{"main": {"type": "RN Articolo Item", "uniquename": "ContentItem-ab36a912-ea49-478f-b145-c6de689db907", "tematicaUniquename": "ContentSet-d36f1db1-a587-40ca-97ec-6b8184160e4c", "name": "Berlinguer, teoria e tecnica del compromesso storico", "weblink": "http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Berlinguer-compromesso-storico-ab36a912-ea49-478f-b145-c6de689db907.html", "jsonlink": "/dl/rainews/json/articoli/ContentItem-ab36a912-ea49-478f-b145-c6de689db907.html", "title": "Berlinguer, teoria e tecnica del compromesso storico", "occhiello": "Gli articoli su Rinascita", "tags": [{"type": "chi", "value": "aldo moro"}, {"type": "chi", "value": "enrico berlinguer"}, {"type": "cosa", "value": "rinascita"}, {"type": "cosa", "value": "compromesso storico"}], "textPlain": "Alla voce \u201Ccompromesso storico\u201D, l\u2019enciclopedia Treccani recita: \u201CEspressione con cui si indica la strategia politica elaborata e sostenuta, tra il 1973 e il 1979, dal Partito comunista italiano, in seguito alla riflessione compiuta dal segretario E. Berlinguer sull\u2019esperienza cilena del governo di Unidad Popular di S. Allende . Tale strategia si fondava sulla necessit\u00E0 della collaborazione e dell\u2019accordo fra le forze popolari di ispirazione comunista e socialista con quelle di ispirazione cattolico-democratica, al fine di dar vita a uno schieramento politico capace di realizzare un programma di profondo risanamento e rinnovamento della societ\u00E0 e dello Stato italiani, sulla base di un consenso di massa tanto ampio da poter resistere ai contraccolpi delle forze pi\u00F9 conservatrici. Essa trov\u00F2 parziali applicazioni prima nell\u2019astensione del PCI sul governo Andreotti nel 1976-77, quindi nell\u2019esperienza dei governi di solidariet\u00E0 nazionale (1978-79), ma l\u2019omicidio di A. Moro, principale interlocutore del progetto di Berlinguer, avvenuto proprio all\u2019inizio di tale esperienza (9 mag. 1978), contribu\u00EC fortemente al suo fallimento\u201D.\n\n\n\nAll\u2019idea, prima che ancora alla definizione di compromesso storico, Berlinguer arriv\u00F2 seguendo un percorso ideale che partiva almeno dalla Costituente repubblicana dove l\u2019allora segretario del Pci Palmiro Togliatti segu\u00EC una linea di non belligeranza e di collaborazione con la Dc in primis ma comunque con tutte le forze democratiche presenti nell\u2019Italia post fascista. Un\u2019idea nata quindi almeno un quarto di secolo prima dei fatti cileni ma che il sanguinario golpe di Augusto Pinochet dimostr\u00F2 essere quasi imprescindibile. Nella realt\u00E0 politica degli anni \u201970, con un mondo rigidamente diviso in blocchi, era infatti impensabile un governo a partecipazione comunista nel cosiddetto mondo occidentale. L\u2019assassinio di Salvador Allende ne era la dimostrazione.\n\n\n\nDi seguito il secondo dei tre articoli a firma di Enrico Berlinguer che furono pubblicati nelle settimane successive al golpe cileno sulla rivista Rinascita e che costituiscono la base del \u201Ccompromesso storico\u201D:\n\n\n\n\u201C\u00C8 necessario ricordare sempre le ragioni di fondo che ci hanno portato a elaborare e a seguire quella strategia politica che Togliatti chiam\u00F2 di 'avanzata dell\u2019Italia verso il socialismo nella democrazia e nella pace'. \u00C8 noto che le origini di questa elaborazione stanno nel pensiero e nell\u2019azione di Antonio Gramsci e del gruppo dirigente che si raccolse attorno a lui e lavor\u00F2 nel solco del suo insegnamento. Il Congresso di Lione del 1926 sanc\u00EC la vittoria della lotta contro l\u2019estremismo e il settarismo che avevano caratterizzato l\u2019azione del partito nel primissimo periodo della sua esistenza e che Lenin aveva aspramente criticato e invitato energicamente a superare. Il Congresso di Lione segn\u00F2 l\u2019avvio di quella analisi comunista della storia e delle strutture della societ\u00E0 italiana che fu poi sviluppata e approfondita da Gramsci negli scritti dal carcere e negli orientamenti e nell\u2019attivit\u00E0 del gruppo dirigente, guidato da Togliatti, che fu alla testa del partito durante gli anni del fascismo e che lo rese capace di svolgere azione politica.\n\n\n\n(...)