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ITALIA

I guai del Piemonte, prima e dopo le elezioni

Le "spese pazze" e il buco nella sanità: le spine nel fianco del governatore

Non c'è solo la querelle sul voto del 2010 per la Giunta di Cota. La Procura di Torino indaga su 52 consiglieri per i rimborsi usati a scopi personali e il sistema sanitario sconta un debito di oltre 4 miliardi

Una manifestazione anti-Cota
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di Giancarlo Usai Non c’è solo il giallo-elezioni in Piemonte. Continua a tenere banco, infatti, l’inchiesta della Procura di Torino sui rimborsi chiesti dai consiglieri regionali, “gonfiati” da una serie di spese che poco avrebbero a che vedere con l’attività politica intesa in senso “tradizionale”. E così 52 membri del Consiglio regionale risultano indagati con ipotesi di reato diverse: peculato, finanziamento illecito dei partiti, truffa.

Anche Cota indagato
Insomma, dopo gli scandali di Lazio, Lombardia, Friuli e Liguria, anche la Regione guidata da Roberto Cota è finita al centro di un’indagine giudiziaria che fa i conti in tasca alla politica. E il governatore leghista è proprio uno dei nomi finiti nel registro degli indagati. Le spese per cui sono stati richiesti regolari rimborsi vanno dall’acquisto di briglie per cavalli a bottiglie di spumante, da vassoi d’argento in regalo per il matrimonio di un assessore a un cambio di pneumatici, da borse Louis Vuitton a gioielli di Cartier, fino a buoni benzina per la partecipazione a manifestazioni del movimento No Tav.

I gruppi coinvolti
Da destra a sinistra, passando per i 5 Stelle, tutti i gruppi presenti in Consiglio risultano coinvolti. E lo stesso presidente Cota si è visto pubblicare sulla stampa alcune delle richieste di indennizzo per spese pari a oltre 25mila euro: dentro ci sono scontrini che riguardano di tutto, dall’acquisto di sigarette ai conti dei ristoranti. Fino alla "voce in uscita" che più ha fatto discutere e scatenare le ironie degli avversari: un paio di mutande verdi.

Il buco nella sanità
E oltre alla questione dei rimborsi, il Piemonte è anche alle prese con la “patata bollente” del buco-sanità. La Regione, infatti, ha un debito nel settore di oltre quattro miliardi, equamente diviso tra un debito commerciale, ovvero nei confronti di aziende private e fornitori, e un debito finanziario, soldi, insomma, da restituire a banche e istituzioni. Dal 2004 al 2010 la voragine nei conti è praticamente raddoppiata, nonostante, dopo il suo insediamento, la Giunta Cota avesse fatto capire di voler dare vita a un sistema sanitario più sostenibile. Ma l’idea di una nuova rete centralizzata, unita al sistema di sei società consortili incaricate di controllare e gestire le risorse, è finita nel mirino dell’opposizione, che ha accusato il governo regionale di aver creato un escamotage per distribuire posti e poltrone.
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