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Referendum Costituzionale

4 Dicembre 2016

 

Referendum Costituzionale

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Crisi di governo.Mattarella accelera consultazioni,possibile incarico domani. In  pole c'è Gentiloni
Crisi di governo.Mattarella accelera consultazioni,possibile incarico domani. In pole c'è Gentiloni
Consultazioni a una svolta per Sergio Mattarella. Sentiti i primi venti gruppi previsti, questo pomeriggio saliranno al Quirinale i tre gruppi più grandi: Forza Italia, M5S e Pd, dai quali dipenderà in larga parte la soluzione alla crisi di governo apertasi con le dimissioni di Matteo Renzi.

Il capo dello Stato continua il suo pressing sui tempi: dagli esponenti consultati stamane continua a trapelare la volonta' del Capo dello Stato di accelerare quanto più possibile per dare già nei primi giorni della prossima settimana un nuovo governo al Paese. Dunque non è escluso che il Presidente questa sera si affacci dallo studio alla Vetrata per spiegare agli italiani come ha inteso condurre il suo giro di ascolto delle diverse forze politiche, e che, dopo qualche ora di riflessione, già domani possa far sapere la sua decisione.

Tutto è ancora aperto. In mattinata Sinistra Italiana ha bocciato l'idea di un Renzi bis ma si è detta disponibile a un governo istituzionale per fare le riforme, ipotesi che al momento sarebbe sostenuta solo dall'attuale maggioranza, con l'aggiunta di Gal e Ala. Ma in mattinata, dalle parole di Denis Verdini e da quelle di Angelino Alfano, leader rispettivamente di Ala e di Ap, è rinata l'ipotesi di un Renzi bis che ieri i più davano per tramontata.

"Nella testa di Matteo è ancora tutto aperto" spiega chi è stato di recente a Palazzo Chigi. Il Pd ha ancora qualche ora per riflettere, poi alle 18 si aprirà per la delegazione Dem la porta dello studio alla Vetrata e a quel punto una soluzione o, quantomeno, un percorso dovrà essere rappresentato al Capo dello Stato. 

Giro d'incontri intanto a Palazzo Chigi, tra il premier dimissionario e i suoi ministri. Renzi ha visto quello dell'Economia Pier Carlo Padoan e dei Beni Culturali Dario Franceschini. I due potrebbero essere  tra i possibili candidati - così come Gentiloni - a guidare un governo "di scopo" che possa portare a mettere a punto una nuova riforma costituzionale. L'ex presidente del consiglio è stato a colloquio anche con il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e il Viceministro allo sviluppo economico Carlo Calenda. Ricevuta anche la delegazione Pd che salirà più tardi al Colle.

FI verso ipotesi Gentiloni
Silvio Berlusconi ha incontrato a palazzo Grazioli i capigruppo di Forza Italia, Renato Brunetta e Paolo Romani, prima di salire al Quirinale per le consultazioni con il Capo dello Stato. A partire dalle 16 sarà proprio il Cavaliere a varcare il portone del palazzo portando con sè la promessa fatta proprio a Mattarella che il suo partito sarà 'responsabile'. Possibile che Forza Italia sia tentata dall'idea di un nuovo esecutivo magari a guida Gentiloni - linea sposata anche dal Pd - per portare a termine il lavoro sulla legge elettorale che Berlusconi vuole proporzionale. Una posizione che si tradurrebbe con il no all'ingresso diretto nella maggioranza di governo, ma in una sostanziale non belligeranza con l'esecutivo nascente e la disponibilità a un tavolo su riforme e legge elettorale, appunto. E' questa la posizione che prende forza nel partito di centrodestra, e che Silvio Berlusconi potrebbe esporre domani al presidente della Repubblica, dopo aver incontrato i vertici di Forza Italia a palazzo Grazioli per fare il punto sulla linea da seguire.

Fdi-Lega: 'no' a Renzi bis
L'ipotesi di un Renzi bis pare inaccettabile da più parti. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta ripete: "Qualcuno pensa ancora a un Renzi bis dopo 19.419.507 No del popolo sovrano? Renzi e il suo governo a casa, e non tornino mai più". Un no trova i forzisti su una posizione comune con Fratelli d'Italia e Lega. "Un Renzi bis sarebbe inaccettabile", tuona Giorgia Meloni, "gli italiani sono stati chiari". "Il popolo vuole votare e non gradisce Renzi come presidente del Consiglio", dice il vicesegretario del Carroccio, Giancarlo Giorgetti. Intanto il segretario della Lega, Matteo Salvini, insiste per andare a elezioni subito e annuncia che nel prossimo weekend, il 17 e 18 dicembre, il Carroccio organizzerà mille gazebo in piazza per chiedere che si voti.

"Il 17 sarò a Palermo e il 18 a Milano", ha spiegato Salvini in un'intervista al Corriere della Sera, "vogliamo unire in questa richiesta tutta Italia". "Qui c'è gente che vuole andare avanti per un anno e mezzo e così diventa un problema di democrazia", ha avvertito il leader leghista. Quanto all'assenza alle consultazioni al Quirinale, Salvini ribadisce che si è trattato di una questione familiare: "Da tempo avevo promesso ai miei bimbi che sarei stato con loro in questi giorni e, con tutto il rispetto per le consultazioni, ho voluto mantenere la promessa". 

M5S: Subito al voto
Il M5S, che ieri pomeriggio si è riunito ancora per fare il punto sulla situazione, prima di salire oggi al Colle per le consultazioni, è chiaro: "Andiamo a votare subito", ripete Luigi Di Maio. Voto subito che per i pentastellati si realizza nell'andare alle urne subito dopo la sentenza della Consulta, a fine gennaio, e applicando anche al Senato, con i correttivi necessari, l'Italicum: il gruppo ha già depositato a Montecitorio una proposta in tal senso.

Pd converge su Gentiloni
Il Pd sarà l'ultimo partito a incontrare Mattarella. Al Colle saliranno Guerini, Orfini e i capigruppo Zanda e Rosato con il nome di Paolo Gentiloni tra le mani.

Il Pd infatti trova la quadra sul nome del titolare della Farnesina quale successore di Matteo Renzi a palazzo Chigi. Un Governo di scopo per riformare l'Italicum e poi andare alle urne: questo il 'patto' tra i dem. Renzi sa che non è praticabile, perché non troppo gradita al Capo dello Stato, la strada che porta a una modifica dell'Italicum con lui in carica da dimissionario, come prospettato dal Movimento 5 Stelle. Un esecutivo a termine guidato da Gentiloni, viene spiegato, permetterebbe invece al segretario Pd di non tradire la parola data nei mesi di campagna elettorale ("io non galleggio", "al tavolo non ci sarò") e rassicurerebbe il Colle - nel caso in cui ci volesse più tempo per riformare l'Italicum - in vista degli impegni internazionali di marzo a Roma e maggio a Taormina con il G7.

Per non rischiare il rinfocolarsi delle correnti dem, il premier accelera sul congresso, con alcuni parlamentari che ne ipotizzano l'apertura dopo un'assemblea da tenersi già tra una decina di giorni, per concludersi a marzo. È Andrea Orlando a dire 'on the record' quella che - secondo parlamentari e fedelissimi - rimane la posizione del premier dimissionario. "Un Governo di legislatura è inconcepibile. La legislatura si è chiusa con il referendum - dice il ministro della Giustizia - Dobbiamo capire capire come chiuderla, non come andare avanti". Il Pd, insomma, ribadiscono oggi Guerini, Orfini e i capigruppo Zanda e Rosato a Mattarella "ha un ruolo centrale che non rifiuta", ma che "non può essere" un ruolo "solitario". "Non siamo disponibili a fare da soli", scandisce il titolare di via Arenula.

Il governo di transizione dice a sua volta Roberto Speranza - dalle pagine del Quotidiano nazionale - deve fare subito due cose: "una legge elettorale omogenea per camera e senato e risanare la frattura che si è venuta a creare con la società italiana". Per questo incalza: bisogna cambiare anche scuola e jobs act.
 
Crisi. Mattarella accelera consultazioni, possibile incarico domani. In  pole c'è Gentiloni
Crisi. Mattarella accelera consultazioni, possibile incarico domani. In pole c'è Gentiloni
Si aprirà alle 11 con una rappresentanza di Sinistra Italiana-Sinistra ecologia e libertà la terza e ultima giornata di consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella per tentare di traghettare il Paese fuori dalla crisi di governo. Ieri il capo dello Stato ha ricevuto il gruppo Misto, le minoranze linguistiche, l'Udc, Fratelli d'Italia e la Lega Nord, ma è oggi la giornata più importante, con i colloqui col Pd, il Movimento 5 Stelle e Forza Italia. 

FI verso ipotesi Gentiloni
A partire dalle 16 quando sarà proprio Silvio Berlusconi a varcare il portone del palazzo. L'ex Cav porta con sè la promessa fatta proprio a Mattarella che il suo partito sarà 'responsabile'. Possibile che Forza Italia sia tentata dall'idea di un nuovo esecutivo magari a guida Gentiloni - linea sposata anche dal Pd - per portare a termine il lavoro sulla legge elettorale che l'ex Cav vuole proporzionale. Una posizione che si tradurrebbe con il no all'ingresso diretto nella maggioranza di governo, ma in una sostanziale non belligeranza con l'esecutivo nascente e la disponibilità a un tavolo su riforme e legge elettorale, appunto. E' questa la posizione che prende forza nel partito di centrodestra, e che Silvio Berlusconi potrebbe esporre domani al presidente della Repubblica, dopo aver incontrato i vertici di Forza Italia a palazzo Grazioli per fare il punto sulla linea da seguire.

Fdi-Lega: 'no' a Renzi bis
L'ipotesi di un Renzi bis pare inaccettabile da più parti. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta ripete: "Qualcuno pensa ancora a un Renzi bis dopo 19.419.507 No del popolo sovrano? Renzi e il suo governo a casa, e non tornino mai più". Un no trova i forzisti su una posizione comune con Fratelli d'Italia e Lega. "Un Renzi bis sarebbe inaccettabile", tuona Giorgia Meloni, "gli italiani sono stati chiari". "Il popolo vuole votare e non gradisce Renzi come presidente del Consiglio", dice il vicesegretario del Carroccio, Giancarlo Giorgetti. Intanto il segretario della Lega, Matteo Salvini, insiste per andare a elezioni subito e annuncia che nel prossimo weekend, il 17 e 18 dicembre, il Carroccio organizzerà mille gazebo in piazza per chiedere che si voti.

""Il 17 sarò a Palermo e il 18 a Milano", ha spiegato Salvini in un'intervista al Corriere della Sera, "vogliamo unire in questa richiesta tutta Italia". "Qui c'è gente che vuole andare avanti per un anno e mezzo e così diventa un problema di democrazia", ha avvertito il leader leghista. Quanto all'assenza alle consultazioni al Quirinale, Salvini ribadisce che si è trattato di una questione familiare: "Da tempo avevo promesso ai miei bimbi che sarei stato con loro in questi giorni e, con tutto il rispetto per le consultazioni, ho voluto mantenere la promessa". 

M5S: Subito al voto
Il M5S, che ieri pomeriggio si è riunito ancora per fare il punto sulla situazione, prima di salire oggi al Colle per le consultazioni, è chiaro: "Andiamo a votare subito", ripete Luigi Di Maio. Voto subito che per i pentastellati si realizza nell'andare alle urne subito dopo la sentenza della Consulta, a fine gennaio, e applicando anche al Senato, con i correttivi necessari, l'Italicum: il gruppo ha già depositato a Montecitorio una proposta in tal senso.

Pd converge su Gentiloni
Il Pd sarà l'ultimo partito a incontrare Mattarella. Al Colle saliranno Guerini, Orfini e i capigruppo Zanda e Rosato con il nome di Paolo Gentiloni tra le mani.

Il Pd infatti trova la quadra sul nome del titolare della Farnesina quale successore di Matteo Renzi a palazzo Chigi. Un Governo di scopo per riformare l'Italicum e poi andare alle urne: questo il 'patto' tra i dem. Renzi sa che non è praticabile, perché non troppo gradita al Capo dello Stato, la strada che porta a una modifica dell'Italicum con lui in carica da dimissionario, come prospettato dal Movimento 5 Stelle. Un esecutivo a termine guidato da Gentiloni, viene spiegato, permetterebbe invece al segretario Pd di non tradire la parola data nei mesi di campagna elettorale ("io non galleggio", "al tavolo non ci sarò") e rassicurerebbe il Colle - nel caso in cui ci volesse più tempo per riformare l'Italicum - in vista degli impegni internazionali di marzo a Roma e maggio a Taormina con il G7.

Per non rischiare il rinfocolarsi delle correnti dem, il premier accelera sul congresso, con alcuni parlamentari che ne ipotizzano l'apertura dopo un'assemblea da tenersi già tra una decina di giorni, per concludersi a marzo. È Andrea Orlando a dire 'on the record' quella che - secondo parlamentari e fedelissimi - rimane la posizione del premier dimissionario. "Un Governo di legislatura è inconcepibile. La legislatura si è chiusa con il referendum - dice il ministro della Giustizia - Dobbiamo capire capire come chiuderla, non come andare avanti". Il Pd, insomma, ribadiscono oggi Guerini, Orfini e i capigruppo Zanda e Rosato a Mattarella "ha un ruolo centrale che non rifiuta", ma che "non può essere" un ruolo "solitario". "Non siamo disponibili a fare da soli", scandisce il titolare di via Arenula.

Il governo di transizione dice a sua volta Roberto Speranza - dalle pagine del Quotidiano nazionale - deve fare subito due cose: "una legge elettorale omogenea per camera e senato e risanare la frattura che si è venuta a creare con la società italiana". Per questo incalza: bisogna cambiare anche scuola e jobs act.

 
Quirinale, la carta del Renzi bis
Quirinale, la carta del Renzi bis
Difficile decifrare cosa abbia in mente Matteo Renzi in queste ore. Non parla con nessuno, dicono in ambienti di partito, “ma è chiaro che come sempre non giocherà di rimessa, alla meno".

Che vuol dire questo? Renzi lo ha scritto chiaramente nella e-news di ieri: se il Parlamento vorrà il voto subito "si aspetterà la Consulta" e si voterà "con le leggi elettorali attuali modificate dalla Consulta", altrimenti se vuole andare avanti con la legislatura "i gruppi parlamentari dovranno dare la disponibilità a sostenere un governo" di responsabilità. Ma gia' ieri dai partiti del No è arrivata una sostanziale indisponibilità, mentre l’ipotesi di andare a votare con l'Italicum così come sarà modificato dalla Consulta non coincide con l'indicazione del presidente Mattarella che ritiene "inconcepibile" andare al voto con due leggi non omogenee. Un'ipotesi bocciata come "incomprensibile" anche dall'ex presidente Giorgio Napolitano, che ieri pomeriggio ha avuto una conversazione telefonica con Renzi.

La carta del Renzi-bis
E allora? In mancanza di un altro governo, Mattarella potrebbe giocare la carta del Renzi-bis, ma a tempo. Potrebbe rinviare Renzi alle Camere per verificare i numeri della maggioranza e giungere a un reincarico. Idea alla quale si sta lavorando tra i vari Palazzi e sulla quale spinge Dario Franceschini, e il premier non sembra piu' chiudere a priori. Un reincarico permetterebbe di varare i decreti necessari, affrontare l'emergenza Mps e attendere il pronunciamento della Consulta sull'Italicum previsto per il 24 gennaio, anche se il punto centrale resta il tema delle elezioni anticipate. Un'opzione sul tavolo e' dunque quella di un governo di un anno.

Qualora invece dovessero venire a mancare le condizioni, ipotizzano fonti parlamentari dem, si potrebbe pensare a un altro esecutivo, guidato piu' da Gentiloni che da altri esponenti come Delrio o Franceschini. Anche quest'ultimo, dopo aver invitato Renzi ad ascoltare Mattarella e a frenare sulle elezioni subito, non escluderebbe di sostenere l'attuale ministro degli Esteri. Sara' la prima carica dello Stato a tirare le somme ed eventualmente, nel caso in cui non ci dovessere una convergenza su una 'exit strategy' della crisi e in presenza di un no di Renzi a un reincarico, esplorare la 'pista' istituzionale. Il 'refrain' di Renzi resta pero' quello di un'assunzione di responsabilita' da parte di tutte le forze parlamentari ma dalle consultazioni che cominciano oggi dovrebbe emergere tutta la distanza degli altri partiti su una soluzione condivisa.

Si conferma l'asse Lega-Fdi per elezioni subito, Berlusconi più cauto
"Elezioni subito o il 17-18 dicembre scendiamo in piazza", proclama in queste ore Matteo Salvini. E anche i Cinque stelle (in delegazione al Quirinale non ci sarà Beppe Grillo), paventando un accordo degli altri per fare una legge elettorale "contro" di loro, confermano la richiesta di voto anticipato con l'Italicum, dopo aver modificato la legge elettorale per il Senato. Silvio Berlusconi tiene Fi su una linea di responsabilità, con la disponibilità a sedersi a un tavolo per le riforme, ma non va per ora a 'vedere' le carte della proposta di Renzi e si affida al ruolo di garanzia di Mattarella. Anche Giorgia Meloni, che non vuol restare fuori dalla partita, ieri ha chiesto al Cav di ''fare un tavolo elettorale del centrodestra per una proposta condivisa". La presidente di Fdi, però, teme di arrivare alla scadenza naturale della legislatura, e sollecita un intervento di ''Mattarella per ottenere dalla Corte costituzionale un giudizio immediato''. Fdi e la Lega, insomma, sono per il voto anticipato, mentre Berlusconi non spinge.
Referendum. Salvini: voto subito, altrimenti ci arrabbiamo
Referendum. Salvini: voto subito, altrimenti ci arrabbiamo
Un possibile rinvio del voto e un governo "istituzionale, ma largo" prospettato dal premier dimissionario Matteo Renzi, stando ai suoi fedelissimi, sta sollevando aspre polemiche nelle fila del centrodestra. Duro il commento del leader della Lega, Matteo Salvini che twitta: "Non ci pensino neanche, la Lega è pronta a chiamare i cittadini in piazza! #votosubito, altrimenti ci arrabbiamo. 

<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr">Non ci pensino neanche, la Lega è pronta a chiamare i cittadini in piazza!<a href="https://twitter.com/hashtag/votosubito?src=hash">#votosubito</a>, altrimenti ci arrabbiamo... <a href="https://t.co/8R7Vp7PrFq">pic.twitter.com/8R7Vp7PrFq</a></p>&mdash; Matteo Salvini (@matteosalvinimi) <a href="https://twitter.com/matteosalvinimi/status/806424007641825280">7 dicembre 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>

Salvini nel corso di un intervento tv ieri sera aveva anticipato che già a partire da gennaio "chiameremo gli italiani in piazza per le primarie". E su un possibile coinvolgimento del Cavaliere - che in più occasioni ha ribadito il suo 'no' alle primarie - ha detto: "credo che alla fine ci sarà, io di sicuro cii sarò e ci metterò la faccia".

Su un possibile asse con i grillini, inoltre il leader della Lega spiega: "M5S vuole dialogare con la Lega? "Se qualcuno ha una mezza idea di fare questo alzi il telefono e lo proponga visto che io più volte nei mesi passati ho chiesto un confronto sui temi come Europa, tasse, immigrazione e non è mai arrivata una risposta. Ci sono punti su cui andiamo d'accordo e punti come l'immigrazione e la sicurezza che ci divono pesantemente a livello nazionale". I programmi politici "sono diversi" quindi non è possibile un'alleanza con il Movimento cinque stelle ma è possibile,
ragiona Salvini, un dialogo su alcuni punti specifici.

