Spero finisca il cinematografo

Bossi: non sapevo dei dossier su Maroni

Quella di Belsito, ha proseguito l'ex leader leghista, "sembra la storia di uno che messo alle strette cerca di buttare fango su tutti e su tutto.

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Umberto Bossi

Roma, 19 Aprile 2012

Un secco "no". Così Umberto Bossi risponde a chi gli chiede se sapeva dei dossier su Roberto Maroni: "Se lo chiedevano a me facevano prima perche' io sapevo che Maroni ha la barca, sapevo anche dove l'aveva, l'aveva sistemata in Sicilia".

Ma arriveranno altri dossier? "Non penso, spero di no. Spero che il cinematografo finisca presto, è solo un film".

"Di certo il nord non verra' sconfitto dai poteri romani con l'aiuto della mafia calabrese".
"Cercano di annichilirci, il momento è difficile, dobbiamo essere forti, non dobbiamo inginocchiarci. La nostra gente se vuole vince la partita".

"Non lo so". Cosi' Umberto Bossi ha risposto a una domanda sulla sua possibile candidatura alla guida della Lega.

Conoscere la verità sull'acquisto delle auto da parte dei propri figli sarebbe stato "l'unico modo" per fermare una cosa del genere. Parola di Umberto Bossi. "Ho chiesto alle segretarie, ad esempio, come mai non mi avete detto niente se è vero che i miei figli si facevano aiutare per farsi comprare le macchine - ha detto Bossi parlando a un comizio ad Alessandria - 'Perché - è stata la risposta - non volevamo crearti dolore'. Brave bestie - ha proseguito Bossi - Era l'unico modo per fermare una roba" del genere.

"E' dimostrato - ha concluso Bossi - che non sono un mago. Altrimenti avrei capito prima le cose. Invece mi sono piombate addosso".

"Adesso c'è una partita difficile da giocare. La partita non è finita". Lo ha detto Umberto Bossi, parlando ad un comizio ad Alessandria. "La partita mediatica è iniziata con un magistrato napoletano che è arrivato con l'elicottero che volava sul tetto della sede. Sceneggiata per usare la stampa, i media, per amplificare il problema e fare in modo che la maledetta lega perdesse le amministrative.

"Come mai nessuno si accorse che avevamo un ammistratore che in qualche modo era collegato alla 'ndrangheta?". Inizia così il comizio di Umberto Bossi ad Alessandria, parlando dell'ex tesoriere Francesco Belsito, espulso pochi giorni fa dalla Lega. "Guardate che è stato anche vicepresidente della Fincantieri. Per entrare nella Fincantieri devi presentare un certificato - ha spiegato Bossi - mi pare ogni venti giorni, che ti fanno i servizi segreti, a Palazzo Chigi, dove risulta che non c'entri niente con la mafia. Perché la Fincantieri fa armi, cannoni, missili, portaerei, sommergibili. Potete immaginare se uno è sospettato di mafia può entrare lì".

"Come mai - ha proseguito Bossi - è la domanda, è potuto entrare lì. E come mai nessuno ha parlato in tanti anni. Adesso lui dice che è stato controllato. Anche da Maroni. Io non ci credo".

Quella di Belsito, ha proseguito l'ex leader leghista, "sembra la storia di uno che messo alle strette cerca di buttare fango su tutti e su tutto. Non penso che Maroni sapesse lui. Però la situazione è molto difficile. Messo dentro uno così è chiaro che se uno è a rischio di mafia lo possa anche aver chiamato: 'se non fai quello che ti diciamo noi, cioè il danno della Lega, ti mettiamo in carcere, buttiamo la via chiave e ci resti venti anni'. Penso che sia avvenuta una cosa dietro di noi senza che ce ne accorgessimo".