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MONDO

Aveva 13 anni quando fu stuprata da Polanski. In aula implora clemenza per il regista

Samantha Geimer, 54 anni, si è presentata ieri con il marito a un'udienza presso la Corte superiore di Los Angeles per sostenere la richiesta del regista, che ritiene di aver già pagato il suo debito per questo crimine compiuto nel 1977.  "La giustizia non è solo castigo" ha detto al giudice

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"Giustizia non è solo castigo". Per la prima volta in 40 anni la donna stuprata da Roman Polanski quando era una ragazzina tredicenne si è rivolta a un giudice chiedendo di archiviare il caso.

"Giustizia è anche equità e considerazione", ha detto Samantha Geimer, tornata ieri a Los Angeles dalle Hawaii per chiedere in tribunale di mettere la parola fine alla pluridecennale vicenda che l'ha vista involontariamente protagonista. La donna ha suggerito al giudice della Los Angeles Superior Court Scott Gordon che il regista riceva in contumacia una pena pari a quella già scontata: "Senza sminuire la responsabilità del signor Polanski, la imploro di decidere in questo senso per chiudere la questione come atto di pietà per me e per la mia famiglia".

Samantha, che ha 54 anni, è tornata a Los Angeles accompagnata dal marito: "E' stanca. Sono anni che chiede di chiudere il caso. Vuole voltare pagina", ha detto l'avvocato dell'83enne regista Harland Braun. L'appello della donna ha trovato un muro nella procura di Los Angeles. Il giudice Gordon ha promesso una decisione scritta quanto prima. Se dovesse essere favorevole al regista sarebbe la parola fine su una vicenda che da 40 anni è una causa celebre. Dopo aver confessato e passato 42 giorni in prigione per l'aggressione della teen-ager, Polanski era fuggito in Francia alla vigilia della sentenza: temeva che l'accordo fatto con la procura sarebbe stato respinto col risultato di mandarlo per anni in prigione.

L'ultimo tentativo di chiudere il caso risale ad aprile: un giudice di Los Angeles ha respinto il tentativo del regista di patteggiare dall'estero per tornare negli Usa senza andare in carcere. Stavolta l'obiettivo è di far desecretare la confessione di Polanski e la deposizione di un procuratore oggi defunto che mostrerebbe irregolarità procedurali: Braun vorrebbe usare i documenti per convincere le autorità a rescindere il mandato di arresto internazionale che nel 2002 ha impedito al regista di tornare a Hollywood a ritirare l'Oscar per "Il Pianista".

Polanski, i cui film includono "Tess", "Chinatown" e "Rosemary's Baby", è stato arrestato su mandato Usa in Svizzera nel 2009 e ha passato 10 mesi in prigione e agli arresti domiciliari anche se alla fine la magistratura elvetica ha rifiutato l'estradizione.

L'udienza di ieri ha coinciso con un altro processo celebre in corso negli Usa contro un big dello spettacolo: l'attore Bill Cosby. Analogo il copione della seduzione forzata di giovani donne: come Cosby con le sue vittime, anche Polanski drogò Samantha con champagne e sonniferi per poter facilmente abusare di lei.

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