La difesa: perché non avete parlato prima?

Dai pentiti altre accuse a Cosentino

Prima udienza senza l'imputato Nicola Cosentino - recluso da venerdì scorso nel carcere partenopeo di Secondigliano - al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) per il processo che vede l'ex deputato alla sbarra per concorso esterno in associazione mafiosa

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Nicola Cosentino

Caserta, 18 Marzo 2013

Era il giorno dei pentiti. Domenico Bidognetti, cugino del boss Francesco Bidognetti alias Cicciotto e' Mezzanotte, e Francesco Cantone. I quali hanno ribadito le proprie
accuse, contestate peraltro dalla difesa dell'ex sottosegretario all'Economia.

Una cosa sola

"La famiglia Cosentino era una sola cosa con i Bidognetti - ha affermato il parente di Cicciotto, reggente del clan tra il 1993 e il 1996 - io stesso conosco Nicola e i fratelli da quando ero piccolo. Nel 1988 Nicola, che era avvocato, mi ha fatto anche prendere il porto d'armi facendomi superare l'esame in un ufficio di Caserta. Il clan lo ha sempre appoggiato alle varie tornate elettorali ma io le date delle elezioni non le ricordo.
Ricordo però che Nicola e il fratello Giovanni erano spesso a casa di Cicciotto, anche quando questi era ai domiciliari, mentre quando era latitante lo incontravano a casa di Bernardo Cirillo e di Pasquale Iorio (zio di Cicciotto, ndr). Più volte io stesso mi sono recato dai Cosentino a cambiare gli assegni che gli imprenditori ci consegnavano a titolo di estorsione. A cambiarli, anche quando tra il '95 e il '96 ero latitante o agli
arresti domiciliari, era Giovanni Cosentino, fratello di Nicola.  Anche quest'ultimo era presente".

Memoria improvvisa

Una ricostruzione contestata dall'avvocato del politico, Agostino De Caro: "Perché lei solo nel 2009, quando l'ordinanza di custodia cautelare a carico del mio assistito è stata resa nota, e non prima, ha parlato di tali incontri?". Bidognetti ha riferito questi dettagli solo il 20 novembre del 2009, a un anno dal suo pentimento. "L'ho ricordato quando mi è stato chiesto" ha risposto Bidognetti, che poi non ha saputo indicare eventuali favori fatti al clan dall'ex deputato dopo le elezioni.

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"Nel 1993 mio cugino Francesco Bidognetti mi mandò a Napoli perché dovevo dire ai Lago che quanto piu' voti portavo alla Mussolini meglio era perché Bassolino non doveva vincere in quanto lo portavano i Moccia", ha detto Domenico Bidognetti, per il quale i Casalesi si impegnarono nel turno di ballottaggio per le elezioni al Comune di Napoli da cui uscì vincente Antonio Bassolino contro Alessandra Mussolini. 

Ci pensa lui

Cantone ha invece riferito di un colloquio avuto al carcere di Santa Maria Capua Vetere nel 2009 con Massimo Russo, fratello di Giuseppe o' padrino (la sorella è sposata con il fratello di Nicola Cosentino, ndr). "Russo - racconta il pentito - mi disse
che Cosentino stava diventando il braccio destro di Berlusconi e che avrebbe messo le cose a posto per quanto riguarda i collaboratori e i soldi".

Prossime tappe

Si tornerà in aula il 25 marzo prossimo ma domani intanto l'ex parlamentare del Pdl sarà interrogato in carcere dal giudice Egle Pilla che ha firmato la seconda richiesta d'arresto legata all'inchiesta "Il Principe e la scheda ballerina".