Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/tifo-violento-altra-faccia-del-calcio-043105e0-c8f1-43ed-aa33-f87dc43a0e00.html | rainews/live/ | (none)
SPORT

Speciale di Rainews.it

Tifo violento, l'altra faccia del calcio

Trent'anni dopo la strage dell'Heysel la violenza nel calcio non si ferma. Violenza che porta via le vite di ragazzi come Ciro Esposito, e di esponenti delle forze dell'ordine, come Filippo Raciti. In questo Speciale abbiamo cercato di approfondire il tema parlando della cronaca degli ultimi tempi senza dimenticare i motivi storici per cui il tifo violento è ancora un'emergenza

Condividi
di Carlotta MacerolloRoma Trentanove stelle d'argento intorno allo Juventus Stadium ricordano le vittime di uno dei momenti più tragici dello sport mondiale: sono poste vicino alla stella commemorativa dedicata a Gaetano Scirea, capitano della squadra bianconera in quel 1985, anno che portò via con sé la vita di 39 tifosi, quasi tutti italiani, giunti allo stadio Heysel di Bruxelles per godersi la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Fu una strage: oltre 600 i feriti in un caos senza precedenti. Il calcio europeo è sconvolto ma la partita si gioca ugualmente ed è un rigore di Platini a stabilirne il risultato.



Le immagini dell'assalto degli hooligan al settore Z fanno il giro del mondo, colpiscono profondamente e aprono una lunga fase di dibattito per trovare una soluzione al problema. Incidenti, contestazioni feroci, partite sospese: il tifo violento è l'altra faccia del calcio. E se dopo l'Heysel il football inglese paga duramente con una squalifica per 5 anni di tutti i suoi club dalle competizioni europee ma sa redimersi, quello italiano rimane un passo indietro. Ciro Esposito è l'ultimo nome su una lista che viene aggiornata tristemente dal 1963. Un elenco di giovani tifosi o di uomini delle forze dell'ordine, come l'ispettore Filippo Raciti, che hanno perso la vita semplicemente per seguire una partita di calcio o per garantirne la sicurezza. 



Icone della violenza da stadio rimangono quei capi ultrà che spesso la partita non la guardano nemmeno: stanno di spalle e pensano soltanto a dirigere i cori, cori che vanno cantati saltando senza tregua. Oltre 400 i gruppi organizzati in tutta Italia con più di 40mila ultrà. Secondo il Viminale nelle curve domina l'estrema destra e spesso i leader sono uomini con alle spalle storie di criminalità organizzata. Come il napoletano Gennaro De Tommaso, detto Genny a' carogna, protagonista della trattativa con la polizia e i giocatori del Napoli prima del fischio d'inizio della finale di Coppa Italia contro la Fiorentina il 3 maggio 2014. Pregiudicato con vari reati alle spalle, un arresto per droga e già un Daspo a suo carico, la sua leadership nella curva è nota da tempo: dapprima come capo del gruppo dei 'Mastiffs', e successivamente alla guida dell'intera curva A del San Paolo. Il leader della curva della Lazio è il quarantasettenne Fabrizio Piscitelli, conosciuto come Diabolik, in carcere per traffico di stupefacenti.



Come si è comportato negli anni lo Stato italiano per affrontare i numerosi episodi di violenza negli stadi? I provvedimenti legislativi sono quasi sempre arrivati dopo la perdita di vite umane. Nel 2007, dopo l'uccisione dell'ispettore di polizia Filippo Raciti negli scontri di Catania, il Daspo (acronimo di "Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive") diventa anche misura preventiva dopo essere stato introdotto da una legge nel 1989. Viene deciso dalle questure e le persone contro cui viene disposto non possono più entrare in luoghi e strutture in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive. Può avere durata da uno a cinque anni. 

Nel 2014, dopo la finale di Coppa Italia all'Olimpico di Roma dove viene ferito a morte il giovane tifoso napoletano Ciro Esposito, il governo Renzi discute e approva il decreto legge contro la violenza negli stadi. Nel provvedimento c'è l'allungamento fino a otto anni per il Daspo individuale, l'applicazione del divieto di accesso alle manifestazioni sportive ad un numero maggiore di reati, il potere per il Ministro dell'Interno di vietare le trasferte ad un'intera tifoseria fino a due stagioni, l'estensione dell'arresto differito fino a 48 ore, l'obbligo di firma e di sorveglianza speciale per i recidivi. Un'altra novità l'introduzione in via sperimentale della pistola elettrica Taser, in dotazione alla polizia. 

La "tessera del tifoso", invece, è uno strumento trasversale che dovrebbe fidelizzare il rapporto tra il tifoso e la società stessa. Viene rilasciata dalla società sportiva previo nulla osta della Questura. Il progetto, lanciato dall'Osservatorio sulle manifestazioni sportive del Viminale, ha l'obiettivo di creare la categoria dei "tifosi ufficiali". 

Lo speciale di Rainews
Un anno è passato dagli scontri fuori lo stadio Olimpico prima della finale di Coppa Italia e, nonostante un decreto del governo e costanti moti di indignazione collettiva, gli ultimi mesi sono stati tesi con molti episodi di violenza che hanno destato preoccupazione nell'opinione pubblica. Per questo può essere utile fare il punto della situazione parlando della cronaca degli ultimi tempi senza dimenticare i motivi storici per cui il tifo violento è ancora oggi un'emergenza.

In questo speciale, abbiamo cercato di analizzare il fenomeno partendo dagli ultimi episodi e cercando di raggiungere chi quei fatti li ha vissuti o li ha subiti: la tragedia dell'Heysel e le immagini di trent'anni fa raccontate da Antonello Angelini, il cui biglietto per la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool era il regalo dei genitori per la promozione; l'omicidio dell'ispettore di polizia Filippo Raciti ucciso negli scontri di Catania del 2007 ricordato dalla moglie Marisa Grasso che da allora gira l'Italia cercando di insegnare una diversa cultura del calcio. Poi Ciro Esposito, ucciso un anno fa, alla cui morte si ispira lo scrittore e giornalista Flavio Pagano nel romanzo "Senza paura", analizzando tra fiction e realtà le dinamiche psicologiche e sociali del tifo sportivo e il mondo ultrà.

C'è poi l'aspetto normativo e giudiziario. Sovente, come abbiamo visto dalle immagini di scontri fuori dagli impianti, le forze dell'ordine entrano in contatto con le frange violente delle tifoserie. Per questo motivo devono essere analizzati gli strumenti di cui le autorità dispongono per contrastare il fenomeno. Strumenti non sempre accolti positivamente proprio da chi quegli ultrà li rappresenta, come Lorenzo Contucci, avvocato penalista esperto di norme antiviolenza.

Ci sarà poi spazio per uno sguardo più ampio, sugli altri sport e su quello che avviene fuori dai confini nazionali. Perché se la violenza devastatrice di alcuni gruppi ultrà è universale, è sicuramente diverso il modo in cui i diversi Paesi hanno deciso di affrontare, e in certi casi eliminare del tutto, il fenomeno.
Condividi