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TECH

Vietato ai provider dare priorità di banda a chi paga di più

Gli Stati Uniti approvano la Net Neutrality: "internet è un bene primario"

Internet è paragonabile alle 'public utility'. Lo ha stabilito la Fcc, agenzia che si occupa di regolare le comunicazioni negli Stati Uniti, votando a favore della 'net neutrality', sostenuta anche dal presidente Obama. Le 'regole di internet' in discussione anche in Italia

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di Celia GuimaraesWashington La Federal Communications Commission (Fcc), agenzia indipendente che regola le comunicazioni negli Stati Uniti, ha approvato le nuove regole della 'net neutrality', dopo un dibattito pubblico durato alcuni mesi, nel quale è intervenuto anche il presidente Obama.

In base alle regole,  non si potrà creare un rete a due velocità per i provider e i fornitori di servizi disposti a pagare di più. La net neutrality è stata sostenuta dalla Casa Bianca e dai grandi gruppi tecnologici americani (tra cui Amazon, Google, Facebook), mentre era stata avversata da i provider di servizi come Verizon, Comcast, At&t. Le nuove regole tra l'altro vietano ai provider di offrire a pagamento una maggiore velocità di internet, un principio noto come 'priority payment'.

Di fatto, il web viene considerato come un'utility pubblica. La misura, sostenuta dall'amministrazione Obama, che ha difeso il principio della neutralità di Internet - di dati, contenuti e accesso ai consumatori - è passata con tre voti a favore (di legislatori democratici e due contro (repubblicani).

La rete è uguale per tutti
"Internet deve essere libero, aperto e gratuito". Il web a due velocità non piace al presidente americano Barack Obama, che lo ha esplicitato con parole chiarissime nel novembre scorso,  intervenendo personalmente nel dibattito sulle regole del web, all'epoca in discussione da parte della Federal Communications Commission. 

Obama aveva anche stigmatizzato le società telefoniche: “''Non possiamo consentire ai provider di servizi internet di limitare l'accesso o scegliere vincitori e perdenti nel mercato online dei servizi e delle idee''.

Anche in Italia si discute di regole
La consultazione pubblica sulla bozza della Dichiarazione dei diritti in Internet  - elaborata dalla Commissione di studio istituita dalla Camera dei deputati -  è stata estesa fino al 31 marzo 2015. La Dichiarazione è un contributo al pubblico dibattito per indicare la direzione che dovranno seguire le future regole a tutti i livelli, da quello legislativo nazionale ai trattati internazionali. 
 
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