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MONDO

La crisi

Venezuela, due morti al confine con il Brasile. Folla a Cucuta per il concerto benefico

Appello del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ad evitare ogni violenza

Venezuela live aid (Foto Lapresse/Raul Arboleda/Afp)
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Secondo dirigenti locali e deputati di opposizione poco distante dal confine col Brasile, militari venezuelani hanno aperto il fuoco contro un posto di blocco di indigeni Pemon a Gran Sabana. Ci sarebbero due vittime tra cui una donna e oltre 10 feriti.

La popolazione indigena del villaggio di Kumarakapay, al confine tra Venezuela e Brasile, ha sequestrato un generale della guardia nazionale venezuelana, José Miguel Montoya. Il militare, come riferisce il deputato Americo De Grazia, è ritenuto responsabile dell'azione che ha provocato la morte di 2 persone e il ferimento di altre 14. Alle 6.30 di oggi, un convoglio militare ha raggiunto una sorta di checkpoint creato dalla popolazione indigena Pemon nel villaggio, lungo la principale strada che nella regione collega Venezuela e Brasile.

L'arteria è determinante per il passaggio degli aiuti umanitari che vengono raccolti in territorio brasiliano. Quando i civili hanno cercato di bloccare la colonna, i militari hanno aperto il fuoco.

Concerto per raccogliere fondi per aiuti umanitari
Intanto a Cucuta, città colombiana al confine venezuelano, ha preso il via alle 11.00 (le 16.00 in Italia) il concerto "Venezuela Aid Live", organizzato dal miliardario Richard Branson, per raccogliere 100 milioni di dollari di fondi in 60 giorni per gli aiuti umanitari ai venezuelani. Tra gli applausi di migliaia di persone, la prima artista ad esibirsi è stata la venezuelana Reymar. "A partire da questo momento il nostro è un Paese diverso e libero", ha scandito il presentatore dell'evento organizzato dal fondatore del Virgin Group.

Appello di Guterres, evitare ogni violenza
Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres lancia un "forte appello" alle parti in Venezuela per evitare ogni tipo di violenze. Lo ha detto il portavoce del palazzo di vetro di New York Stephane Dujarric. "Qualsiasi perdita di vite umane è da considerare riprovevole", ha aggiunto il portavoce

Onu: emigrate 3,4 milioni di persone
Oggi è stato diffuso dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) un nuovo bilancio relativo alla emigrazione dei venezuelani. Sono 3,4 milioni, pari a poco meno dell'11% della popolazione totale, i venezuelani emigrati dal loro Paese a causa della crisi politica ed economica. In un comunicato diffuso a Ginevra, i due organismi stimano che in media, nel 2018, 5mila venezuelani al giorno hanno lasciato il Paese. Se questo flusso dovesse mantenersi, l'Onu prevede che a fine 2019 gli emigrati sarebbero 5,3 milioni, pari a poco meno del 17% della popolazione. Il maggior numero di espatriati si trova in Colombia (1,1 milioni), poi Perù (506mila), Cile, Ecuador, Argentina e Brasile. 

Guaidò: aprire i confini agli aiuti
Nonostante l'ordine di blindare i confini da parte di Nicolás Maduro, Juan Guaidó, il presidente del Parlamento venezuelano che si è autoproclamato presidente e ha assunto i poteri dell'Esecutivo, ha emesso un decreto nel quale autorizza l'ingresso degli aiuti umanitari nel Paese, ordina l'apertura delle frontiere e assicura "garanzie e benefici" ai membri delle Forze Armate che "adempiano il mandato della Costituzione".

Mosca: aiuti Usa possibile pretesto per attacco militare
Gli aiuti umanitari al Venezuela potrebbero servire agli Stati Uniti come "pretesto per un attacco militare per rimuovere dal potere l'attuale legittimo presidente del Paese": lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, accusando gli Stati Uniti di muovere verso il confine col Venezuela truppe speciali e attrezzature. Lo riferisce l'agenzia Interfax.  Una pericolosa provocazione su larga scala - ha detto la diplomatica - è prevista per il 23 febbraio: l'attraversamento del confine venezuelano da parte di un cosiddetto convoglio umanitario, sostenuto e guidato da Washington, che potrebbe portare a scontri tra i sostenitori e gli oppositori dell'attuale amministrazione e rappresenta un comodo pretesto per un attacco militare per rimuovere dal potere l'attuale presidente legittimo del Paese".
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