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MONDO

Agenti usano lacrimogeni

Venezuela, scontri sul ponte per la Colombia. Braccio di ferro sugli aiuti umanitari

Maduro: se mi accade qualcosa fate rivoluzione. Guaidó: chi si unisce alla nostra lotta non è un disertore. E annuncia: "Stanno arrivando gli aiuti umanitari". Bloccati al confine i camion con aiuti da Colombia, lanciato gas lacrimogeno

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Dei militari venezuelani hanno usato gas lacrimogeni per disperdere decine di manifestanti che volevano attraversare il ponte di confine di Ureña, nello Stato venezuelano occidentale di Tachira, per entrare in Colombia. Lo constata un team di Afp. I fatti giungono dopo che il governo di Caracas ha deciso di chiudere questo ponte, insieme ad altri, per sigillare il confine fra Venezuela e Colombia e impedire l'ingresso dalla Colombia di aiuti umanitari stranieri, voluto dall'opposizione guidata da Juan Guaidó. "Vogliamo lavorare", scandiva la folla davanti alla Guardia nazionale venezuelana e alla polizia in tenuta anti-sommossa che bloccava il ponte Francisco de Paula Santander, uno dei quattro che collegano lo Stato venezuelano di Tachira alla Colombia.

Scontri al confine con Colombia, 20 feriti a Urena
Una ventina di persone sono rimaste ferite negli scontri a Urena, al confine tra Venezuela e Colombia, tra i manifestanti e gli agenti venezuelani decisi a bloccare l'ingresso nel Paese degli aiuti sollecitati dal leader dell'opposizione, Juan Guaidó. Tra i feriti, tre hanno riportato ferite da pallottole mentre gli altri hanno inalato gas lacrimogeni. Tensione anche nello Stato venezuelano di Tachira: scontri sono scoppiati nella città di frontiera di San Antonio dove i soldati hanno bloccato centinaia di persone che volevano raggiungere il ponte Francisco de Paula Santander, che collega il Paese alla Colombia. 

Tredici diserzioni di militari venezuelani
Tredici membri delle forze di sicurezza del Venezuela, precisamente 11 militari e due poliziotti, hanno disertato e sono entrati in Colombia all'altezza di Cucuta. Lo annuncia il servizio dell'immigrazione colombiano, precisando che sta "organizzando gli incontri" con i disertori e che fra loro c'è un maggiore della Forza armata nazionale bolivariana.

I primi ad abbandonare Maduro, al Simon Bolivar International Bridge, sono stati il tenente Richard Sanchez Zambrano e i sergenti maggiori Edgar Valera e Oscar Torres Suarez Torres. A bordo del loro carrarmato hanno sfondato la barriera e si sono presentati dall'altra parte. Nella manovra per la fuga, hanno investito due persone: Ana Gabriela Petit, 24 anni, che ha una ferita nella regione frontale, e Henry Alexander Rincon, 16 anni, che ha ferite multiple agli arti inferiori.

Guaidó: chi si unisce alla nostra lotta non è un disertore 
"Chi impedisce l'ingresso degli aiuti umanitari è un disertore che tradisce il nostro popolo. Chi ci sostiene per salvare le vite dei venezuelani è un vero patriota". Lo ha dichiarato su Twitter Juan Guaidó, presidente del parlamento venezuelano che ha assunto i poteri dell'esecutivo, rivolgendosi ai militari in qualità di "comandante in capo delle forze armate". Guaidó ha aggiunto di non considerare invece come traditori i militari che disertano per attraversare i confini nazionali, come hanno fatto oggi quattro di loro alla frontiera con la Colombia. Guaidó ha postato un video con le immagini di alcuni dei militati che hanno abbandonato le loro postazioni sul ponte Simon Bolivar, al confine tra Venezuela e Colombia. "Benvenuti - ha detto Guaidó - L'arrivo della libertà e della democrazia in Venezuela è inarrestabile". In un tweet successivo Guaidò scrive: "Andiamo avanti con tonnellate di aiuti, mentre oggi l'usurpazione ha solo omicidi a Bolivar, soldati che lo disconosce e alti funzionari che li condannano o sono già andati in Turchia. Da Santa Elena a Urena, il popolo esige il passaggio degli aiuti. Lo raggiungeremo! Si' o si'".