\n\n\n\nDopo la liberazione, riconquistate le libert\u00E0 democratiche, l\u2019Italia si trov\u00F2 nelle condizioni di paese occupato dagli eserciti delle potenze capitalistiche (Stati Uniti, Gran Bretagna). Questo dato di fatto non poteva davvero essere sottovalutato, cos\u00EC come successivamente e ancor oggi non pu\u00F2 essere sottovalutato il dato \u2013 che abbiamo gi\u00E0 ricordato \u2013 costituito dalla collocazione dell\u2019Italia in un determinato blocco politico-militare. Dove, come nella Grecia del 1945, questa condizione internazionale non fu considerata in tutte le sue implicazioni, il movimento operaio e comunista and\u00F2 incontro alla avventura, sub\u00EC una tragica sconfitta e venne ricacciato indietro, in quella situazione di clandestinit\u00E0 dalla quale era appena uscito.\n\n\n\nMa non fu questo il solo fattore che determin\u00F2 le nostre scelte di strategia e di tattica. Il senso pi\u00F9 profondo della svolta stava nella necessit\u00E0 e nella volont\u00E0 del partito comunista di fare i conti con tutta la storia italiana, e quindi anche con tutte le forze storiche (d\u2019ispirazione socialista, cattolica e di altre ispirazioni democratiche) che erano presenti sulla scena del paese e che si battevano insieme a noi per la democrazia, per l\u2019indipendenza del paese e per la sua unit\u00E0. La novit\u00E0 stava nel fatto che nel corso della guerra di liberazione si era creata una unit\u00E0 che comprendeva tutte queste forze. Si trattava di una unit\u00E0 che si estendeva dal proletario, dai contadini, da vasti strati della piccola borghesia fino a gruppi della media borghesia progressiva, a gran parte del movimento cattolico di massa e anche a formazioni e quadri delle forze armate.\n\n\n\n'Noi eravamo stati in prima fila tra i promotori, organizzatori e dirigenti di questa unit\u00E0, che possedeva un suo programma di rinnovamento di tutta la vita del paese, un programma che non venne formulato in tavole scritte se non parzialmente, ma era orientato verso la instaurazione di un regime di democrazia politica avanzata, riforme profonde di tutto l\u2019ordinamento economico e sociale e l\u2019avvento alla direzione della societ\u00E0 di un nuovo blocco di forze progressive. La nostra politica consistette nel lottare in modo aperto e coerente per questa soluzione, la quale comportava uno sviluppo democratico e un rinnovamento sociale orientati nella direzione del socialismo. Non \u00E8, dunque, che noi dovessimo fare una scelta tra la via di una insurrezione legata alla prospettiva di una sconfitta, e una via di evoluzione tranquilla, priva di asprezze e di rischi. La via aperta davanti a noi era una sola, dettata dalle circostanze oggettive, dalle vittorie riportate combattendo e dalla unit\u00E0 e dai programmi sorti nella lotta. Si trattava di guidare e spingere avanti, sforzandosi di superare e spezzare tutti gli ostacoli e le resistenze, un movimento reale di massa, che usciva vittorioso dalle prove di una guerra civile. Questo era il compito pi\u00F9 rivoluzionario che allora si ponesse, e per adempierlo, concentrammo le forze'.\u00A0Cos\u00EC Togliatti si esprimeva in quella magistrale sintesi della nostra politica con la quale apr\u00EC il rapporto presentato al X Congresso del partito.\n\n\n\nSappiamo bene che la politica di rottura dell\u2019unit\u00E0 delle forze popolari e antifasciste persegu\u00ECta dai gruppi conservatori e reazionari interni e internazionali e dalla Democrazia cristiana \u2013 una politica che il paese ha pagato duramente \u2013 ha interrotto il processo di rinnovamento avviato dalla Resistenza. Essa non \u00E8 per\u00F2 riuscita a chiuderlo. Un esteso e robusto tessuto unitario ha resistito nel paese e nelle coscienze a tutti i tentativi di lacerazione; e questo tessuto, negli ultimi anni, ha ripreso a svilupparsi, sul piano sociale e su quello politico, in forme nuove, certo, ma che hanno per protagoniste le stesse forze storiche che si erano unite nella Resistenza.\n\n\n\nIl compito nostro essenziale \u2013 ed \u00E8 un compito che pu\u00F2 essere assolto \u2013 \u00E8 dunque quello di estendere il tessuto unitario, di raccogliere attorno a un programma di lotta per il risanamento e rinnovamento democratico dell\u2019intera societ\u00E0 e dello Stato la grande maggioranza del popolo, e di far corrispondere a questo programma e a questa maggioranza uno schieramento di forze politiche capace di realizzarlo. Solo questa linea e nessun\u2019altra pu\u00F2 isolare e sconfiggere i gruppi conservatori e reazionari, pu\u00F2 dare alla democrazia solidit\u00E0 e forza invincibile, pu\u00F2 far avanzare la trasformazione della societ\u00E0. In pari tempo, solo percorrendo questa strada si possono creare fin d\u2019ora le condizioni per costruire una societ\u00E0 e uno Stato socialista che garantiscano il pieno esercizio e lo sviluppo di tutte le libert\u00E0.