La Spagna: reagiremo

Petrolio: l'Argentina nazionalizza Ypf

A 17 anni dalla dismissione della compagnia petrolifera Ypf, la piu' grande del Paese, il governo argentino oggi e' tornato ad assumerne il controllo con il commissariamento immediato ed annunciato l'esproprio del 51% delle azioni in portafoglio alla spagnola Repsol che controlla la compagnia con il 57,3%.

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La bandiera dell'Argentina accanto a quella della Ypf

Buenos Aires, 16 Aprile 2012

L'annuncio arriva, con un sorprendente intervento a reti unificate, direttamente dalla presidente Cristina Fernandez de Kirchner, che, per il commissariamento, ha addirittura fatto ricorso ad un decreto. Per l'esproprio ha invece inviato un progetto di legge al Parlamento - dove non avra' problemi per farlo approvare - in cui si dichiara di "interesse pubblico nazionale e prioritario", l'estrazione, la produzione e la commercializzazione degli idrocarburi.

 

E si precisa che dell'intera quota delle azioni espropriate a Repsol, il 51% saranno custodite dall'Esecutivo ed il 49% dai governatorati del Paese. Dura e pronta la reazione della Spagna, con il primo ministro Mariano Rajoy che ha convocato con urgenza un vertice con il ministro degli esteri e quello dell'industria: "ci sara' una risposta in difesa degli interessi spagnoli", ha spiegato una fonte governativa.

 

Ma l'Argentina tira dritto: "siamo l'unico Paese dell'America Latina e quasi del mondo che non gestisce le sue risorse naturali", ha specificato Cristina Fernandez. Giustificando la duplice iniziativa con il fatto che, nel 2011, per la prima volta in 17 anni, l'Argentina ha dovuto importare petrolio e gas per 10 miliardi di dollari. Il governo accusa di tale colpo basso per la bilancia dei pagamenti la Repsol. Che, a suo dire, non ha effettuato gli investimenti necessari per nuove esplorazioni.

 

Con l'aggiunta che, dal 2000 al 2010, ha pagato piu' dividendi degli utili ottenuti: cedole che, come se non bastasse, assicurano alcuni media, avrebbe rimpatriato per investirli nelle sue attivita' in altri Paesi. Di fronte a queste accuse, mentre il presidente della Repsol Antonio Brufau ha tentato di trovare una via d'uscita riunendosi la scorsa settimana con un ministro argentino, esponenti del governo di Madrid hanno avvertito Buenos Aires: "Rompere le regole del gioco, vi trasformera' in un appestato nel mondo".

 

Ed i media spagnoli hanno rincarato a iosa in tal senso. La sempre irruente Cristina ha risposto per le rime: "Non mi faccio eco di minacce o accuse insolenti. Sono una presidente e non una 'patotera"', piu' o meno membro di una banda giovanile. In pratica, come si legge nel progetto di legge, l'Argentina punta "all'autosufficienza" nel settore degli idrocarburi. Non sara' un'impresa facile, dopo anni di limitati investimenti. Piu' che al petrolio, comunque, pensa al gas.

 

Secondo uno studio del 2011 della Us Department of Energy in 32 Paesi del mondo, che non include Russia e Medio Oriente, l'Argentina è al terzo posto come giacimenti di shale gas dopo Usa e Cina. Per la cui estrazione i costi sono tuttora enormi. Baires, quindi, ma con il pallino in mano, aspetta capitali. Magari cinesi.