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MONDO

Verso il voto

#raiusa2016: gli Stati da tenere d'occhio

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Al netto dei feudi Repubblicani o Democratici, sono almeno 15 gli Stati americani da tenere d'occhio nelle elezioni per il nuovo inquilino della Casa Bianca. 

FLORIDA
E' ancora una volta lo Stato che potrebbe fare la differenza. Per Trump è essenziale conquistarla. I Democratici hanno il vento in poppa, alimentato dal massiccio voto anticipato degli immigrati portoricani e comunque dei 'latinos'. Anche i giovani cubani americani si sono allineati con la candidata democratica.

OHIO
Conquistato da Barack Obama nel 2008 e nel 2012, questo Stato ha però una popolazione formata per l'80% da bianchi e il peso della working e middle-class americana in ansia per l'economia potrebbe essere decisivo e favorevole a Donald Trump. E infatti il candidato repubblicano, dopo una fase stentata, è in vantaggio nei sondaggi di 5 punti (Washington Post). Uno Stato da conquistare per Trump se il repubblicano vuole sperare nella vittoria finale, considerato anche che di solito chi conquista l'Ohio diventa presidente. La campagna della Clinton è stata molto pressante sull'Ohio negli ultimi giorni. Venerdì scorso Beyonce e Jay Z sono corsi a Cleveland  per sostenere l'ex segretario di Stato.

ARIZONA
Il Grand Canyon State non ha votato per un candidato democratico dal 1996, quando fu eletto Bill Clinton. Gli ultimi sondaggi danno Trump in lieve vantaggio ma l'early voting sembrerebbe favorire i Democratici: venerdì, l'ultimo giorno in cui si poteva votare in anticipo, c'erano migliaia di cittadini ancora in fila. E' indicativo anche il fatto che il repubblicano Joe Arpaio, lo sceriffo della contea di Maricopa, famoso per le proposte-choc e le inchieste sul certificato di nascita di Barack Obama, rischia di non esser rieletto dopo 24 anni.

NEVADA
Assegna solo 6 grandi elettori ma potrebbe essere la 'tomba' di Trump. Gliel'ha scavata Harry Reid, il democratico che fu leader della minoranza Democratica al Senato tra il 2005 e il 2007. Il Nevada ha votato per il candidato che ha vinto le elezioni in tutte le presidenziali dal 1992 ad oggi; eppure è diviso nettamente tra elettori repubblicani e democratici. E negli ultimi anni ha cambiato composizione demografica: quasi un terzo dello Stato è ispanico, c'è una crescente popolazione di asiatici. Reid è riuscito a portato a livelli record l'affluenza dei latinos.

COLORADO
E' uno degli Stati più altalenanti tra gli Swing States: nel 2004, votò in maniera massiccia per George W.Bush, con una percentuale superiore alla media nazionale. Appena quattro anni più tardi, ha fatto lo stesso ma per Barack Obama. E fu così anche il mandato successivo. Stavolta sembra propendere nettamente a favore di Hillary Clinton (complice probabilmente la crescente popolazione ispanica, aumentata più del 20 per cento). Se dovesse finire nella colonna 'blu' sarebbe la prima volta negli ultimi 100 anni ad aver votato Democratico per tre volte di fila.

GEORGIA
Punta verso Trump. L'ultima volta che votò democratico fu per Bill Clinton, nel 1992, per cui stavolta sembrava dover andare di diritto alla ex First Lady. E invece la battaglia si è fatta infuocata: gli ultimi sondaggi danno Trump in lieve vantaggio oppure con un distacco che rientra nel margine di errore. Clinton può sperare nello strabordante sostegno degli afroamericani di Atlanta (la vota l'89% dei neri secondo un recente sondaggio NBC/Wall Street Journal/Marist, rispetto al 5% per Trump). Occorre vedere se riuscirà a mobilitare anche latinos e asiatici.

IOWA
Conquistato da Barack Obama tanto nel 2008 che nel 2012, stavolta potrebbe andare a Trump grazie all'elettorato bianco e con scarso livello di istruzione. Assegna appena 6 'grandi elettori', ma nello stretto cammino verso la Casa Bianca di Trump sarebbe essenziale.

