I marò ancora agli arresti

Terzi: "Vogliamo i militari a casa al più presto"

Presentata all'Alta corte del Kerala l'istanza per la l'annullamento del provvedimento di custodia dei due marò italiani accusati di aver ucciso, mercoledì scorso, due pescatori al largo delle coste dello stato meridionale indiano. "Vogliamo riportare i nostri militari al più presto possibile a casa, in Italia, alle loro famiglie e al loro lavoro". Lo ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi in un'audizione alla Commissione Difesa del Senato.

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Staffan De Mistura

New Delhi, 22 Febbraio 2012

"Vogliamo riportare i nostri militari al più presto possibile a casa, in Italia, alle loro famiglie e al loro lavoro". Lo ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi in un'audizione alla Commissione Difesa del Senato, parlando dell'impegno italiano in vista della conferenza di Londra sulla Somalia di domani.

"Siamo concentrati. La tutela dei nostri connazionali e militari con funzioni di pace è assoluta", ha aggiunto il ministro riferendosi anche ai sei marinai italiani ostaggio dei pirati da fine dicembre a bordo della nave Ievoli.

De Mistura in India: "Vogliamo che emerga la verità"
Presentata all'Alta corte del Kerala l'istanza per la l'annullamento del provvedimento di custodia dei due marò italiani accusati di aver ucciso, mercoledì scorso, due
pescatori al largo delle coste dello stato meridionale indiano. Lunedì il giudice KP Roy aveva disposto la custodia cautelare di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone fino al 5 marzo. Secondo il quotidiano locale The Hindu la Farnesina avrebbe chiesto la mediazione vaticana per risolvere il caso.

Il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, ha incontrato a New Delhi la collega
indiana per l'area occidentale, Preneet Kaur: "Occorre un adeguato dialogo
per una soluzione altrettanto adeguata", ha affermato De Mistura al termine dell'incontro, secondo i media indiani. "Con grande tristezza riconosciamo che due cittadini indiani sono morti", ha proseguito De Mistura, precisando che l'incidente è avvenuto "in acque internazionali". "Tutto ciò che desideriamo è che la verità venga fuori".

Nessun errore da parte dei marò
Pasquale Guerra, comandante della Forza da sbarco, il dispositivo della Marina Militare di cui fa parte il reggimento San Marco, non crede che i due marò abbiano commesso errori: "E' veramente una possibilità remota - spiega a Il Giornale - situazioni di questo genere vengono provate e riprovate in fase di addestramento da oltre 20 anni. Nulla è lasciato al caso. Si studia il comportamento da tenere in caso di avvicinamento alla nave protetta di un barchino veloce. Si provano ripetutamente tutte le procedure, dalla chiamata via radio ai flash con i grossi riflettori Panerai. Quando si arriva all'extrema ratio prima si mostrano le armi, poi si sparano raffiche in aria e infine si spara in maniera evidente".

Del resto, aggiunge il comandante, "il rapporto dei marò era inequivocabile: erano a 30 miglia dalla costa indiana". "Fino ad oggi - sottolinea - non ho visto alcuna prova. Il punto di partenza è che i miei uomini si trovavano su un'unità mercantile battente bandiera italiana e quindi per loro vale esclusivamente la giurisdizione italiana. Poi se
sull'imbarcazione hanno recuperato qualche colpo potrebbero fare delle perizie balistiche". Infine, Guerra riferisce di aver parlato con i due marò i quali "non hanno paura perché hanno fiducia in noi e nel Paese".