Dello stesso avviso Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia che dalla sua pagina Facebbok posta: "Presenteremo noi una proposta di legge elettorale per Camera e Senato, ma si torni subito a votare".



 "L'Italia è paralizzata dalla cialtronaggine del duo comico Renzi-Alfano che ci governa. Questi due geni che abbiamo come premier e ministro dell'Interno non hanno preso in considerazione l'ipotesi che al referendum potesse vincere il no - scrive Meloni - Così oggi l'Italia si ritrova senza legge elettorale al Senato e con una legge elettorale da riscrivere alla Camera. Eppure la possibilità che gli italiani bocciassero la pessima riforma costituzionale non era così remota e non è stato proprio come assistere a una imprevedibile invasione aliena. Ma niente, il Governo ora alza le braccia al cielo, scuote la testa e dice: "E ora come si fa? E' un bel guaio, non abbiamo una legge per andare a votare". Mi vengono i brividi a pensare a tutte le altre cose che il Governo non ha previsto e non ha preso in considerazione.

Silvio Berlusconi intanto dopo il pranzo ad Arcore di ieri con i vertici di Forza Italia si è detto pronto ad andare al voto, anche subito, ma bisogna capire con quale legge elettorale.  Di certo, "con l'Italicum consegniamo l'Italia a Grillo", è stato il coro unanime dei presenti. Siamo pronti a votare anche domani mattina alle 8, ma vogliamo sapere luogo e arma del duello, sarebbe stata la battuta di Maurizio Gasparri, uno dei più convinti sostenitori della necessità di modificare l'attuale legge elettorale prima di interrompere la legislatura.

Intanto questa mattina via twitter, Elio Vito "Forza Italia" sostiene che sarebbe corretto andare al voto subito dopo il pronunciamento della Corte Europea sul futuro del Cavaliere. Un atto di correttezza - spiega - verso milioni di elettori.

<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr">Corte europea decida presto su ricorso Berlusconi e comunque sarebbe corretto verso milioni di elettori non votare prima di tale giudizio</p>&mdash; Elio Vito (@elio_vito) <a href="https://twitter.com/elio_vito/status/806411531936206848">7 dicembre 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
Dopo il Referendum. Renzi: governo di responsabilità, sennò non temo il voto
Dopo il Referendum. Renzi: governo di responsabilità, sennò non temo il voto
Confermare le dimissioni da presidente del Consiglio, se non arrivare già 'dimissionato' dopo aver messo in sicurezza la legge di stabilità, ed evitare accelerazioni improvvise  puntando piuttosto a un Governo "di responsabilità". E' questo, secondo quanto si apprende, l'orientamento di Matteo Renzi in vista della direzione Pd che si terrà a breve.

Il premier riceve il messaggio fatto recapitare dal Colle, con Sergio Mattarella che bolla come "inconcepibile" andare a elezioni anticipate senza una nuova legge elettorale. Secondo il pensiero del capo dello Stato, riportato all'Huffington Post, insomma, arrivare a regole del gioco condivise  sarebbe "una soluzione obbligata", anche per "ovvie ragioni di correttezza istituzionale" che impongono di attendere le conclusioni della Corte costituzionale sull'Italicum  (l'udienza  è fissata per il 24 gennaio)  il cui esito "non è ovviamente prevedibile".

La fuga in avanti di Alfano su un possibile voto a febbraio - "una fiche concordata" nel faccia a faccia di lunedì scorso, ipotizzano diversi parlamentari - viene quindi stoppata a brutto muso dal Quirinale. La mossa, però, consente al premier di capire bene il risiko delle posizioni in campo, fuori e soprattutto dentro il Pd con chi afferma come Sandro Gozi che "Il Sì ha perso, ma abbiamo una base da cui ripartire. Ora prepariamoci al congresso e alle elezioni" e chi come Matteo Orfini si lascia tentare dal voto immediato. Ma sono tante le anime del partito che su questa ipotesi frenano. Primo tra tutti Dario Franceschini, impegnato in queste ore a far ragionare il premier e a portarlo lungo la rotta indicata da Sergio Mattarella. Contraria al voto subito, prima del congresso e di una riforma della legge elettorale, la minoranza dem.

"L'ho già detto una volta: non si vince sulle macerie del paese", attacca Pierluigi Bersani. "Sarebbe un film dell'orrore e vorrebbe dire mettere a rischio l'esistenza stessa del partito - gli fa eco Davide Zoggia - Chi si intesta il 40% è matto". In generale, comunque, viene spiegato, a non vedere di buon occhio un'accelerazione troppo brusca diversi parlamentari dem, in modo trasversale tra le correnti.

Renzi, comunque, dopo la presa di posizione del Quirinale - racconta chi ci ha parlato nelle ultime ore - sarebbe disposto a virare sulla strada della "responsabilità". Il premier, viene spiegato, pur ammettendo davanti allo stato maggiore del partito "gli errori" commessi, non dovrebbe arrivare a lasciare la poltrona di segretario e intenderebbe proporre ai suoi il sostegno ad un Governo "di responsabilità", appunto. Un esecutivo "non politico e super partes" che consentirebbe al Pd di "rimanere al riparo" da un'esperienza che si annuncia "poco felice" e che, "se politica, sarebbe sottoposta ai continui attacchi dell'opposizioni" che lo  logorerebbero. Quelli di Padoan o Grasso i nomi più gettonati, anche se - per molti - "è troppo presto" per mettere sul tavolo candidature "credibili". A Mattarella in ogni caso Renzi ha sottolineato che, pur assumendosi la responsabilità di questa fase, non può lasciare agli avversari di brandire l'arma delle urne.

Oggi intanti è atteso in Senato l'ok definitivo alla manovra. Il governo dimissionario ha posto la fiducia, che gli è necessaria, paradossalmente, per andare a casa. La strada dei numeri è stretta, ma - viene spiegato - il partito 'della poltrona', non dovrebbe tentare agguati.

La manovra 2017
La manovra 2017 oggi sarà legge. L'esame dell'ex finanziaria, iniziato ieri in commissione Bilancio a palazzo Madama, durerà poco più di 24 ore. L'assemblea licenzierà il provvedimento, con voto di fiducia, senza modificare il testo uscito dalla Camera, che quindi terminerà il suo iter in parlamento. Il Senato non toccherà palla sulla prima legge di bilancio, mentre Montecitorio è riuscita a inserire solo misure marginali, che non hanno modificato i saldi e non ha cambiato i contorni del quadro economico per il prossimo anno, disegnato dal Consiglio dei ministri.

Intorno alle 12.30 si sono concluse nell'aula del senato le dichiarazioni di voto sulla fiducia posta dal governo sulla manovra. Il presidente Pietro Grasso ha ricordato le decisioni della capigruppo e ha dunque sospeso la seduta che riprenderà alle ore 13,30 quando cominceranno le operazioni di voto, per appello nominale, che si concluderanno in circa un'ora.

Dopo il voto di fiducia, si passerà immediatamente alla seconda sezione del ddl bilancio (dall'articolo 2 al 18 che contiene ) e ci sarà il voto finale con procedura elettronica.
 
L'ex finanziaria da 29,1 miliardi di euro, peggiora il saldo strutturale di 0,4 punti percentuali portando il deficit al 2,3%, il governo ha avuto un bel po' da fare con Bruxelles per convincere i partner che le risorse aggiuntive servono a coprire uscite extra, come l'emergenza migranti e i terremoti. E ancora oggi arrivano degli avvisi dall'Europa che, dopo il referendum e prima di sapere cosa succederà in Italia, ribadisce la necessità di inserire misure addizionali perché altrimenti rischia di non rispettare i requisiti del patto di stabilità.

Tre i pilastri principali su cui poggia la manovra: fisco, investimenti e welfare. Il primo dei tre è composto dall'intervento che ha richiesto il maggiore impegno, in termini economici: il blocco dell'aumento dell'Iva che è costato più di 15 miliardi di euro. A cui si aggiunge la riduzione dell'Ires dal 27,5% al 24%.

La seconda colonna è costituita dal programma 'industria 4.0' e, secondo le stime del governo, dovrebbe mobilitare risorse per 20 miliardi di euro. L'ultimo capitolo è composto principalmente dalle misure previdenziali, che vanno dall'aumento della no tax area, all'ottava salvaguardia per gli esodati, arrivando all'ape e all'ape sociale. Sul fronte sanitario si conferma il finanziamento di 113 miliardi di euro per il servizio sanitario nazionale; mentre per il pubblico impiego arriva lo sblocco dei contratti, grazie a 1,9 miliardi che dovranno essere divisi tra gli statali, le forze armate e
corpi di polizia.
Alfano a Forza Italia, prolungamento legislatura non gratis
Alfano a Forza Italia, prolungamento legislatura non gratis
"Noi siamo stati e siamo un partito di persone serie e responsabili ma non ad ogni costo. Chi va cercando pretesti per proseguire la legislatura, e mi riferisco in particolare a Forza Italia, sappia che non lo avrà gratis. E' troppo comodo far proseguire la legislatura e scaricare il peso su altri: per quanto ci riguarda così non si va avanti". Lo ha detto il leader Ncd, Angelino Alfano al suo arrivo all'assemblea dei gruppi Ap di Camera e Senato in corso a Palazzo Madama per discutere ed esaminare l'esito del referendum sulla riforma costituzionale, riferendosi in particolare alla sua proposta di andare alle urne già a febbraio. 

"Il nostro ancoraggio resta il Presidente della Repubblica" ha comunque tenuto a sottolineare Alfano, aggiungendo anche: "Vediamo come va la direzione del Partito democratico, domani".

Le strade di Ncd e Udc intanto si dividono. Le due forze politiche (la prima guidata da Angelino Alfano, la seconda da Lorenzo Cesa), che insieme avevano dato vita a Area Popolare, divorziano dopo il risultato referendario che le aveva viste schierate su fronti contrapposti: Alfano per il Sì e Cesa a sostegno del No.

"Il risultato del referendum - si legge in un comunicato dell'Udc - non è ascrivibile a categorie politiche precise. Nessuno può attribuirsi un risultato: né i vincitori, né gli sconfitti. L'esito del 4 dicembre è la reazione di una società stanca, smarrita e priva di riferimenti certi. Per questo l'idea di far precipitare il Paese verso il voto appare più il segno di una reazione emotiva alla sconfitta che un disegno politico utile all'Italia".

"Su questo punto si segna l'ultima differenza nei confronti di Alfano che, da tempo, ha trasformato in sudditanza nei confronti di Renzi quella che per noi è stata ed è un'alleanza leale con il Pd. L'esperienza di Area Popolare, forse mai decollata, si conclude qui: con lo scioglimento dei gruppi e la ripresa di autonome presenze parlamentari". "In questo momento - prosegue il comunicato firmato da Cesa e dai parlamentari Udc i- riteniamo che, in primo luogo , spetti al presidente Mattarella definire percorsi e prospettive.

"Ci limitiamo a considerare che dopo il referendum il Paese ha bisogno con urgenza di una messa in sicurezza sociale, intervenendo sulla povertà che come sostiene l'Istat oggi colpisce un italiano su tre; di interventi sul sistema creditizio a tutela dei risparmiatori e di una nuova legge elettorale a base proporzionale votata dal Parlamento.

E non ultimo c'è bisogno, al di là delle distinzioni sul referendum, di un lavoro di ricomposizione specie all'interno dell'area del cattolicesimo popolare e di ceti medi e popolari che miri alla costruzione di un soggetto politico credibile. Per questo facciamo appello a noi stessi e a quanti, tra parlamentari e movimenti nella società civile, colgano come noi la rilevanza di questo passaggio storico", conclude il comunicato.
Renzi e le dimissioni congelate. Manovra, voto di fiducia al Senato entro domani sera
Renzi e le dimissioni congelate. Manovra, voto di fiducia al Senato entro domani sera

Il Presidente della Repubblica congela le dimissioni che Renzi gli ha presentato al Quirinale vista la necessità di completare l'iter parlamentare della manovra e per scongiurare i rischi di esercizio provvisorio. Matteo Renzi, che ha accolto l'invito di Mattarella ad aspettare (entro sabato al massimo) il via libera della manovra, deve affrontare il nodo delle elezioni a breve e il passaggio chiave della resa dei conti nella Direzione  del Pd di domani. 

L'approvazione della manovra non frena però la ricerca della soluzione per il dopo. Resta infatti tutto ancora da sciogliere il nodo della durata del prossimo Governo che per Renzi dovrebbe chiudere il capitolo della legge elettorale e portare a elezioni anticipate in tempi brevissimi.

Le reazioni in Italia: ora quali scenari?
Con la crisi che segue al voto si apre uno scenario inedito, che non è facile ora immaginare. Tutto dipenderà dalle scelte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla sua prima prova come arbitro di una crisi di governo.I contatti sono già partiti. La richiesta dei vertici Pd, spiegano fonti di maggioranza, è di un governo di scopo di brevissima durata per tornare, dopo la riforma dell'Italicum, alle urne già a marzo o al massimo a giugno. Se dovesse esserci un orizzonte più lungo Il Presidente del Consuglio potrebbe puntare anche su una figura istituzionale. Ma al momento si tratta di scenari perchè Mattarella, quando aprirà le consultazioni, ha intenzione di ascoltare con attenzione tutti i partiti.

Manovra blindata al Senato verso aula già domani
La legge di bilancio potrebbe essere varata in via definitiva dal Senato già domani. E' quanto emerso dalla riunione dell'Ufficio di presidenza della Commissione Bilancio di Palazzo Madama che è orientata a inviare il testo direttamente in Aula. "Chiederemo di fare il più presto possibile - ha spiegato il capogruppo del Pd in commissione Giorgio Santini - l'intenzione è di inviarla direttamente in Aula e quindi in teoria si può chiudere domani". In ogni caso, ha precisato, "è escluso che la manovra si riapra. Se non ci sono emendamenti basta un solo voto non necessariamente di fiducia".

Intanto la Lega lancia un altolà, dicendo che non ci sono le basi per l'approvazione rapida a meno che, dicono i presidenti dei gruppi parlamentari, "il governo non elimini immediatamente tutte le marchette pre-elettorali inserite prima del voto di domenica".

Manovra: voto fiducia Senato entro domani sera 
Il governo chiederà la fiducia sulla legge di bilancio e punta ad arrivare al voto in Aula entro domani sera. Le dichiarazioni di voto cominceranno alle 12 e la prima chiama è prevista per le 14.30. Lo ha stabilito, a maggioranza, la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. 
Referendum. Berlusconi: stop a primarie, ma 'no' rottura con Salvini
Referendum. Berlusconi: stop a primarie, ma 'no' rottura con Salvini
Silvio Berlusconi non ci mette alcun carico sulla sconfitta di Renzi al referendum. In una nota sottolinea come si sia scongiurato il pericolo di "un uomo solo al comando" ma non fa alcun accenno alle sorti del premier. Dice però che "il Pd ha un'ampia maggioranza in Parlamento" e quindi spetta al partito democratico "formare un governo per mettere in sicurezza la manovra e varare la legge elettorale". 

Il Cavaliere resta ad Arcore, oggi a pranzo vedrà i vertici del partito e forse tornerà nel pomeriggio a Roma, anche per prepararsi alle consultazioni al Colle: sarà lui a guidare la delegazione, "abbiamo fiducia nel ruolo di garante del Capo dello Stato", osserva, "vigilerà certamente su questa fase delicata con equilibrio e imparzialità e individuerà la soluzione più corretta per assicurare agli italiani in tempi brevi la possibilità di votare". Berlusconi vuole capire chi sarà a guidare la transizione e come si evolverà il confronto nel Pd. Il Cavaliere punta dritto sulla legge elettorale e ribadisce di essere disponibile ad un tavolo, anche con il segretario dem, sul proporzionale. Con la legge proporzionale saremo più liberi e decisivi, potremmo dettare condizioni, ha ribadito ai suoi. L'obiettivo è tornare al centro del ring ma con Salvini si è definito un percorso comune che arriva perlomeno al pronunciamento della Consulta sull'Italicum. Fino ad allora il premier e il segretario del Carroccio non si divideranno: ovvero resta il no ad un governo di scopo. Non appoggeremo alcun esecutivo tecnico, ha sottolineato oggi con i 'big' del Pd.

In realtà tra i dirigenti azzurri c'è il timore che l'ex premier possa agire da solo e intavolare un accordo con il Pd sul sistema di voto senza tener conto degli orientamenti dei gruppi. Non per altro questa mattina si sono visti alla Camera Toti, Brunetta e gli esponenti dell'ala 'barricadera' del partito. La consapevolezza tra i cosiddetti 'trumpisti' del centrodestra è che il Cavaliere possa giocare a logorare gli altri 'competitor' della coalizione e intestarsi una partita in proprio. Oggi Salvini riunirà i gruppi parlamentari e la vecchia guardia gli chiederà di cercare un accordo con FI sulla legge elettorale per andare poi al voto, così come invoca sia il segretario del partito di via Bellerio che Giorgia Meloni. I due leader di Lega e Fdi intendono accelerare sulle primarie. L'iniziativa di Salvini al Politeama di Palermo il 17 dicembre viene interpretata come il 'battesimo' della cosiddetta 'Lega Italia' e il primo rilancio sul tema della competizione interna per la futura leaderhip.

Contemporaneamente Fitto terrà un'iniziativa anche a Roma, ma il Cavaliere ha impartito un diktat al partito: nessuno parli di primarie, chi lo fa si mette fuori dal perimetro di Forza Italia. Il ragionamento è sempre lo stesso: se si andasse sulla proporzionale è inutile puntare sulle primarie, ma non è escluso che nel dialogo in corso tra Berlusconi e Salvini (si sono sentiti anche oggi) possano avvicinarsi le posizioni anche su questo tema, perlomeno sui tempi.

Il Cavaliere: esito non cancella necessità di una riforma
"L'esito referendario naturalmente non cancella anzi rafforza la necessità della quale abbiamo parlato tante volte nelle scorse settimane, di una diversa riforma costituzionale, una riforma condivisa e non lacerante per gli italiani" sostiene inoltre il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi.

"La riforma - aggiunge - della quale l'Italia ha bisogno davvero, deve comprendere alcuni principi che consideriamo fondamentali: 1) Un limite costituzionale alla pressione fiscale, che nessun governo possa superare. 2) Il vincolo di mandato ai parlamentari. Non è consentito tradire il mandato degli elettori: chi non se la sente di stare nel partito in cui è stato eletto deve dimettersi. 3) Diminuzione vera del numero dei parlamentari che devono essere ridotti di più della metà: 300 deputati invece degli attuali 630 e 150 Senatori invece degli attuali 315. 4) Elezione diretta del capo dello Stato: il massimo vertice delle istituzioni deve essere scelto dai cittadini, non dai partiti".
Domani la resa dei conti nel Pd
Domani la resa dei conti nel Pd
L'altro capitolo che Renzi si appresta ad affrontare riguarda il Partito Democratico. La direzione del Pd è stata spostata a domani. L'occasione servirà non solo per fare un'analisi di quanto accaduto ma anche per capire quali saranno le mosse future. A smentire l'ipotesi che il capo del governo possa lasciare la guida del Pd è il capogruppo alla Camera Ettore Rosato: "Il partito vuole che continui a fare il suo lavoro".  E un dirigente della cerchia renziana all'agenzia Dire ha detto che Renzi "Resta in campo e darà battaglia. Di fatto questo referendum si è trasformato in una vera e propria elezione politica e nessuno, da solo, ha preso 13 milioni di voti come Matteo Renzi". 

