MONDO

In Senegal tra teranga e caffè touba: alla scoperta dei volti della cooperazione

Un agosto all’insegna della teranga (ospitalità in lingua wolof), tra Dakar e il resto del Senegal. Il mio scopo, cogliere l’opportunità offerta dall’associazione di quartiere  Amis de l'Unitè 7 di aderire al progetto “Fatti adottare da una famiglia africana", soggiornando per qualche giorno a Dakar tra i membri dell’associazione.

Condividi
di Laura Tangherlini Un agosto all’insegna della teranga (ospitalità in lingua wolof), tra Dakar e il resto del Senegal. Il mio scopo, cogliere l’opportunità offerta dall’associazione di quartiere  Amis de l'Unitè 7 di aderire al progetto “Fatti adottare da una famiglia africana", esperienza unica per dare un proprio contributo e conoscere la reale quotidianità senegalese, nelle sue difficoltà e nelle sue gioie, soggiornando per qualche giorno a Dakar tra i membri dell’associazione. Un soggiorno volto anche a conoscere una serie di progetti portati avanti dalla stessa Adu7 e da altre ong e associazioni senegalesi e italiane in loco, tra cui “Fratelli dell’Uomo” (organizzazione non governativa di cooperazione internazionale nata in Italia nel 1969 e appartenente al gruppo Frères des hommes) che sostiene AdU7 in un recente progetto di avvio di fondo di microcredito oltre a finanziare altri progetti nel Paese. Tra i vari incontri e visite poi, quelle alla sede della ong  Intermondes, partner locale  di FdU,  della "Maison de la Femme" nella periferia di Malicke e infine presso l’Associazione dei recuperatori nella discarica di Mbeubess, due realtà di beneficiari del progetto di microcredito che coinvolge diverse corporazioni di mestieri di tutta la banlieue.
 
Amis de l'Unitè 7 nasce nel gennaio 2014 da un incontro tra i giovani abitanti dell'Unitè 7 del quartiere popolare e periferico di Dakar Parcelles Assainies e  alcuni giovani italiani, espatriati e viaggiatori,  che hanno unito forze, idee e competenze per combattere l’emarginazione sociale e la disoccupazione in un quartiere dove coloro che vi vivono riescono a malapena a soddisfare le esigenze primarie per se’ e le proprie famiglie. Ma dove i sorrisi dei bambini e i colori accesi, l’aroma del  caffè touba (aromatizzato con chiodi di garofano e pepe di selim come da ricetta codificata alla fine dell’800 dallo sceicco Amadou Bamba, leader spirituale e carismatico della confraternita Sufi dei Muridi) vissuto anche come un pretesto per sedersi all’ombra e socializzare) e l’ospitalità festosa degli adulti sembrano non farti percepire la povertà, la mancanza di spazi ricreativi all’aperto o il pessimo stato del manto stradale, un pavimento di sabbia o buche che si allaga a ogni pioggia.

Eppure la povertà c’è, eccome. Tanto da rendere rari un giocattolo nuovo in mano a un bambino o un abito in più per le donne. Ecco perché anche quest’anno il 15 agosto, Amis de l Unitè ha  organizzato una festa nel quartiere. Per una giornata bambini e ragazzi si sono  cimentati in una serie di giochi a premi, dalla corsa coi sacchi alla mosca cieca, alle freccette, al tiro alla fune, al dover nel minor tempo possibile travasare con l’ausilio di bicchieri di carta dell’acqua da una bottiglia all’altra. Un modo creativo e divertente per distribuire giocattoli e vestiti.
 
L'obiettivo generale dell'associazione è quello di fare dell'Unité 7 un quartiere modello e pilota, dove gli abitanti possano vivere in un buon contesto sociale, economico e ambientale.
Nei fatti, le strade che l’associazione sta percorrendo sono corsi di formazione (corsi di italiano, di informatica, di buona gestione), scambi culturali e momenti di integrazione  con stranieri, progetti di avvio di attività micro-imprenditoriali. A tal proposito grazie al sostegno di FdU e di Amici del Senegal (Associazione di Paderno Dugnano),  AdU7 di Dakar ha avviato un progetto di micro-credito autogestito di quartiere: dopo aver costituito un fondo di partenza, chi lo desidera potrà presentare dei microprogetti imprenditoriali nell’ambito del commercio, dell’artigianato e dell’avicultura, per ottenere piccoli prestiti e cercare di avviare piccole attività o di potenziare quelle già esistenti. Nel mese di luglio i primi tre beneficiari Rama, Ibrahima e Cheikh Tidiane che con somme tra i 75 e i 120 euro, realizzeranno piccoli investimenti nel commercio informale, ognuno con la propria idea.
 
Strade, quelle percorse da AdU7, che portano però anche fuori Dakar:  a Mekhè, nella regione di Thies a 120 km da Dakar. Qui, in questa località di una regione pianeggiante e segnata da importanti falde acquifere, AdU7 è stata recentemente coinvolta assieme Ugpm (unione delle associazioni di contadini Mekhé), altro partner locale di FdU, incentrato sullo lo scambio dei prodotti agricoli e dell'olio di arachidi senza aflato-tossine prodotto dalle donne dell'Ugpm. Lo scopo, valorizzare i prodotti locali senegalesi e il lavoro dei contadini, come pure contribuire a combattere la disoccupazione degli abitanti dell'unità 7 che hanno cominciato a commerciare tali prodotti e diffondere prodotti più sani nel quartiere.