\n\n\n\nAbbiamo sempre saputo e sappiamo che l\u2019avanzata delle classi lavoratrici e della democrazia sar\u00E0 contrastata con tutti i mezzi possibili dai gruppi sociali dominanti e dai loro apparati di potere. E sappiamo, come mostra ancora una volta la tragica esperienza cilena, che questa reazione antidemocratica tende a farsi pi\u00F9 violenta e feroce quando le forze popolari cominciano a conquistare le leve fondamentali del potere nello Stato e nella societ\u00E0. Ma quale conclusione dobbiamo trarre da questa consapevolezza? Forse quella, proposta da certi sciagurati, di abbandonare il terreno democratico e unitario per scegliere un\u2019altra strategia fatta di fumisteria, ma della quale \u00E8 comunque chiarissimo l\u2019esito rapido e inevitabile di un isolamento dell\u2019avanguardia e della sua sconfitta? Noi pensiamo, al contrario, che, se i gruppi sociali dominanti puntano a rompere il quadro democratico, a spaccare in due il paese e a scatenare la violenza reazionaria, questo deve spingerci ancora pi\u00F9 a tenere saldamente nelle nostre mani la causa della difesa delle libert\u00E0 e del progresso democratico, a evitare la divisione verticale del paese e a impegnarci con ancora maggiore decisione, intelligenza e pazienza a isolare i gruppi reazionari e a ricercare ogni possibile intesa e convergenza fra tutte le forze popolari.\n\n\n\n(...)\n\n\n\nProprio la fermezza e la coerenza nell\u2019attuazione di questi princ\u00ECpi e di questi metodi di lotta politica hanno consentito di abbattere la tirannide fascista, di ristabilire un regime democratico e di far fallire i tentativi compiuti dalle forze conservatrici e reazionarie \u2013 da Scelba fino ad Andreotti \u2013 di colpire le libere istituzioni o comunque di ricacciare indietro il movimento operaio e popolare. Cos\u00EC \u00E8 avvenuto, a partire dal 1947-\u201948, nella lotta contro la politica di discriminazione, le persecuzioni e gli attentati liberticidi dei governi centristi. Cos\u00EC \u00E8 avvenuto nel 1953 quando fu battuto il tentativo di distorcere in senso antidemocratico, con la legge-truffa, il meccanismo elettorale e la rappresentativit\u00E0 del Parlamento. Cos\u00EC \u00E8 avvenuto nel 1960, quando fu stroncata sul nascere l\u2019avventura autoritaria iniziata dal governo Tambroni. Cos\u00EC \u00E8 avvenuto nel 1964, quando furono sventate le manovre antidemocratiche e i propositi di colpi reazionari che videro anche il tentativo di coinvolgere e di utilizzare contro la Repubblica una parte delle forze armate e dei corpi di pubblica sicurezza. Cos\u00EC \u00E8 avvenuto dal 1969, nella lotta contro la catena di atti di provocazione e di sedizione reazionaria e fascista, ispirati e sostenuti anche da circoli imperialistici e fascisti di altri paesi, con i quali si cerc\u00F2 di alimentare un clima di esasperata tensione e di determinare una situazione di marasma politico ed economico per aprire la via a soluzioni autoritarie, anticostituzionali o comunque a una duratura svolta verso destra.\n\n\n\nIn tutti questi casi noi abbiamo sempre risposto facendo nostra la bandiera della difesa della libert\u00E0 e del metodo della democrazia, chiamando a lotte che sono state anche assai aspre, le grandi masse lavoratrici e popolari, e promuovendo la pi\u00F9 ampia intesa e convergenza tra tutte le forze interessate alla salvaguardia dei princ\u00ECpi della Costituzione antifascista.\n\n\n\n(...)\n\n\n\nSbagliato ci \u00E8 sembrato sempre anche definire la via democratica semplicemente come una via parlamentare. Noi non siamo affetti da cretinismo parlamentare, mentre qualcuno \u00E8 affetto da cretinismo antiparlamentare. Noi consideriamo il Parlamento un istituto essenziale della vita politica e non soltanto oggi ma anche nella fase del passaggio al socialismo e nel corso della sua costruzione. Ci\u00F2 tanto pi\u00F9 \u00E8 vero in quanto la rinascita e il rinnovamento dell\u2019istituto parlamentare \u00E8, in Italia, una conquista dovuta in primo luogo alla lotta della classe operaia e delle masse lavoratrici. Il Parlamento non pu\u00F2 dunque essere concepito e adoperato come avveniva all\u2019epoca di Lenin e come pu\u00F2 accadere in altri paesi solo come tribuna per la denuncia dei mali del capitalismo e dei governi borghesi e per la propaganda del socialismo. Esso, in Italia, \u00E8 anche e soprattutto una sede nella quale i rappresentanti del movimento operaio sviluppano e concretano una loro iniziativa, sul terreno politico e legislativo, cercando di influire sugli indirizzi della politica nazionale e di affermare la loro funzione dirigente.