Romano (Pd): Il cambiamento riparte da quel 40% di voti
"'Credo nell'Italia e per questo sono convinto che sia necessario cambiarla'. Domenica notte Matteo Renzi ha scelto il cambiamento come cifra fondamentale della propria testimonianza. Uno degli insegnamenti della sconfitta referendaria è che il cambiamento è assolutamente reversibile e che il consenso elettorale può legittimamente porre fine a stagioni politiche ispirate dall'innovazione. La vera domanda è se il Pd ora può permettersi di abbandonare la strategia del cambiamento per cercare riparo e conforto nella rassicurante identità della conservazione e della difesa dell'esistente". Lo scrive Andrea Romano nel suo editoriale su L'Unità.

 "Gli oltre 13 milioni di italiani che hanno votato Si al cambiamento non possono naturalmente essere iscritti d'ufficio al Pd ma rivolgo al Pd una richiesta precisa: quella di non abbandonare l'impegno per trasformare l'Italia in un Paese più aperto, più giusto e più innovativo. Una richiesta che non trova altri interlocutori possibili nella politica italiana di oggi e che il Pd ha il dovere di raccogliere, perché il Partito Democratico di Matteo Renzi ha rappresentato e rappresenta una storia di innovazione politica che, anche nella sconfitta referendaria, ha ricevuto da una grande parte d'Italia il mandato a non abbandonare l'unica strategia in grado di portare il Paese fuori dal destino di declino e involuzione al quale sembrava condannato fino a pochi anni fa", conclude Andrea Romano.

Emiliano: Io segretario? Tra quattro anni
"Pronto a candidarmi alla segreteria del Pd? Sì ma non ora. Una cosa per volta: ho davanti altri quattro anni del mio lavoro in Regione". Lo dice Michele Emiliano, il governatore della Puglia, schierato per il No, in una intervista a Repubblica. "Renzi - dice - se l'è chiamata questa valanga di voti su se stesso. Per quanto riguarda la Puglia, forse ha seguito il voto del suo presidente: se c'è un legame autentico tra una comunità e la sua leadership, il parere del presidente della Regione conta. Può darsi che il mio abbia contato, ma anche gli ostacoli che il governo nazionale ha messo sulla strada del nostro programma: la Puglia ha rivendicato la propria autonomia". Renzi deve dimettersi da segretario? "La decisione è sua - risponde Emiliano - io sono solo un militante. Certo gli errori più grandi Renzi li ha fatti come segretario del partito. Ma i suoi sbagli li conosce benissimo, politicamente la gestione di questi tre anni è stata terribile".

Speranza: no al voto e Renzi resti segretario 
"Con 400 parlamentari, il Pd deve sostenere il percorso che indicherà il presidente Mattarella per garantire stabilità al Paese. Questa è la priorità" e "c'è da fare una legge elettorale prima di tornare al voto". Lo afferma Roberto Speranza, leader dell'opposizione Pd, in una intervista ad Avvenire, nella quale sostiene che non c'è nessuna fretta per il congresso né tantomeno una richiesta di dimissioni a Matteo Renzi da segretario. Ma in vita della Direzione del Pd avverte: "Più che di una resa dei conti bisogna che il Pd si interroghi su cosa sta avvenendo nel profondo della nostra società", "un grande partito come il Pd dopo un risultato del genere deve mettere l'orecchio a terra", "noi abbiamo un'opinione diversa da Renzi sulla rotta da tenere, che nasce da cose importanti come il Jobs act, i voucher, la riforma della scuola. C'è bisogno di un cambio di rotta di questo partito e dell'azione di governo. Ma in questo momento la mia testa è al Paese" e "io lavorerò per tenerlo unito" e "penso che prima di tornare a votare dobbiamo lavorare per recuperare il nostro elettorato, quella parte che ha votato No. Si può cambiare linea su scuola e lavoro, due provvedimenti che hanno bisogno di una revisione. Si può fare un check up su queste leggi in vigore da due anni. E capire dove portiamo l'iniziativa politica. Va prima ricostruito il centrosinistra, per intercettare tutti i disagi".

 
Renzi al Colle, dimissioni congelate. Mattarella: serve prima l'ok alla manovra
Renzi al Colle, dimissioni congelate. Mattarella: serve prima l'ok alla manovra
Un colloquio di trenta minuti al Colle del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha chiuso una giornata politica cruciale. Il comunicato del Quirinale chiarisce il quadro: "Il presidente del Consiglio, a seguito dell'esito del referendum costituzionale tenutosi nella giornata di domenica, ha comunicato di non ritenere possibile la prosecuzione del mandato del governo e ha pertanto manifestato l'intento di rassegnare le dimissioni. Il presidente della Repubblica, considerata la necessità di completare l'iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento". Le dimissioni quindi dovrebbero arrivare solo venerdì, dopo un via libera veloce della legge di bilancio. Il presidente del Consiglio per questo motivo non ha formalizzato le dimissioni nella riunione dei ministri di ieri, "congelando"così l'addio. Oggi conferenza dei capigruppo del Senato con Grasso; in serata riunione dei parlamentari M5s; big di Fi invece ad Arcore. Domani l'attesa Direzione del Pd.

La dichiarazione di Sergio Mattarella
Il presidente della Repubblica aveva rilasciato ieri pomeriggio una dichiarazione con cui ha chiesto alle istituzioni il rispetto di impegni e scadenze. "Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all'altezza dei problemi del momento" - si legge nella nota del presidente Mattarella - "l'alta affluenza al voto, registratasi nel referendum, è la testimonianza di una democrazia solida, di un Paese appassionato, capace di partecipazione attiva", continua la nota del presidente della Repubblica.

Alfano a Porta a Porta: "Penso a voto a febbraio"
"Se dovessi puntare una fiche, un euro, direi che noi andiamo a votare non in primavera ma in inverno, a febbraio 2017, mi vado convincendo che fare un governo dopo questo governo è molto difficile, sono convinto che questa legislatura volga al termine".

Bersani su Facebook: "Nessuno oserà più impugnare la Costituzione per dividere"
"Adesso bisogna impegnarsi per garantire la stabilità e nessuno potrà usare la Costituzione per dividere il Paese". A scriverlo è Pier Luigi Bersani in un post su Facebook. "Come aveva solennemente promesso la Carta dei valori del Pd - prosegue l'ex segretario del Pd -  nessun governo adesso oserà più impugnare la Costituzione per affermarsi, dividendo il Paese. Nel risultato di ieri c'è qualcosa in più. Avevamo visto per tempo che nel paese si muoveva un'onda di disaffezione e di distacco. Non abbiamo accettato di consegnare tutto questo alla destra. Adesso ci impegniamo per la stabilità e per una netta e visibile correzione delle politiche. Una vera governabilità - conclude Bersani - può derivare solo dalla capacità di rispondere alla nuova e grande questione sociale che si è aperta nel mondo e in Italia. È ora di comprendere finalmente che l'alternativa tra sinistra e destra si gioca nel profondo della società. L'establishment viene dopo".

Prima del CdM, nuovo tweet del presidente del Consiglio 
"Andiamo via senza rimorsi"
"Io ho perso. Nella politica italiana non perde mai nessuno, io sono diverso, ho perso e lo dico a voce alta anche se con il nodo in gola. Non sono riuscito a portarvi alla vittoria. Ma ho fatto veramente tutto quello che si poteva fare in questa fase. Non credo che la politica sia il numero inaccettabile di politici che abbiamo, ma credo nella democrazia. E se uno perde non se ne va fischiettando, facendo finta nulla e sperando che passi la nottata. Non siamo stati convincenti, ma andiamo via senza rimorsi". E aggiunge: "E' normale che ci sia rabbia e delusione, ma non perdiamo il buon umore". 

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"Legge elettorale, fronte del No avanzi proposte serie"
"Ci aspettiamo proposte serie e credibili" da parte del fronte del No sulla legge elettorale, "avanzi delle proposte, a loro oneri e onori", dice il presidente del Consiglio dopo aver annunciato le dimissioni. "Ai leader del No le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro, nell'interesse dell'Italia e degli italiani".

Le reazioni in Italia: ora quali scenari?
Con la crisi che segue al voto si apre uno scenario inedito, che non è facile ora immaginare. Tutto dipenderà dalle scelte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla sua prima prova come arbitro di una crisi di governo.

Grillo: "Al voto subito. Con l'Italicum"
Beppe Grillo chiede elezioni subito senza cambiare prima la legge elettorale."Addio Renzi" ora, "gli italiani devono essere chiamati al voto al più presto. La cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c'è già: l'Italicum", scrive il leader del M5s suo blog. "Ha vinto la democrazia" Il post prosegue: "Evviva! Ha vinto la democrazia. La risposta degli italiani come affluenza alle urne e come indicazione è stata netta. La propaganda di regime e tutte le sue menzogne sono i primi sconfitti di questo referendum. I tempi sono cambiati. La sovranità appartiene al popolo, da oggi si inizia ad applicare veramente la nostra Costituzione. I primi vincitori sono i cittadini che hanno alzato la testa e sono andati a votare in massa fregandosene delle TV e dei giornali per bocciare la riforma costituzionale e chi l'ha proposta senza nessun mandato popolare".  

"Al voto con l'Italicum e correttivi al Senato" E sull'Italicum: "Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l'insediamento di un governo tecnico alla Monti. Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilità alla legge che c'è già: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti è di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana. Non si può bloccare il Parlamento discutendo una nuova legge elettorale". 

Salvini: non sosterrò alcun governo, al voto con qualunque legge elettorale
La Lega non sosterrà alcun governo "che tiri a campare" e chiede di andare al voto "con qualunque legge elettorale". Lo ha detto il leader del Carroccio Matteo Salvini. "Non siamo disposti a sostenere nessun governo che tiri a campare. Siamo disponibili a votare con qualunque legge  elettorale che la Consulta ci metterà a disposizione, ma faccia in fretta". 

Brunetta, Forza Italia: "Cambiamento violento, ora nuova legge elettorale"
 "Una grande vittoria della democrazia, di fronte a un cambiamento così violento e forte della Costituzione", dice il capogruppo di Forza Italia alla Camera, commentando i primi exit poll.   "Il Pd ha la maggioranza ed ha il dovere di fare un altro governo visto che in Parlamento ha la maggioranza, ma senza Renzi", dice ancora Brunetta. "Renzi ha detto che tocca al fronte del no l'onere di fare una proposta per la nuova legge elettorale. Non è così presidente Renzi ancora per poche ore, l'onere spetta all'intero Parlamento, a tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione. Noi vogliamo che la riforma elettorale sia fatta da tutto il Parlamento con il più ampio consenso possibile, noi non siamo come te".

 
Referendum, Casa Bianca: il voto non ferma le riforme
Referendum, Casa Bianca: il voto non ferma le riforme
"Gli italiani sono impegnati in un ampio confronto a livello nazionale sulle riforme da adottare per mettere il Paese su una strada che porti ad una amministrazione più stabile ed efficace e per sostenere crescita economica e maggiori investimenti stranieri. Questo voto è stato soltanto un capitolo di quel dialogo, non la sua fine. Continuerà nelle settimane e nei mesi a venire". Così fonti dell'amministrazione Obama commentano all'Ansa l'esito del referendum in Italia.

"Non è come la Brexit"
"E' rischioso semplificare paragonando i potenziali effetti del referendum sulla Brexit con quelli del referendum italiano": lo ha detto Josh Earnest, portavoce della Casa Bianca, rispondendo ad una domanda sulla consultazione referendaria italiana nel suo briefing con la stampa. Earnest ha ammonito a non dipingere i potenziali effetti dell'esito del referendum in modo troppo generalizzato, ricordando che esso non riguardava la relazione con l'Ue.

"L'Italia resta uno dei nostri più stretti e solidi alleati", e il risultato del referendum "non influenzerà la nostra cooperazione su una serie di interessi condivisi, dai cambiamenti climatici alla crisi globale dei rifugiati alla promozione della sicurezza e di una crescita economica inclusiva". Lo sottolinea all'Ansa un'alta fonte dell'amministrazione Obama aggiungendo che "il popolo italiano ha parlato e rispettiamo la sua decisione". "L'Italia è un partner importante nell'affrontare sfide sul piano globale", si sottolinea: "E' un membro chiave della coalizione per combattere l'Isis, un membro fondatore dell'International Syria Support Group, un partner di valore in Libia, addestra la polizia in Iraq, ha il ruolo di Framework Nation nell'ambito della Resolute Support Mission della Nato in Afghanistan e ha truppe dedicate nell'ambito della presenza Nato sul fianco orientale".

Ban: caloroso grazie a Renzi per sostegno
Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, "ringrazia calorosamente" il premier Matteo Renzi per la sua "stretta collaborazione e il suo sostegno alle Nazioni Unite". Lo ha detto all'Ansa il portavoce del Palazzo di Vetro. Ban "è convinto che l'Italia continuerà a svolgere un ruolo di primo piano nel perseguire gli obiettivi dell' organizzazione internazionale".
Renzi prepara la battaglia, il Pd e 13 milioni di voti
Renzi prepara la battaglia, il Pd e 13 milioni di voti
"Resta in campo e darà battaglia. Di fatto questo referendum si è trasformato in una vera e propria elezione politica e nessuno, da solo, ha preso 13 milioni di voti come Matteo Renzi", spiega un dirigente della cerchia renziana all'agenzia Dire.

"La direzione verrà spostata e questi giorni serviranno a valutare due percorsi dopo l'incontro con il Presidente Mattarella: da una parte approvare la legge di stabilità poi cercare la persona da incaricare e il percorso da seguire; l'altra nel Pd, con la decisione sul prossimo congresso e l'indicazione del candidato a segretario. Che resta Renzi, visto che nessuno ha la sua forza, forza che gli deriva dai 13 milioni di voti presi".

Per l'incarico a presidente del Consiglio si parla di Grasso, Padoan... "E' prematuro- risponde il dirigente del Pd- il nome va deciso sicuramente dal Capo dello Stato di concerto con il segretario del Pd, visto che i Dem dovranno sostenere il governo, non è pensabile indicare qualcuno di sgradito a Renzi...", sottolinea.

Per quanto riguarda gli 'alleati interni' Franceschini, Orlando, Martina? "Nessuno di loro ha una nave attrezzata a sostenere la tempesta che tra poco si scatenerà. Sarà mare grosso, molto grosso, e nessuno di loro ha la forza per attraversarlo... Quindi resteranno al loro posto".

Romano Prodi? "Candidatura inesistente- risponde il dirigente del Pd- e poi te lo vedi lui a farsi sostenere da D'Alema? Non sarà disponibile". Per quanto riguarda il prossimo congresso? "Davanti ci sono alcune scadenze internazionali da rispettare, il G7 e il vertice Nato... si potrebbe farlo a Maggio e poi votare a Giugno (insieme alle regionali in Sicilia, ndr) ma..." Ma? "Va considerato che i parlamentari non sono proprio favorevoli ad interrompere la legislatura, vogliono tirarla fino alla fine e la conferma è arrivata anche dal Referendum. Quindi più probabile che alla fine il congresso del Pd si terrà a Novembre 2017. Poi il nuovo segretario, Matteo Renzi, avrà sei mesi per affrontare la campagna elettorale" taglia corto il dirigente del Pd.
Referendum, analisti banche tranquilli: 'No rischio di elezioni anticipate'
Referendum, analisti banche tranquilli: 'No rischio di elezioni anticipate'
Le dimissioni del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in seguito all'esito del referendum non aprono necessariamente la strada a elezioni anticipate e la conseguenza più negativa sarà probabilmente un ulteriore depressione dei prezzi delle azioni delle banche italiane. E' l'orientamento prevalente tra gli analisti delle grandi banche d'affari internazionali il giorno dopo il voto.

"Dal nostro punto di vista, lo scenario più probabile è che si cercherà di formare un governo tecnocratico di transizione con l'obiettivo di passare una nuova legge elettorale per il Senato; ciò significa nessuna elezione lampo", sottolinea Fabio Balboni, economista di Hsbc che vede come molto remota la possibilità di un'uscita dell'Italia dall'euro. Goldman Sachs, in una nota, dà al 25% la probabilità di elezioni anticipate ma ritiene più realistico che venga insediato un governo tecnico che durerà fino alla fine della legislatura.

Ciò che i mercati temono maggiormente, nell'immediato, è che l'instabilità pesi sul settore bancario, in particolare Mps. "Sebbene il referendum non avrà un impatto significativo sulle operazioni in Italia delle banche europee, è probabile che aumenti la paura di rischio politico in Europa e pesi in negativo sulle valutazioni delle banche", prevede Azzurra Guelfi, analista di Citi. Marco Stringa, senior economist di Deutsche Bank, prevede un calo dei prezzo dei titoli bancari tra il 5% e il 10% nel breve periodo.

Più moderate le conseguenze sullo spread grazie allo scudo della Bce: secondo Antoine Lesnè di State Street Global Advisors, si potrà assistere in questi giorni a divaricamenti sopra quota 170 ma seguirà una stabilizzazione tra i 150 e i 160 punti.

In prospettiva, gli investitori rimangono preoccupati dalla possibilità che il M5S salga al potere, mettendo in dubbio la stabilità dell'unione monetaria. "E' difficile dire quanto l'incertezza politica in Italia peserà sull'euro finché non sapremo se possiamo escludere o meno la possibilità di elezioni anticipate convocate prima della modifica della legge elettorale", si legge in una nota di Nomura, la quale paventa che una vittoria del M5S porterebbe i mercati a "prezzare una nuova era politica nell'Eurozona che potrebbe vedere l'euro non superare il test".
Governo, il nodo Italicum e il vaglio della Consulta
Governo, il nodo Italicum e il vaglio della Consulta
Dopo la consultazione referendaria e la vittoria del No sulle riforme costituzionali, l'attenzione torna a farsi concreta sul nodo Italicum: la legge elettorale attende il vaglio dei giudici della Consulta, dopo il rinvio, disposto dal presidente della Corte Paolo Grossi, dell'esame delle questioni di legittimità, inizialmente fissato per il 4 ottobre scorso.

Il quadro costituzionale, dopo il referendum, è chiaro e il presidente Grossi potrebbe decidere a breve una data per l'udienza: i calendari delle cause da discutere sono già stati stabiliti fino al prossimo marzo, ma ciò non esclude che vi venga inserito l'esame sull'Italicum.

Un vaglio che, presumibilmente, avverrà a plenum incompleto: è più che difficile che il Parlamento abbia il tempo utile per la nomina del giudice mancante, dopo le dimissioni, avvenute circa un mese fa, di Giuseppe Frigo, eletto membro della Consulta dalle Camere nel 2008 su indicazione del centrodestra.

Sul tavolo dei 'giudici delle leggi', che già nel dicembre 2013 si trovarono a trattare la delicata materia della legge elettorale - in quell'occasione bocciarono il 'Porcellum', dando anche indicazioni su possibili strade da seguire - diverse questioni di legittimità sollevate da 4 tribunali (Messina, Torino, Perugia e, da ultimo, due settimane fa, quello di Genova).

Il presidente Grossi ha affidato da tempo il fascicolo sull'Italicum al giudice relatore Nicolò Zanon, ex assistente di Valerio Onida, ex laico di centrodestra al Csm, docente di diritto costituzionale alla Statale di Milano, nominato alla Corte da Giorgio Napolitano nel novembre 2014.

Con le loro ordinanze, i 4 tribunali chiedono alla Consulta di affrontare gli snodi cruciali della nuova legge elettorale: sotto la lente dei giudici ci saranno dunque le liste dei candidati da presentare in 20 circoscrizioni elettorali suddivise in 100 collegi plurinominali (con disposizioni particolari per Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige), l'attribuzione dei seggi su base nazionale "con il metodo del quoziente intero e dei più alti resti", la soglia di sbarramento al 3%, il premio di maggioranza e l'ipotesi ballottaggio. In proposito, la legge elettorale prevede l'attribuzione di 340 seggi alla lista che ottiene, su base nazionale, almeno il 40 per cento dei voti validi. In mancanza di questo, tali seggi vengono attribuiti alla lista che prevale in un turno di ballottaggio con il maggior numero di voti.

