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ITALIA

Interrogatori a Piacenza nella sede della Polfer

Treno deragliato, gli operai si difendono: "Lo scambio era nella giusta posizione"

Gli operai difendono se stessi e il lavoro svolto la mattina dell'incidente. Lunedì verranno nominati i periti per effettuare gli accertamenti tecnici irripetibili. Saranno necessari ancora diversi giorni prima di riaprire la tratta ferroviaria

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Si profila intensa la settimana entrante per gli inquirenti della Procura di Lodi che affideranno l'incarico ai consulenti per chiarire quanto accaduto giovedì mattina, quando è deragliato il Frecciarossa
9595 portando la morte per due macchinisti mentre altre 31 persone sono rimaste ferite.

Dodici ore ininterrotte di interrogatorio per acquisire un'altra parte della verità. La domanda resta la stessa: cosa è realmente accaduto alle 5.30 di giovedì scorso su quello scambio "maledetto" del lodigiano? Questa volta a raccontare i fatti sono stati chiamati i cinque operai (un caposquadra e quattro dipendenti Rfi) indagati dalla procura di Lodi per disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni multiple per l'incidente del 6 febbraio in cui hanno perso la vita due macchinisti che viaggiavano a bordo del Frecciarossa appena partito da Milano e diretto a Salerno e in cui sono rimasti feriti, in modo non grave, altri 31 passeggeri. Gli interrogatori sono durati complessivamente quasi dodici ore.

Tutti gli indagati, da quanto si apprende, avrebbero risposto alle domande del pm Giulia Aragno e degli investigatori della Polfer. Si sta cercando di far luce sui lavori di manutenzione che hanno interessato uno scambio lungo la linea dell'alta velocità a pochi chilometri da Lodi, dove è avvenuto il deragliamento. Sentiti negli uffici della Polfer di Piacenza, agli indagati, assistiti dagli avvocati Armando D'Apote e Fabio Cagnola, è stato chiesto di ricostruire con precisione tutte le operazioni tecniche fatte la notte dell'incidente, operazioni manuali che vengono svolte seguendo rigidi protocolli. Agli operai è stato chiesto anche di spiegare la catena di comando che ha portato a comunicare alla centrale di Bologna lo stato dello scambio, considerato il 'punto zero' dell'impatto, su cui hanno smesso di lavorare circa un'ora prima dell'incidente, lasciandolo disattivato - così come già sostenuto quando sono stati sentiti come testimoni - e fuori dal sistema automatizzando, poiché non erano riusciti a risolvere il guasto.

Ognuno degli operai ha provato a chiarire cosa ha fatto quella notte lungo i binari dell'alta velocità. Tutti hanno negato le accuse, anche se nessuno sa spiegare perché il deviatoio era in una posizione sbagliata, tale da far deragliare il treno. L'attività di manutenzione svolta "in modo non adeguato" ha fatto scattare l'iscrizione degli operai nel registro degli indagati, considerato dalla procura di Lodi un "atto necessario per lo svolgimento, in forma garantita, degli accertamenti tecnici irripetibili" in primis della funzionalità dello scambio e dei dispositivi collegati.

Gli accertamenti tecnici, insieme alla ricostruzione della catena di comando, potrebbero portare a nuovi iscritti nel registro degli indagati. Lunedì i consulenti riceveranno il formale incarico da parte della procura, mentre anche oggi nella campagna Lodigiana tra i comuni di Ospedaletto e Livraga dove è avvenuto il deragliamento continuano i lavori per preparare il cantiere e far arrivare i mezzi che serviranno a spostare le carrozze del Frecciarossa. Saranno necessari ancora diversi giorni, nessuno si sbilancia dando una data precisa, perché la tratta ferroviaria interessata dall'incidente possa essere riaperta.

Sabato 8 febbraio è stata eseguita l'autopsia sui corpi dei due macchinisti morti, Giuseppe Cicciù, i cui funerali saranno celebrati martedì a Cologno Monzese, e Mario Dicuonzo, le cui esequie si terranno invece mercoledì a Pioltello, le due cittadine nel milanese in cui vivevano.
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