\u00A0\n\n\n\n(...)\n\n\n\nMa vi \u00E8 anche un altro aspetto assai importante della nostra strategia democratica. La decisione del movimento operaio di mantenere la propria lotta sul terreno della legalit\u00E0 democratica non significa cadere in una sorta di illusione legalitaristica rinunciando all\u2019impegno essenziale di promuovere, sia da posizioni di governo che stando all\u2019opposizione, una costante iniziativa per rinnovare profondamente in senso democratico le leggi, gli ordinamenti, le strutture e gli apparati dello Stato. La stessa nostra esperienza, prima ancora di quella di altri paesi, ci richiama a tenere sempre presente la necessit\u00E0 di unire alla battaglia per le trasformazioni economiche e sociali quella per il rinnovamento di tutti gli organi e i poteri dello Stato. L\u2019impegno in questa direzione deve tradursi in una duplice attivit\u00E0: quella diretta a far s\u00EC che in tutti i corpi dello Stato e in coloro che vi lavorano penetrino e si affermino sempre pi\u00F9 estesamente orientamenti ispirati a una cosciente fedelt\u00E0 e lealt\u00E0 alla Costituzione e sentimenti di intimo legame con il popolo lavoratore; e quella diretta a promuovere misure e provvedimenti concreti di democratizzazione nell\u2019organizzazione e nella vita della magistratura, dei corpi armati e di tutti gli apparati dello Stato. Quest\u2019azione pu\u00F2 contribuire in misura assai rilevante a far s\u00EC che il processo di trasformazione democratica della societ\u00E0 non prenda indirizzi unilaterali e non determini uno squilibrio tra settori che vengono investiti da questi processi e altri che ne vengono lasciati fuori o che vengono respinti in posizioni di ostilit\u00E0: rischio, questo, gravissimo e che pu\u00F2 divenire fatale.\n\n\n\nIn definitiva, le prospettive di successo di una via democratica al socialismo sono affidate alla capacit\u00E0 del movimento operaio di compiere le proprie scelte e di misurare le proprie iniziative in relazione, oltre che al quadro internazionale, ai concreti rapporti di forza esistenti in ogni situazione e in ogni momento, e alla sua capacit\u00E0 di badare, costantemente, alle reazioni e contro-reazioni che l\u2019iniziativa trasformatrice determina in tutta la societ\u00E0: nell\u2019economia, nelle strutture e negli apparati dello Stato, nella dislocazione e negli orientamenti delle varie forze sociali e politiche e nei loro reciproci rapporti. Si ripropongono cos\u00EC i problemi dei criteri di valutazione dei rapporti di forza, della politica delle alleanze, del rapporto tra trasformazioni sociali e sviluppo economico e i problemi degli schieramenti politici\".\n\n\u00A0\n\n5 ottobre 1973", "textHtml": "Alla voce \u201Ccompromesso storico\u201D, l\u2019enciclopedia Treccani recita: \u201CEspressione con cui si indica la strategia politica elaborata e sostenuta, tra il 1973 e il 1979, dal Partito comunista italiano, in seguito alla riflessione compiuta dal segretario E. Berlinguer sull\u2019esperienza cilena del governo di Unidad Popular di S. Allende . Tale strategia si fondava sulla necessit\u00E0 della collaborazione e dell\u2019accordo fra le forze popolari di ispirazione comunista e socialista con quelle di ispirazione cattolico-democratica, al fine di dar vita a uno schieramento politico capace di realizzare un programma di profondo risanamento e rinnovamento della societ\u00E0 e dello Stato italiani, sulla base di un consenso di massa tanto ampio da poter resistere ai contraccolpi delle forze pi\u00F9 conservatrici. Essa trov\u00F2 parziali applicazioni prima nell\u2019astensione del PCI sul governo Andreotti nel 1976-77, quindi nell\u2019esperienza dei governi di solidariet\u00E0 nazionale (1978-79), ma l\u2019omicidio di A. Moro, principale interlocutore del progetto di Berlinguer, avvenuto proprio all\u2019inizio di tale esperienza (9 mag. 1978), contribu\u00EC fortemente al suo fallimento\u201D.