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MONDO

Dopo il voto

Battaglia per le nomine Ue. Weber: "Ppe primo partito, ma pronti a compromesso"

A Bruxelles tre incontri oggi per tessere la tela per nuove alleanze politiche nell'Europarlamento. Salvini: "Serve conferenza per lavoro e crescita". Berlusconi: "Prossimo presidente rappresenti un'ampia maggioranza a livello europeo con un programma chiaro per rinnovare l'Europa"

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Il Ppe "resta la prima forza politica" europea, ma "è pronto a discutere con le altre forze per trovare un compromesso" sulle future nomine dei vertici dell'Unione. Lo dice Manfred Weber, candidato dei popolari alla guida della Commissione, arrivando al prevertice del Ppe a Bruxelles.

"Il Ppe è ancora la più grande famiglia politica nella Ue, - ha detto Weber - non festeggiamo una vittoria perché abbiamo perso seggi, ma siamo ancora, in termini di seggi, più forti degli altri gruppi. Questo significa che molta gente ha votato per noi. Il Ppe è il primo partito uscito da queste elezioni - ha aggiunto - ma siamo pronti a discutere, dobbiamo sederci tutti insieme e dobbiamo trovare un compromesso con chi crede nella Ue e vuole una Unione più forte e ambiziosa, per definire il mandato dei prossimi cinque anni". 

Salvini. Serve grande conferenza per lavoro e crescita
"Rispettosamente, educatamente, senza sbattere le porte e senza parolacce chiederemo al Parlamento europeo e alla Commissione la convocazione di una grande conferenza europea su lavoro, crescita, investimenti e debito pubblico, sul ruolo della Bce come garante della stabilità e del benessere e della garanzia del debito". Lo ha detto Matteo Salvini in diretta facebook. "Una grande conferenza intergovernativa, una conferenza - ha aggiunto - che metta al tavolo tutti i protagonisti della nuova Europa, tutti, anche Ppe e socialisti, hanno capito il messaggio di domenica. Questa è la sfida che lanciamo all'Europa se vuole salvarsi".

Berlusconi: "Sto per incontrare Orban. Prossimo Presidente con programma chiaro"
l premier ungherese Viktor Orban "lo incontro tra poco". Lo dice ai cronisti il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, arrivando al Sofitel di place Jourdan, nel Quartiere europeo di Bruxelles, per partecipare al prevertice del Partito Popolare Europeo. Fidesz, il partito di cui Orban è leader, è stato sospeso dal Ppe (non però dal gruppo parlamentare del partito): allo stato la sua presenza oggi al prevertice non è prevista. E' probabile che l'incontro tra il leader di Forza Italia, che è stato eletto eurodeputato, e il primo ministro ungherese si terrà in un altro luogo, ma Berlusconi non ha specificato dove lo vedrà. "Per noi è importante che il prossimo presidente della Commissione rappresenti un'ampia maggioranza a livello europeo con un programma chiaro per rinnovare l'Europa", aggiunge.

Bruxelles, negoziati per nuove alleanze politiche nell'Europarlamento
Si tengono oggi a Bruxelles tre appuntamenti importanti per trarre le somme dai risultati definitivi delle elezioni europee, cominciare a tessere la tela dei negoziati per le nuove alleanze  politiche nell'Europarlamento, cominciare a discutere sulle nuove nomine ai vertici delle istituzioni Ue, e soprattutto per decidere il destino degli "spitzenkandidat", i capilista dei partiti europei candidati alla presidenza della Commissione.

Il primo appuntamento, si è tenuto in mattinata, la Conferenza dei presidenti  del parlamento europeo (tutti i capigruppo più il presidente dell'Assemblea uscente); poi, dalle 13 alle 16.30, è riunito il summit del Ppe (e ci sarà anche Silvio Berlusconi); e infine, a partire dalle 18, c'è il Consiglio europeo straordinario, a cui i capi di Stato e di governo (compreso ovviamente il premier italiano Giuseppe Conte) sono stati convocati espressamente per avviare la discussione e i negoziati sulle nuove nomine.

