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MONDO

Caracas

Venezuela, Guaidó: oggi nuovo giorno protesta. Maduro: sconfitto tentato golpe

Maduro dice in tv che il Venezuela non si arrenderà mai alle "forze imperialiste" e nega di aver pianificato di fuggire a Cuba. Negli scontri almeno un morto e 95 feriti

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Il leader dell'opposizione e autoproclamato presidente ad interim del Venezuela, Juan Guaidó, ha invitato i venezuelani a scendere in piazza oggi nell'ambito della "fase definitiva della operazione libertà".

Maduro: sconfitto tentato golpe
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro parla alla nazione dichiarando che il tentato colpo di Stato guidato dal leader dell'opposizione Juan Guaidó è stato sconfitto e che il Venezuela non si arrenderà mai alle "forze imperialiste". Maduro è apparso in tv circondato da politici e militari.

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro nega di aver pianificato di fuggire a Cuba e di essere stato dissuaso dai russi. Lo ha detto nel suo intervento alla nazione in diretta tv e che ha poi postato sul suo
account Twitter. Era stato il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, a dire che Maduro aveva già l'aereo in pista per andare a L'Avana ma che i russi lo hanno fermato.

Poi Maduro ringrazia l'Esercito. "Voglio felicitare voi forze armate per l'atteggiamento fermo, leale, valoroso e di enorme saggezza con cui avete condotto la soluzione e la sconfitta del piccolo gruppo che pretendeva di riempire il paese di violenza con una scaramuccia golpista". 

In un video con ministri, leader del partito socialista unito del Venezuela (Psuv) e vertici militari diffuso attraverso il suo account Twitter, Maduro riferendosi a ieri ha parlato di un giorno intenso di eventi, emozioni, riflessioni e di sguardi sul futuro del Venezuela". È stato anche, ha proseguito, "un giorno di contrasto in cui si sono contrapposte due Venezuela: una di pace e dialogo ed un'altra portatrice di violenza e venduta alle ambizioni straniere". "Ringrazio tutto il popolo venezuelano - ha poi detto - per il suo valore, coraggio e coscienza di fronte a questo tentativo di colpo di stato frustrato. Avete dimostrato che un popolo mobilitato è garanzia di tranquillità per la patria".

Maduro ha riferito che cinque militari sono rimasti feriti per colpi d'arma da fuoco, due in modo grave, nelle proteste guidate dal leader dell'opposizione; tra i feriti ci sono anche tre funzionari di polizia.

Un morto in proteste ad Aragua, 95 feriti nella rivolta
Un 24enne è morto nello stato venezuelano di Aragua, nelle proteste durante il tentativo del leader dell'opposizione di rovesciare il governo del presidente Nicolas Maduro. Lo ha riferito l'Ong Provea senza specificare la cause della morte. Nella rivolta sono rimaste ferite finora 95 persone, 26 ad Aragua e 69 Chacao, nello stato di Miranda, uno dei cinque Comuni del Distretto metropolitano di Caracas. Secondo la Ong, il giovane, ucciso "durante le proteste, si chiamava Samuel Enrique Mendez. Un deputato dell'opposizione ha diffuso su Twitter un video che mostra un gruppo di giovani che cammina in strada con il corpo della vittima, intonando l'inno nazionale. L'Ong ha aggiunto che le proteste anti-Maduro si sono diffuse in 28 stati e le vittime sono 271 da quando il presidente è salito al potere, nel 2013.

Ieri i primi scontri a Caracas
Tensione alle stelle in Venezuela, con gli Usa che invitano i propri cittadini "a lasciare il paese". Blindati dell'esercito hanno investito i dimostranti antigovernativi a Caracas: lo mostrano le immagini della Bbc. Uno dei blindati ha sparato con il cannone ad acqua, circondato dalla folla, poi ha avanzato, investendo almeno un dimostrante. Un altro blindato ha fatto la stessa cosa poco distante. Gli scontri si sono svolti nei pressi della base militare di La Carlota. Subito è arrivato l'appello del segretario generale dell'Onu, Guterres,  a tutte le parti affinché si eviti "di ricorrere alla violenza". Al momento, si contano almeno 59 feriti negli scontri tra forze dell'ordine e manifestanti.