La Corte, poi, dovrà valutare se vi sia una violazione dei principi costituzionali nella previsione del blocco misto di liste e candidature: l'Italicum è stato impugnato, infatti, anche nel punto in cui prevede che "sono proclamati eletti, fino a concorrenza dei seggi che spettano a ciascuna lista in ogni circoscrizione, dapprima i capilista nei collegi, quindi i candidati che hanno ottenuto il numero di preferenze".

Il vaglio di legittimità riguarderà, infine, la previsione che attribuisce al capolista eletto in più collegi plurinominali la facoltà di compiere liberamente la sua opzione (salvo il termine di 8 giorni per comunicare la sua scelta al presidente della Camera, altrimenti si procede con sorteggio), nonché la disposizione che prevede l'applicazione delle nuove norme sull'elezione della Camera dei deputati a partire dal primo luglio 2016. Una delle ordinanze, quella del tribunale di Messina, tocca anche un punto di ciò che resta del 'Porcellum' dopo la bocciatura della Corte: il tema è la soglia di sbarramento per il Senato più elevata rispetto a quella prevista per la Camera.
Referendum, Istituto Cattaneo: elettori di Pd e PdL fluidi, M5s granitici
Referendum, Istituto Cattaneo: elettori di Pd e PdL fluidi, M5s granitici
Gli elettorati dei partiti "storici" si frammentano mentre quello del (non) partito nuovo rivela una compattezza granitica. Così un'analisi dell'Istituto Cattaneo svolta in 11 città sulle stime dei flussi elettorali attraverso il cosiddetto "modello di Goodman" ed effettuate su elettori e non su voti validi, al fine di poter includere nel computo anche gli interscambi con l'area del "non-voto". Il tutto calcolato a partire dalle elezioni politiche del 2013, punto temporale che costituisce una sorta di benchmark perché è da lì che si è affermato il formato essenzialmente tripolare della competizione. Si sottolinea in particolare che l'elettorato del Pd ha partecipato quasi interamente al voto (pochissimi - a parte il caso di Reggio Calabria - sono gli elettori del Pd che si sono astenuti). Il "No" ha invece avuto un'incidenza talvolta marcata. Nelle città del Nord e del Centro inserite nell'analisi il peso della diaspora verso il No varia da un minimo di un quinto (20,3% a Firenze) a un massimo di un terzo (33% a Torino). Al Sud questo peso è in alcuni casi anche maggiore: a Napoli e a Palermo più del 40% degli elettori Pd ha respinto la riforma. Già al referendum sulle trivelle di aprile, il Pd - ufficialmente schierato per l'astensione ma con voci dissenzienti a favore del sì - aveva perso la sua compattezza. Il voto sul referendum costituzionale - pur maggiormente "politicizzato" rispetto a quello delle trivelle - conferma la presenza all'interno di questa forza di una componente minoritaria ma significativa di elettori dissenzienti rispetto alla linea ufficiale della segreteria.

Per quanto riguarda il "Centro", ossia gli elettori che nel 2013 avevano votato per la coalizione Monti (Scelta civica, Udc, Fli). Mario Monti si è espresso in campagna elettorale a favore del No. Altri dirigenti di questa coalizione (come Pierferdinando Casini) si sono invece espressi per il Sì. L'elettorato di questi tre partiti alle elezioni europee del 2014 si era interamente riversato sul Pd. Si può dire che la scelta referendaria di questi elettori sia in continuità con quella compiuta alle europee: quasi unanimemente, infatti, i centristi scelgono il Sì (parziali eccezioni sono alcune città del Sud come Palermo, Cagliari e Reggio Calabria). Passando alla principale forza del centrodestra (ossia gli elettori che nel 2013 votarono per il Pdl) si può osservare in primo luogo che il partito di Berlusconi perde una quota abbastanza significativa verso l'astensione: questa non è una novità (già nei precedenti referendum costituzionali le perdita verso l'astensione delle forze politiche guidate da Berlusconi erano state rilevanti). In secondo luogo, si può osservare che la riforma è riuscita a fare breccia nell'elettorato berlusconiano. È una breccia in genere piccola (a Parma, Napoli e Palermo i Pdl pro-riforma sono meno del 20%) ma comunque significativa. E che, in alcune città, arriva anche a proporzioni consistenti: a Brescia i berlusconiani favorevoli alla riforma sono il 36,8% e a Bologna superano il 41%, a Firenze arriva al 44%.

Arrivando infine al Movimento 5 stelle, se il referendum sulle trivelle di aprile aveva mostrato segni di un consolidamento di questo elettorato, il referendum costituzionale rivela una compattezza granitica. Le perdite verso l'astensione sono (a parte poche città, come Cagliari, Torino, Bologna e Parma) trascurabili. Ancor di più lo sono i flussi verso il Sì. Quasi unanimemente gli elettori che nel 2013 avevano scelto il partito di Grillo oggi hanno scelto di opporsi alla riforma costituzionale (in sei città su dieci le percentuali sono superiori al 90%). È molto interessante notare che una delle città in cui i pentastellati (pur rimanendo maggioritariamente contrari alla riforma) si discostano maggiormente da questo pattern è Parma (la città del "caso Pizzarotti"): qui il 67,7% di loro ha votato No, mentre il 17,4% si è astenuto e il 14,9% ha votato Sì, con il risultato generale che vede la città premiare il sì con il 50,3%.
Renzi,l'ultima volta da premier:"Grazie Agnese per aver sopportato la fatica di questi mille giorni"
Renzi,l'ultima volta da premier:"Grazie Agnese per aver sopportato la fatica di questi mille giorni"
"Per me è arrivato il tempo di rimettersi in cammino"
Ora che succede? L'Italia dopo il No al Referendum, rebus per Mattarella
Ora che succede? L'Italia dopo il No al Referendum, rebus per Mattarella

Il No ha vinto. E in larga misura. Quasi il 20% in più del Sì. 59,95% contro il 40,5%. Con uno scarto di circa 6 milioni di voti, gli italiani hanno scelto di bocciare la riforma costituzionale. L’hanno rispedita al mittente con un verdetto schiacciante, di proporzioni tali da costringere Matteo Renzi a lasciare la presidenza del Consiglio.

L’annuncio arriva dopo la mezzanotte, a scrutinio non ancora concluso, ma già ineluttabile. “Ho perso io, me ne vado” dice Renzi in conferenza stampa. Ringrazia la moglie Agnese e si commuove. “Sono diverso, lascio senza rimorsi”. Nelle prossime ore salirà al Colle per rassegnare le dimissioni al presidente della Repubblica. Consegnerà nelle mani del capo dello Stato un rebus di non facile soluzione. Toccherà a Mattarella risolvere una crisi molto grave, che profila, per l’Italia, scenari complessi non solo sul fronte interno.

Matteo Renzi non ha avocato a sé solo una ‘rivoluzione’ costituzionale. E’ l’uomo che in Europa ha aperto qualche crepa importante in una logica di rigore inossidabile e che ha ripetutamente dato spallate al fronte dell’austerity, allentando le maglie di una politica economica asfissiante. E’ l’uomo che più di chiunque altro ha messo l’Unione di fronte al dramma dei migranti; che ha strattonato la coscienza europea, obbligando Bruxelles ad aprire un fronte comune nella gestione dell’emergenza profughi. E facendo emergere in modo inequivocabile uno spirito comunitario opportunista e incoerente, non di rado regolato da logiche interne e populiste.

Le sue dimissioni non riguardano, così, solo la vita politica e istituzionale italiana. Hanno a che fare, in modo sostanziale, anche con la qualità del ruolo e col peso specifico dell’Italia al tavolo europeo. Sul quale pesa, ad esempio, l’incognita delle valutazioni di Bruxelles riguardo la manovra economica. E’ stata la legge di stabilità l’ultima battaglia di Renzi in Europa. Il premier che ha celebrato l’Italia della bellezza e della cultura, che ha ricordato all’Europa lo spessore della radice umanistica del nostro passato, ha cercato di delineare un perimetro nuovo di autonomia decisionale, di scardinare la logica che regola un patto di stabilità cieco di fronte a eventi come un terremoto.

Mettendo in preventivo la sconfitta, a Renzi veniva attribuito uno schema d’azione con cui spiazzare gli avversari esterni e soprattutto interni: dimettersi da premier e indicare a Mattarella come suo successore a Palazzo Chigi un parlamentare non del Pd, a cui affidare il compito di varare una nuova legge elettorale con la quale andare al voto nella primavera del 2017. E da segretario del Pd, convocare un congresso immediato per arrivare a una resa dei conti. Ma le dimensioni della sconfitta referendaria non portano solo le sue dimissioni. Hanno assottigliato anche gli spazi di iniziativa all’interno del partito. Che pure lo commissaria.

Mattarella dovrà tener conto che Grillo e il Movimento 5 stelle (i vincitori di questa tornata), vorrebbero subito elezioni, senza formare un nuovo governo, lasciando in carica per gli affari correnti quello attuale. Toccherebbe al Parlamento, in tempi brevissimi, varare una nuova legge elettorale per Camera e Senato, partendo dal proporzionale, elemento di unione degli alleati del No. Garantiti dal vecchio sistema, che consente di presentarsi agli elettori con le proprie posizioni e senza vincoli di accordi di coalizione, i partiti potrebbero ripresentarsi, ciascuno per conto proprio, nella prossima primavera, dopo lo scioglimento delle Camere che il presidente della Repubblica dovrebbe garantire non appena approvata la nuova legge.

C'è però da valutare l'incognita mercati, che già alla vigilia del voto avevano dato segni di inquietudine. La formazione di un nuovo governo potrebbe rivelarsi indispensabile, per evitare che il Paese precipiti in una crisi economica, oltre che politica, dagli effetti devastanti. Mattarella, in questo caso, potrebbe decidere di affidare la guida del governo al ministro dell'Economia Padoan. Una scelta che, però, difficilmente verrebbe accettata dal fronte del No. Del quale serve la collaborazione per tratteggiare la nuova legge elettorale.

Dopo il Referendum, le opzioni per Mattarella
Dopo il Referendum, le opzioni per Mattarella

Con le dimissioni di Matteo Renzi dopo la schiacciante vittoria del No al voto referendario, il capo dello Stato passa al centro della scena, diventando il vero arbitro della situazione. Queste le opzioni che ha davanti, fermo restando che nelle scorse settimane ha già fatto trapelare la sua contrarietà a sciogliere le Camere, senza una legge elettorale omogenea per Camera e Senato. Vediamo quali sono.

- Potrebbe respingere le dimissioni di Renzi e chiedergli di restare ripresentandosi in Parlamento per un nuovo voto di fiducia.
- Accettare le dimissioni e aprire le consultazioni con i gruppi parlamentari per individuare un presidente del Consiglio che abbia la maggior condivisione possibile.
- Congelare le dimissioni del premier in vista dell'approvazione definitiva della legge di bilancio, in discussione al Senato dopo aver avuto il sì della Camera
- Sciogliere le Camere e indire nuove elezioni politiche.

L'opzione più probabile appare la terza. Matteo Renzi considera finita l'esperienza del suo governo, senza possibilità di un secondo appello. Lo avrebbe spiegato a Mattarella nella telefonata in cui gli anticipava quanto avrebbe annunciato poco dopo la mezzanotte, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il capo dello Stato gli avrebbe ventilato l'ipotesi di inviare il governo alle Camere, per verificare la possibilità di un bis. Ma il presidente del Consiglio gli avrebbe fa sapere che, pur garantendo l'approvazione della legge di stabilità, le dimissioni sono irrevocabili. La possibilità dello scioglimento delle Camere è pure un'eventualità da scartare. Per Mattarella non è pensabile andare a elezioni anticipate con una legge elettorale (l'Italicum, che non vale per il Senato) su cui pende il giudizio della Corte Costituzionale e che andrà probabilmente rifatta.

Bilancio, ipotesi approvazione lampo in 48-72 ore
Un'approvazione lampo definitiva della manovra in Senato, in 48 massimo 72 ore. Sarebbe questa l'ipotesi più accreditata, secondo quanto riferiscono fonti della maggioranza, nel caso in cui il premier, Matteo Renzi, decidesse di 'congelare' le sue dimissioni fino all'approvazione della legge di bilancio. Domani dunque partirebbe come previsto l'iter a palazzo Madama. La Commissione Bilancio è convocata per le 12 per le comunicazioni al presidente del Senato, passaggio preventivo per l'apertura della sessione di bilancio. Il passaggio in Commissione del testo sarebbe solo finalizzato alla valutazione delle coperture e non verrebbe presentata alcuna proposta di modifica. Successivamente la richiesta di inviare direttamente il provvedimento in Aula, per consentirne l'approvazione lampo, sarebbe avanzata nella riunione della Conferenza dei capigruppo fissata per le 13. Il testo 'blindato' arrivato dalla Camera, fanno notare le stesse fonti, si compone di un solo articolo e pertanto il via libera potrebbe avvenire in tempi rapidi, entro l'8 o al massimo il 9 dicembre, grazie all'accordo tra i gruppi. Non sarebbe dunque forse necessario neanche porre la fiducia e, in ogni caso, di 'una fiducia tecnica', ovvero finalizzata soltanto a far decadere gli emendamenti.

Fi: no a congelamento dimissioni
"Le strane ipotesi che circolano su un possibile congelamento della crisi del governo Renzi, con l'approvazione accelerata della legge di bilancio grazie addirittura a cosiddette 'fiducie tecniche', sono del tutto impraticabili. Il No al Referendum è un voto di sfiducia a Renzi e alla sua attività di governo nel suo complesso". Lo affermano in una nota congiunta i capigruppo di Forza Italia al Senato e alla Camera, Paolo Romani e Renato Brunetta.

Consultazioni e formazione di un nuovo governo
Il primo problema che si pone, però, superato lo scoglio della manovra, è quale governo possa traghettare il Paese verso le elezioni, che a questo punto potrebbero avvenire non alla scadenza della legislatura nel 2018, ma già nella primavera 2017. Le consultazioni con i gruppi parlamentari serviranno a individuare un presidente del Consiglio che abbia la maggior condivisione possibile.

Chi potrebbe essere il nuovo premier
Presto per fare i nomi, ma le figure che vengono accreditate nei rumors sono il ministro Pier Carlo Padoan, che farebbe anche da garante per i mercati e per il nodo delle banche. Oppure una figura più politica, come Dario Franceschini, che ha un nutrito drappello di parlamentari Pd. L'alternativa è un governo 'del presidente', guidato da una figura istituzionale come il presidente del Senato Pietro Grasso.

Allo stato, Padoan sembra avere maggiori chance per tre ragioni: perché è il più gradito a Renzi e al Pd, che resta il maggior partito in Parlamento; perché può assicurare la continuità della politica economica in un momento di prevedibili turbolenze; perché ha vaste relazioni all'estero ed è in grado di trattare sia con la Commissione europea sia con le cancellerie dei principali Paesi.

Referendum, il voto delle grandi città e degli italiani all'estero
Referendum, il voto delle grandi città e degli italiani all'estero
Tra i 10 maggiori capoluoghi regionali, sette hanno votato a favore del no e tre del sì.

La città dove i contrari alla riforma hanno avuto più voti è Palermo, dove il no ha ottenuto il 72,31%. Seguono Bari (68,35%), Napoli (68,28%), Roma (59,42%), Venezia (59,11%), Genova (58,96%), e Torino (53,58%).

A favore della riforma Firenze (56,29%), Bologna (52,23%) e Milano (51,13%).

Nelle quattro circoscrizioni degli italiani all'estero, il sì vince ovunque: in Sud America con il 71,93%, in Europa con il 62,42%, in Nord America con il 62,24% e in Asia-Africa-Oceania con il 59,68%.
 
Dopo il No al referendum, Mattarella: "Le istituzioni rispettino impegni e scadenze"
Dopo il No al referendum, Mattarella: "Le istituzioni rispettino impegni e scadenze"
Questa mattina, il presidente del Consiglio Matteo Renzi si è recato al Quirinale, dove ha avuto un colloquio informale con il presidente Mattarella per oltre un'ora. Nel tardo pomeriggio Renzi tornerà davanti al Capo dello Stato per rimettere probabilmente il mandato dopo il Consiglio dei ministri, che è iniziato attorno alle 18,30 a Palazzo Chigi ed è finito alle 19.
In precedenza, una trentina di persone, per lo più studenti con le bandiere No Tav, avevano protestato in via del Corso a Roma gridando "Renzi vai a casa".  I manifestanti erano stati allontanati dalla Polizia che presiede la piazza. 

La dichiarazione di Sergio Mattarella
Il presidente della Repubblica nel primo pomeriggio aveva rilasciato una dichiarazione con cui ha chiesto alle istituzioni il rispetto di impegni e scadenze. "Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all'altezza dei problemi del momento" - sostiene la nota del presidente Mattarella - "l'alta affluenza al voto, registratasi nel referendum di ieri, è la testimonianza di una democrazia solida, di un Paese appassionato, capace di partecipazione attiva", continua la nota del presidente della Repubblica.

Renzi sul referendum: è sconfitta inequivocabile
Matteo Renzi ieri ha riconosciuto la sconfitta nel referendum sulle riforme costituzionali. Il popolo italiano "ha parlato in modo inequivocabile e chiaro", ha detto il premier nella conferenza stampa a Palazzo Chigi. "Il no ha vinto in modo straordinariamente netto. Congratulazioni". E ai sostenitori del Sì: "Un abbraccio forte e affettuoso. Avevamo un sogno, ci abbiamo provato, ma non ce l'abbiamo fatta. Mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta, io ho perso, non voi. Volevo tagliare le poltrone, la poltrona che salta è la mia". "Viva l'Italia che partecipa e crede nella democrazia", dice comunque Renzi. "L'esperienza del mio governo finisce qui", ha spiegato Renzi. "Salirò al Quirinale per rassegnare le dimissioni". "Tutto il Paese sa di poter contare su una guida autorevole e salda come quella del presidente Mattarella". Poi: "Qui in questa sala saluterò il mio successore, chiunque egli sarà, e gli consegnerò la campanella e il dossier delle cose che restano da fare". Intanto, slitta a mercoledì pomeriggio la direzione del Pd convocata in un primo momento per martedì per analizzare l'esito del voto referendario.

Bersani su Facebook: "Nessuno oserà più impugnare la Costituzione per dividere"
 "Adesso bisogna impegnarsi per garantire la stabilità e nessuno potrà usare la Costituzione per dividere il Paese". A scriverlo è Pier Luigi Bersani in un post su Facebook. "Come aveva solennemente promesso la Carta dei valori del Pd - prosegue l'ex segretario del Pd -  nessun governo adesso oserà più impugnare la Costituzione per affermarsi, dividendo il Paese. Nel risultato di ieri c'è qualcosa in più. Avevamo visto per tempo che nel paese si muoveva un'onda di disaffezione e di distacco. Non abbiamo accettato di consegnare tutto questo alla destra. Adesso ci impegniamo per la stabilità e per una netta e visibile correzione delle politiche. Una vera governabilità - conclude Bersani - può derivare solo dalla capacità di rispondere alla nuova e grande questione sociale che si è aperta nel mondo e in Italia. È ora di comprendere finalmente che l'alternativa tra sinistra e destra si gioca nel profondo della società. L'establishment viene dopo".

Lunga telefonata di Mattarella con Mogherini
All'indomani del referendum in Italia, l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Federica Mogherini, ha avuto oggi una lunga telefonata con il presidente della Repubblica, Mattarella. Lo si apprende in ambienti diplomatici comunitari, a Bruxelles.

