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L'accademia dello stiletto

Insegna alle ragazze "a non camminare come un T-Rex", organizza conferenze e sta per approdare in TV con un  talent show. Veronica Benini racconta come funziona la sua scuola che aiuta le donne ad essere più consapevoli dall'alto dei loro tacchi. Quasi sempre gratis

Veronica Benini (foto di Laura Gioia)
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di Veronica FernandesRoma Veronica Benini ci tiene a dirlo: "ho 37 anni, sono alta 1.60 e di taglia porto la 42, sono praticamente la ragazza della porta accanto". Nota nella blogosfera come Spora, da tre anni insegna alle ragazze "come gestire questa protuberanza di 12 centrimetri sotto il tallone". Per farlo nel 2010 ha fondato la Stiletto Academy e - dalla Toscana dove vive - viaggia dalla Lombardia alla Sicilia per spiegare sì come camminare sui tacchi ma soprattutto come rinascere. A tre anni di distanza ha scritto un libro (Tacco 12), e sta per pubblicarne un altro pensato per IPhone ("sarà come una app di consigli") e approderà a breve in TV, con un talent show sullo stiletto. 

Come hai avuto l'idea della Stiletto Academy?
Ho avuto tre tumori al collo dell'utero. Sentivo la mia femminilità minacciata e ho reagito mettendo tutti i giorni il rossetto rosso e i tacchi altissimi, ho capito che dovevo mettere le basi per un percorso di rinascita. A quel punto, anche dopo un periodo di analisi, ho deciso di offrirlo ad altre donne e sono nati i corsi. Partendo dallo stiletto facciamo anche un lavoro di personal branding. 

Che obiettivo ti sei posta?
Dopo la malattia volevo recuperare la mia vita. E adesso vedo che raccontare la mia esperienza aiuta altre donne e credere in loro stesse. Il tacco è un mezzo per raggiungere la consapevolezza. Per questo tengo al fatto che i corsi per gruppi rimangano gratuiti. Pensa, il primo l'ho fatto in una specie di retrobottega con quattro partecipanti di cui una era mia sorella e oggi mi invitano alle conferenze. 

Come funzionano laboratori?
Ne ho ideati due. Uno è pubblico e gratuito, grazie agli sponsor: arrivano 150 ragazze e in tre ore impariamo i trucchi del tacco 12. Prima c'è una parte teorica: spiego che i tacchi fanno male - dal collo del piede al tendine d'Achille - parlo delle patologie che si possono contrarre e delle regole per scegliere la scarpa adatta. In seconda battuta c'è la parte del portamento, del bilanciamento, la tecnica, gli esercizi. E' divertente, si finsice con una sfilata sui tappeto rosso. Poi ci sono i corsi individuali.

Chi sono le persone che vengono ai corsi individuali?
Di solito a chiamarmi è un uomo: vuole che la sua fidanzata o la compagna sia più sexy e le regala un corso per imparare a camminare sul tacco 12. Nella maggior parte dei casi la ragazza è intimidita e non sa come comportarsi. Spesso mi contattano anche gli agenti dei VIP oppure le spose che vogliono prepararsi e scegliere le scarpe. Molte volte ho incontrato donne che come me hanno avuto malattie, alcune hanno un momento di consapevolezza di sé che chiamarei catarsi. 

Il caso più divertente?
E' arrivata una ragazza molto timida, che non puntava di certo sulla femminilità. Il fidanzato le aveva regalato 8 paia di Louboutin, quelle con la suola rossa. In pratica le chiedeva di fare la panterona. Siccome abbiamo scoperto che ha la pianta del piede larga e che non avrebbe mai camminato comodamente, le suggerito: usale quando non devi camminare. Lei ha sgranato gli occhi: cioè? A casa, per una cena con lui. A lei si è aperto un mondo e io ho soddisfatto il mio cliente, che era il fidanzato. 

Quanto tempo serve per imparare?
Dai tre minuti all'intera durata del corso (quattro sedute), a seconda delle inclinazioni. Chi ha dimestichezza con il proprio corpo, magari ha fatto danza o yoga, capisce subito il trucco e non lo dimentica più. Per altre "trovare la camminata" richiede tempi più lunghi. 

Fai camminare tutte sui tacchi?
Potenzialmente sì, ma lo sconsiglio a tutte le donne che hanno l'alluce valgo o il neuroma di Morton. 

Quale preparazione c'è dietro?
Dopo la laurea in architettura ho lavorato per 12 anni a Parigi e seguivo progetti di grattacieli. Le regole per la stabilità degli edifici ora le ripropongo sul corpo umano. C'è una sorta di continuità. Poi ho studiato il funzionamento delle ossa, i danni che possono provocare i tacchi alti e una cattiva camminata. 

 
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