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​Turchia: dovremmo rivedere l'accordo sui migranti con l'Ue

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La Turchia dovrebbe rivedere parte dell'accordo sui migranti siglato con l'Unione europea.

Lo ha dichiarato il ministro per gli Affari europei di Ankara, Omer Celik, citato dall'agenzia di stampa Anadolu, mentre non accennano a diminuire le tensioni con alcuni Paesi europei a causa dei divieti a ministri turchi di partecipare a comizi legati al referendum sul presidenzialismo. La Turchia dovrebbe riesaminare la clausola sul "transito per via terra" contenuta nell'accordo, ha avvertito Celik; secondo Anadolu, il ministro avrebbe evitato di rimettere in discussione l'applicazione dell'accordo alle vie marittime solo perché ciò metterebbe a rischio il voto dei migranti diretti verso l'Europa.

La polemica è assai forte in particolare con l'Olanda, a pochi giorni da cruciali elezioni politiche, mentre in Turchia si avvicina il referendum costituzionale promosso da Erdogan.

Dal canto suo la Commissione europea ha ricordato oggi che "gravi preoccupazioni" sono state espresse dalla Commissione Venezia del Consiglio d'Europa per la proposta di modifiche costituzionali in Turchia che rischiano una "concentrazione eccessiva di potere in una sola funzione, con gravi conseguenze sulle necessarie garanzie contro gli abusi dei potere esecutivo ('checks and balances') e sull'indipendenza del sistema giudiziario". Inoltre, secondo la Commissione, "è preoccupante che questo processo di modifica costituzionale avvenga durante lo stato di emergenza" instaurato dopo il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio scorso. Lo affermano in una dichiarazione congiunta pubblicata a Bruxelles l'Alto rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza comune dell'Ue, Federica Mogherini, e il commissario all'Allargamento dell'Unione e la politica di Vicinato, Johannes Hahn.

Le modifiche costituzionali, che concentrano il potere nelle mani del presidente Recep Tayyip Erdogan, sono sono state adottate dal Parlamento turco il 16 gennaio e saranno sottoposte a referendum il prossimo 16 aprile.

"Come sottolineato nel suo parere dalla Commissione Venezia, la Turchia ha il diritto di decidere il proprio sistema di governo. Riconosciamo il fatto che il Paese stia attraversando tempi difficili e sosteniamo la sua lotta contro il terrorismo", affermano i due membri dell'Esecutivo Ue, ricordando però subito dopo le preoccupazioni espresse dalla stessa Commissione Venezia.

"Gli emendamenti proposti, se approvati al referendum del 16 aprile, e in particolare il modo in cui saranno applicati in pratica, verranno valutati alla luce degli obblighi della Turchia come Paese candidato all'adesione all'Ue e come membro del Consiglio d'Europa", sottolineano Mogherini e Hahn, e aggiungono: "Incoraggiamo la Turchia a proseguire e approfondire ulteriormente la sua cooperazione stretta con il Consiglio d'Europa e i suoi organismi e a rispondere alle loro preoccupazioni e raccomandazioni".

Quanto alle tensioni degli ultimi giorni fra Ankara e i Paesi Bassi per il divieto imposto alla partecipazione di due ministri turchi a manifestazioni pro-Erdogan in Olanda, la Commissione europea chiede di "evitare ulteriori 'escalation' e calmare la situazione". "Le decisioni riguardanti la tenuta di manifestazioni e riunioni negli Stati membri sono di competenza dei paesi interessati, in accordo con le norme della legislazione nazionale e internazionale".
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