Prima del CdM, nuovo tweet del presidente del Consiglio 
"Andiamo via senza rimorsi"
"Io ho perso. Nella politica italiana non perde mai nessuno, io sono diverso, ho perso e lo dico a voce alta anche se con il nodo in gola. Non sono riuscito a portarvi alla vittoria. Ma ho fatto veramente tutto quello che si poteva fare in questa fase. Non credo che la politica sia il numero inaccettabile di politici che abbiamo, ma credo nella democrazia. E se uno perde non se ne va fischiettando, facendo finta nulla e sperando che passi la nottata. Non siamo stati convincenti, ma andiamo via senza rimorsi". E aggiunge: "E' normale che ci sia rabbia e delusione, ma non perdiamo il buon umore". 

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"Legge elettorale, fronte del No avanzi proposte serie"
"Ci aspettiamo proposte serie e credibili" da parte del fronte del No sulla legge elettorale, "avanzi delle proposte, a loro oneri e onori", dice il presidente del Consiglio dopo aver annunciato le dimissioni. "Ai leader del No le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro, nell'interesse dell'Italia e degli italiani".

Il ringraziamento alla moglie Agnese e ai figli
Matteo Renzi ha salutato, nel suo intervento a Palazzo Chigi, la moglie Agnese e i figli. "Grazie ad Agnese per la fatica di questi mille giorni, grazie ai miei figli e anche a tutti voi", ha detto rivolto ai giornalisti "Sono stati mille giorni che sono volati, per me è il momento di rimettermi in cammino" (VIDEO).

L'esito dello spoglio delle schede in Italia
Nei 61.551 seggi italiani, il NO ha ottenuto 19.025.254 voti, pari al 59,95%, il SI' 12.709.536 voti, pari al 40,05%. I votanti in Italia sono stati 31.997.916, il 68,48% degli aventi diritto. Le schede bianche sono state 74.120. Le schede nulle 187.778. Le schede contestate e non assegnate 1.228. Per quanto riguarda gli italiani all'estero, la Farnesina comunica che l'affluenza è stata del 30,89% degli aventi diritto. Con il 74% dei voti esteri scrutinati, il SI' ha finora ottenuto 517.900 voti (pari al 65,55%), il NO ha finora ottenuto 272.244 voti (pari al 34,45%).

Padoan annulla il viaggio a Bruxelles
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha annullato il viaggio a Bruxelles dove oggi è in programma la riunione dell'Eurogruppo e domani quella dell'Ecofin. E' quanto rende noto un portavoce del ministero.   Commentando il risultato del referendum costituzionale e l'annuncio di dimissioni da parte di Matteo Renzi il presidente di turno dell'Ecofin, il ministro slovacco dell'Economia Peter Kazimir, in un tweet ha detto "Troppi suicidi politici in Europa".

<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="en" dir="ltr">Too many political suicides in <a href="https://twitter.com/hashtag/Europe?src=hash">#Europe</a>.<a href="https://twitter.com/hashtag/Italy?src=hash">#Italy</a> referendum: <a href="https://twitter.com/hashtag/Renzi?src=hash">#Renzi</a> to resign after defeat<a href="https://t.co/wqAwKUADb4">https://t.co/wqAwKUADb4</a></p>&mdash; Peter Kažimír (@KazimirPeter) <a href="https://twitter.com/KazimirPeter/status/805557666462498818">4 dicembre 2016</a></blockquote>
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Le reazioni in Italia: ora quali scenari?
Con la crisi che segue al voto si apre uno scenario inedito, che non è facile ora immaginare. Tutto dipenderà dalle scelte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla sua prima prova come arbitro di una crisi di governo.

Grillo: "Al voto subito. Con l'Italicum"
Beppe Grillo chiede elezioni subito senza cambiare prima la legge elettorale."Addio Renzi" ora, "gli italiani devono essere chiamati al voto al più presto. La cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c'è già: l'Italicum", scrive il leader del M5s suo blog. "Ha vinto la democrazia" Il post prosegue: "Evviva! Ha vinto la democrazia. La risposta degli italiani come affluenza alle urne e come indicazione è stata netta. La propaganda di regime e tutte le sue menzogne sono i primi sconfitti di questo referendum. I tempi sono cambiati. La sovranità appartiene al popolo, da oggi si inizia ad applicare veramente la nostra Costituzione. I primi vincitori sono i cittadini che hanno alzato la testa e sono andati a votare in massa fregandosene delle TV e dei giornali per bocciare la riforma costituzionale e chi l'ha proposta senza nessun mandato popolare".  

"Al voto con l'Italicum e correttivi al Senato" E sull'Italicum: "Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l'insediamento di un governo tecnico alla Monti. Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilità alla legge che c'è già: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti è di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana. Non si può bloccare il Parlamento discutendo una nuova legge elettorale". 

Salvini: non sosterrò alcun governo, al voto con qualunque legge elettorale
La Lega non sosterrà alcun governo "che tiri a campare" e chiede di andare al voto "con qualunque legge elettorale". Lo ha detto il leader del Carroccio Matteo Salvini. "Non siamo disposti a sostenere nessun governo che tiri a campare. Siamo disponibili a votare con qualunque legge  elettorale che la Consulta ci metterà a disposizione, ma faccia in fretta". 

Brunetta, Forza Italia: "Cambiamento violento, ora nuova legge elettorale"
 "Una grande vittoria della democrazia, di fronte a un cambiamento così violento e forte della Costituzione", dice il capogruppo di Forza Italia alla Camera, commentando i primi exit poll.   "Il Pd ha la maggioranza ed ha il dovere di fare un altro governo visto che in Parlamento ha la maggioranza, ma senza Renzi", dice ancora Brunetta.  Brunetta: onere legge elettorale non fronte No ma tutto Parlamento "Renzi ha detto che tocca al fronte del no l'onere di fare una proposta per la nuova legge elettorale. Non è così presidente Renzi ancora per poche ore, l'onere spetta all'intero Parlamento, a tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione. Noi vogliamo che la riforma elettorale sia fatta da tutto il Parlamento con il più ampio consenso possibile, noi non siamo come te".


La notizia in prima pagina in tutto il mondo
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Referendum. Merkel: "sono dispiaciuta. Ho lavorato molto bene con Matteo"
Referendum. Merkel: "sono dispiaciuta. Ho lavorato molto bene con Matteo"
Si dice "dispiaciuta" la Cancelliera tedesca Angela Merkel all'annuncio delle dimissioni del Premier italiano Matteo Renzi dopo la dura sconfitta al Referendum. Ed ha aggiunto: "ho lavorato molto bene con Matteo".

"L'Italia deve continuare sul percorso economico e politico iniziato da Renzi negli ultimi anni. Le persone responsabili a Roma lo sanno" ha commentato a sua volta il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, a margine dell'Eurogruppo a Bruxelles. "Non stiamo affrontando un'eurocrisi", ha aggiunto. 

Preoccupazione invece viene espressa per le dimissioni di Renzi dal ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ad Atene per un incontro con il capo del governo greco, Alexis Tsipras. "Possiamo rallegrarci che gli elettori austriaci non hanno votato per il candidato delle forze populiste, ma guardiamo invece all'Italia con inquietudine", ha detto Steinmeier, "credo che Renzi abbia fatto la cosa giusta, la cosa necessaria, ma gli elettori non lo hanno sostenuto". "Non si tratta di una crisi dello stato, ma è una crisi di governo che dovrà essere risolta... Non è un messaggio positivo per l'Europa in un periodo così difficile", ha aggiunto Steinmeier che a febbraio diventerà, con tutta probabilità, il nuovo Presidente federale della Germania.

Il presidente francese Francois Hollande ha preso atto "con rispetto" delle decisione del premier Matteo Renzi di dimettersi dopo l'esito negativo del referendum costituzionale. In una nota dell'Eliseo, Hollande saluta "il dinamismo" di Renzi e le sue "qualità messe al servizio della riforme coraggiose nel suo Paese". Hollande dice di condividere "la volontà di orientare l'Europa verso la crescita e l'occupazione" e sottolinea che Matteo Renzi è "impegnato per un rapporto franco-italiano forte". Il presidente francese esprime a Renzi "tutta la sua simpatia e si augura che l'Italia trovi in se stessa le risorse per superare questa situazione".

Hollande la settimana scorsa ha annunciato che non si ricandiderà alle elezioni presidenziali del prossimo anno, un altro leader europeo a uscire di scena insieme a Renzi e al premier britannico David Cameron, dimessosi a giugno dopo essere stato battuto nel referendum sulla Brexit.

Un "no di speranza". Marine Le Pen dopo il tweet di esultanza questa notte, si rallegra in un comunicato per la vittoria del 'no' al referendum e alla politica di "ultra austerità" assurda condotta da Matteo Renzi. E aggiunge: "il risultato è anche un segnale per la Francia". I francesci sono chiamati alle urne ad aprile 2017 per le Presidenziali.  

<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="fr" dir="ltr">Les Italiens ont désavoué l&#39;UE et Renzi. Il faut écouter cette soif de liberté des nations et de protection !MLP <a href="https://twitter.com/hashtag/referendumcostituzionale?src=hash">#referendumcostituzionale</a></p>&mdash; Marine Le Pen (@MLP_officiel) <a href="https://twitter.com/MLP_officiel/status/805546765265018882">4 dicembre 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>

"Inutile esagerare con le reazioni" dice il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici, a margine dell'Eurogruppo. "Non bisogna fare psicodrammi, è un voto italiano su una riforma italiana". Ipotizzare una crisi dell'Eurozona - prosegue - "non ha alcuna ragion d'essere. Ci sarà un governo italiano che incarnerà la continuità".
 
Referendum. Molise. A Petrella Tifernina finisce in pareggio: 329 voti sia al Sì che al No
Referendum. Molise. A Petrella Tifernina finisce in pareggio: 329 voti sia al Sì che al No

È finita con un pareggio. Singolare il risultato venuto fuori dalle urne a Petrella Tifernina, piccolo comune della provincia di Campobasso.

Gli elettori che si sono recati al voto si sono infatti perfettamente divisi a metà tra favorevoli e contrari alla riforma e così alla fine dello scrutinio delle schede per il referendum il risultato è stato di 329 voti al SÌ e 329 voti al NO.

Nel paese molisano gli aventi diritto al voto erano mille e l'affluenza è stata del 66,5 per cento (665 persone). Ci sono state anche 3 schede bianche e 4 nulle.

Referendum, vittoria netta del no. Il Premier Renzi si dimette: "Ho perso, vado via senza rimorsi"
Referendum, vittoria netta del no. Il Premier Renzi si dimette: "Ho perso, vado via senza rimorsi"
Matteo Renzi riconosce la sconfitta nel referendum sulle riforme costituzionali. Il popolo italiano "ha parlato in modo inequivocabile e chiaro", dice il premier in conferenza stampa a Palazzo Chigi. "Il no ha vinto in modo straordinariamente netto. Congratulazioni". E ai sostenitori del Sì: "Un abbraccio forte e affettuoso. Avevamo un sogno, ci abbiamo provato, ma non ce l'abbiamo fatta. Mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta, io ho perso, non voi. Volevo tagliare le poltrone, la poltrona che salta è la mia". "Viva l'Italia che partecipa e crede nella democrazia", dice comunque Renzi.

Stamattina si è recato al Quirinale, colloquio di oltre un'ora con Mattarella
"L'esperienza del mio governo finisce qui", spiega Renzi. "Salirò al Quirinale per rassegnare le dimissioni". "Tutto il Paese sa di poter contare su una guida autorevole e salda come quella del presidente Mattarella". Poi: "Qui in questa sala saluterò il mio successore, chiunque egli sarà, e gli consegnerò la campanella e il dossier delle cose che restano da fare". Prima della conferenza stampa, il premier ha telefonato al Capo dello Stato per comunicargli le sue intenzioni. E questa mattina, si è recato al Quirinale, dove si è intrattenuto a colloquio con il presidente Mattarella per oltre un'ora.

"Andiamo via senza rimorsi"
"Io ho perso. Nella politica italiana non perde mai nessuno, io sono diverso, ho perso e lo dico a voce alta anche se con il nodo in gola. Non sono riuscito a portarvi alla vittoria. Ma ho fatto veramente tutto quello che si poteva fare in questa fase. Non credo che la politica sia il numero inaccettabile di politici che abbiamo, ma credo nella democrazia. E se uno perde non se ne va fischiettando, facendo finta nulla e sperando che passi la nottata. Non siamo stati convincenti, ma andiamo via senza rimorsi". E aggiunge: "E' normale che ci sia rabbia e delusione, ma non perdiamo il buon umore". 

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"Legge elettorale, fronte del No avanzi proposte serie"
"Ci aspettiamo proposte serie e credibili" da parte del fronte del No sulla legge elettorale, "avanzi delle proposte, a loro oneri e onori", dice il presidente del Consiglio dopo aver annunciato le dimissioni. "Ai leader del No le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro, nell'interesse dell'Italia e degli italiani".

Il ringraziamento alla moglie Agnese e ai figli
Matteo Renzi ha salutato, nel suo intervento a Palazzo Chigi, la moglie Agnese e i figli. "Grazie ad Agnese per la fatica di questi mille giorni, grazie ai miei figli e anche a tutti voi", ha detto rivolto ai giornalisti "Sono stati mille giorni che sono volati, per me è il momento di rimettermi in cammino" (VIDEO).

L'esito dello spoglio delle schede in Italia
Nei 61.551 seggi italiani, il NO ha ottenuto 19.025.254 voti, pari al 59,95%, il SI' 12.709.536
voti,pari al 40,05%. I votanti in Italia sono stati 31.997.916, il 68,48% degli aventi diritto. Le schede bianche sono state 74.120. Le schede nulle 187.778. Le schede contestate e non assegnate 1.228. Per quanto riguarda gli italiani all'estero, la Farnesina comunica che l'affluenza è stata del 30,89% degli aventi diritto. Con il 74% dei voti esteri scrutinati, il SI' ha finora ottenuto 517.900 voti (pari al 65,55%), il NO ha finora ottenuto 272.244 voti (pari al 34,45%).

Padoan annulla il viaggio a Bruxelles
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo padoan, ha annullato il viaggio a Bruxelles dove oggi è in programma la riunione dell'Eurogruppo e domani quella dell'Ecofin. E' quanto rende noto un portavoce del ministero.   Commentando il risultato del referendum costituzionale e l'annuncio di dimissioni da parte di Matteo Renzi il presidente di turno dell'Ecofin, il ministro slovacco dell'Economia Peter Kazimir, in un tweet ha detto "Troppi suicidi politici in Europa".

<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="en" dir="ltr">Too many political suicides in <a href="https://twitter.com/hashtag/Europe?src=hash">#Europe</a>.<a href="https://twitter.com/hashtag/Italy?src=hash">#Italy</a> referendum: <a href="https://twitter.com/hashtag/Renzi?src=hash">#Renzi</a> to resign after defeat<a href="https://t.co/wqAwKUADb4">https://t.co/wqAwKUADb4</a></p>&mdash; Peter Kažimír (@KazimirPeter) <a href="https://twitter.com/KazimirPeter/status/805557666462498818">4 dicembre 2016</a></blockquote>
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Le reazioni in Italia: ora quali scenari?
Con la crisi che si aprirà questo pomeriggio si apre uno scenario inedito, che non è facile ora immaginare. Tutto dipenderà dalle scelte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla sua prima prova come arbitro di una crisi di governo

Grillo: "Al voto subito. Con l'Italicum"
Beppe Grillo chiede elezioni subito senza cambiare prima la legge elettorale."Addio Renzi" ora, "gli italiani devono essere chiamati al voto al più presto. La cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c'è già: l'Italicum", scrive il leader del M5s suo blog. "Ha vinto la democrazia" Il post prosegue: "Evviva! Ha vinto la democrazia. La risposta degli italiani come affluenza alle urne e come indicazione è stata netta. La propaganda di regime e tutte le sue menzogne sono i primi sconfitti di questo referendum. I tempi sono cambiati. La sovranità appartiene al popolo, da oggi si inizia ad applicare veramente la nostra Costituzione. I primi vincitori sono i cittadini che hanno alzato la testa e sono andati a votare in massa fregandosene delle TV e dei giornali per bocciare la riforma costituzionale e chi l'ha proposta senza nessun mandato popolare".  

"Al voto con l'Italicum e correttivi al Senato" E sull'Italicum: "Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l'insediamento di un governo tecnico alla Monti. Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilità alla legge che c'è già: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti è di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana. Non si può bloccare il Parlamento discutendo una nuova legge elettorale". 

Salvini: non sosterrò alcun governo, al voto con qualunque legge elettorale
La Lega non sosterrà alcun governo "che tiri a campare" e chiede di andare al voto "con qualunque legge elettorale". Lo ha detto il leader del Carroccio Matteo Salvini. "Non siamo disposti a sostenere nessun governo che tiri a campare. Siamo disponibili a votare con qualunque legge  elettorale che la Consulta ci metterà a disposizione, ma faccia in fretta". 

Brunetta, Forza Italia: "Cambiamento violento, ora nuova legge elettorale"
 "Una grande vittoria della democrazia, di fronte a un cambiamento così violento e forte della Costituzione", dice il capogruppo di Forza Italia alla Camera, commentando i primi exit poll.   "Il Pd ha la maggioranza ed ha il dovere di fare un altro governo visto che in Parlamento ha la maggioranza, ma senza Renzi", dice ancora Brunetta.  Brunetta: onere legge elettorale non fronte No ma tutto Parlamento "Renzi ha detto che tocca al fronte del no l'onere di fare una proposta per la nuova legge elettorale. Non è così presidente Renzi ancora per poche ore, l'onere spetta all'intero Parlamento, a tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione. Noi vogliamo che la riforma elettorale sia fatta da tutto il Parlamento con il più ampio consenso possibile, noi non siamo come te".


La notizia in prima pagina in tutto il mondo
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D'Alema: no a elezioni anticipate senza la legge elettorale
D'Alema: no a elezioni anticipate senza la legge elettorale
L'ex premier: "Il Pd si assumerà le proprie responsabilità sostenendo la personalità scelta dal capo dello Stato"
Referendum costituzionale: in Italia ha votato il 68.48%
Referendum costituzionale: in Italia ha votato il 68.48%
Una partecipazione altissima oltre ogni previsione.  Gli italiani dopo anni di astensionismo rispondono numerosi al quesito per confermare o meno la riforma della Costituzione. E' del 68,48 % l'affluenza registrata alle 23 in Italia, a urne chiuse. Per quanto riguarda gli italiani all'estero, la Farnesina ha reso noto che alla consultazione referendaria hanno preso parte 1.251.728 elettori dei 4.052.341 nostri connazionali aventi diritto al voto, per un'affluenza pari al 30,89%. Alle 12 si erano recati alle urne il 20,14%, mentre alle 19 il 57,24 % degli aventi diritto.

Il Veneto è la Regione in cui si è registrato il dato più alto con il 76,65% degli elettori andati alle urne, a seguire l'Emilia Romagna (75,99%), la Lombardia con il 74,66%, il Friuli (72,47%), il Trentino Alto Adige,  Piemonte,  Valle d'Aosta e Toscana (oltre il 70%). Il fanalino di coda, come è avvenuto anche per i dati dell'affluenza delle ore 12 e delle 19, si conferma la Calabria, con il 53,54% degli elettori al voto.

Analogamente sono altissimi i dati dell'affluenza nelle città. A Roma ha votato il 69,8% a Milano il 71,7%, a Venezia il 72,15%, ad Aosta il 71,90, a Trieste il 67,80%, a Firenze il 77,13%, a Bologna il 75.85%, a Bari il 63,1%. A Napoli ha votato il 53,87, a Bari il 63,17%, a Catanzaro il 58,51.  A Pontassieve, dove risiede il premier, cifra record di elettori alle urne: l'80,50% degli aventi diritto.

