Addio ai corsi in italiano

Politecnico only in English, of course

Il Politecnico di Milano a partire dall'anno accademico 2014-2015 offrirà corsi solo in inglese. Non è tutto: la facoltà investirà 3,2 milioni di euro per attrarre insegnanti internazionali (15 docenti, 30-35 post doc, 120 visiting professor)

Vota:

Votata: 16volte, Media voti: 2.87

Il sito web in inglese del Politecnico di Milano

Milano, 12 Aprile 2012

Il Politecnico di Milano a partire dall'anno accademico 2014-2015 offrirà corsi solo in inglese. Non è tutto: la facoltà investirà 3,2 milioni di euro per attrarre insegnanti internazionali (15 docenti, 30-35 post doc, 120 visiting professor), nella convinzione che, per contribuire alla crescita del paese, "sia indispensabile innovare insieme alle imprese e che per farlo sia necessario attrarre e trattenere capitale umano di qualità".
Ovvero, che insegni in inglese.

"L'italiano - spiega il rettore Azzone - i ragazzi devono impararlo al liceo e, se non lo imparano a dovere, pensare di farlo all'università è tardi. Non si può chiedere alle università di insegnare una professione e, nel frattempo, fornire anche competenze di questo genere. Se l'università dovesse fare anche da liceo farebbe male entrambe le cose".

E invece l'università deve preparare al mondo del lavoro, un mondo che oggi richiede di sapere a perfezione l'inglese: "Già adesso al Politecnico circa un terzo dell'offerta formativa è in inglese nelle lauree magistrali, dall'anno 2014-2015 lo
sarà l'intera offerta".

La scelta del Politecnico affonda le sue radici in due motivi: "Una riguarda gli studenti italiani che, con la formazione al Politecnico, avranno, oltre alle competenze più
scientifiche, anche un'apertura culturale internazionale perché un ragazzo che si affaccia sul mondo del lavoro deve abituarsi a lavorare in contesti internazionali. Cosa che noi permettiamo con 2 anni di laurea specialista".

Secondo, per "coinvolgere gli studenti stranieri: un valore aggiunto per il nostro paese. l'italia infatti può crescere solo se attrae intelligenze, visto che non abbiamo materie prime come i paesi arabi. Ed ecco il problema: l'Italia ha una forte attrattiva culturale, ma anche una barriera, la conoscenza limitata della lingua, insegnando in inglese attraiamo tutte quelle persone interessate alla cultura italiana".

L'italianista Tullio De Mauro prova a obiettare che "è sbagliato per una università coinvolgere nel progetto della lingua inglese un'intera facoltà, oppure impartire tutti gli insegnamenti in inglese: può essere una strada ragionevole per
un'universita' privata, ma per quella pubblica è una scelta sbagliata. Altra cosa, invece, se viene impartito in inglese l'insegnamento di determinate materie e solo in alcuni corsi: questo è certamente utile".

Al momento gli studenti stranieri in italia sono il 3,6% del totale (63 mila su un totale di un milione e 750 mila iscritti alle universita') con 103 corsi in inglese attivati.