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EUROPA

Brexit

UE, Commissione al via dal 1 dicembre senza il Regno Unito

La decisione è stata presa con l'astensione di Londra

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di Tiziana Di Giovannandrea Insediamento in dirittura d'arrivo per la Commissione europea a guida Ursula von der Leyen. Al termine della riunione dei rappresentanti permanenti dei 27 Stati membri, con un mese di ritardo rispetto a quanto previsto dai Trattati, è stato approvato il documento che stabilisce che la Commissione europea potrà insediarsi il 1 dicembre senza il commissario del Regno Unito.

La notizia è stata diffusa a Bruxelles da fonti diplomatiche. La decisione dovrà essere approvata formalmente dal Consiglio di Sviluppo lunedì prossimo 25 novembre e dal Parlamento il 27 novembre. La decisione è stata presa con l'astensione di Londra. 

La Gran Bretagna, nei cui confronti la Commissione ha aperto una procedura di infrazione, teoricamente ha tempo fino alla mezzanotte di questa sera 22 novembre per indicare un suo nome, ma pare scontato che non lo farà.

Bruxelles ha messo al lavoro l'ufficio giuridico del Consiglio che ha predisposto un testo che permette alla Commissione di insediarsi comunque. Anche senza il commissario indicato da Londra.

La riunione degli ambasciatori, esaminato il testo del documento ha raccomandato al prossimo Consiglio utile (quello appunto dello Sviluppo previsto per lunedì 25 novembre) l'adozione del provvedimento formale.

Per ottenere il via libera è necessaria una maggioranza qualificata di almeno 15 stati membri. La decisione degli ambasciatori era già stata in parte anticipata nelle scorse ore dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che ha annunciato il 'voto di fiducia' dell'Eurocamera alla Commissione von der Leyen per mercoledì prossimo durante la seduta plenaria di Strasburgo.

Sassoli: 'Europa va cambiata ma anche protetta' 
Il presidente del Parlamento David Sassoli, parlando con la stampa per fare il punto sull'insediamento della prossima Commissione europea, ha deciso poi di condividere alcune riflessioni sul presente e sul futuro del Parlamento europeo e dell'Europa. 

Al Parlamento uscito dalle elezioni del 26 maggio "servono convergenze. Non ci sono gruppi politici molto forti, ma c'è un fronte europeista presente e occorre trovare una sintesi" ha detto il presidente dell'Europarlamento David Sassoli.

Rispondendo ad una domanda sulla questione dei candidati presidenti della Commissione designati dai partiti politici europei (gli spitzenkandidaten); candidati messi da parte dalla decisione del Consiglio di assegnare il mandato a Von der Leyen, ignorando il candidato ufficiale del PPE, Sassoli ha confermato che "la questione resta d'attualità" e ha auspicato che questa legislatura possa produrre "regole nuove per la democrazia". "La Conferenza dei Presidenti - ha annunciato Sassoli - ha costituito un gruppo di lavoro sulla democrazia, presieduta da me, che fornirà all'inizio del prossimo anno una serie di proposte". "Occorre - ha sottolineato il presidente dell'Eurocamera "che il Parlamento europeo discuta di più con le Camere nazionali e che i giovani e la società civile aiutino il Parlamento a rispondere meglio ai bisogni della democrazia".

La discussione nel gruppo di lavoro, ha indicato Sassoli, non coinvolge solo il ruolo e l'attualità degli spitzenkandidaten, ma si spinge ad analizzare "il potere di veto e quello di iniziativa legislativa del Parlamento europeo." Nel terminare l'intervento, Sassoli ha ricordato il recente esempio del Consiglio europeo, dove - nonostante il Parlamento, la Commissione e 25 paesi fossero in favore dei negoziati di adesione con la Macedonia del Nord - "sono bastati tre paesi per bloccare l'intero processo". Il presidente ha definito l'episodio come un "esempio di una democrazia che va riformata", aggiungendo che "il vento nazionalista non deve prevalere" e concludendo con un monito: "L'Europa va cambiata ma va anche protetta". 
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