I dati sono ancora più impressionanti se confrontati con i due precedenti referendum costituzionali. A quello del 2001 sulla modifica del Titolo V andò a votare il 34,1% degli elettori, a quello del 2006 sulla devolution il 53,6% (si votava in due giorni). All'ultimo referendum, quello delle trivelle, che si è svolto quest'anno, ha votato il 32,1%.

Affluenza, regione per regione 
----------------------------------------------------------------
                                  definitivo %
----------------------------------------------------------------
PIEMONTE                           72.03
VALLE D'AOSTA                      71.90
LOMBARDIA                          74.21
TRENTINO ALTO ADIGE                72.22
VENETO                             76.67
FRIULI VENEZIA GIULIA              72.50
LIGURIA                            69.73
EMILIA ROMAGNA                     75,91
TOSCANA                            74.45
UMBRIA                             73.43
MARCHE                             72.84
LAZIO                              69.18
ABRUZZO                            68.73
MOLISE                             63.91
CAMPANIA                           58.87
PUGLIA                             61.71
BASILICATA                         62.86
CALABRIA                           54.45
SICILIA                            56.65
SARDEGNA                           62.43





 
Grillo: subito al voto con l'Italicum
Grillo: subito al voto con l'Italicum
Beppe Grillo chiede elezioni subito senza cambiare prima la legge elettorale."Addio Renzi" ora, "gli italiani devono essere chiamati al voto al più presto. La cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c'è già: l'Italicum", scrive il leader del M5s suo blog.

"Ha vinto la democrazia"
Il post prosegue: "Evviva! Ha vinto la democrazia. La risposta degli italiani come affluenza alle urne e come indicazione è stata netta. La propaganda di regime e tutte le sue menzogne sono i primi sconfitti di questo referendum. I tempi sono cambiati. La sovranità appartiene al popolo, da oggi si inizia ad applicare veramente la nostra Costituzione. I primi vincitori sono i cittadini che hanno alzato la testa e sono andati a votare in massa fregandosene delle TV e dei giornali per bocciare la riforma costituzionale e chi l'ha proposta senza nessun mandato popolare".
 
"Al voto con l'Italicum e correttivi al Senato"
E sull'Italicum: "Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l'insediamento di un governo tecnico alla Monti. Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilità alla legge che c'è già: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti è di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana. Non si può bloccare il Parlamento discutendo una nuova legge elettorale".

"C'è spiraglio per governo M5S"
Il responso del referendum ha dato la carica a Beppe Grillo, che in queste ore ha sentito diversi esponenti M5S raccomandando a tutti l'unità. "Ora avanti compatti, niente scherzi - raccomanda il leader ai suoi - dovete essere uniti, c'è uno spiraglio per andare al governo". E' questo il leitmotiv adottato dal leader 5 Stelle, che ha deciso di non piombare a Roma nell'immediato anche per lasciare spazio ai suoi. Domani ci sarà un'assemblea congiunta dei gruppi parlamentari e c'è chi teme che vengano fuori le divisioni, in un momento in cui invece serve massima unità. Anche per questo Grillo, che tutti descrivono entusiasta, non fa altro che invitare i suoi a rimanere compatti. E si dice convinto che il buonsenso prevarrà sulle distanze emerse. Intanto oggi i deputati 5 Stelle già a Roma si sono dati appuntamento in Sala Tatarella per commentare la vittoria dei no al referendum e fare una preriunione in vista dell'assemblea di domani.
 Renzi: il No ha vinto, mi assumo la responsabilità. L'esperienza del mio governo finisce qui
Renzi: il No ha vinto, mi assumo la responsabilità. L'esperienza del mio governo finisce qui
Matteo Renzi riconosce la sconfitta nel referendum sulle riforme costituzionali. Il popolo italiano "ha parlato in modo inequivocabile e chiaro", dice il premier in conferenza stampa a Palazzo Chigi. "Il no ha vinto in modo straordinariamente netto. Congratulazioni". E ai sostenitori del Sì: "Un abbraccio forte e affettuoso. Avevamo un sogno, ci abbiamo provato, ma non ce l'abbiamo fatta. Mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta, io ho perso, non voi. Volevo tagliare le poltrone, la poltrona che salta è la mia". "Viva l'Italia che partecipa e crede nella democrazia", dice comunque Renzi.

"Nel pomeriggio le mie dimissioni al Quirinale"
"L'esperienza del mio governo finisce qui", spiega Renzi. "Nel pomeriggio salirò al Quirinale per rassegnare le dimissioni". "Tutto il Paese sa di poter contare su una guida autorevole e salda come quella del presidente Mattarella". Poi: "Qui in questa sala saluterò il mio successore, chiunque egli sarà, e gli consegnerò la campanella e il dossier delle cose che restano da fare". Prima della conferenza stampa, il premier ha telefonato al Capo dello Stato per comunicargli le sue intenzioni.

"Andiamo via senza rimorsi"
"Io ho perso. Nella politica italiana non perde mai nessuno, io sono diverso, ho perso e lo dico a voce alta anche se con il nodo in gola. Non sono riuscito a portarvi alla vittoria. Ma ho fatto veramente tutto quello che si poteva fare in questa fase. Non credo che la politica sia il numero inaccettabile di politici che abbiamo, ma credo nella democrazia. E se uno perde non se ne va fischiettando, facendo finta nulla e sperando che passi la nottata. Non siamo stati convincenti, ma andiamo via senza rimorsi". E aggiunge: "E' normale che ci sia rabbia e delusione, ma non perdiamo il buon umore". 

"Legge elettorale, fronte del No avanzi proposte serie"
"Ci aspettiamo proposte serie e credibili" da parte del fronte del No sulla legge elettorale, "avanzi delle proposte, a loro oneri e onori", dice il presidente del Consiglio dopo aver annunciato le dimissioni. "Ai leader del No le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro, nell'interesse dell'Italia e degli italiani".

Il ringraziamento alla moglie Agnese e ai figli
Matteo Renzi ha salutato, nel suo intervento a Palazzo Chigi, la moglie Agnese e i figli. "Grazie -
ha detto - ad Agnese per la fatica di questi mille giorni, grazie ai miei figli e anche a tutti voi", ha detto rivolto ai giornalisti.  "Sono stati mille giorni che sono volati, per me è il momento di rimettermi in cammino", ha concluso.

L'esito dello spoglio delle schede in Italia
Nei 61.551 seggi italiani, il NO ha ottenuto 19.025.254 voti, pari al 59,95%, il SI' 12.709.536
voti,pari al 40,05%. I votanti in Italia sono stati 31.997.916, il 68,48% degli aventi diritto. Le schede bianche sono state 74.120. Le schede nulle 187.778. Le schede contestate e non assegnate 1.228. Per quanto riguarda gli italiani all'estero, la Farnesina comunica che l'affluenza è stata del 30,89% degli aventi diritto. Con il 74% dei voti esteri scrutinati, il SI' ha finora ottenuto 517.900 voti (pari al 65,55%), il NO ha finora ottenuto 272.244 voti (pari al 34,45%).
Brunetta: ora Renzi deve dimettersi
Brunetta: ora Renzi deve dimettersi
Il capogruppo di Forza Italia alla Camera: "Renzi se ne va e con lui c'è la sconfitta dei poteri forti"
Brunetta: grande vittoria per il No, Renzi si dimetta
Brunetta: grande vittoria per il No, Renzi si dimetta
Renato Brunetta esulta per gli exit poll che danno il No in testa al referendum sulle riforme costituzionali. "Una grande vittoria della democrazia, di fronte a un cambiamento così violento e forte della Costituzione. Se i dati degli exit poll saranno confermati è una grande, grande, vittoria del No. A questo punto Renzi si deve dimettere", dice il capogruppo di Forza Italia alla Camera, commentando i primi exit poll.

"Renzi che ha personalizzato questa battaglia referendaria, che aveva detto che se avesse perso si sarebbe dimesso e ritirato a vita privata si deve dimettere. Quando, come, decida lui. Renzi se ne va e con lui c'è la sconfitta dei poteri forti", aggiunge. 

 "Il Pd ha la maggioranza ed ha il dovere di fare un altro governo visto che in Parlamento ha la
maggioranza, ma senza Renzi", dice ancora Brunetta. 

Brunetta: onere legge elettorale non fronte No ma tutto Parlamento
"Renzi ha detto che tocca al fronte del no l'onere di fare una proposta per la nuova legge elettorale. Non è così presidente Renzi ancora per poche ore, l'onere spetta all'intero Parlamento, a tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione. Noi vogliamo che la riforma elettorale sia fatta da tutto il Parlamento con il più ampio consenso possibile, noi non siamo come te". Lo dice Renato Brunetta, di Fi, commentando la conferenza stampa di Renzi.


 
Salvini: ora subito elezioni
Salvini: ora subito elezioni
Immediato il commento del leader della Lega Nord alla diffusione degli exit poll sul referendum, che danno il No in vantaggio con un ampio margine sul sì. "Sfidiamo la scaramanzia e osiamo perché se vittoria sarà, sarà vittoria di popolo contro i poteri forti di tre quarti del mondo", dice Matteo Salvini.

"Adesso subito alle elezioni", aggiunge il capo del Carroccio. "Se fossero confermati i dati sarebbe una grande vittoria dei cittadini e Renzi dovrebbe dimettersi nel giro di pochi minuti".

"Siamo pronti da subito a dare un'alternativa, perché l'opzione Renzi gli italiani l'hanno rottamata", dice ancora Salvini, "per il centrodestra si apre una stagione di responsabilità e di possibile vittoria". 

Salvini: Renzi si dimette, bellissima giornata
"Renzi si dimette! Grazie, grazie, grazie a tutti gli italiani che sono andati a votare. Oggi bellissima giornata di legittima difesa, di democrazia. Votare è servito". Lo scrive su Facebook Matteo Salvini.
Referendum costituzionale, quarto exit poll ponderato: NO 59,1%, SI' 40,9%
Referendum costituzionale, quarto exit poll ponderato: NO 59,1%, SI' 40,9%
Gli exit poll diffusi dopo la chiusura delle urne vedono in testa i NO con un ampio margine sul SI' 

Primo exit poll ponderato : NO 56-60%, SI' 40-44% 

Secondo exit poll ponderato: NO 57-61%, SI' 39-43%

Terzo exit poll ponderato: NO 58-60%, SI' 40-42%  


Quarto exit poll ponderato: NO 59,1%, SI' 40.9%  

I dati sono stati elaborati per la Rai dall'IPR Marketing-Istituto Piepoli e sono soggetti a errore statistico. 

Renzi: grazie a tutti, comunque. Viva l'Italia 
Il presidente del Consiglio commenta i dati degli exit poll con un tweet
<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr">Grazie a tutti, comunque. Tra qualche minuto sarò in diretta da Palazzo Chigi. Viva l&#39;Italia! <br>Ps Arrivo, arrivo😀</p>&mdash; Matteo Renzi (@matteorenzi) <a href="https://twitter.com/matteorenzi/status/805548385486929920">4 dicembre 2016</a></blockquote>
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Manifestazione davanti a Palazzo Chigi
Un centinaio di persone, la maggior parte con bandiere dell'Usb, stanno manifestando in via del
Corso, nei pressi di palazzo Chigi, chiedendo che Renzi  si dimetta. I manifestanti sono stati
bloccati dalla polizia e dalle forze dell'ordine.
Referendum costituzionale: alle 19 affluenza al 57%, urne aperte fino alle 23
Referendum costituzionale: alle 19 affluenza al 57%, urne aperte fino alle 23
Aperti fino alle 23 in tutta Italia i seggi sul referendum confermativo per dire sì o no alla riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi e approvata dal Parlamento che modifica 47 articoli della Costituzione.  A quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Matteo Renzi parlerà intorno alla mezzanotte dalla Sala dei Galeoni. 

Affluenza alle 19 al 57,2%
Molto alta la partecipazione elettorale, rispetto alle altre consultazioni referendarie. Alle 12 aveva votato il 20,14% e alle 19 il dato era salito al 57,24%.

Queste le percentuali dei votanti per il referendum alle ore 19, regione per regione:

PIEMONTE                          60.55
VALLE D'AOSTA                   60.77
LOMBARDIA                        64.21
TRENTINO ALTO ADIGE      61.60
VENETO                              65.91
FRIULI VENEZIA GIULIA      63.31
LIGURIA                               60.57
EMILIA ROMAGNA              65.91
TOSCANA                            63.59
UMBRIA                               61.69
MARCHE                             60.14
LAZIO                                  56.86
ABRUZZO                           57.10
MOLISE                              52.33
CAMPANIA                         46.44
PUGLIA                              48.26
BASILICATA                       47.92
CALABRIA                         44.34
SICILIA                              45.06
SARDEGNA                       51.75

Grandi città, a Firenze l'affluenza più alta alle 19
Nelle grandi città la maggiore affluenza per il referendum è stata registrata a Firenze dove alle ore 19 ha votato il 67,27%. Seguono: Bologna con il 65,52%, Venezia con il 62,72%, Milano con il 60,88%, Genova 60,22%, Torino 57,35%, Roma 55,86%, Bari 52,18%, Palermo 47,15% e Napoli con il 42,92%.

I seggi resteranno aperti oggi fino alle 23.00 in tutta Italia. Subito dopo la chiusura delle urne comincerà lo spoglio delle schede, sia del voto in Italia, sia del voto degli italiani all'estero.

La domanda sulla scheda
ll quesito presente nella scheda elettorale per il referendum è il seguente: "Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente 'Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?".

Non serve il Quorum
Non è previsto il raggiungimento di un quorum: la consultazione sarà valida indipendentemente dal numero dei voti espressi. A votare sono chiamati 46.714.950 elettori sul territorio nazionale - di cui 1.344 residenti all'estero che hanno optato per il voto in Italia - nonché 3.963.580 residenti all'estero e 31.462 temporaneamente all'estero che hanno presentato richiesta di voto per corrispondenza.

I diciottenni che potranno votare per la prima volta sono 354.010: 182.533 uomini e 171.477 donne. Il comune con il corpo elettorale meno numeroso è Moncenisio, in provincia di Torino, con 29 elettori: 14 uomini e 15 donne. Il comune invece con il corpo elettorale più numeroso è Roma, con 2.092.633 elettori, di cui: 974.896 uomini e 1.117.737 donne.

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Rainews.it diffonderà alle 23.00  i primi exit poll elaborati da IPR-Marketing-Istituto Piepoli. Seguiranno exit poll ponderati alle 23.30, 23.45 e 24.00. In tempo reale saranno diffusi anche i dati elaborati dal Viminale sull'esito del voto, fino alla conclusione delle operazioni di spoglio e alla proclamazione del risultato.  

<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/RaiReferendum?src=hash">#RaiReferendum</a>, dalle 22.50 lo Speciale <a href="https://twitter.com/hashtag/Rainews24?src=hash">#Rainews24</a> condotto dal direttore <a href="https://twitter.com/AntDiBella">@AntDiBella</a> con exit poll e proiezioni <a href="https://twitter.com/hashtag/Referendum?src=hash">#Referendum</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/4dicembre?src=hash">#4dicembre</a> <a href="https://t.co/jXBYayLtTr">pic.twitter.com/jXBYayLtTr</a></p>&mdash; Rainews (@RaiNews) <a href="https://twitter.com/RaiNews/status/805338360336318469">4 dicembre 2016</a></blockquote>
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L'affluenza nei due referendum costituzionali
L'affluenza nei due referendum costituzionali
Nella storia della Repubblica sono stati due, fino a quello di oggi, i referendum di tipo costituzionale, quello per la modifica del Titolo V nel 2001 e quello del 2006 sulla devolution.

Dall'analisi dei dati dell'affluenza, emerge che la consultazione referendaria di oggi ha registrato un'affluenza alle ore 12 e alle 19 superiore alle consultazioni del 2001 e del 2006, come anche di molto superiore al referendum sulle trivellazioni in mare dell'aprile scorso.

Per quanto riguarda l'affluenza degli italiani all'estero, invece, il confronto del dato (che oggi si avrà soltanto in tarda serata) sarà disponibile solo per il referendum costituzionale del 2006 (allora votò complessivamente il 27,87%) in quanto nel 2001 l'attuale modalità di voto all'estero non era prevista (per il referendum sulle trivelle ha votato il totale il 19,73% degli aventi diritto).

Ecco una tabella di raffronto con le affluenze degli altri due referendum costituzionali e con l'ultima consultazione di aprile.

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                                            ore 12    ore 19    ore 23    lunedì
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Referendum cost. 2001         7,8%     23,9%     34,1%       -
   - titolo V

Referendum cost. 2006        10,1%     22,4%     35,0%     53,6%
   - devolution

Referendum 2016               8,3%     23,5%     32,1%       -
   - trivelle

Referendum cost. 2016        20,1%      57,2%     n.p.        -
 
Referendum, Viminale: le matite 'copiative' sono indelebili
Referendum, Viminale: le matite 'copiative' sono indelebili
"Le matite cosiddette "copiative" sono indelebili e sono destinate esclusivamente al voto sulla scheda elettorale". Le "Prefetture possono utilizzare anche le matite che sono rimaste in deposito dagli anni precedenti".

E' quanto specifica il ministero dell'Interno in merito alle segnalazioni su matite non indelebili nei seggi.

Il caso di Salerno
Aveva con sè una gomma per cancellare per accertare se il voto sulla scheda potesse essere realmente eliminato. E' successo a Salerno, nella scuola Tasso, dove una sessantenne è entrata in cabina munita di gomma. Dopo aver espresso il voto, si è rivolta al presidente del seggio asserendo che il tratto lasciato dalla matita poteva essere alterato. Ne è nata una piccola discussione che si è conclusa solo quando la signora è andata via. Secondo quanto si è appreso, non è stata presentata denuncia. La donna, che si era recata al seggio da sola, avrebbe detto che sui social network si è diffuso un allarme per eventuali schede alterate proprio in seguito a cancellazioni. Analoga vicenda è accaduta nella zona orientale di Salerno dove al seggio 124 una signora aveva chiesto di votare con la propria matita temendo che quelle fornite dal ministero potessero essere facilmente cancellate. La presidente del seggio non ha permesso che la donna votasse con la propria matita. La votante aveva citato la notizia diffusa sui social.

Catania, le verifiche della Digos
La Digos di Catania sta verificando la veridicità di diverse segnalazioni su matite copiative non in regola perché cancellabili distribuite nei seggi dove oggi si vota per il referendum costituzionale. Della irregolarità, segnalata da alcuni elettori, è stata informata la Prefettura etnea che ha competenza per il materiale elettorale e di cancelleria. In alcuni seggi elettorali, di Catania centro e delle periferie, si è già provveduto a sostituire le matite. Dalla prefettura sottolineano che la "matita copiativa può essere cancellata da un foglio bianco, ma non dalla scheda elettorale" che se messa alla prova rischia di essere "bucata" e quindi di invalidare il voto e l'elettore è passibile di denuncia da parte del presidente del seggio.

Pelù denuncia su Facebook
Una denuncia viene dal cantautore toscano Piero Pelù che su Fb sostiene: "La matita che ho usato per votare era cancellabile. Dopo aver provato su un foglio e averlo constatato ho denunciato la cosa al presidente del mio seggio". Pelù ha pubblicato anche copia della denuncia presentata al seggio.

Molte le reazioni sul suo profilo, in cui si sottolinea che la matita si cancellerebbe solo sulla carta normale non sulla scheda elettorale.
Referendum costituzionale, alle 19 affluenza intorno al 57%: urne aperte fino alle 23
Referendum costituzionale, alle 19 affluenza intorno al 57%: urne aperte fino alle 23
Dopo una campagna referendaria lunghissima e dura, il grande giorno è arrivato: oggi gli italiani decidono con il loro voto se approvare o bocciare la riforma della Costituzione.

