Intervista al Corriere della Sera

Ue, lavoro, Confindustria: la lezione americana di Marchionne

Se la Fiat non riuscirà a lavorare in modo competitivo e a vincere la sfida del mercato Usa sarà costretta a chiudere altri due stabilimenti in Italia. Lo ha affermato l'ad del Lingotto, Sergio Marchionne, in un'intervista al 'Corriere della Sera'

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Sergio Marchionne

Torino, 24 Febbraio 2012

"L'indebolimento dell'euro verso il dollaro aiuta, non chiederò più rottamazioni, ma servono costi competitivi, l'utilizzo pieno e flessibile degli impianti e una regia nel rapporto tra l'industria e la ricerca". Nel lungo colloquio con Massimo Mucchetti, Marchionne parla delle elezioni negli Stati Uniti, augurandosi "un risultato elettorale chiaro, con la stessa maggioranza al Congresso e alla Casa Bianca. Sennò si fatica
a governare".

I primi cento giorni di Monti
Al Corriere della Sera Marchionne dice di vedere l'Italia non "in condizioni
floride. E pero' il nuovo governo, in pochissimo tempo, ha dato al mondo l'idea di un Paese che sta svoltando. Un successo incredibile. Ero a Washington durante la visita del premier Mario Monti. Ha avuto un'accoglienza straordinaria: Monti è stato un'ora a colloquio con il presidente Obama, ha riscosso grandissima attenzione al Peterson Institute, il think tank più importante. L'America è un animale enorme,
che tende a percepire tutti gli altri come piccoli. Non è facile che dia tanta importanza ai suoi ospiti...".

Senza il mercato USA problemi per le fabbriche Fiat italiane
"Tutti gli stabilimenti staranno al loro posto - ha detto il manager - Abbiamo tutto per riuscire a cogliere l'opportunita' di lavorare in modo competitivo anche per gli
Stati Uniti ma se non accadesse dovremmo ritirarci da 2 siti dei 5 in attività". Quali gli impianti a rischio? Marchionne ha risposto citando 'La scelta di Sophie': "Nel film, alla fermata del treno il nazista chiede a Sophie uno dei suoi due figli. In caso contrario li
avrebbe ammazzati tutti e due. Sophie resiste, ma alla fine deve scegliere e passa il resto della sua esistenza con l'incubo di quella decisione. Dunque, per favore, non me lo chieda". 

La battaglia con i sindacati
"Con Epifani - spiega Marchionne al Corriere - si riusciva a ragionare di più.
Camusso forse parla troppo della Fiat e di Marchionne sui media e troppo poco con noi. (...) Io sono unmetalmeccanico che fa automobili. E fatica a capire chi
considera Parlamenti i sindacati. In America, il capo della Uaw comanda e sa prendere impegni. Lo stesso accade in Germania con l'Ig Metal. E, mi creda, non sono sindacati comodi'.

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Quanto all'endorsment per Bombassei in Confindustria, spiega: "Ho voluto semplicemente dire che stimo Bombassei come persona e come imprenditore e che credo sia in grado di cambiare radicalmente Confindustria che, come tutto
il Paese, deve essere profondamente modernizzata".