\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\nAll\u2019idea, prima che ancora alla definizione di compromesso storico, Berlinguer arriv\u00F2 seguendo un percorso ideale che partiva almeno dalla Costituente repubblicana dove l\u2019allora segretario del Pci Palmiro Togliatti segu\u00EC una linea di non belligeranza e di collaborazione con la Dc in primis ma comunque con tutte le forze democratiche presenti nell\u2019Italia post fascista. Un\u2019idea nata quindi almeno un quarto di secolo prima dei fatti cileni ma che il sanguinario golpe di Augusto Pinochet dimostr\u00F2 essere quasi imprescindibile. Nella realt\u00E0 politica degli anni \u201970, con un mondo rigidamente diviso in blocchi, era infatti impensabile un governo a partecipazione comunista nel cosiddetto mondo occidentale. L\u2019assassinio di Salvador Allende ne era la dimostrazione.\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\nDi seguito\u003cstrong\u003e il secondo dei tre articoli a firma di Enrico Berlinguer\u003c/strong\u003e che furono pubblicati nelle settimane successive al golpe cileno sulla rivista Rinascita e che costituiscono la base del \u201Ccompromesso storico\u201D:\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\n\u201C\u00C8 necessario ricordare sempre le ragioni di fondo che ci hanno portato a elaborare e a seguire quella strategia politica che Togliatti chiam\u00F2 di 'avanzata dell\u2019Italia verso il socialismo nella democrazia e nella pace'. \u00C8 noto che \u003cstrong\u003ele origini di questa elaborazione stanno nel pensiero e nell\u2019azione di Antonio Gramsci \u003c/strong\u003ee del gruppo dirigente che si raccolse attorno a lui e lavor\u00F2 nel solco del suo insegnamento. Il Congresso di Lione del 1926 sanc\u00EC la vittoria della lotta contro l\u2019estremismo e il settarismo che avevano caratterizzato l\u2019azione del partito nel primissimo periodo della sua esistenza e che Lenin aveva aspramente criticato e invitato energicamente a superare. Il Congresso di Lione segn\u00F2 l\u2019avvio di quella analisi comunista della storia e delle strutture della societ\u00E0 italiana che fu poi sviluppata e approfondita da Gramsci negli scritti dal carcere e negli orientamenti e nell\u2019attivit\u00E0 del gruppo dirigente, guidato da Togliatti, che fu alla testa del partito durante gli anni del fascismo e che lo rese capace di svolgere azione politica.\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\n(...)\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\n\u003cstrong\u003eDopo la liberazione, riconquistate le libert\u00E0 democratiche, l\u2019Italia si trov\u00F2 nelle condizioni di paese occupato\u003c/strong\u003e dagli eserciti delle potenze capitalistiche (Stati Uniti, Gran Bretagna). Questo dato di fatto non poteva davvero essere sottovalutato, cos\u00EC come successivamente e ancor oggi non pu\u00F2 essere sottovalutato il dato \u2013 che abbiamo gi\u00E0 ricordato \u2013 costituito dalla collocazione dell\u2019Italia in un determinato blocco politico-militare. Dove, come nella Grecia del 1945, questa condizione internazionale non fu considerata in tutte le sue implicazioni, il movimento operaio e comunista and\u00F2 incontro alla avventura, sub\u00EC una tragica sconfitta e venne ricacciato indietro, in quella situazione di clandestinit\u00E0 dalla quale era appena uscito.\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\nMa non fu questo il solo fattore che determin\u00F2 le nostre scelte di strategia e di tattica.\u003cstrong\u003e Il senso pi\u00F9 profondo della svolta stava nella necessit\u00E0 e nella volont\u00E0 del partito comunista di fare i conti con tutta la storia italiana, e quindi anche con tutte le forze storiche (d\u2019ispirazione socialista, cattolica e di altre ispirazioni democratiche) che erano presenti sulla scena del paese e che si battevano insieme a noi per la democrazia, per l\u2019indipendenza del paese e per la sua unit\u00E0. \u003c/strong\u003eLa novit\u00E0 stava nel fatto che nel corso della guerra di liberazione si era creata una unit\u00E0 che comprendeva tutte queste forze. Si trattava di una unit\u00E0 che si estendeva dal proletario, dai contadini, da vasti strati della piccola borghesia fino a gruppi della media borghesia progressiva, a gran parte del movimento cattolico di massa e anche a formazioni e quadri delle forze armate.