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Frontiere d'Europa

Ormai da anni il Mar Mediterraneo è teatro di innumerevoli naufragi di barconi carichi di migranti in fuga dalle coste del Nord Africa. Gli sconvolgimenti geopolitici più recenti stanno provocando una pressione migratoria mai vista prima che il nostro paese si trova ad affrontare in prima linea. Sono state le drammatiche immagini del naufragio di aprile (800 morti) a scuotere finalmente le coscienze dell'intera Unione europea. La Commissione ha elaborato un piano che riconosce le coste italiane come frontiera europea e, per la prima volta, coinvolge tutti gli Stati membri. Questo solo in linea di principio perché sono ancora molte le resistenze e i tentativi di svuotare di effetti pratici il piano. La decisione dovrebbe arrivare a fine giugno, nel Consiglio dei capi di Stato e di Governo, ma l'esito non è scontato. Intanto, con la bella stagione, la fuga da sud continua.

   

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Il motopesca affondato la notte del 18 aprile nelle immagini della Marina Militare

Le tragedie del Mediterraneo


Le storie

Esseri umani, non numeri

A bordo del pattugliatore PV.9

Sbarcano a migliaia sulle coste siciliane i migranti messi in salvo dalle unità navali della missione Triton. L'inviata di Rainews24 Angela Caponnetto ha seguito una delle tante operazioni di soccorso in mare.

di Angela Caponnetto, Rainews24

Il nuovo piano dell'Europa


La Commissione europea propone a tutti i Paesi dell'Unione di assorbire in 2 anni 40 mila richiedenti asilo, 24mila sbarcati in Italia e 16mila in Grecia. Il piano è riservato alle persone che hanno diritto alla protezione internazionale e che sono arrivate sul territorio europeo dopo il 15 aprile.

La quota parte

La regola fissata dalla Commissione prevede che possano essere "ricollocati" soltanto i richiedenti asilo appartenenti a quelle nazionalità che nel 2014 abbiano raggiunto nei paesi europei un elevato tasso di accettazione delle domande di protezione - almeno il 75%. Questo punto identifica in siriani e eritrei i migranti a cui si rivolge il nuovo piano.

  Vite in fuga


Ecco perchè si fugge dall'Eritrea e dalla Siria

I primi rappresentano l'etnia più numerosa giunta quest'anno sulle nostre coste. Su 41.470 sbarcati dal primo gennaio, sono arrivati 10.092 eritrei, pari al 24 per cento del totale. Dalla Siria sono invece approdate 2.790 persone, il 7 per cento.

Un provvedimento che appare subito insufficiente se si calcola che solo nel 2014 sono arrivate in Italia, provenienti dal Nord Africa, oltre 170 mila persone di diverse nazionalità e che, secondo i dati del Viminale, nel 2015 sbarcheranno sulle nostre coste altre 200 mila persone.

L'opposizione di Francia e Spagna, oltre a quella dell'Ungheria e di numerosi altri membri, ha pesato sulle scelte del Presidente Jean-Claude Juncker nella messa a punto del nuovo piano di accoglienza. Infatti, la proposta uscita il 13 maggio dalla riunione sull'Agenda dell'immigrazione prevedeva un sistema di "quote", scardinato a favore di "meccanismi di trasferimento", sui quali si tratterà nelle prossime settimane.

La sfida adesso è quella di abbattere il muro di ostilità di quella decina di paesi che si sono detti contrari ad accogliere nuovi profughi, in nome di quel principio di solidarietà al cui rispetto sono stati richiamati.

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Esseri umani, non numeri

Zwara, da dove partono i barconi

Uno dei punti di partenza per i viaggi della morte è Zwara, 75 km a ovest di Tripoli in Libia, diventato il centro della tratta di uomini.

Lo spread dei 40mila

Il piano della Commissione Ue prevede un meccanismo d'emergenza per ricollocare all'interno dell'Unione europea 40 mila richiedenti asilo di nazionalità eritrea e siriana nell'arco di 2 anni: 24 mila dall'Italia e 16 mila dalla Grecia.

