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ECONOMIA

Inascoltati tutti gli appelli a far presto

I mercati non ci credono fino in fondo

Il piano di aiuti di Trump non sembra rassicurare i mercati, Wall Street crolla nuovamente, -4,12%. Prevale la paura della recessione globale. Le conferme di FMI e OCSE. Lo stallo sui coronabond atterra le borse europee.

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Nuovo pesante calo a Wall Street, dove il Dow Jones perde il 4,12%. Fa peggio il petrolio che chiude sotto i 22 dollari al barile. Un caso emblematico della crisi coronavirus: con l'attesa caduta libera della domanda mondiale, con i trasporti aerei fermi e più di un miliardo e mezzo di persone costrette a casa. Ci sono poi il crollo della fiducia dei consumatori in marzo scesa ai minimi dal 2009 e le stime di S&P, che vede gli States già in recessione con un Pil in calo del 12,7% nel secondo trimestre. Pesante l'impatto previsto sui conti pubblici americani: William Foster di Moody's prevede un deficit federale al 10-12%, rispetto al 4,9% del Pil pre-coronavirus stimato dal Congressional budget office. Fitch prevede un deficit ancora più in alto, al 13%. Si tratta di numeri superiori a quelli del record precedente post-seconda guerra mondiale stabilito nel 2009, quando il era al 9,8% del pil.

Gli investitori sembrano preoccupati più dalla diffusione del coronavirus negli Stati Uniti, che oramai supera i 100.000 casi che rassicurati dal piano di aiuti da 2.000 miliardi di dollari per l'economia americana firmato da Donald Trump. Il piano di Trump è un'arma potente che si va ad aggiungere alle misure della Fed", dice Kristalina Georgieva, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. Un'arma che va bene per gli americani e per il resto del mondo, aggiunge senza nascondere la gravità della situazione a livello globale. Il Fondo - racconta Georgieva - ha ricevuto già richieste di aiuto da 80 paesi e stima in almeno 2.500 miliardi di dollari le necessità finanziarie delle economie emergenti. Il mondo è in recessione, aggiunge, potrebbe essere come o peggio del 2009. Parole alle quali fa eco l'appello dell'Ocse a fare presto e spendere ora per evitare conseguenze tragiche, considerato che il Pil globale perde due punti percentuali per ogni mese di misure di contenimento.

Gli allarmi lanciati dalle due organizzazioni internazionali si sommano ai dati economici da brivido che arrivano dalle due sponde dell'atlantico e all'impasse sui 'coronabond'. Il risultato è stato un nuovo tonfo delle borse europee, Londra maglia nera in calo del 5,25%, Piazza affari perde il 3,15% appesantita dalle banche e dallo spread in rialzo a 180. Sulla seduta a Milano arrivano come una doccia fredda anche i dati dell'Istat e le stime di Prometeia. 

In base alle stime dell'Istituto nazionale di statistica la fiducia di imprese e consumatori in marzo regista una "forte diminuzione" a valori che non si vedevano dal giugno 2013 e dal gennaio 2015. Prometeia invece prevede una contrazione dell'economia italiana del 6,5% nel 2020 con un deficit al 6,6% del pil e un debito al 150%. Il 2021 sarà però l'anno del rimbalzo anche se graduale: il Pil salirà del 3,3% il prossimo anno per poi segnare un +1,2% nel 2022.
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