\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\n'Noi eravamo stati in prima fila tra i promotori, organizzatori e dirigenti di questa unit\u00E0, che possedeva un suo programma di rinnovamento di tutta la vita del paese, un programma che non venne formulato in tavole scritte se non parzialmente, ma era orientato verso la instaurazione di un regime di democrazia politica avanzata, riforme profonde di tutto l\u2019ordinamento economico e sociale e l\u2019avvento alla direzione della societ\u00E0 di un nuovo blocco di forze progressive. La nostra politica consistette nel lottare in modo aperto e coerente per questa soluzione, la quale comportava uno sviluppo democratico e un rinnovamento sociale orientati nella direzione del socialismo. Non \u00E8, dunque, che noi dovessimo fare una scelta tra la via di una insurrezione legata alla prospettiva di una sconfitta, e una via di evoluzione tranquilla, priva di asprezze e di rischi. La via aperta davanti a noi era una sola, dettata dalle circostanze oggettive, dalle vittorie riportate combattendo e dalla unit\u00E0 e dai programmi sorti nella lotta. Si trattava di guidare e spingere avanti, sforzandosi di superare e spezzare tutti gli ostacoli e le resistenze, un movimento reale di massa, che usciva vittorioso dalle prove di una guerra civile. Questo era il compito pi\u00F9 rivoluzionario che allora si ponesse, e per adempierlo, concentrammo le forze'.\u00A0Cos\u00EC Togliatti si esprimeva in quella magistrale sintesi della nostra politica con la quale apr\u00EC il rapporto presentato al X Congresso del partito.\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\nSappiamo bene che\u003cstrong\u003e la politica di rottura dell\u2019unit\u00E0 delle forze popolari e antifasciste persegu\u00ECta dai gruppi conservatori e reazionari interni e internazionali e dalla Democrazia cristiana \u2013 una politica che il paese ha pagato duramente \u2013 ha interrotto il processo di rinnovamento avviato dalla Resistenza. Essa non \u00E8 per\u00F2 riuscita a chiuderlo\u003c/strong\u003e. Un esteso e robusto tessuto unitario ha resistito nel paese e nelle coscienze a tutti i tentativi di lacerazione; e questo tessuto, negli ultimi anni, ha ripreso a svilupparsi, sul piano sociale e su quello politico, in forme nuove, certo, ma che hanno per protagoniste le stesse forze storiche che si erano unite nella Resistenza.\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\n\u003cstrong\u003eIl compito nostro essenziale \u2013 ed \u00E8 un compito che pu\u00F2 essere assolto \u2013 \u00E8 dunque quello di estendere il tessuto unitario, di raccogliere attorno a un programma di lotta per il risanamento e rinnovamento democratico dell\u2019intera societ\u00E0 e dello Stato la grande maggioranza del popolo, e di far corrispondere a questo programma e a questa maggioranza uno schieramento di forze politiche capace di realizzarlo\u003c/strong\u003e. Solo questa linea e nessun\u2019altra pu\u00F2 isolare e sconfiggere i gruppi conservatori e reazionari, pu\u00F2 dare alla democrazia solidit\u00E0 e forza invincibile, pu\u00F2 far avanzare la trasformazione della societ\u00E0. In pari tempo, solo percorrendo questa strada si possono creare fin d\u2019ora le condizioni per costruire una societ\u00E0 e uno Stato socialista che garantiscano il pieno esercizio e lo sviluppo di tutte le libert\u00E0.\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\nAbbiamo sempre saputo e sappiamo che l\u2019avanzata delle classi lavoratrici e della democrazia sar\u00E0 contrastata con tutti i mezzi possibili dai gruppi sociali dominanti e dai loro apparati di potere. E sappiamo, come mostra ancora una volta la tragica esperienza cilena, che questa reazione antidemocratica tende a farsi pi\u00F9 violenta e feroce quando le forze popolari cominciano a conquistare le leve fondamentali del potere nello Stato e nella societ\u00E0. Ma quale conclusione dobbiamo trarre da questa consapevolezza? Forse quella, proposta da certi sciagurati, di abbandonare il terreno democratico e unitario per scegliere un\u2019altra strategia fatta di fumisteria, ma della quale \u00E8 comunque chiarissimo l\u2019esito rapido e inevitabile di un isolamento dell\u2019avanguardia e della sua sconfitta? Noi pensiamo, al contrario, che, se i gruppi sociali dominanti puntano a rompere il quadro democratico, a spaccare in due il paese e a scatenare la violenza reazionaria, questo deve spingerci ancora pi\u00F9 a tenere saldamente nelle nostre mani la causa della difesa delle libert\u00E0 e del progresso democratico, a evitare la divisione verticale del paese e a impegnarci con ancora maggiore decisione, intelligenza e pazienza a isolare i gruppi reazionari e a ricercare ogni possibile intesa e convergenza fra tutte le forze popolari.