Gli aiuti umanitari
"Gli aiuti umanitari sono in viaggio verso il Venezuela in maniera pacifica e silenziosa per salvare vite umane", ha poi affermato il leader dell'opposizione, Juan Guaidò, sostenendo che "l'usurpatore Nicolas Maduro sarà responsabile di qualsiasi atto di violenza". L'autoproclamato presidente ad interim venezuelano ha esortato i militari a stare "sul lato giusto della storia" e a permettere l'ingresso nel Paese latinoamericano dei 14 camion partiti da Cucuta con 280 tonnellate di aiuti. Guaidò e' arrivato ieri nella città colombiana dove sono stati radunati i pacchi umanitari e si è tenuto il concerto organizzato da Richard Branson per raccogliere fondi.

Duque consegna aiuti a Guaidó
Il presidente colombiano, Ivan Duque, ha consegnato gli aiuti umanitari per il Venezuela al leader dell'opposizione, Juan Guaidó, sottolineando che "impedirne" l'ingresso nel Paese latinoamericano sarebbe "un attacco ai diritti umani e potrebbe costituire un crimine contro l'umanità". Consegnando gli aiuti all'autoproclamato presidente ad interim venezuelano, Duque ha chiesto che ne venga "permesso l'ingresso nel territorio venezuelano in modo pacifico a beneficio di chi ne ha bisogno". Duque parlava sul lato colombiano del ponte al confine con il Venezuela. 

Bloccati al confine i camion con aiuti da Colombia
Sul ponte internazionale di Tienditas, alla frontiera con la Colombia, le autorità venezuelane hanno impedito l'ingresso nel Paese ai primi camion con gli aiuti umanitari per il Venezuela; e hanno anche lanciato gas lacrimogeno per disperdere i manifestanti che li accompagnavano". Sul lato colombiano della frontiera, almeno due persone - manifestanti che accompagnavano gli aiuti, la 'catena umana' che sfida il blocco imposto dal presidente Nicolas Maduro - sono rimaste ferite dai gas lacrimogeni. 

Maduro: tutti in strada per indipendenza
“Oggi, 23 febbraio, il popolo si mobilita a Caracas e in tutte le città del paese. Andiamo tutti in strada per difendere la nostra indipendenza, con coscienza e gioia. Non ci sarà alcuna guerra nella patria di Bolivar e Chavez, qui trionferà la pace. Il Venezuela si rispetta”. Lo ha dichiarato in un tweet il presidente venezuelano Nicolas Maduro, riferendosi alle mobilitazioni in appoggio al suo governo convocate per oggi in tutto il paese.

Maduro: sono pronto a governare ancora per molti anni
"Sono più Maduro che mai, pronto a continuare a governare adesso e per molti anni ancora": lo ha detto il presidente in carica del Venezuela, Nicolas Maduro, parlando a una folla di simpatizzanti riuniti a Caracas. "Hanno fallito il colpo di stato e che cosa faranno adesso?", ha aggiunto il leader chavista, riferendosi al presidente dell'assemblea nazionale, Juan Guaidó, che il mese scorso si è autoproclamato capo del governo ad interim. "Stiamo difendendo la frontiera della patria, la nostra integrità territoriale e il diritto di essere liberi, sovrani e indipendenti", ha continuato Maduro commentando il tentativo da parte dell'opposizione di far entrare in Venezuela gli aiuti umanitari internazionali.

Maduro: se mi accade qualcosa fate rivoluzione
"Se un giorno doveste ricevere la notizia che mi è accaduto qualcosa, scendete in strada insieme alla forza armata nazionale bolivariana per fare una grande rivoluzione proletaria socialista": lo ha chiesto il presidente Maduro, parlando a Caracas. "La mia vita è consacrata alla difesa della patria, sempre la difenderò con la mia stessa vita", ha aggiunto il leader
chavista.

Trump incoraggia Guaidó
"Dio benedica il popolo del Venezuela!": è il tweet di incoraggiamento postato dal presidente americano, Donald Trump, mentre l'autoproclamato presidente ad interim venezuelano (riconosciuto dagli Usa), Juan Guaidó, è impegnato nel tentativo di far entrare gli aiuti umanitari, a fronte dell'opposizione del presidente Nicolas Maduro.


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