Scontri si sono verificati anche tra l'esercito fedele al presidente Maduro e quelli che si sono alleati a Guaidó. Un soldato è rimasto ferito (è tra i 52 del bilancio complessivo della giornata). "Denuncio la violenta aggressione di cui è stato vittima il colonnello Yerzon Jimenez Baez, ferito da un proiettile all'altezza del collo sull'autostrada Francisco Fajardo", di fronte alla base aerea di La Carlota a Caracas, ha dichiarato su twitter il ministro della Difesa, Vladimir Padrino, che ha puntato il dito contro "i leader politici dell'opposizione". Padrino ha anche affermato che le Forze armate bolivariane "faranno uso delle armi se si renderà necessario per fermare la sommossa militare". 

E' proprio da qui, dalla Carlota, che l'autoproclamato presidente del Venezuela ha fatto, stamane, il suo primo appello alla rivolta militare. In un breve video, nel quale appare circondato da soldati pesantemente armati e affiancato dall'attivista Leopoldo López (liberato dagli arresti domiciliari in un'azione coordinata proprio dall'autoproclamato presidente), Guaidó  ha arringato: "Il momento è adesso". 

Il discorso di Guaidó dalla base militare: "Fase finale dell' 'Operazione Libertà'
"Popolo del Venezuela, è iniziata la fine dell'usurpazione. Mi trovo con le principali unità militari delle nostre forze armate per dare inizio alla fase finale dell'Operazione Libertà". Guaidó con una serie di tweet  e poi nel video invita la popolazione tutta, in particolare quella di Caracas, a mobilitarsi contro il regime di Nicolas Maduro. "Le forze armate hanno preso la decisione corretta, contano sul sostegno del popolo venezuelano, con l'avallo della nostra costituzione e con la garanzia di stare dalla parte giusta della storia", ha prima scritto.

 "La nostra lotta è sempre stata inquadrata nella Costituzione, nella lotta non violenta. L'abbiamo sempre detto, quando il popolo scenderà nelle strade, noi ci prenderemo il potere. Il primo
maggio è iniziato oggi, la fine dell'usurpazione è iniziata oggi. Contiamo sul popolo del Venezuela, le forze armate sono dalla parte della gente, dalla parte della Costituzione", ha poi detto Guaidó, aggiungendo che "oggi coraggiosi soldati, coraggiosi patrioti e coraggiosi uomini devoti alla Costituzione hanno risposto al nostro appello".

Juan Guaidó assicura di avere l'appoggio di "un gruppo molto importante" di membri delle
Forze Armate e non solo in Caracas, ma "in tutto il paese". Il presidente dell'Assemblea Nazionale Venezuelana ha quindi reso noto di aver emesso un decreto di amnistia a beneficio dei detenuti civili e militari arrestati per motivi politici.

In seguito, Guaidó è nuovamente intervenuto, parlando con un megafono ai manifestanti in piazza Altamira, storicamente luogo in cui si tengono i raduni nei momenti cruciali. In un hotel sulla piazza c'era il quartier generale del golpe del 2002 contro Nicolas Maduro.

 "Resteremo fermi qui insieme a chiedere all'esercito di unirsi a questa operazione libertà. Abbiamo bisogno di più gente, libertà libertà libertà", ha detto Guaidó , sottolineando che la manifestazione è e resterà "pacifica, come sempre".

Il presidente ad interim autoproclamato ha poi assicurato di avere l'appoggio della comunità internazionale. "Abbiamo parlato con i nostri alleati della comunità internazionale e abbiamo il loro fermo sostegno per questo irreversibile processo di cambiamento nel nostro Paese", scrive su Twitter. "L'Operazione Libertà è iniziata e resisteremo fino a raggiungere un Venezuela libero".

In serata Lopez chiede asilo all'ambasciata del Cile
In serata, Guaidò e un gruppo di suoi sostenitori, incluso Leopold Lopez, hanno lasciato piazza Altamira. Lo afferma la Cnn. Un portavoce di Guaidò ha precisato che l'obiettivo delle dimostrazioni di oggi non è il palazzo presidenziale. Lopez, sua moglie e sua figlia sono poi entrati come ospiti nell'ambasciata del Cile a Caracas. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri cileno su Twitter.