\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\n(...)\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\nProprio la fermezza e la coerenza nell\u2019attuazione di questi princ\u00ECpi e di questi metodi di lotta politica hanno consentito di abbattere la tirannide fascista, di ristabilire un regime democratico e di far fallire i tentativi compiuti dalle forze conservatrici e reazionarie \u2013 da Scelba fino ad Andreotti \u2013 di colpire le libere istituzioni o comunque di ricacciare indietro il movimento operaio e popolare. Cos\u00EC \u00E8 avvenuto, a partire dal 1947-\u201948, nella lotta contro la politica di discriminazione, le persecuzioni e gli attentati liberticidi dei governi centristi. Cos\u00EC \u00E8 avvenuto nel 1953 quando fu battuto il tentativo di distorcere in senso antidemocratico, con la legge-truffa, il meccanismo elettorale e la rappresentativit\u00E0 del Parlamento. Cos\u00EC \u00E8 avvenuto nel 1960, quando fu stroncata sul nascere l\u2019avventura autoritaria iniziata dal governo Tambroni. Cos\u00EC \u00E8 avvenuto nel 1964, quando furono sventate le manovre antidemocratiche e i propositi di colpi reazionari che videro anche il tentativo di coinvolgere e di utilizzare contro la Repubblica una parte delle forze armate e dei corpi di pubblica sicurezza. Cos\u00EC \u00E8 avvenuto dal 1969, nella lotta contro la catena di atti di provocazione e di sedizione reazionaria e fascista, ispirati e sostenuti anche da circoli imperialistici e fascisti di altri paesi, con i quali si cerc\u00F2 di alimentare un clima di esasperata tensione e di determinare una situazione di marasma politico ed economico per aprire la via a soluzioni autoritarie, anticostituzionali o comunque a una duratura svolta verso destra.\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\n\u003cstrong\u003eIn tutti questi casi noi abbiamo sempre risposto facendo nostra la bandiera della difesa della libert\u00E0 e del metodo della democrazia\u003c/strong\u003e, chiamando a lotte che sono state anche assai aspre, le grandi masse lavoratrici e popolari, e promuovendo la pi\u00F9 ampia intesa e convergenza tra tutte le forze interessate alla salvaguardia dei princ\u00ECpi della Costituzione antifascista.\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\n(...)\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\nSbagliato ci \u00E8 sembrato sempre anche definire la via democratica semplicemente come una via parlamentare. \u003cstrong\u003eNoi non siamo affetti da cretinismo parlamentare, mentre qualcuno \u00E8 affetto da cretinismo antiparlamentare\u003c/strong\u003e. Noi consideriamo il Parlamento un istituto essenziale della vita politica e non soltanto oggi ma anche nella fase del passaggio al socialismo e nel corso della sua costruzione. Ci\u00F2 tanto pi\u00F9 \u00E8 vero in quanto la rinascita e il rinnovamento dell\u2019istituto parlamentare \u00E8, in Italia, una conquista dovuta in primo luogo alla lotta della classe operaia e delle masse lavoratrici. Il Parlamento non pu\u00F2 dunque essere concepito e adoperato come avveniva all\u2019epoca di Lenin e come pu\u00F2 accadere in altri paesi solo come tribuna per la denuncia dei mali del capitalismo e dei governi borghesi e per la propaganda del socialismo. Esso, in Italia, \u00E8 anche e soprattutto una sede nella quale i rappresentanti del movimento operaio sviluppano e concretano una loro iniziativa, sul terreno politico e legislativo, cercando di influire sugli indirizzi della politica nazionale e di affermare la loro funzione dirigente.\u00A0\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\n(...)