e quindi le gerarchie sociali la situazione non cambierà" ammonisce il professor Shor, che conclude così: "Il predominio degli uomini come soggetti di conversazione pubblica (come anche nell'ambito quotidiano e domestico) può rafforzare nella percezione del pubblico l'idea che il potere e la "notiziabilità" siano qualcosa di meritatamente maschile".

Infatti, se guardiamo i numeri globali, come abbiamo notato, il fenomeno non ha nulla di "naturale": fanno bene gli scienziati sociali a continuare la ricerca.
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