Mai pentito di aver fatto un passo indietro

Berlusconi: non è vero che penso al Quirinale

"Non è vero che penso al Quirinale come al mio futuro" Così Silvio Berlusconi in un intervista al settimanale Gente.

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Silvio Berlusconi

Roma, 28 Aprile 2012

''Non è vero che penso al Quirinale come al mio futuro. Quello che spero è che, profittando della pausa della contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra, si possa arrivare a un cambiamento dell'assetto istituzionale che renda finalmente governabile questo Paese.

Il mio impegno in politica potrebbe concludersi con questo successo''. Lo dice in un'intervista esclusiva a ''Gente'' l'ex premier Silvio Berlusconi.

Mai pentito del passo indietro

 ''Non me ne sono mai pentito. Pur avendo la maggioranza nelle due Camere, d'accordo con la direzione del mio partito, decisi di fare un passo indietro nella speranza che, con un governo tecnico, si potesse avviare un confronto tra maggioranza e opposizione per approvare quelle riforme indispensabili per la governabilità del Paese. Monti, di cui conoscevo la serietà e la competenza, ha avuto il mio appoggio, unitamente a quello del Popolo della Libertà, e io spero che possano realizzare anche i provvedimenti che il mio esecutivo aveva avviato.

Riforme: serve un accordo eccezionale tra maggioranza e opposizione

 "Per cambiare davvero l'Italia occorre qualcosa di eccezionale, un accordo tra maggioranza e opposizione che, profittando di un comune sostegno a un governo di tecnici, realizzi quelle riforme che una parte politica da sola non puo' realizzare", ha detto ancora Berlusconi. "Chi vede la situazione politica dal di fuori non può immaginare quanto siano contorti i meccanismi che la regolano e la paralizzano", prosegue il Cavaliere, per il quale "Abbiamo un numero esagerato di piccoli partiti, che non pensano all'interesse comune ma solo a quello dei loro piccoli leader. Di conseguenza i due partiti piu' grandi devono per forza allearsi con i piu' piccoli, che poi li condizionano. Ogni provvedimento del governo deve affrontare un percorso di guerra: si discute nelle commissioni, si cambia, si vota. Quando finalmente, dopo molti mesi, il disegno di legge arriva in aula con una moltitudine di emendamenti e viene approvato, passa al Senato. Qui deve affrontare lo stesso calvario gia' percorso, e il testo che ne esce è sempre diverso da quello votato dalla Camera. Allora si torna alla Camera e si ricomincia da capo. Alla fine, se va bene in 18-24 mesi, i due rami del Parlamento si mettono d'accordo, ma se all'inizio il provvedimento era un focoso destriero purosangue, alla fine ci si ritrova con un ippopotamo".