Secondo il ‘Rapporto Mondiale sullo Sviluppo Umano del 2013′, il Senegal si trova infatti al 154° posto su 186 paesi. Tra i fattori più significativi, l’impoverimento progressivo delle popolazioni rurali, il disinteresse per l’agricoltura tradizionale e un esodo rurale massiccio. La monocultura dell’arachide ha penalizzato fortemente la sicurezza alimentare delle famiglie contadine della zona. In effetti la quasi totalità delle famiglie non riesce più a coprire i propri bisogni alimentari a partire dalla propria produzione agricola: più del 60% dei prodotti consumati sono prodotti altrove e la popolazione ha bisogno di redditi monetari d’origine non agricola per acquistare cibo. Il fenomeno dell’indebitamento è quindi sempre più presente. La situazione dei giovani è marcata dalla sensazione di una mancanza di futuro. Molti abbandonano gli studi e, in  queste condizioni, lo sbocco più probabile è l’emigrazione a Dakar o in Europa.

La tipologia di cooperazione su cui si concentra Fratelli dell’Uomo è in effetti da sempre mirata a rafforzare i processi di partecipazione democratica, riguardano il diritto al cibo, la sovranità alimentare, la difesa dell'ambiente e dei beni comuni, l'economia solidale, il diritto alla salute, le migrazioni e il co-sviluppo. Non a vaso tra i suoi progetti attivi in Senegal troviamo quello del microcredito e della formazione per il sostegno all’economia popolare nella comunità di Malicke,  quello della creazione di un’ azienda agricola che nel villaggio di Risso integri agricoltura, allevamento e salvaguardia dell’ ambiente, e quello che mira al raggiungimento della sovranità alimentare nel villaggio di Chérif Ka attraverso l’ aumento della disponibilità idrica per il villaggio.

Tra coloro che emigrano dalle campagne verso Dakar molti finiscono proprio in quella che è una delle più grandi discariche africane , quella di Mbeubess, nella periferia della capitale senegalese.  La più grande dell’Africa occidentale, sottolineano da queste parti. Vi giungono, scaricate dai camion,  tonnellate di rifiuti privati e industriali, compresi quelli tossici. Intorno a questi giganteschi cumuli di spazzatura sono sorti piccoli villaggi, i cui abitanti, bambini compresi, sono impegnati nella attività di riciclo “alla’ africana”: in circa tremila “recuperatori” si aggirano per gli immondezzai e a mani nude raccolgono i rifiuti, differenziandoli: lattine, bombolette, oggetti di plastica, cavi di metallo. Il tutto poi viene rivenduto per 2 lire alle aziende che re-immettono queste sostanze nel ciclo produttivo.
 
Gli interventi di Intermondes, che opera in tutte le 14 regioni senegalesi, si concentrano su un asse sanitario:  prevenzione di Aids, malaria e tubercolosi e sensibilizzazione su gravidanze precoci e contraccezione). L’altra direttrice è quella socioeconomica, in particolare nella banlieu di Malicke. In tale contesto si inserisce il progetto legato alla discarica: tramite un progetto di microcredito finanziato da FdU (il fondo iniziale era di 15mila euro, attualmente raddoppiato) si cerca di offrire alternative ai “recuperatori” adulti e soprattutto di allontanare dalla discarica i “recuperatori” bambini. Tra il 2006 e il 2008,  82 di loro sono stati reinseriti a scuola e altri adolescenti sono stati inseriti in vari atelier come apprendisti. Tra le condizioni imposte agli adulti della discarica per ottenere microfinanziamenti, proprio quella di non farvi tornare a lavorare i propri figli minori. Nel medesimo contesto si inseriscono i progetti legati alla tutela dei talibè, i bambini affidate dalle famiglie ai marabutti delle scuole coraniche per ricevere un’istruzione ma in realtà spesso messi dagli stessi marabutti in strada a mendicare.
 
La Maison de la Femme raggruppa 80 associazioni di donne di 31 quartieri nella località di Malicke, tutte beneficiarie del progetto di microcredito di Intermonde. Tra questi, in particolare: la trasformazione di cereali locali in modo da venderli nel Paese ( e tramite parenti e amici emigrati anche in Europa e Stati Uniti), la trasformazione di frutta e verdura, un centro di formazione professionale per ragazze dai 12 ai 18 anni (attivo anche un corso di cucito e ricamo per sordomute),i  microgiardini (orti urbani su terrazze e tavoli) e un orto nella sede dell'associazione), gruppi di donne che vendono per strada cibo da loro cucinato. Una curiosità: i microgiardini non avevano terra come nutrimento per le piante. Al loro posto, ingegnosamente, gusci di arachidi su cui si andavano ad attaccare le varie radici. In fondo questo è un Paese di “recuperatori”….
Condividi