\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\nMa vi \u00E8 anche un altro aspetto assai importante della nostra strategia democratica. La decisione del movimento operaio di mantenere la propria lotta sul terreno della legalit\u00E0 democratica non significa cadere in una sorta di illusione legalitaristica rinunciando all\u2019impegno essenziale di promuovere, sia da posizioni di governo che stando all\u2019opposizione, una costante iniziativa per rinnovare profondamente in senso democratico le leggi, gli ordinamenti, le strutture e gli apparati dello Stato. La stessa nostra esperienza, prima ancora di quella di altri paesi, ci richiama a tenere sempre presente la necessit\u00E0 di unire alla battaglia per le trasformazioni economiche e sociali quella per il rinnovamento di tutti gli organi e i poteri dello Stato. L\u2019impegno in questa direzione deve tradursi in una duplice attivit\u00E0: quella diretta a far s\u00EC che in tutti i corpi dello Stato e in coloro che vi lavorano penetrino e \u003cstrong\u003esi affermino sempre pi\u00F9 estesamente orientamenti ispirati a una cosciente fedelt\u00E0 e lealt\u00E0 alla Costituzione e sentimenti di intimo legame con il popolo lavoratore\u003c/strong\u003e; e quella diretta a promuovere misure e provvedimenti concreti di democratizzazione nell\u2019organizzazione e nella vita della magistratura, dei corpi armati e di tutti gli apparati dello Stato. Quest\u2019azione pu\u00F2 contribuire in misura assai rilevante a far s\u00EC che il processo di trasformazione democratica della societ\u00E0 non prenda indirizzi unilaterali e non determini uno squilibrio tra settori che vengono investiti da questi processi e altri che ne vengono lasciati fuori o che vengono respinti in posizioni di ostilit\u00E0: rischio, questo, gravissimo e che pu\u00F2 divenire fatale.\u003cbr /\u003e\n\u003cbr /\u003e\nIn definitiva,\u003cstrong\u003e le prospettive di successo di una via democratica al socialismo sono affidate alla capacit\u00E0 del movimento operaio di compiere le proprie scelte e di misurare le proprie iniziative in relazione, oltre che al quadro internazionale, ai concreti rapporti di forza esistenti in ogni situazione e in ogni momento, e alla sua capacit\u00E0 di badare, costantemente, alle reazioni e contro-reazioni che l\u2019iniziativa trasformatrice determina in tutta la societ\u00E0\u003c/strong\u003e: nell\u2019economia, nelle strutture e negli apparati dello Stato, nella dislocazione e negli orientamenti delle varie forze sociali e politiche e nei loro reciproci rapporti. Si ripropongono cos\u00EC i problemi dei criteri di valutazione dei rapporti di forza, della politica delle alleanze, del rapporto tra trasformazioni sociali e sviluppo economico e i problemi degli schieramenti politici\".\u003cbr /\u003e\n\u00A0\u003cbr /\u003e\n5 ottobre 1973", "catenaccio": "", "sommario": "Nell'autunno del 1973, con tre articoli pubblicati dalla rivista Rinascita, il segretario del Pci Enrico Berlinguer getta le basi ideologiche di quello che passer\u00E0 poi alla storia come il \"compromesso storico\"", "date": "2014/06/10 19:12", "label": "","image": {"type": "RN Lancio Image", "originalName": "Enrico Berlinguer ed Aldo Moro, Roma 20 maggio 1977 (Ansa)", "name": "Enrico Berlinguer ed Aldo Moro, Roma 20 maggio 1977 (Ansa)", "caption": "Enrico Berlinguer ed Aldo Moro, Roma 20 maggio 1977 (Ansa)", "original": "/dl/img/2014/06/1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "sizes": {"970x344": "/dl/img/2014/06/970x344_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "640x344": "/dl/img/2014/06/640x344_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "410x306": "/dl/img/2014/06/410x306_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "475x0": "/dl/img/2014/06/475x0_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "230x170": "/dl/img/2014/06/230x170_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "216x175": "/dl/img/2014/06/216x175_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "500x250": "/dl/img/2014/06/500x250_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "750x750": "/dl/img/2014/06/750x750_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "250x250": "/dl/img/2014/06/250x250_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "64x64": "/dl/img/2014/06/64x64_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "90x90": "/dl/img/2014/06/90x90_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "60x60": "/dl/img/2014/06/60x60_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "50x50": "/dl/img/2014/06/50x50_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "310x0": "/dl/img/2014/06/310x0_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "475x255": "/dl/img/2014/06/475x255_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "315x169": "/dl/img/2014/06/315x169_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "232x160": "/dl/img/2014/06/232x160_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg", "124x62": "/dl/img/2014/06/124x62_1401975722640_20_maggio_1977_a_Roma.jpg"}}}, "embedded": null, "insights": []}