La discussione più urgente e più delicata, che rischia seriamente di innescare un braccio di ferro fra Europarlamento e Consiglio europeo, è quella sulla designazione del successore di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione europea. E, per ora, è più una questione di metodo che di persone. Intanto, sugli "spitzenkandidat" dei due partiti europei più forti, Manfred Weber per il Ppe e Frans Timmermans per i Socialisti, pesa l'emorragia di voti subìta dai rispettivi gruppi politici (circa 40 seggi in meno per ciascuno), anche se sono restati il primo e il secondo dell'Assemblea.

In secondo luogo, i due gruppi insieme hanno perso la maggioranza assoluta, e dunque hanno bisogno di formare un'alleanza politica almeno con i Liberali dell'Alde e possibilmente anche con i Verdi, le due formazioni europeiste premiate dagli elettori, per marginalizzare le forze sovraniste ed euroscettiche  (fortemente in ascesa soprattutto in Italia, in Francia e nel Regno Unito, oltre che in Ungheria e Polonia) e limitarne la capacità di influenza sul lavoro legislativo dell'Europarlamento.

Lo "spitzenkandidat" da proporre al Consiglio europeo come candidato presidente della Commissione, va puntualizzato, non deve necessariamente essere quello della "famiglia" politica europea con più seggi (in questo caso il Ppe), ma piuttosto quello capace di raccogliere un sostegno maggioritario fra le forze politiche dell'Europarlamento, sulla base di un programma convincente. E da questo punto di vista Timmermans, o la liberale Margrethe Vestager (oggi apprezzatissima commissaria Ue alla Concorrenza), hanno certamente più carte in mano, e programmi convergenti anche con le priorità dei Verdi, rispetto allo scialbo Weber, che non è riuscito a proporre altro che una promessa di "stabilità".

Il terzo problema sta nella controversia sulla legittimità del metodo stesso degli "spitzenkandidat". Diversi capi di Stato e di governo, a cominciare dal presidente francese Emmanuel Macron, vedono questo metodo come una forzatura, un tentativo di colpo di mano da parte dell'Europarlamento per appropriarsi della prerogativa di scegliere chi designare come candidato presidente della Commissione, sottraendola al Consiglio europeo (a cui quel potere appartiene secondo i Trattati Ue. Fra l'altro, proprio Macron potrebbe proporre come presidente designato della Commissione un "outsider" rispetto agli "spitzenkandidat", come il capo negoziatore per la Brexit Michel Barnier, simbolo della difficile unità dei 
Ventisette di fronte al Regno Unito (una fonte del Consiglio Ue definiva qualche giorno fa come "il secondo favorito di tutti i leader"). Barnier, che politicamente appartiene al Ppe, ha un'esperienza senza pari: due volte commissario europeo (alle Politiche regionali e al Mercato Unico) e quattro volte ministro in Francia (all'Agricoltura, all'Ambiente, agli Affari europei e agli Esteri).

Durante la Conferenza dei presidenti, i capigruppo del Parlamento europeo devono decidere se formalizzare o no una posizione dura nei confronti del Consiglio europeo, avvertendolo che l'Assemblea di Strasburgo boccerebbe qualunque presidente designato della Commissione non incluso nella lista degli "spitzenkandidat". Quasi un ricatto, che il vertice del Ppe cercherebbe di rafforzare per sostenere Weber, e che porterebbe probabilmente il Consiglio europeo, in serata, a rispondere in modo altrettanto duro, rivendicando le proprie prerogative che gli lasciano "le mani libere" nella scelta, pur dovendo "tenere conto" dei risultati del voto.
 
E' possibile, tuttavia, che nella Conferenza dei presidenti dell'Europarlamento prevalga la linea più morbida del gruppo Alde (il vincitore vero delle europee) vicino alle posizioni di Macron, e che alla fine si trovi un compromesso che salvi la faccia a entrambe le istituzioni. Anche perché c'è un problema di coerenza democratica: è possibile che per i capigruppo della legislatura uscente prendere una decisione politicamente cruciale pretendendo che vincoli la nuova legislatura quando, a luglio o più tardi, dovrà "eleggere" a maggioranza qualificata il presidente della Commissione?

Verhofstadt: No 'spitzen' serve ampia maggioranza
"Il Ppe sta spingendo molto per il sistema Spitzenkandidaten, ma sfortunatamente ha ucciso la legittimità di questo metodo quando ha votato contro le liste transnazionali. Un candidato che non puoi votare in tutta Europa non è semplicemente serio" incalza il leader dell'Alde, Guy Verhofstadt. 
 
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