SCIENZA

Scoperta l'acqua calda

Uno studio britannico certifica che troppo lavoro ammazza

Una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista britannica "The Lancet" rivela la stretta connessione tra carichi di lavoro lunghi e onerosi e l'aumento del rischio d'infarto

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di Stefano LamorgeseRoma Una settimana lavorativa di 55 ore - rispetto alle consuete 40 o alle desiderate ma rare 35 - aumenta il rischio d'infarto del 33% e del 13% la possibilità di contrarre pericolose sindromi coronache.

È questa la conclusione di una ricerca - pubblicata dalla rivista medica "The Lancet" - basata sulla comparazione sistematica di un ampio numero di studi epidemiologici dedicati al rapporto tra patologie cardiovascolari e orario di lavoro compiuta dal professor Mika Kivimäki, docente dello University College di Londra.

Rischio infarto
Una prima sezione della ricerca ha compendiato 17 studi diversi, la somma dei quali porta il numero dei soggetti sottoposti a screening a 528908, tutti seguiti per un periodo medio di 7,2 anni.

All'interno del campione, tra i lavoratori con orario pari a 55 ore settimanali, è stato riscontrato un rischio d'infarto più alto di 1,3 volte rispetto a chi lavora le "solite" 35-40 ore.

L'incremento del rischio appare direttamente proporzionale all'orario di lavoro: +10% tra 41 e 48 ore settimanali; +27% tra 49 e 54. E, appunto, + 33% quando si raggiunge "quota 55".

Una valutazione che non cambia di una virgola né di un decimale neppure tenendo conto dei fattori di rischio quali: età, abitudini alimentari, attività fisica, et cetera.

Rischio coronarico
Sommando tutti gli individui presi in esame dai 25 principali studi considerati nell'analisi, si giunge a un campione di 603838 persone - provenienti da Europa, USA e Australia - seguite per una media di otto anni e mezzo.

È proprio tra quelli che lavorano 55 ore per settimana che si è riscontrato l'incremento del 13% del rischio coronarico.

Una così vasta rassegna di tutti gli studi disponibili su questo argomento, spiega il professor Kivimäki "ci ha permesso di indagare l'associazione tra orario di lavoro e rischio di malattie cardiovascolari con maggiore precisione rispetto al passato. Gli operatori sanitari devono essere consapevoli che l'orario di lavoro prolungato è chiaramente connesso a un aumento significativo del rischio di ictus e malattie cardiache, forse anche coronariche".

Conclusioni
Ai destinatari individuati dal dal professor Kivimäki si potrebbero legittimamente aggiungere - vista l'evidenza dei dati - anche i legislatori, i datori di lavoro e i padroni del vapore di tutto il pianeta.
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