Maduro: "I comandanti manifestano fedeltà, vinceremo"
"Nervi d'acciaio! Ho parlato con i comandanti di tutte le regioni e le zone del Paese, mi hanno manifestato totale fedeltà al popolo, alla Costituzione, alla patria. Chiedo la massima mobilitazione popolare per garantire la vittoria della pace. Vinceremo!" scrive su Twitter il presidente venezuelano, Nicolas Maduro.

L'esercito arbitro del potere
Nella vita politica del continente, le forze armate sono l'arbitro dei destini del Paese: lo sapeva Chavez (ex colonnello) e lo sa Maduro, e non a caso il regime ha ricoperto generali e alti ufficiali di prebende e privilegi. Non è sorprendente quindi che la "cupola" delle forze armate - che in base all'articolo 328 della Costituzione sono "apolitiche" - si sia finora schierata dalla parte del regime. Meno ovvio è che questa lealtà esista anche a livello della media ufficialità e delle truppe, oggetto del corteggiamento incessante dell'opposizione. Ciò detto, il numero di effettivi delle tre armi (alla quale vanno aggiunte la Guardia Nazionale Bolivariana, con compiti di ordine interno) non supera i 140 mila, un terzo per dire di quelle colombiane.

A dispetto dell'esiguità delle forze armate - e grazie alla leva obbligatoria - il Venezuela può contare potenzialmente su oltre un milione e mezzo di riservisti dell'esercito, organizzati dal 2007 nella Milizia Bolivariana: una forza di entità teoricamente pari al 6% della popolazione su cui il regime almeno a parole fa molto affidamento, ma la cui efficacia e preparazione rimangono tutte da dimostrare. Infine, rimangono i cosiddetti "colectivos", ispirati ai Comitati per la Difesa della Rivoluzione cubani e i cui compiti originari erano di sorveglianza e contrasto di alcune attività criminali come lo spaccio di droga e di raccolta di informazioni; non sono di facile classificazione, dal momento che possono consistere di semplici civili, paramilitari o ex militari, non sempre armati.

Un capitolo importante rappresenta infine la polizia. Dopo un'iniziale decentralizzazione a livello statale e provinciale, sul modello statunitense, nel 2009 è stata reintrodotta la Policia Nacional che dal 2017 conta una sezione particolarmente temibile: le Furzas de Acciones Especiales (Faes) considerate da alcune ong alla stregua di veri e propri "squadroni della morte", responsabili di migliaia di omicidi. Vengono usate in operazioni di repressione e non di contenimento.

Il governo: tentativo di "colpo di stato da parte di militari traditori"
Il governo venezuelano ha denunciato che è in corso un tentativo di "colpo di stato" da parte di "militari traditori", dopo che Juan Guaidó ha annunciato la "fase finale" per mettere fine "all'usurpazione" di Maduro. "Informiamo il popolo del Venezuela che in questo momento ci stiamo scontrando e stiamo neutralizzando un piccolo gruppo di militari traditori", ha scritto su Twitter il ministro portavoce del governo di Maduro, Jorge Rodriguez. 

Rodriguez specifica che i militari traditori si sono "posizionati sul cavalcavia, detto Altamira, per promuovere un colpo di stato contro la Costituzione e la pace della Repubblica". "Con questo obiettivo - aggiunge il portavoce del governo Maduro - si è riunita l'ultra destra golpista e assassina, che ha annunciato la sua agenda violenta da diversi mesi". Rodriguez ha poi chiesto al popolo di "tenersi in massima allerta, insieme alla gloriosa Forza armata nazionale bolivariana, per sconfiggere il golpe e preservare la pace". "Venceremos", vinceremo, ha concluso Rodríguez.

L'ambasciata del Brasile dà asilo a 25 militari
Almeno 25 militari venezuelani hanno chiesto asilo, ottenendolo, nell'ambasciata del Brasile a Caracas. Lo riferiscono i media locali. La notizia è stata confermata anche a San Paolo dal quotidiano Folha, secondo cui l'accoglimento dell'asilo da parte del presidente Jair Bolsonaro è stato confermato dal portavoce presidenziale Otavio Rego Barros.

