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ITALIA

Paolo Bolognesi: su mandanti non finisce qui

Strage Bologna, pm: non sono emersi "elementi concreti" su finanziamenti da Gelli-Ortolani

L'Associazione vittime del 2 agosto 1980 aveva presentato un esposto

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Allo stato attuale, non si può dire che la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna fu ordinata da mandanti esterni ai neofascisti dei Nar, e non sono emersi "elementi concreti per fondare l'ipotesi di un finanziamento indirizzato alla commissione della strage, proveniente da Licio Gelli, Umberto Ortolani e Mario Ortolani". Questo scrivono, nella loro richiesta di archiviazione per quanto riguarda il filone di indagine sui presunti mandanti e finanziatori della strage, i pm bolognesi Massimiliano Serpi, Enrico Cieri, Antonello Gustapane e Antonella Scandellari, che hanno firmato la richiesta insieme al procuratore capo Giuseppe Amato.

In particolare, per la procura "non appare sostenibile in giudizio" che Gelli, capo della Loggia P2 scomparso il 15 dicembre 2015, Umberto Ortolani (altro esponente di spicco della P2, morto nel 2002), e suo figlio Mario abbiano "finanziato la collaborazione all'esecuzione della strage, e del correlato progetto di rivolgimento istituzionale violento" di elementi facenti capo all'organizzazione paramilitare clandestina Gladio.

Non si può neanche affermare, secondo i magistrati, che i tre abbiano "assicurato lo sfruttamento mediatico della strage per favorire il progetto politico che perseguivano". Conclusioni a cui la procura è giunta anche in seguito agli accertamenti della Digos e del Ros di Bologna sul cosiddetto 'documento Bologna' trovato addosso a Gelli al momento del suo arresto, nel 1982.  Secondo l'associazione dei familiari delle vittime della strage, il documento, in cui era indicata la movimentazione di circa 15 milioni di dollari, sarebbe la prova del finanziamento della strage.

Di diverso avviso i pm bolognesi, secondo cui anche dagli ultimi accertamenti di Digos e Ros non emerge, come già  indicato nel 1987 dalla Guardia di finanza di Milano, "alcun elemento che riconduca la destinazione delle somme, direttamente o indirettamente", ai Nar di Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini (condannati come esecutori della strage), e Gilberto Cavallini (che sulla vicenda ha appena ricevuto un avviso di chiusura indagini per concorso in strage).  

I pm: "I NAR non avrebbero mai accettato 'aiuti esterni'
Nonostante non sia "stato lasciato alcunché di inesplorato", dalle indagini della procura di Bologna per concorso in strage "non sono emersi elementi probatori nuovi in relazione alla posizione" di una serie di persone, tra cui l'ex capo della loggia P2 Licio Gelli, i neofascisti carlo maria maggi e Roberto Raho, e Mario Ortolani, figlio dell'imprenditore umberto, altro esponente di primo piano della P2. e come se non bastasse, non si può "coltivare oltre" la ricostruzione dell'associazione delle vittime della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di bologna sui presunti mandanti e finanziatori della strage stessa.

Una conclusione, quella che ha portato i pm bolognesi a chiedere l'archiviazione di questo filone di indagine (nata da un esposto presentato dall'associazione nel 2011, e in seguito arricchito con diverse memorie), "coerente con le ricostruzioni effettuate dalle sentenze passate in giudicato sulla banda armata nar, composta da Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva come esecutori della strage, ndr), Egidio Giuliani e Gilberto Cavallini (appena raggiunto, sulla vicenda, da un avviso di chiusura indagini per concorso in strage, ndr), come struttura di stampo neofascista e spontaneista". Un'organizzazione "autonoma ed occulta", si legge nella richiesta di archiviazione, in cui "solo i componenti della banda potevano assumere le decisioni sulle azioni di terrorismo e di eversione, rifiutando qualsiasi forma di interferenza esterna". 

In pratica, secondo la ricostruzione della procura, confortata in questo dalle sentenze già emesse, i NAR, per le loro stesse convinzioni ideologiche, non avrebbero mai accettato di farsi aiutare "sia da esponenti di altri gruppi neofascisti, sia, e in particolare, da soggetti che, anche se appartenenti ad organizzazioni massoniche o a sistemi di sicurezza deviati, comunque erano percepiti come espressione di quell'ordine della società 'borghese' che la banda intendeva sovvertire". Un'avversione, quella dei NAR per lo 'stato borghese', che come ricordano i pm si spingeva "al punto da isolare e uccidere altri neofascisti sospettati di aver avuto rapporti con esponenti dello stato".

Ecco perché, tira le somme la procura, il contesto che emerge dalle ricostruzioni ricavate dalle sentenze è "spendibile, in sede processuale, nei confronti del solo cavallini", mentre non permette "di supportare la ricostruzione, pur apprezzabile", dell'associazione, che sconta "l'inevitabile iato tra quanto è sostenibile processualmente, e quanto invece rimane sul piano della ricostruzione critica e storica". Da qui l'ammissione del fatto che "non sono emersi elementi di prova" per sostenere in giudizio l'accusa che, oltre a Cavallini, altre persone "abbiano dato un contributo causale, materiale o morale" alla strage del 2 agosto, e la conseguente richiesta di archiviazione, contro cui l'associazione ha 10 giorni di tempo per presentare opposizione.

Associazione Vittime: su mandanti non finisce qui
"La ricerca dei mandanti della strage del 2 agosto 1980 è un dovere da parte di ogni pezzo dello Stato democratico. Noi stiamo dando un contribuito con le nostre analisi, i Pm di Bologna ritengono che non siano sufficienti: vedremo se hanno davvero valutato complessivamente e approfonditamente i diversi capitoli della nostra ricostruzione - dal depistaggio preventivo di Affatigato, al ruolo di Gelli nel colpo di Stato atteso per il 1981, di cui egli stesso parla più volte. Da una prima lettura, la richiesta di archiviazione appare come un documento molto frettoloso che non si sofferma su aspetti importanti e arriva a definire Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e la loro banda degli 'spontaneisti', ignorando le tante acquisizioni che raccontano ben di più".  Lo afferma Paolo Bolognesi, deputato del Pd e Presidente dell'Associazione vittime del 2 agosto 1980, che ha presentato l'esposto archiviato nei giorni scorsi.

Bolognesi aggiunge: "Le conclusioni dei Pm sono una acrobazia, realizzata by-passando elementi investigativi seri. Al di là di queste valutazioni, è comunque certo che nessuno può mettere una pietra tombale sull' inchiesta: noi questo lo rifiutiamo e lo riteniamo un sostegno strisciante verso quegli apparati impegnati tutt'oggi a non dire la verità". Bolognesi conclude: "Guarderemo meglio le carte, ci avvaliamo della collaborazione di persone in gamba e molto competenti, insieme valuteremo il da farsi".
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