MICHIGAN
E' dal 1988 che non sostiene un repubblicano alla Casa Bianca. Eppure questo Stato industriale, a Clinton ha già riservato un brutta sorpresa alle primarie, votando Bernie Sanders. Con il 72% della popolazione bianca e un livello di istruzione non elevato, la Clinton, che è forte soprattutto tra le minoranze, adesso è in difficoltà.

WISCONSIN
Lo Stato dove è nato il Partito Repubblicano non manda alla Casa Bianca un repubblicano dal 1964, ma Trump, puntando sulla classe operaia che ha sofferto in prima battuta il declino della industria manifatturiera americana, sta tentando di rovesciare la partita. Non ha lavorato per lui Paul D. Ryan, il presidente repubblicano alla Camera, eletto proprio in Wisconsin, che non gli ha mai dato l'endorsement, anche se il 1° novembre ha votato per Trump.

VIRGINIA
Mesi fa il vantaggio di Clinton era così notevole che entrambe le campagne cessarono gli annunci pubblicitari in tv. Ma poi la corsa si è fatta più serrata ed entrambi sono tornati in tv.

NEW HAMPSHIRE
Piccolo e indipendente, non è un gran premio in ballo con i suoi soli 4 grandi elettori da assegnare, ma è terreno di scontro a causa di un'agguerrita comunità Repubblicana in un'area tradizionalmente democratica. Qui infatti, il partito dell'Asinello ha vinto quattro delle ultime 5 elezioni. Ma la corsa della Clinton, che sembrava primeggiare senza tanto sforzo, si è affievolita nelle due ultime settimane e i sondaggi la davano in calo dopo l'annuncio dell'apertura della nuova inchiesta dell'Fbi.

NEW MEXICO
La terra dell'incanto è stato una roccaforte democratica nelle ultime due tornate elettorali, con Barack Obama che qui ha conquistato un margine a doppia cifra sugli sfidanti repubblicani. Anche Donald Trump, con la sua retorica anti-immigrati e la proposta di costruire un muro al confine con il Messico, fa fatica a fare breccia nel cuore dell'elettorato, per oltre un terzo ispanico. A complicare le cose, c'è il terzo 'incomodo', il candidato del Partito Libertario Gary Johnson, governatore dello Stato per due mandati: le previsioni gli assegnano il 7% dei voti.

NORTH CAROLINA
E' stato tra i più battuti in campagna elettorale, meta di innumerevoli viaggi di entrambi i candidati. Nonostante sia storicamente favorevole ai Repubblicani, qui i Democratici hanno assistito di recente a una serie di trend che potrebbero volgere la situazione a loro favore, come l'afflusso di professionisti bianchi e colti nella cintura urbana tra Raleigh e Charlotte e un incremento dell'elettorato afro-americano, passato dal 18 al 23%, conseguenza in parte della campagna di Barck Obama che qui vinse il primo turno ma perse nella rielezione a favore di Mitt Romney. Proprio in questo bacino si gioca la partita la Clinton che però non è riuscita finora a suscitare un grande entusiasmo. Da parte sua, Trump punta a conquistare i cuori delle terre rurali, in particolare a est dove il cotone una volta era una forza propulsiva e oggi langue.

UTAH
Stato 'rosso' che non ha scelto un democratico dal 1964 e probabilmente non lo farà neanche l'8 novembre. Ma potrebbe riservare una sorpresa anche per Trump, grazie a un ex agente della Cia: Evan McMullin, mormone, conservatore indipendente. E' testa-a-testa con Trump, davanti a Clinton. Le simpatie che raccoglie tra molti mormoni sono la prova di come i mormoni guardino con sospetto il magnate newyrokese, sposato tre volte, che fa commenti volgari sulle donne. Il 62% dei 3 milioni di abitanti dell'Utah è mormone.

PENNSYLVANIA
Stato dalla grande rappresentanza delle working e middle-class bianche che ha votato democratico nelle passate sei elezioni, ma che Trump ha cercato di smuovere. Clinton si è invece concentrata quasi esclusivamente sulle aree di Filadelfia, nell'est e Pittsburgh nell'ovest, due pilastri blu. Un sondaggio del Washington Post attribuisce 5 punti di vantaggio alla Clinton ma la sua campagna ha avuto delle difficoltà, tanto che negli ultimi giorni il vicepresiente Joe Biden, nato proprio in Pennsylvania, ha trascorso un intero week end in suo sostegno.
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