Spari isolati e lacrimogeni intorno alla base militare La Carlota
Questa mattina si sono sentiti spari isolati e sono stati lanciati lacrimogeni contro i manifestanti che si erano radunati nella zona della base militare La Carlota. Almeno una persona sarebbe rimasta ferita. Il centro della rivolta guidata da Guaidó, è il distributore Altamira, uno svincolo di accesso alla città che si trova vicino alla base militare. Alcuni manifestanti si sono impadroniti di due autoblindo che hanno messo di traverso sulla strada. Secondo i media ufficiali, un gruppo ha cercato di penetrare nella base militare, ma l'operazione non avrebbe avuto successo.

Trasporti bloccati, ci si muove a piedi
Trasporti pubblici bloccati a Caracas, dove migliaia di persone sono scese in piazza per rispondere all'appello di Juan Guaidò. Il presidente ad interim ha esortato la popolazione a mobilitarsi. Nella capitale, riferisce l'emittente Tv Venezuela, le stazioni della metropolitana sono state chiuse e i cittadini si muovono quasi esclusivamente a piedi.

Social down
In queste ore è difficile accedere a Twitter e Facebook e complicato navigare online. L'azienda statale Cantv ha ridotto drasticamente l'accesso degli utenti al web e in particolare ai social network: è il quadro delineato dall'osservatorio Netblocks, specificando che "l'accesso a ciascun servizio rimane disponibile a intermittenza visto che le restrizioni non appaiono efficaci al 100%".

Gli arresti
Secondo quanto riportano fonti giornalistiche locali, i militari che appoggiano Guaidò avrebbero arrestato a Maracay il generale Carlos Armas Lopez, presidente della Cavim, l'azienda pubblica che controlla e gestisce gli armamenti e le dotazioni delle forze armate.

Il sostegno Usa a Guaidó
"Il governo degli Stati uniti appoggia pienamente il popolo venezuelano nella sua ricerca della libertà e della democrazia", ha twittato il segretario di Stato Usa Mike Pompeo , "la democrazia non può essere sconfitta" ha aggiunto.

Trump: "Siamo con il popolo e con la sua libertà"
"Sto monitorando la situazione in Venezuela molto da vicino" ha detto presidente americano via Twitter. "Gli Stati Uniti stanno dalla parte del popolo venezuelano - ha dichiarato - e della sua libertà".

Il consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton, ha dichiarato che quello in corso in Venezuela non è un colpo di stato, ma è un tentativo di Juan Guaidò, come presidente legittimo, di prendere il controllo del Paese.

Mosca: "L'opposizione fomenta il conflitto"
Il ministero degli Esteri russo accusa l'opposizione venezuelana di "fomentare il conflitto" e dichiara che "i problemi che affronta il Venezuela devono essere risolti mediante un processo negoziale responsabile e senza precondizioni". La Russia, alleata di Maduro, condanna l'opposizione per "aver di nuovo fatto ricorso ai metodi del confronto" diretto. E Mosca condanna "ogni azione contraria alla legalità" e "ispirata da ingerenze esterne".

La liberazione dell'oppositore Leopoldo López: "Mobilitiamoci tutti"
Leopoldo López, che si trovava agli arresti domiciliari, è stato liberato in un'azione condotta da forze anti-chiaviste e coordinata da Guaidò. Lopez - incarcerato da Nicolas Maduro il 18 febbraio 2014, nel pieno delle proteste - a settembre 2015 era stato condannato a 13 anni e 9 mesi di reclusione ed era stato rinchiuso nel carcere di Ramo Verde, fino alla decisione di concedergli i domiciliari nel luglio 2017. "Sono stato liberato da militari agli ordini della Costituzione e del presidente Guaidò" ha scritto poi su Twitter il leader di Voluntad Popular. "Mi trovo nella Base La Carlota. Mobilitiamoci tutti. E' ora di conquistare la libertà. Forza e Fede".

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