La base legale è l'art.78, par. 3 del Trattato di Lisbona, mai applicato fino a questo momento e previsto per situazioni eccezionali in cui l'afflusso di migranti è "improvviso". Proprio per la straordinarietà del caso è prevista una procedura speciale, che impone la sola consultazione del Parlamento europeo.


Perché 40.000? Perché di meno non avrebbe aiutato Italia e Grecia, di più non sarebbe stato accettato dagli altri paesi Ue. Dimitri Avramopoulos, Commissario per l'Immigrazione

La proposta della Commissione Ue prevede anche che gli Stati membri ospitanti riceveranno 6 mila euro per ogni profugo trasferito sul proprio territorio, per un totale di 240 milioni di euro.

Dei 24mila richiedenti asilo che saranno trasferiti dall'Italia, il maggior numero andrà in Germania, 5.258 (21,91%); Francia, 4.051 (16,88%); Spagna, 2.573 (10,72%). Quelli che ne riceveranno di meno sono Cipro, 104 (0,43%); Malta, 175 (0,73%); Lussemburgo 221 (0,92%).

Obblighi per Italia e Grecia

La distribuzione dei migranti potrà avvenire soltanto quando entreranno in funzione i centri di smistamento "Hotspot" e arriveranno i team internazionali composti da funzionari di Frontex, Europol ed Easo per collaborare alle procedure di identificazione e di fotosegnalamento.

Il meccanismo di ripartizione dei richiedenti asilo all’interno dell’Unione europea tiene conto di quattro parametri: pil, popolazione, livello di disoccupazione e rifugiati già accolti sul territorio nazionale. I due criteri che influiscono di più sulla ripartizione sono la popolazione e il pil.

Italia e Grecia saranno tenute a inviare entro un mese una roadmap sui criteri di accoglienza e di raccolta delle impronte digitali. Nel caso in cui il piano, o la sua attuazione, non rispettasse quanto previsto dalla Ue, la Commissione potrà proporre di sospendere i trasferimenti, di tre mesi in tre mesi.

Il reinsediamento

Una delle questioni sul tavolo della discussione riguarda il reinsediamento (resettlement) in Europa, nei prossimi due anni, di altre 20 mila persone che si trovano nei campi profughi fuori dall'Ue e identificate dall'Unhcr come bisognose di protezione internazionale. La Commissione per questo stanzia un budget di 50 milioni di euro e propone delle percentuali.

All'Italia spetterebbe il 9,94% (1.989 persone). E' la percentuale più alta dopo Germania 15,43% (3.086); Francia 11,87% (2.375); e Gran Bretagna 11,54% (2.309).

Il nuovo piano operativo di Frontex

Il nuovo piano operativo di Frontex estende l'operazione Triton fino ad includere l'area della precedente missione Mare Nostrum. Si passa dalle precedenti 30 miglia a 138 miglia nautiche a sud della Sicilia, con la possibilità di fare soccorsi più tempestivi e salvare più vite, grazie anche ad un massiccio rafforzamento dei mezzi impiegati. Per coordinare le attività sarà allestita una base operativa a Catania.

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Passaggio a Sud-Est. In viaggio sulla via dei Balcani

Non solo Mediterraneo. Migranti dal Medioriente, ma anche dall'Africa scelgono sempre di più la rotta dei Balcani per raggiungere l'Europa. Turchia, Grecia, Serbia, Ungheria, Austria e infine Germania. Camminano a piedi , lungo i binari del treno...

di Ilario Piagnerelli e Antonio Silvi, Rainews24

Il fronte del "no"

Il testo varato dall'esecutivo ha avuto un'accoglienza piuttosto fredda. Secondo una prima analisi, oltre a Italia e Grecia i paesi favorevoli sono Germania, Svezia, Austria e Francia, che in un primo momento si era detta contraria alla proposta. Irlanda, Gran Bretagna e Danimarca sono invece esentati dalla ricollocazione, in virtù della clausola di "opt-out" su giustizia e affari interni. Sul fronte del "no" ci sono molti Paesi dell'Est Europa tra cui la Bulgaria che, interessata anch'essa da arrivi massicci di profughi, chiede di beneficiare della ridistribuzione assieme a Italia e Grecia. Incerti infine sono Spagna e Portogallo, che criticano i criteri scelti per la suddivisione dei richiedenti asilo.


