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SPETTACOLO

"Io, stregata dalla lanterna"

Laura Minici Zotti racconta la nascita del Museo del Precinema, dal ritrovamento della prima lanterna magica nella soffitta di casa a Venezia

Laura Minici Zotti durante una proiezione con la Lanterna Magica
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di Silvia BalducciPadova Faceva la pittrice Laura Minici Zotti, prima di trovare nella soffitta della sua abitazione veneziana la lanterna magica, tra oggetti in disuso e scatoloni abbandonati. Quella scoperta ha acceso la passione che l'ha portata a diventare direttrice del Museo del Precinema (che altro non è se non la sua collezione privata). Tutto per merito di questo strumento settecentesco, sconosciuto ai più, in grado di proiettare le immagini disegnate sui piccoli vetri che vengono di volta in volta inseriti all'interno.
 
"Quando ho trovato la lanterna nessuno sapeva cosa fosse e io nemmeno. Erano gli anni '70, e tutta l'attenzione era concentrata sul cinema" racconta Laura Minici Zotti. "Dopo averne compreso il funzionamento, ho cominciato a fare proiezioni in casa per un ristretto gruppo di amici. Poi gradualmente mi sono aperta al pubblico in autentici spettacoli ispirati a quelli di epoca vittoriana".
 
La creazione del Museo risale al 1998 grazie alla collaborazione dell'allora sindaco di Padova, Flavio Zanonato. Al suo interno, strumenti ottici, vetri, riproduzioni e oggetti antichi che Minici Zotti ha ricercato in tutto il mondo. Un lavoro instancabile che è le valso diversi premi: Donna eccellente del 2010 e Premio De Sica per la Sezione cultura nel 2011.
 
"Preferisco definirmi una ricercatrice, non una semplice collezionista. Sono sempre partita per scoprire, toccare con mano strumenti o macchinari che non conoscevo. E tuttora continuo a leggere e studiare per tenermi informata". Si sente ancora la passione, nelle sue parole, la stessa che trapela se la si interroga sul rapporto tra il cinema e tutto ciò che lo ha preceduto: "Senza la lanterna magica non avremmo avuto il resto. Il Museo del Precinema racconta le origini del linguaggio visivo, strumenti e tecniche di rappresentazione al tempo delle immagini fisse. Quando si poteva giocare al massimo con le dissolvenze". Il pezzo a cui Minici Zotti è più affezionata? "Una collezione di vetri che dovrebbe appartenere ai Granduchi di Lorena. Ben 108 pezzi unici di fine Settecento".
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