Aperti in tutta Italia i seggi sul referendum confermativo per dire sì o no alla riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi e approvata dal Parlamento che modifica 47 articoli della Costituzione.

Affluenza alle 19 intorno al 57%
Supera il 20% l'affluenza alle urne alle ore 12 secondo i dati del Viminale: la percentuale è del 20,14%. Alle 19, con il dato parziale di 4.614 comuni su 7.998, la partecipazione sale al 57,17.

Queste le percentuali dei votanti per il referendum alle ore 12, regione per regione:

PIEMONTE                          21.64
VALLE D'AOSTA                 22.34
LOMBARDIA                        23.86
TRENTINO ALTO ADIGE    21.58
VENETO                               23.99
FRIULI VENEZIA GIULIA    24.37
LIGURIA                               24.16
EMILIA ROMAGNA             25.96
TOSCANA                            22.17
UMBRIA                               19.68
MARCHE                             20.22
LAZIO                                  19.48
ABRUZZO                           18.31
MOLISE                              16.71
CAMPANIA                         15.12
PUGLIA                              16.37
BASILICATA                       14.50
CALABRIA                         13.02
SICILIA                               13.63
SARDEGNA                       18.78

A Milano l'affluenza più alta. Più bassa al Sud
Nelle grandi città la maggiore affluenza per il referendum è stata registrata a Milano dove alle ore 12 ha votato il 22,8% degli aventi diritto.  A Roma la percentuale dei votanti è del 18,9%, a Torino del 18,4%. Minore l'affluenza al sud: a Napoli ha votato il 15%. A Palermo va attestandosi intorno al 16,5%.

I seggi resteranno aperti oggi fino alle 23.00 in tutta Italia. Subito dopo la chiusura delle urne comincerà lo spoglio delle schede, sia del voto in Italia, sia del voto degli italiani all'estero.

La domanda sulla scheda
ll quesito presente nella scheda elettorale per il referendum è il seguente: "Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente 'Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?".

Non serve il Quorum
Non è previsto il raggiungimento di un quorum: la consultazione sarà valida indipendentemente dal numero dei voti espressi. A votare sono chiamati 46.714.950 elettori sul territorio nazionale - di cui 1.344 residenti all'estero che hanno optato per il voto in Italia - nonché 3.963.580 residenti all'estero e 31.462 temporaneamente all'estero che hanno presentato richiesta di voto per corrispondenza.

I diciottenni che potranno votare per la prima volta sono 354.010: 182.533 uomini e 171.477 donne. Il comune con il corpo elettorale meno numeroso è Moncenisio, in provincia di Torino, con 29 elettori: 14 uomini e 15 donne. Il comune invece con il corpo elettorale più numeroso è Roma, con 2.092.633 elettori, di cui: 974.896 uomini e 1.117.737 donne.

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Rainews.it diffonderà alle 23.00  i primi exit poll elaborati da IPR-Marketing-Istituto Piepoli. Seguiranno exit poll ponderati alle 23.30, 23.45 e 24.00. In tempo reale saranno diffusi anche i dati elaborati dal Viminale sull'esito del voto, fino alla conclusione delle operazioni di spoglio e alla proclamazione del risultato.  

<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/RaiReferendum?src=hash">#RaiReferendum</a>, dalle 22.50 lo Speciale <a href="https://twitter.com/hashtag/Rainews24?src=hash">#Rainews24</a> condotto dal direttore <a href="https://twitter.com/AntDiBella">@AntDiBella</a> con exit poll e proiezioni <a href="https://twitter.com/hashtag/Referendum?src=hash">#Referendum</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/4dicembre?src=hash">#4dicembre</a> <a href="https://t.co/jXBYayLtTr">pic.twitter.com/jXBYayLtTr</a></p>&mdash; Rainews (@RaiNews) <a href="https://twitter.com/RaiNews/status/805338360336318469">4 dicembre 2016</a></blockquote>
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Referendum, ecco il quesito stampato sulla scheda
Referendum, ecco il quesito stampato sulla scheda
Si sono aperti in tutta Italia i seggi sul referendum confermativo per dire sì o no alla riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi e approvata dal Parlamento che modidica 47 articoli della Costituzione.

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La domanda sulla scheda
ll quesito presente nella scheda elettorale per il referendum è il seguente: "Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente 'Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?"

 Non serve il Quorum
Non è previsto il raggiungimento di un quorum: la consultazione sarà valida indipendentemente dal numero dei voti espressi. A votare sono chiamati 46.714.950 elettori sul territorio nazionale - di cui 1.344 residenti all'estero che hanno optato per il voto in Italia - nonché 3.963.580 residenti all'estero e 31.462 temporaneamente all'estero che hanno presentato richiesta di voto per corrispondenza.

Si vota in un'unica giornata fino alle 23 di questa sera. Subito dopo avrà inizio lo spoglio senza soluzione di continuità. In nottata è atteso il risultato finale.  Rainews.it diffonderà alle 23.00  i primi exit poll elaborati da IPR-Marketing-Istituto Piepoli. Seguiranno exit poll ponderati alle 23.30, 23.45 e 24.00. In tempo reale saranno diffusi anche i dati elaborati dal Viminale sull'esito del voto, fino alla conclusione delle operazioni di spoglio e alla proclamazione del risultato.  

VAI ALLO SPECIALE RAI SUL REFERENDUM
Referendum costituzionale, oggi si vota: urne aperte fino alle 23. A seguire exit poll e proiezioni
Referendum costituzionale, oggi si vota: urne aperte fino alle 23. A seguire exit poll e proiezioni
Dopo una campagna referendaria lunghissima e dura, il grande giorno e' arrivato: oggi gli italiani decideranno con il loro voto se approvare o bocciare la riforma della Costituzione.

 Si sono aperti in tutta Italia i seggi sul referendum confermativo per dire sì o no alla riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi e approvata dal Parlamento che modidica 47 articoli della Costituzione.

  I seggi resteranno aperti oggi fino alle 23.00 in tutta Italia. Subito dopo la chiusura delle urne comincerà lo spoglio delle schede, sia del voto in Italia, sia del voto degli italiani all'estero.

La domanda sulla scheda
ll quesito presente nella scheda elettorale per il referendum è il seguente: "Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente 'Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?".

Non serve il Quorum
Non è previsto il raggiungimento di un quorum: la consultazione sarà valida indipendentemente dal numero dei voti espressi. A votare sono chiamati 46.714.950 elettori sul territorio nazionale - di cui 1.344 residenti all'estero che hanno optato per il voto in Italia - nonché 3.963.580 residenti all'estero e 31.462 temporaneamente all'estero che hanno presentato richiesta di voto per corrispondenza.

I diciottenni che potranno votare per la prima volta sono 354.010: 182.533 uomini e 171.477 donne. Il comune con il corpo elettorale meno numeroso è Moncenisio, in provincia di Torino, con 29 elettori: 14 uomini e 15 donne. Il comune invece con il corpo elettorale più numeroso è Roma, con 2.092.633 elettori, di cui: 974.896 uomini e 1.117.737 donne.

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VAI ALLO SPECIALE RAI SUL REFERENDUM
Chiusa la campagna per il referendum, scattato il silenzio elettorale
Chiusa la campagna per il referendum, scattato il silenzio elettorale
Si è conclusa la campagna referendaria per il voto sulle riforma della Costituzione. Fino alle 23.00 di domenica 4 dicembre, quando si chiuderanno le urne, è in vigore il silenzio elettorale.

I seggi resteranno aperti domenica 4 dicembre dalle 7.00 alle 23.00 in tutta Italia. Subito dopo la chiusura delle urne comincerà lo spoglio delle schede, sia del voto in Italia, sia del voto degli italiani all'estero. Non è previsto il raggiungimento di un quorum: la consultazione sarà valida indipendentemente dal numero dei voti espressi.

A votare sono chiamati 46.714.950 elettori sul territorio nazionale - di cui 1.344 residenti all'estero che hanno optato per il voto in Italia - nonché 3.963.580 residenti all'estero e 31.462 temporaneamente all'estero che hanno presentato richiesta di voto per corrispondenza.

I diciottenni che potranno votare per la prima volta saranno 354.010: 182.533 uomini e 171.477 donne.

Il comune con il corpo elettorale meno numeroso è Moncenisio, in provincia di Torino, con 29 elettori: 14 uomini e 15 donne. Il comune invece con il corpo elettorale più numeroso è Roma, con 2.092.633 elettori, di cui: 974.896 uomini e 1.117.737 donne.

Rainews.it diffonderà alle 23.00 di domenica i primi exit poll elaborati da IPR-Marketing-Istituto Piepoli. Seguiranno exit poll ponderati alle 23.30, 23.45 e 24.00. In tempo reale saranno diffusi anche i dati elaborati dal Viminale sull'esito del voto, fino alla conclusione delle operazioni di spoglio e alla proclamazione del risultato. 
Ultimi fuochi della campagna per il referendum, da domani silenzio elettorale
Ultimi fuochi della campagna per il referendum, da domani silenzio elettorale
A Torino Grillo, a Firenze Renzi ed un videomessaggio di Berlusconi. Questa, con diverse altre iniziative in tutta Italia, la giornata che conclude la campagna referendaria. Poi sarà silenzio di un giorno ed il voto sul Sì o sul No. Ecco in sintesi le ultime dichiarazioni dei maggiori esponenti dei due schieramenti.

Grillo: "Un Paese diviso"
"Sia che Sì vinca o Sì perda è la stessa cosa. Il Paese è spaccato. Siamo nella stasi mentale, siamo in questo limbo". Così il fondatore del M5S, Beppe Grillo, a Torino. Il capo dei Cinque stelle ha poi detto che è "felice di perdere. Io sono un perdente. La mia vita è stata un continuo fallimento. Poi è venuta fuori una via. Dobbiamo abituarci ad essere perdenti, perdenti contro il mondo. Se domani perdiamo, sarà comunque una perdita straordinaria".

Renzi: "Questo non è il voto dei brogli"
Il premier arringa il fronte del sì a Piazza della Signoria a Firenza. "Nel giro di quattro anni una nuova generazione, senza chiedere il permesso, ha detto 'ora tocca a noi': in quattro anni è cambiato tutto. Quello che sembrava lontanissimo ma obbligatorio, la riforma della Costituzione, è diventata una possibilità", dice Renzi. "Noi stiamo dando il potere agli italiani, la possibilità di scrivere una pagina di futuro: altro che restringimento degli spazi di democrazia...". Poi: "Possiamo portare a casa una rimonta spettacolare, siamo ad un passo, siamo alle 48 ore decisive, che possono cambiare il futuro dei nostri figli". E assicura: "Sono ridicoli ad instillare dubbi e problemi che non esistono. Questo non è il voto dei brogli è il voto degli italiani". 

Berlusconi: "Rischio brogli"
Il leader di Forza Italia in un video messaggio su Facebook ha invitato i cittadini ad andare a votare "per evitare che Renzi diventi il padrone dell'Italia". Poi parlando al Corriere ha risposto a una domanda sul rischio brogli: "abbiamo una tradizione negativa nel passato. Nel 2006 ci sono stati sottratti molti, molti voti, e la vittoria che era nostra a mezzanotte ci è stata tolta alle 3: abbiamo perso per 24 mila voti. Ci siamo rivolti al Parlamento e ai magistrati per avere il riconteggio delle schede e ci hanno riso in faccia. Questo si è verificato nel 2013 e potrebbe verificarsi ancora con il voto degli italiani all'estero. Finché non avremo una situazione tecnologicamente avanzata, i brogli saranno possibili".

Salvini: il voto degli italiani farà vincere il no
Il leader della Lega Matteo Salvini ha denunciato a Roma, davanti a palazzo Chigi, voti all'estero  "inventati e comprati" a favore del sì, rinnovando però la convinzione che domenica vincerà il no grazie "al voto degli italiani". "Il mio pronostico è che nonostante i voti inventati in giro per il mondo - ha detto Salvini commentando l'alta affluenza nel voto all'estero riscontrata dai primi conteggi - il voto degli italiani farà vincere il no.

Delrio: se vince il No, Renzi va dal Capo dello Stato
Se vince il No al referendum costituzionale? "Credo che in quel caso Renzi andrà dal Capo dello Stato e si prenderà atto". Lo ha detto il ministro delle infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, ospite di Bianca Berlinguer a 'Carta Bianca'.
Referendum. Berlusconi: da riforme pericolo per democrazia. Salvini: Renzi pensa solo a poltrona
Referendum. Berlusconi: da riforme pericolo per democrazia. Salvini: Renzi pensa solo a poltrona
Renzi "ha fatto ogni tipo di promessa, i ponti, gli aeroporti, le strade, aumenti di stipendio, ma più promette più la gente lo prende per un caz... Prometterà che se vince il sì vincono lo scudetto sia la Roma che la Lazio contemporaneamente". Lo ha detto Matteo Salvini, leader della Lega Nord a Radio Cusano Campus sostenendo che "c'è un'Italia bella, che ha voglia di ripartire, che non si arrende e che non vuole essere schiava. Chi vota Sì certifica in Costituzione che l'Unione Europea ha l'ultima parola alla faccia e sulla testa degli Italiani. Ho incontrato tante persone che non votano da 10 o 20 anni, ma che stavolta torneranno alle urne per urlare il loro no. La Costituzione regola le nostre vite, le vite delle nostre figlie".

Un messaggio infine al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "I Presidenti della Repubblica - ha sostenuto - si sono inventati gli ultimi tre presidenti del consiglio, eletti a tavolino. Non vorrei che se dovesse vincere il No possa accadere un qualcosa di simile. Se vince il No la parola deve tornare gli italiani".

Da "Agorà" nuovo intervento  a sostegno del 'No' di Silvio Berlusconi: "Se Renzi vincesse le elezioni politiche dopo l'approvazione di questa riforma avrebbe potere sul Senato, sulla Camera, sul governo, potrebbe scegliere il capo dello Stato e i membri della Corte Costituzionale. Sarebbe un regime, senza pesi e contrappesi". Ed ha aggiunto: "se anche il centrodestra vincesse le elezioni", con questa riforma "avrebbe contro il Senato, che come è stato pensato al 60% sarebbe favorevole a Renzi".

Dal blog, Beppe Grillo ricorda che "quello di Renzi è un governo di politici che contnua il lavoro iniziato dai tecnici. Politici e tecnici sono pappa e ciccia" mentre i "cittadini devono riprendersi il potere. E' arrivato il momento di dire No".
 
Critico nei confronti del 'premier anche Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera: "Quando dice che se vince il Sì questo Paese si sblocca è sempre il solito. E` affetto da annuncite ed è un divertente imbroglione, e continua ad imbrogliare" sottolinea durante un`intervista a "Radio Anch`io", su Radio Uno.

"Ricordo a Renzi che l`ultimo contratto con i dipendenti pubblici l`ha fatto nel 2009 l`ultimo governo Berlusconi, e nella fattispecie l`ho fatto io. E` innegabile che in seguito vi sia stato un blocco, che però doveva durare solo due anni. Chi ha prolungato questo blocco nei contratti del pubblico impiego - ha sostenuto Brunetta - sono stati Monti-Letta e anche Renzi, che nei suoi mille giorni, quindi nel 2014, nel 2015 e anche per tutto il 2016 perché  il contratto non c`è, non ha fatto nulla".

Poi per quanto riguarda le risorse per il contratto degli statali, l`aumento dovrebbe essere di circa 30 euro netti al mese, probabilmente a partire da metà del 2017. Non ci sono gli 85 euro annunciati - ha affermato l'ex ministro - perché nella legge di bilancio di quest`anno e legge di stabilità dello scorso anno ci sono un miliardo e 400 milioni, che servono per una serie di voci: assunzioni, per gli 80 euro, per le forze dell`ordine, per il comparto sicurezza e per altre cose. Per il contratto ci sono esattamente 30 euro netti al mese. Questo protocollo d`intesa siglato l`altro giorno poi non porta la firma del Ministro Padoan".

Per il 'No' anche Raffaele Fitto l'europarlamentare leader del gruppo Conservatori e Riformisti:"L'Italia ha bisogno di una riforma ma non di questa pessima riforma proposta da Renzi, che e dovesse entrare in vigore creerebbe solo una grande confusione" ha sostenuto a Bari concludendo la campagna referendaria con una passeggiata nel centro della citta'.

Per Arturo Scotto capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana:"Un presidente del consiglio dovrebbe trasferire serenità al Paese, non continuare ad agitare paure. Il burrone non c'è prosegue il capogruppo della sinistra - lo spread non si alzerà, la stabilità della legislatura non viene toccata. Il No salva l'unica cosa che ha garantito coesione nazionale in questi anni: la Costituzione". Quindi, conclude Scotto: "Gli elettori hanno capito perfettamente chi gioca a dividere, a condizionare, a spaventare pur di rimanere abbarbicato a Palazzo Chigi. E la punizione sarà severa".
Renzi: con il Sì Paese più semplice e forte. Non possiamo barcamenarci e galleggiare
Renzi: con il Sì Paese più semplice e forte. Non possiamo barcamenarci e galleggiare
"Bisogna lottare nelle ultime 48 ore, la partita è apertissima, abbiamo fatto una cosa enorme". Così Matteo Renzi, nella diretta Facebook motiva il popolo del Sì: "Niente polemiche e accuse, parliamo con il sorriso del merito del referendum", dice il premier. E agli indecisi: "Pensate al futuro dei vostri figli". 

Il Presidente del Consiglio poi ribadisce: "Dire No significa bloccare l'Italia. Noi vogliamo vincere per cambiare le regole del gioco in Europa". Poi ad un eventuale confronto tv con il grillino Di Maio sul referendum, replica: "Sono pronto a fare un confronto con chiunque dei Cinque stelle abbia un po' di potere: con il Capo del Movimento o con il proprietario del Movimento, con Grillo o con Casaleggio".

A chi gli fa presente che il 4 dicembre potrebbe prendere "una legnata", il premier risponde: "Può darsi che si vinca, può darsi che si perda, ma la cosa bella è che decidono i cittadini. Noi stiamo dando agli italiani la possibilità di cambiare questo Paese di smettere di lamentarsi soltanto". 

Renzi concluderà la campagna referendaria questa sera a Firenze in Piazza della Signoria. Ora fa tappa a Palermo al Teatro Politeama dove ha esordito sottolineando: "Il risultato del referendum è totalmente aperto, si gioca sul filo dei voti. Io ho fatto qualche errore di troppo soprattutto all'inizio, ma questo referendum non riguarda il governo ma i nostri figli. Con il Sì consegniamo un Paese più semplice e forte". Poi l'attacco ai 5Stelle doopo il caso delle firme false in Sicilia: "Con noi e con il Sì il principio di trasparenza entra in Costituzione, mentre quelli che predicavano a parole trasparenza si avvalgono della facoltà di non rispondere. Noi facciamo le cose vere, altri le firme false". E incalza: "gli stessi politici che in trenta anni ci hanno preso in giro vengono a dirci che in sei mesi faranno la riforme". Il Presidente del consiglio prosegue: "Non possiamo stare a barcamenarci e galleggiare. Il Paese ha preso la direzione giusta. La Sicilia è decisiva, è sempre stata anticipatrice dei cambiamenti a livello nazionale. Siamo partiti indietro mentre gli altri erano avanti. Adesso che è chiara la domanda, sento un vento, un clima diverso e cambiato". 

Il premier infine sottolinea: "C'e' una bufala che mi fa particolarmente arrabbiare quando dicono che c'è il potere autoritario e la dittatura. Ho chiesto a Zagrebelsky mi dici dov'è l'articolo della Costituzione che cambia i poteri del Premier? E lui mi ha portato un articolo scritto per Repubblica, che è interessante ma ancora non è la Costituzione. Come si fa a sostenere come ha detto Luigi Di Maio che noi rischiamo di diventare una dittatura come il Venezuela di Pinochet?". 

