ITALIA

Morte per intossicazione

Tallio, intero nucleo familiare avvelenato dal metallo pesante. Padre e figlia morti

Si indaga sulle cause dell'avvelenamento. Il tallio colpisce raramente ma è difficile eliminarlo. Secondo gli esperti la tossicità è maggiore per gli anziani

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di Tiziana Di Giovannandrea I carabinieri di Desio in Brianza, in collaborazione con quelli di Latisana (Udine), stanno indagando per ricostruire in che modo un intero nucleo familiare composto da 4 persone possa essere stato avvelenato dal tallio, un metallo pesante simile allo stagno. Due componenti della famiglia sono già morti a distanza di poche ore (padre e una figlia) mentre gli altri due membri si trovano uno in condizioni giudicate critiche e gravi dai medici (madre), l'altro in via di miglioramento (l'altra figlia).

La famiglia Del Zotto composta da Giovanni Battista di 94 anni, il padre, la madre di 90 anni, la figlia Patrizia di 62 anni e l'altra figlia di 58 anni assieme ad altri familiari ha trascorso le vacanze nella casa di campagna a Varmo, in provincia di Udine, come ogni estate, ma al rientro è finita in ospedale per avvelenamento da tallio.

Padre e figlia, Giovanni Battista e Patrizia Del Zotto, sono morti mentre la madre novantenne è ricoverata in ospedale a Desio insieme alla figlia di 58 anni. Le condizioni della madre novantenne sono giudicate gravi dai medici. Patrizia Del Zotto è morta dopo 4 giorni di coma. La 62enne si era presentata giovedì scorso al Pronto Soccorso dell'ospedale di Desio insieme alla sorella minore, con evidenti sintomi da avvelenamento. La donna, allergica ai metalli, è entrata in coma poco dopo il ricovero e per lei sono stati inutili tutti i tentativi dei medici di salvarle la vita. Sua sorella, anche lei ricoverata, invece sta migliorando. 
L'anziano padre delle due donne, Giovanni Battista Del Zotto, è invece arrivato all'ospedale di Desio in condizioni disperate ed è morto poco dopo l'arrivo in Pronto Soccorso. 

Gli investigatori, con l'aiuto dei tecnici Asl, stanno facendo eseguire approfondite indagini su un pozzo artesiano presente nel terreno dell'abitazione di campagna, perché si sospetta che ad essere avvelenata sia  l'acqua del pozzo di cui la famiglia si sarebbe servita durante il soggiorno. La prima ipotesi su cui gli investigatori si erano diretti era stata quella di una prolungata esposizione da parte della famiglia ad esalazioni di escrementi di piccione, contenenti tallio. Gli animali infatti infestavano il fienile della proprietà. Al vaglio dei militari anche alimenti e conserve presenti nella casa di vacanza, che potrebbero essere stati contaminati dal metallo pesante.

Il tallio può essere letale sia per ingestione che per inalazione ed ha "un'incubazione" di circa venti-trenta giorni prima di manifestare i suoi gravi sintomi  sull'organismo. Non si esclude che ci siano altre persone intossicate dal tallio proveniente dalla stessa fonte che ha ucciso le due persone morte in Brianza. Ad affermarlo Carlo Locatelli, direttore del Centro Nazionale di informazione tossicologica della Fondazione Maugeri, il centro che ha scoperto la causa dell'avvelenamento. 

Il tallio, elemento contenuto anche negli escrementi di piccione, è un veleno che colpisce raramente in Italia, ma una volta entrato nell'organismo è molto difficile da eliminare. Nel passato era una causa frequente di avvelenamento perché veniva usato come topicida, poi è stato proibito. I danni principali causati dal veleno sono a carico del sistema nervoso, ma può dare anche problemi cardiaci. I sintomi immediati sono di tipo gastrointestinale. La dose letale varia a seconda di chi lo ingerisce. Secondo gli esperti la tossicità è maggiore per gli anziani.

Il servizio della TgR Friuli Venezia Giulia, postato su Twitter
 
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