L'immigrazione incontrollata mette in crisi il mercato del lavoro David Cameron, Primo ministro inglese, lingua originale

Il fronte dei contrari e degli incerti si era già compattato dopo il varo dell'Agenda dell'immigrazione che prevedeva le cosiddette quote, un meccanismo secondo il quale i migranti già presenti in Europa sarebbero stati ridistribuiti tra gli stati membri, in situazioni di emergenza, secondo percentuali calcolate in base a quattro parametri: PIL, popolazione, livello di disoccupazione e rifugiati già accolti sul territorio nazionale.

Scenari


L'accordo di ricollocamento dei migranti proposto dall'Unione Europea segna un traguardo importante perché inverte quella tendenza all'indifferenza di fronte ai morti in mare, peraltro decuplicati nei primi cinque mesi del 2015. Ma nel nostro Paese il suo impatto concreto resterà del tutto marginale, per ora.

Emergono subito alcune criticità: il numero dei migranti effettivamente coinvolti; i tempi di esecuzione del programma; la mancata messa in discussione del regolamento di Dublino e i possibili "effetti collaterali" legati all'obbligo della schedatura poco dopo lo sbarco.


Impensabile portarli tutti in Italia Matteo Renzi

Le incertezze per il futuro
Il primo dubbio riguarda le dimensioni e la durata dell'intervento, che la Commissione intende utilizzare come un test per capire "se e come" rendere costante il principio in futuro. Anche qui però emergono le titubanze di un accordo per altri versi coraggioso: i tempi di questa possibile estensione del programma sono incerti. "L'Unione Europea ha bisogno di un sistema permanente di condivisione delle responsabilità sui rifugiati politici fra gli stati membri", spiegano dalla Commissione: "Per questo presenteremo una proposta legislativa entro la fine del 2015 per rendere obbligatorio e automatico il meccanismo di redistribuzione nelle emergenze".

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Cronaca di un salvataggio

Durante un'operazione di ricognizione, viene individuato un gommone con a bordo un centinaio di persone che chiedono aiuto. È una delle tante operazioni di salvataggio effettuate della Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza.

di Angela Caponnetto, Rainews24

Ancora un'estate di sbarchi
Arrivando "entro la fine dell'anno" la proposta, la discussione del decreto slitterà molto probabilmente oltre il prossimo inverno. Ma l'estate si avvicina adesso, non fra 20 mesi, e con il mare calmo e il clima favorevole gli sbarchi aumenteranno. È statistica: i dati di massimo afflusso sono stati in tutti gli ultimi anni quelli di giugno, luglio, agosto e settembre.


Non lasciamoli morire Emma Bonino, ex ministro degli Esteri

In ritardo anche il superamento della "Carta di Dublino"
Bisognerà aspettare il 2016 anche per un altro cardine della discussione: il regolamento di Dublino, la norma che obbliga i migranti a presentare domanda d'asilo nel primo paese d'approdo.

  Il Regolamento di Dublino

Il "Principio del "primo approdo" è contenuto nel comma 2 dell'articolo 3)

Molti profughi però cercano di arrivare subito nella città di destinazione, perché sanno che per ricevere una risposta da Roma bisogna attendere più di anno. È "grazie" a questa fuga volontaria che l'anno scorso su 170mila persone sbarcate in Italia ne abbiamo accolte solo 70 mila: le altre sono scappate prima di dare le impronte.

La complessità delle fotosegnalazioni
La posticipazione del problema ne solleva un altro, su cui il testo dell'accordo non lascia dubbi: nei prossimi mesi la fotosegnalazione e la registrazione dei migranti al momento del primo soccorso sarà obbligatoria. Per farla applicare sono previsti fondi aggiuntivi, e lo sforzo congiunto di Frontex, Europol e polizie nazionali perché nessuno si sottragga alla schedatura dopo lo sbarco.

Anche questo avrà una conseguenza diretta sulle strutture d'accoglienza in Italia: se non saranno più tollerate le "fughe", il numero dei posti necessari per ospitare i richiedenti asilo aumenterà in modo esponenziale. Anche i tempi resteranno critici: già oggi l'ingolfamento ha portato le domande a restare nel limbo per più di 13 mesi. Per questo la Commissione ha promesso delle "squadre di supporto che aiuteranno a valutare i casi il più in fretta possibile".

