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MONDO

Vault7

Wikileaks: gli strumenti degli hacker della Cia

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La più grande pubblicazione di documenti della Cia, nome in codice: “Vault7”. Sarebbero 8761 files, solo nella prima parte della serie Anno zero che si trovano a Langley in Virginia dentro il Centro per la Cyber intelligence (CCI) della Cia.

Di recente – spiega in una pagina Wikileaks – la Cia ha perso il controllo di gran parte del suo arsenale per hackerare come malware, virus, trojan, sistemi di controllo remoto etc.. Chiunque possieda questi strumenti ha la capacità di indagine pari a quella della Cia, sostiene Wikileaks. L’archivio sembra sia circolato senza autorizzazione ed anche WikiLeaks è venuto in possesso di parti di esso. Si tratta di strumenti che – secondo Wikileaks – tramuterebbero smartphone di ogni marca, anche le tv connesse alla rete in microfoni. Nel 2016 la CCI aveva cinquemila utenti registrati che producevano oltre mille sistemi di hacker aggio (più codice di quanto non sia impiegato per far funzionare Facebook. 
Chi ha dato queste informazioni a WikiLeaks crede che sia necessario un dibattito pubblico sulla sicurezza, l’uso, la creazione, la proliferazione e un controllo democratico delle armi cosiddette cyberweapons. Tanto più che se perdute, tali armi, possono diffondersi in secondi e usate da stati rivali, cyber mafia e persino giovani hacker.
I malware della Cia hanno come obiettivo gli smart-device e sono sviluppati da EDG (Engineering Development Group) dipartimento che appartiene al DDI (Directorate for Digital Innovation). 
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