Ingroia: Sento odore di tangenti. Comitato stabilità: è solida

Mps, i conti non tornano: in 11 mesi bonifici per 17 miliardi

Dalle carte in possesso dai pm sono emersi bonifici internazionali per circa 17 miliardi di euro; operazioni effettuate dal 30 maggio 2008 al 30 aprile 2009, ossia nei mesi successivi il perfezionamento dell'acquisizione di banca AntonVeneta

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Monte dei Paschi di Siena

Siena, 29 Gennaio 2013

Come spesso succede nella vita degli esseri umani, i 'guai' non vengono mai da soli. E questa sembra essere una certezza, almeno in questo periodo, anche per Banca
Monte dei Paschi di Siena, da una settimana al centro del vortice legato all'inchiesta sull'acquisizione di banca Antonveneta.

Dalle carte in possesso dai pm sono emersi bonifici internazionali per circa 17 miliardi di euro; operazioni effettuate dal 30 maggio 2008 al 30 aprile 2009, ossia nei mesi successivi il perfezionamento dell'acquisizione di banca AntonVeneta. Una cifra nettamente superiore ai 10,3 miliardi di euro che corrispondono all'esborso per l'acquisizione dell'istituto.

Secondo quanto si è appreso sotto la lente dei pm ci sarebbero in particolare due bonifici, rispettivamente da 2,5 miliardi e da 123,3 milioni, a favore di Abbey National Treasury Service Plc di Londra. A quanto si apprende queste operazioni interessano gli inquirenti perchè si tratterebbe di cifre che, secondo fonti vicine alle indagini, sarebbero successivamente rientrate in Italia, usufruendo dello scudo
fiscale

Oltre alle operazioni sui derivati, i magistrati senesi Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, titolari di un'inchiesta che ogni giorno sembra allargarsi, avranno presto le carte di due verifiche fiscali che hanno interessato altrettante operazioni fatte dal Monte.

La prima, che secondo quanto si apprende sarebbe appena iniziata, riguarderebbe la vendita portata a termine nell'autunno 2011 di Palazzo dei Normanni a Roma, l'ex sede delle esattorie.

La seconda verifica fiscale, gia' conclusa nel 2012, avrebbe invece interessato una plusvalenza di 120 milioni scaturita dal rastrellamento, nel 2005, da parte di Mps di
azioni Unipol, quando il gruppo assicurativo era impegnato nella scalata alla Bnl, poi non andata in porto.

La vendita di Palazzo dei Normanni, sempre secondo le stesse fonti, sarebbe stata chiusa a 142 milioni, e non 130 come sempre stato detto. Lo storico edificio, non lontano dal Colosseo, sorge su un'area di circa 6000 metri quadrati, con una
superficie di 36 mila metri quadri. L'edificio venne ceduto dal Monte a un fondo immobiliare gestito da Mittel. La verifica si concentrerebbe anche sulla velocita' con cui venne chiusa la trattativa con l'acquirente direttamente dai vertici del Monte.

Tra le ipotesi, che sarebbero al vaglio degli inquirenti, anche quella direttamente collegata al bilancio della banca che, grazie alla vendita 'veloce', venne chiuso in utile. Senza contare che Immobiliare Sansedoni, societa' partecipata del Monte e incaricata della vendita, avrebbe avuto in mano offerte migliori ma le cui trattative rischiavano di protrarsi per le lunghe. Vero è che anche il mercato immobiliare, in quel periodo, era gia' quasi ai minimi e da tempo il Monte aveva messo in vendita il palazzo senza riuscire a trovare un acquirente.

La seconda verifica, chiusa nel 2012, avrebbe evidenziato una serie di competenze errate nella registrazione dei bilanci. In sostanza, il Monte grazie alle operazioni sul mercato sui titoli di Unipol avrebbe ottenuto una plusvalenza di 120 milioni di
euro, portati a tassazione nel 2006 anziche' nel 2005, quando - secondo le indagini - fu effettuato l'acquisto. Non un semplice escamotage fiscale ma un'operazione, questa, che avrebbe consentito a Mps di ottenere un consistente vantaggio fiscale,
con un risparmio del 95% grazie a una modifica del Testo unico.