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Sulla rotta dei pirati

Contro il traffico di migranti nel Mediterraneo l'Ue ha deciso di seguire l'esempio della missione Atalanta che da anni contrasta la pirateria somala nel Golfo di Aden e nell'Oceano Indiano. Silvia Balducci e Antonello Tiracchia nel 2012, per Rainews24, si sono imbarcati per 20 giorni a bordo della Fregata Grecale della Marina Militare. Un racconto importante per capire come si muoveranno ora le navi militari nel Mediterraneo per fermare i trafficanti di uomini.

L'ipotesi militare del piano europeo
Resta poi aperto l'ultimo fronte: la lotta ai trafficanti e all'immigrazione irregolare. Triton prevede l'impegno a distruggere e confiscare le navi usate dagli scafisti, e procedure più dure per l'espulsione degli almeno 200 mila "clandestini" arrivati in Europa nell'ultimo anno. Per agire militarmente in mare però, serve il mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che deve dare la copertura giuridica e una nuova ratifica della decisione da parte dei ministri dell'Unione.

Federica Mogherini: fermare gli scafisti
Rendere "inutilizzabili gli strumenti di morte", "distruggere il modello di business dei trafficanti nel Mediterraneo", evitare che "le organizzazioni criminali riutilizzino" i barconi e il denaro "con cui si arricchiscono e fanno morire le persone": Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, ha spiegato a Bruxelles gli intenti dell'operazione EuNavforMed, intervento navale europeo che, sotto l'egida dell'Onu, dovrebbe smantellare il "sistema" degli scafisti che attuano la tratta di esseri umani dalle coste libiche a quelle dell'Europa meridionale.


C'è nuovo consenso nel voler colpire i trafficanti di vite umane Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza

Gli interventi si dispiegherebbero per fasi progressive
Prima l'intercettazione in mare dei natanti e salvataggio dei profughi; quindi la messa fuori uso dei barconi; più avanti, se necessario, incursioni in acque territoriali libiche per contrastare in origine l'azione degli scafisti. Per questa azione marittima hanno già confermato la disponibilità di mezzi, oltre all'Italia (il Paese maggiormente coinvolto sul piano militare), Francia, Regno Unito, Spagna, Germania, Polonia, Slovenia, Irlanda.

Centri di accoglienza e capienza totale

I cittadini stranieri entrati in modo irregolare in Italia sono accolti nei centri per l'immigrazione dove ricevono assistenza, vengono identificati e trattenuti in vista dell'espulsione oppure, nel caso di richiedenti protezione internazionale, per le procedure di accertamento dei relativi requisiti. Le strutture si dividono in centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), centri di accoglienza (Cda), centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e centri di identificazione ed espulsione (Cie).

I centri di primo soccorso (Cpsa) sono attualmente quattro (Lampedusa, Elmas, Otranto e Pozzallo). Qui i migranti ricevono le prime cure mediche necessarie e vengono fotosegnalati. Chi richiede la protezione internazionale sarà inviato nelle strutture per richiedenti asilo (Cara) per l'identificazione e l'avvio della relativa procedura. Gli altri saranno invece affidati a uno dei centri d'accoglienza (Cda) presenti sul territorio per il tempo necessario all'identificazione e all'accertamento sulla regolarità della permanenza in Italia.

Le rotte e i numeri


La migrazione di interi popoli in fuga dai conflitti, dalle persecuzioni e dalla miseria non è una emergenza ma un fenomeno globale che caratterizza il nostro tempo, e che occorre conoscere per capire e governare. Sono diverse le rotte che dall'Africa e dall'Asia portano in Europa. Il percorso più battuto è quello che sfocia nel Mediterraneo centrale e passa per il nostro paese. Dai numeri che descrivono si capisce meglio la portata epocale del fenomeno e si intuiscono le linee di tendenza.

©2015 - RAINEWS
A cura di Roberto Mastroianni, Luca Gaballo
In redazione: Francesco Laurenti, Marina Tosto, Maurizio Morganti

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