L'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni

Via Poma, 24 anni a Busco. Fu lui a uccidere Simonetta

Raniero Busco e' stato condannato a 24 anni dalla Corte d'assise di Roma per l'omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto nel 1990, in via Poma. Il Pubblico ministero aveva chiesto l'ergastolo per l'imputato, che all'epoca dei fatti era fidanzato con la vittima. La lettura della sentenza e' stata accompagnata dalle grida di disapprovazione dei parenti di Busco, che e' intanto e' stato portato fuori dall'aula dal fratello.

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Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta Cesaroni

Roma, 26 Gennaio 2011

La mano che venti anni fa trafisse con 29 coltellate Simonetta Cesaroni era quella di Raniero Busco, allora suo fidanzato. Questa la verita' che restituiscono i giudici della III Corte d'Assise di Roma che, dopo 25 udienze, hanno condannato a 24 anni Busco.

 

 

Venti anni dopo quel 7 agosto Raniero ora è un altro. Padre e marito: 46enne, tecnico di manutenzione dell'Alitalia, sposato con Roberta, ha due maschietti, gemelli, di nove anni. Una vita avviata, lontana da quel giorno che oggi irrompe con una condanna pesante per omicidio volontario con l'aggravante della crudelta'. "E' ingiusto", sussurra Busco accasciandosi sulla spalla della moglie Roberta che lo ha tenuto per mano per tutta la lettura della sentenza.

 

 

Il fratello Paolo lo trascina via, i suoi parenti che in aula urlano "no". E piangono. A casa Cesaroni pero' è il giorno del riscatto tanto atteso. Venti lunghissimi anni, di sospetti, indizi, prove, presunti colpevoli poi scagionati. "Questa sentenza Š la conferma della fiducia che non abbiamo mai perso nella giustizia, nelle istituzioni e nell'impegno dei pm in venti anni di lavoro", dice Paola Cesaroni al telefono, la voce rotta dal pianto. Lei che entro' in quell'ufficio quel maledetto 7 agosto, dove Simonetta giaceva in terra nel sangue. Busco dovra' risarcire Paola e la madre Anna Di Gianbattista.

 

 

Il papa' di Simonetta Claudio è morto senza nessuna verita'. Una sentenza arrivata dopo una camera di consiglio breve, concisa. Il pm aveva chiesto l'ergastolo. Alle quattro in un'aula piena di tensione e speranza il presidente della Corte Evelina Canale legge la verita' della giustizia. E scandisce, 24 anni. Busco sbianca, scuote la testa, e viene trascinato via dal fratello. "Mi chiedo perche' devo essere la vittima. Trovo tutto questo profondamente ingiusto. Dire che sono deluso è poco non me l'aspettavo una sentenza del genere", ha il coraggio di dire appena. Accanto a lui, mano nella mano, come sempre, la moglie Roberta.

 

 

Contemporaneamente dal fondo dell'aula, dove quasi un centinaio tra parenti e amici della famiglia Busco hanno cominciato ad urlare ed inveire "contro una giustizia che non c'e"'. Una sentenza dura che dispone anche, in caso di conferma in Cassazione, la revoca della patria potesta' per Busco. Quello di oggi è l'atto finale di un iter investigativo lungo e tormentato. Tantissimi i presunti colpevoli, dal portiere dello stabile di via Poma Pietrino Vanacore, poi morto suicida durante il processo nel marzo scorso, al datore di lavoro della vittima Salvatore Volponi fino a Federico Valle, il nipote dell'architetto Cesare che abitava nel palazzo.

 

 

Tutti e tre pero' sono usciti di scena, scagionati, e su via Poma è caduto il silenzio fino al 2004, quando grazie a progressi tecnologici i Ris hanno riesaminato i reperti, conservati per anni, e le indagini sono state riaperte. Nel 2007 Busco rientro' ufficialmente nell'inchiesta il 6 settembre venne iscritto dalla Procura di Roma nel registro degli indagati. A condannarlo a 24 anni sono stati il dna trovato su un corpetto di Simonetta, probabilmente saliva anche se non viene escluso sudore, e la coincidenza della sua arcata dentaria con i segni di un morso trovato sul seno sinistro della vittima. E anche macchie di sangue compatibile col suo trovate sulla porta dell'ufficio. Prove trovate a distanza di anni e che a distanza di anni hanno scritto la condanna di Raniero Busco.