Ancora carte per i pm che, forse anche per questo, continuano a respingere, con gentilezza ma altrettanta fermezza, l'assalto dei giornalisti. Sulla porta campeggia sempre il cartello con l'avviso, firmato dal procuratore Tito Salerno: "Si comunica
che il procuratore della Repubblica e i sostituti procuratori non rilasceranno dichiarazioni in relazione alle indagini in corso sulla vicenda Banca Mps". Stamani, prima di cominciare il lavoro di routine, i tre sostituti si sono riuniti per coordinare e dividersi quella che ormai è una 'montagna' di lavoro.

Ingroia: sento odor di tangenti
"Se ne sente l'odore". Antonio Ingroia risponde così alla domanda se pensa che alla fine nella vicenda dei Monti dei Paschi di Siena possa uscire fuori anche una storia di tangenti. "Si tratta comunque di un grave scandalo - aggiunge il leader di Rivoluzione civile- che toccherà alla magistratura approfondire".

"E' evidente - prosegue l'ex magistrato- che ci sia un malsano intreccio tra politica ed affari. Ribadisco come una delle nostre priorità sarà quella di cacciare la politica dalle banche e dalle fondazioni bancarie". Quanto a eventuali ricadute elettorali in seguito al caso, Ingroia risponde: "Non credo che sia questo il problema".

Alfano: pronti a commissione d'inchiesta
"Noi siamo pronti a fare una Commissione d'inchiesta, non per firmare un progetto altrui, ma se lo riterremo la faremo, perche' ci sono gli estremi di una tale gravita' da immaginare una scelta di questo genere". Cosi' il segretario Angelino Alfano a proposito dello scandalo che riguarda Monte Paschi di Siena e dell'ipotesi di una Commissione d'inchiesta sui rapporti tra politica e banche. "Nella prossima legislatura,
dove noi pensiamo di andare al Governo, avremo come bussola il bene del Paese e quindi - ha aggiunto - non ci spaventeranno i compagni di viaggio su questioni come
queste". Secondo Alfano, "andrebbe anche rivisitata la legge sulle Fondazioni di origine bancaria, non perche' sia sbagliata, ma affinche' l'autonomia degli istituti di
credito dai partiti politici sia sempre piu' vera e piu' efficace".

Cucchiani, Ad Intesa: i manager possono dire no alla politica
"Le pressioni della politica? I manager potevano dire di no". Lo afferma al Corriere della Sera, Enrico Tommaso Cucchiani, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che parla del caso Mps e del mutato clima intorno all'Italia anche alla luce del Forum di Davos. Sulla vicenda della banca senese, Cucchiani afferma: "E' un caso isolato e come tale viene percepito anche a livello internazionale. Si' al prestito - aggiunge - o il sistema è a rischio".

"Quando si dice che l'Imu serve a salvare il Montepaschi - spiega Cucchiani - si fa un collegamento improprio a meta' fra assenza di logica e disonesta' intellettuale. La verita' è che con i Monti bond vengono tutelati i risparmiatori e l'economia reale: se si bloccasse il Montepaschi, allora si' ci sarebbe un rischio sistemico".

Anche sui derivati, secondo Cucchiani, circolano "valutazioni improprie", poiche' sono come la penicillina: se usati bene sono necessari. "Ammesso e non concesso che ci siano pressioni della politica - prosegue - la responsabilita' è personale del manager. Puo' dire di no e andarsene. A questo proposito ritengo improprie le critiche generalizzate alle fondazioni. Sono azionisti come tutti gli altri".

Di rientro dal Forum di Davos, l'ad di Intesa San Paolo spiega di avere raccolto al Forum "la sensazione di un clima molto diverso rispetto all'anno scorso: non c'erano piu' l'aria cupa, il disfattismo, le preoccupazioni per i mercati e per un disastro break up dell'euro, non sono piu' presenti i timori per il "cigno nero", cioe' per un evento improbabile ma catastrofico come l'implosione della moneta comune". In particolare, aggiunge Cucchiani, "l'Italia non è piu' il malato d'Europa, lo prova non solo lo spread ma anche il fatto che nei confronti del Montepaschi ho avvertito una 'curiosita" e un interesse circoscritti, nessuna preoccupazione di rischio sistemico".

Comitato di stabilità: è solida
Mps ha "una situazione patrimoniale complessiva solida e le tensioni che lo hanno riguardata non producono effetti sul sistema bancario nel suo complesso". Lo afferma il Comitato per la Stabilita' Finanziaria riunito oggi al termine della riunione.