Parlando delle regioni a statuto speciale, Renzi ricorda che "non cambierà nulla, piaccia o no. Ma anche qui dobbiamo avere un miglioramento dei servizi, in alcuni settori".

Scontri tra studenti e forze ordine: un fermato
Momenti di tensione stamani a Palermo, davanti al teatro Politeama dove si è tenuto un incontro pubblico a sostegno del sì al referendum, con il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Studenti e forze dell'ordine in tenuta anti-sommossa sono arrivati allo scontro dopo che i ragazzi hanno cercato di forzare il blocco di sicurezza che cinge la zona del teatro.

Un manifestante è stato fermato e condotto in Questura per essere identificato. Durante la manifestazione, un manichino con le sembianze del premier è stato dato alle fiamme. Tra gli striscioni esibiti dagli studenti si leggeva "Cacciamo Renzi" e "Via Renzi dalla Sicilia".



 
Bufera sul Presidente Tribunale Bologna: chi vota sì è come i repubblichini. Interviene il  Csm
Bufera sul Presidente Tribunale Bologna: chi vota sì è come i repubblichini. Interviene il Csm
"Una maggioranza spuria e costituzionalmente illegittima non può cambiare la costituzione trasformandone l'anima, rubando la democrazia ai cittadini- attacca Caruso- e non basta il plebiscito dell'eventuale vittoria del Sì a sanarne i vizi di legittimità. I sinceri democratici che credono al Sì riflettano. Nulla sarà come prima e voi sarete stati inesorabilmente dalla parte sbagliata, come coloro che nel '43 scelsero male, pur in buona fede". Così ha scritto sul suo profilo Facebook il presidente del Tribunale di Bologna, Francesco Maria Caruso, in un post che è stato pubblicato dalla Gazzetta di Reggio. Ora interviene il Consiglio Superiore della Magistratura.

A quanto si apprende, il comitato di presidenza del Csm, nella seduta di ieri mattina, ha deliberato di trasmettere copia dell'articolo pubblicato dalla Gazzetta di Reggio Emilia al Procuratore Generale della Cassazione, Pasquale Ciccolo, affinché faccia le valutazioni di sua competenza e alla I Commissione consiliare per eventuali profili di incompatibilità funzionale del dottor Francesco Maria Caruso.

Nel suo post su Fb, Caruso afferma che con la vittoria del "SI", "non avremo più una Costituzione ma un atto di forza. E chi vorrà spiegare la riforma e ragazzi, dovrà dire che questa riforma è fondata sui valori del clientelismo scientifico è organizzato del voto di scambio della corruzione dal trasformismo con un governo che lega le provvidenze a questo o a quello al voto referendario". Secondo il magistrato si "avvera la profezia dell'ideologo leghista Gianfranco Miglio che nel 1994 proponeva una riforma che costituzionalizzasse le mafie, approvata con il 50,1% perché la costituzione altro non sarebbe che la legge che la maggioranza impone alla minoranza che fa rispettare schierando la polizia nelle piazze. Temo che siamo incredibilmente vicini a quel momento".

Francesco Maria Caruso replica in una nota che "l'articolo a propria firma, apparso sull'edizione della Gazzetta di Reggio Emilia del 29 novembre 2016, non era destinato alla pubblicazione sul giornale, pubblicazione non richiesta né autorizzata, trattandosi di un testo 'privato', scritto sulla propria pagina Facebook, destinato a un numero limitato di lettori".

Caruso "pur confermando integralmente i contenuti del messaggio", precisa che "le stesse idee e gli stessi concetti sarebbero stati presentati in forme diverse, se sin dall'inizio destinati al più ampio pubblico". "La pubblicazione - aggiunge il magistrato - ha l'evidente scopo di sollevare una polemica giornalistica alla quale il ruolo istituzionale impone di rimanere estraneo".  E successivamente chiarisce ancora meglio il suo pensiero: ""Mi sono state attribuite cose che non ho detto. Non ho detto che chi vota Sì al referendum sia un repubblichino, ma che commette un errore grave come quello compiuto da chi sostenne la Repubblica di Salò. E' una cosa del tutto diversa".
Prodi: ho il dovere di rendere pubblico il mio Sì al referendum
Prodi: ho il dovere di rendere pubblico il mio Sì al referendum
A 4 giorni dal referendum sulle riforme costituzionali Romano Prodi prende ufficialmente posizione. "Anche se le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie, tuttavia per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull'esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale", dice in una nota l'ex presidente del Consiglio e fondatore dell'Ulivo.   

Prodi aggiunge: "Un sì naturalmente rispettoso nei confronti di chi farà una scelta diversa. Dato che nella vita, anche le decisioni più sofferte debbono essere possibilmente accompagnate da un minimo di ironia, mentre scrivo queste righe mi viene in mente mia madre che, quando da bambino cercavo di volere troppo, mi guardava e diceva: 'Romano, ricordati che nella vita è meglio succhiare un osso che un bastone'".  

"Profonde sono le ragioni che mi hanno fino ad ora consigliato di non rendere esplicito il mio voto sul referendum", scrive ancora l'ex presidente della Commissione europea. "Sono ormai molti anni che non prendo posizione su temi riguardanti in modo specifico la politica italiana e, ancora meno, l'ho fatto negli ultimi tempi. Questa scelta mi ha di conseguenza coerentemente tenuto lontano dal prendere posizione in un dibattito che ha, fin dall'inizio, abbandonato il tema fondamentale, ossia una modesta riforma costituzionale, per trasformarsi in una sfida pro o contro il governo".
La Consulta dichiara inammissibile il ricorso del Codacons sul referendum
La Consulta dichiara inammissibile il ricorso del Codacons sul referendum
La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Codacons e dall'avvocato Giuseppe Ursini, in proprio, contro gli atti di indizione del referendum costituzionale del 4 dicembre. Lo comunica la Consulta in una nota. "La Corte - si spiega - ha ritenuto che i ricorrenti non avessero i requisiti per esercitare l'azione, non essendo 'poteri dello Stato' come richiede l'articolo 134 della Costituzione".

In precedenza la Cassazione aveva dichiarato inammissibile l'istanza dell'associazione di difesa dei consumatori contro il quesito referendario e l'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum. Tale ordinanza "hanno stabilito le sezioni unite, non ha natura di atto giurisdizionale e quindi non può essere impugnata per via giurisdizionale", e "men che mai dinanzi alla corte di Cassazione" di cui l'ufficio per il referendum "costituisce un'articolazione interna", si legge nella sentenza.
Offerta Monte dei Paschi di Siena, eccesso di ribasso per il titolo. Forte incertezza sui bancari
Offerta Monte dei Paschi di Siena, eccesso di ribasso per il titolo. Forte incertezza sui bancari
Seduta negativa per le borse europee ma soprattutto per Milano, condizionata dal comparto bancario. Il Ftse Mib cede l'1,81%, giù anche Londra -0,60%, Francoforte, -1,09%, Parigi -0,88%, mentre il presidente della Bce Draghi parla di incertezze politiche ed economiche significative. Avvio di settimana in ribasso anche per Wall Street, il Dow Jones perde lo 0,30%. Tensione sui titoli di stato, lo spread chiude a 190 punti base. Il rendimento decennale al 2,09%. A Piazza Affari crolla Mps, che chiude con una perdita del 13,80%.

Monte dei Paschi di Siena crolla in Borsa nel giorno del via libera della Consob al prospetto informativo relativo alla conversione volontaria di bond subordinati in azioni: l'operazione durerà, "salvo proroga", fino alle 16 di venerdì prossimo. Anche a causa dei timori legati a una vittoria del No al referendum costituzionale del 4 dicembre il titolo dell'istituto senese non riesce a fare prezzo in apertura e finisce più volte in asta di volatilità: da oggi è operativo il raggruppamento delle azioni con un rapporto di una nuova ogni 100 vecchie.

Il titolo, già in fase di pre-apertura aveva segnato un ribasso teorico del 5%. Sotto il peso di Mps Piazza Affari è scivolata e, con essa, in generale i titoli degli istituti di credito: il Banco cede il 4,09%, Bpm il 3,89%, Unicredit il 4,01%, Bper il 3,68%, Intesa SanPaolo il 2,97%.

Mps aveva reso noto che il periodo di adesione alla conversione dei bond subordinati è compreso tra il 28 novembre e il 2 dicembre, salvo proroga, e che la Consob aveva approvato il relativo prospetto informativo. La stessa banca ha inoltre dichiarato di non avere “intenzione di procedere per il momento" a formulare un'offerta di conversione in azioni per il titolo ibrido Fresh da 1 miliardo di euro. In occasione dell'aumento di capitale da 5 miliardi di euro Mps ha deciso di adottare "misure di potenziamento dei presidi" che devono "garantire il corretto adempimento degli obblighi informativi e di condotta previsti dalla disciplina Mifid", la normativa che tutela gli investitori allo sportello. Lo si legge in una nota della banca. Tra gli impegni assunti, quello di mantenere "un atteggiamento non proattivo, astenendosi dal raccomandare o consigliare l'adesione all'offerta".

Nel prospetto dell'offerta di scambio dei bond si legge che "il Monte dei Paschi di Siena ha accantonato 627 milioni di euro a copertura di rischi legali che possono raggiungere un totale di oltre 8 miliardi di euro per le possibile cause civili che la banca potrebbe trovarsi ad affrontare". Mps spiega nel documento che la Bce potrebbe chiedere ulteriori rettifiche di valore sui crediti in sofferenza a seguito della verifica, con un impatto significativo sui conti della banca e sulla sua situazione finanziaria. Il regolatore ha inoltre chiesto alla banca di presentare un piano di finanziamento dettagliato per ogni anno fino al 2018 per la liquidità indebolita.

Intanto, il Ceo di Mps, Marco Morelli, secondo notizie di stampa, sarebbe intenzionato a "aprire le danze arabe" con il fondo sovrano del Qatar pronto a diventare socio stabile.

Dombrovskis: ricapitalizzazione in linea regole Ue 
La ricapitalizzazione di Mps è "un esercizio intrapreso pienamente in linea con le regole Ue" in base a cui "qualsiasi ulteriore capitale deve essere raccolto sul mercato o da attori privati, e questo approccio è in corso di essere seguito" dall'Italia. Lo ha affermato il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, aggiungendo che il processo di aumento del capitale di Mps "è condotto dalle autorità di supervisione, quindi nessun commento a questo stadio".

Infine anche il referendum del 5 dicembre, secondo diversi analisti è un fattore di volatilità nei mercati e questo influirebbe, a detta delle analisi, sull'andamento generale delle operazioni finanziarie di questi giorni, compreso il piano Mps. Il Financial Times ha dedicato proprio oggi un articolo al rischio bancario in Italia, in caso di 'vittoria' del No, e mancano ormai solo sei giorni al voto sul referendum costituzionale.

Le repliche di Renzi e Padoan all'articolo sul FT
E alle nuove preoccupazioni espresse dal Financial Times per un'eventuale vittoria del Sì al referendum costituzionale, ha replicato il presidente del Consiglio Matteo Renzi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Con le riforme messe in campo "abbiamo bisogno di rispondere alle esigenze dei cittadini, ai mercati rionali e non ai mercati finanziari". Anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha replicato alle osservazioni dal giornale britannico. "L'articolo del Financial Times mette insieme tante cose – ha detto in conferenza stampa - Forse era lunedì e non avevano tante cose da dire". Pronto il presidente del Consiglio Matteo Renzi a chiosare: "Ferma restando tutta la nostra massima stima per il Financial Times".

Referendum, Ocse: la riforma rafforzerà la governance. Pil Italia +0,8%  
Il governo italiano sta compiendo "progressi sulle riforme strutturali, incluso nelle politiche sul mercato del lavoro, nella pubblica amministrazione e nel sistema scolastico. La riforma costituzionale, oggetto di un referendum costituzionale a dicembre, sarà un passo in avanti nel processo di riforme e rafforzerà la governance politica ed economica" dell'Italia: è quanto scrive l'Ocse nell'economic Outlook di novembre, secondo il quale il Pil crescerà dello 0,8% nel 2016, dello 0,9% nel 2017 e dell'1% nel 2018. Rispetto alle prospettive economiche di settembre, rimane invariato il dato per il 2016 mentre la stima del 2017 è rivista al rialzo di 0,1 punti.

Salvini: stop con terrorismo delle banche e poteri forti
"Stop all'inaccettabile terrorismo delle banche, dei poteri forti delle banche sul voto degli italiani. Il voto deve essere libero, non condizionato da bugie. #iovotono". Così il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini.

Referendum, M5S a Financial Times e Ocse: Nessuna invasione cavallette con No
I parlamentari M5S delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, in una nota congiunta, intervengono sul tema della stabilità finanziaria. "Dopo il terrorismo del Financial Times, oggi è il turno dell'Ocse falsificare la realtà e teorizzare improbabili catastrofi econimiche se non dovesse passare la pessima riforma di Renzi. E' singolare, infatti, che teorizzino catastrofi finanziarie nell'ipotetica vittoria del no quando, con questa stessa Costituzione, abbiamo avuto il boom economico degli anni '60, è stata vinta una difficile lotta contro il terrorimo negli anni di piombo, e l'Italia è diventata una delle potenze economiche mondiali, tanto da far parte stabilmente del G7". 
Referendum: le sezioni unite della Cassazione respingono il ricorso del Codacons
Referendum: le sezioni unite della Cassazione respingono il ricorso del Codacons
La Cassazione ha dichiarato inammissibile l'istanza dell'associazione di difesa dei consumatori contro il quesito referendario e l'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum.

Tale ordinanza "hanno stabilito le sezioni unite, non ha natura di atto giurisdizionale e quindi non può essere impugnata per via giurisdizionale", e "men che mai dinanzi alla corte di Cassazione" di cui l'ufficio per il referendum "costituisce un'articolazione interna", si legge nella sentenza.

La Consulta ha convocato una camera di consiglio straordinaria su una richiesta di conflitto di attribuzione. Il Codacons chiede di sollevare un conflitto d'attribuzione di fronte alla Consulta tra l'Ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione e i cittadini elettori rappresentati dal Codacons. La Consulta deve ora verificare in via urgente se il conflitto è ammissibile.

La motivazione del provvedimento della Suprema Corte
"All'Ufficio centrale per il referendum - scrivono le Sezioni Unite nella motivazione del provvedimento - il legislatore ha assegnato la direzione unitaria di tutto il complesso svolgimento delle operazioni, dalla presentazione della richiesta alla proclamazione dei risultati, che comprende funzioni assai eterogenee, che vanno dall'esecuzione di attività meramente materiali (come il computo delle firme depositate) all'adozione delle decisioni sulle proteste e suireclami sulle operazioni di voto e di scrutinio".

Ma le operazioni assegnate all'Ufficio - ricordano le Sezioni Unite della Suprema Corte - "non assumono rilevanza autonoma, a tutela di specifici e particolari interessi: esse partecipano del procedimento referendario e si compenetrano con esso, in funzione, quindi, della modificazione dell'ordinamento generale".

Ed a garanzia dell'ordinamento generale sono volte anche le decisioni dell'Ufficio centrale, in chiave di concorso nello svolgimento della suddetta funzione: in particolare, "l'ordinanza che ammette il referendum è immediatamente funzionale al decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri, che lo indice; e quella che dichiara l'illegittimità della richiesta referendaria è pur sempre funzionale alla promulgazione della legge costituzionale con la formula prescritta dall'art. 14 della medesima legge".

Come già rilevato dalla Consulta, l'Ufficio centrale concorre, nel procedimento refendario, "all'effettuazione della consultazione popolare, qualora sia legittima la relativa richiesta; e le attribuzioni dell'Ufficio sorgono "necessariamente nei limiti posti a salvaguardia della sfera riconosciuta ai promotori del referendum".
'Restitution Day' a Firenze, Grillo: "M5s è realtà che non si può cancellare"
'Restitution Day' a Firenze, Grillo: "M5s è realtà che non si può cancellare"
Beppe Grillo è a  Firenze per il 'Restitution Day' del Movimento 5 stelle.  "Il Movimento 5 stelle, dalla sua nascita - hanno spiegato gli organizzatori - fino ad oggi ha rinunciato, restituito e donato oltre 80 milioni di euro, precisamente 80.727.000,585 euro. Una cifra che aumenta ogni giorno". "Abbiamo lasciato questa cifra enorme dei parlamentari: abbiamo dimostrato che è possibile fare le cose per passione e per amore per il prossimo. Questo Movimento è nato dall'impossibile: non riescono ancora a capire questo movimento, a prescindere che vinca il si' o il no, tutto questo rimane nella storia politica italiana". Così Beppe Grillo, parlando dietro ad uno striscione che simboleggia un assegno, intestatario il popolo italiano, con la cifra di 80.727.585 euro restituiti dagli stipendi dei parlamentari del Movimento a partire dalla sua nascita.

Grillo, organizzando a Firenze il 'Restitution Day', sta parlando agli attivisti, accompagnato da alcuni parlamentari e senatori, fra cui Alessandro Di Battista e Paola Taverna, proprio sotto ad uno degli ingressi di Palazzo Vecchio, sede del Comune di Firenze.

"Siamo qui nel regno delle copie - ha detto Grillo riferendosi alla copia della statua del David di Michelangelo in piazza Signoria - qui c'è un sindaco duplicato per ragioni di insicurezza". "Mentre i partiti in questi ultimi vent'anni si intascavano oltre 2,5 miliardi di euro in rimborsi elettorali, più maxi stipendi e privilegi, il MoVimento 5 Stelle dalla sua nascita ad oggi ha rinunciato, restituito e donato oltre 80 milioni di euro. Precisamente: 80.727.585 euro (156,4 miliardi di vecchie lire). Una cifra che aumenta ogni giorno. Il tutto senza stravolgere 47 articoli della Costituzione e senza aspettare nuove leggi (il Pd ha bocciato la proposta taglia-stipendi del M5S che avrebbe generato risparmi di 87 milioni di euro ).

Il documento sul blog di Grillo
Sono oltre 80 milioni di ragioni per votare "NO" alle bugie del Bomba". Lo scrive il MoVimento % Stelle sul blog di Beppe Grillo, in occasione del Resitution day dei pentastallati a Firenze Ecco, nel dettaglio i numeri di rinunce e restituzioni del M5s allo Stato dal 2010 presentati a Firenze.

RINUNCIA RIMBORSI ELETTORALI POLITICHE 2013: 42.782.512 EURO per le elezioni politiche ai quali il M5S ha rinunciato sin dall'inizio della legislatura, pur potendo munirsi di requisiti sia formali che sostanziali per beneficiarne.

RINUNCIA RIMBORSI ELETTORALI REGIONALI 2010-2014: 4.773.536 EURO, rimborsi a cui le liste regionali M5S hanno rinunciato sin dal 2010. Clicca qui per i dettagli dalla Gazzetta Ufficiale, anni 2013-2014, 2015, 2016 e tabella riepilogativa per i dettagli.

RINUNCIA FINANZIAMENTI PARTITI POLITICI EUROPEI-GRUPPO EFDD: 3.000.000 EURO. La delegazione M5S al Parlamento Europeo ha rinunciato alla possibilità di usufruire dei finanziamenti per la costituzioni di "partiti politici europei e fondazioni europee". La somma prevista per le delegazioni del gruppo EFDD è di 3 milioni di euro.

RESTITUZIONE STIPENDI PARLAMENTO ITALIANO: 19.493.075 EURO: dai tagli di stipendi e rendicontazione diarie (dato in continuo aggiornamento ). Di questi 17.847.050,33 euro versati nel fondo per il microcredito che ha permesso di finanziare fino a qualche giorno fa 3235 imprese per 7860 posti di lavoro stimati. 1.646.025 euro sono stati versati al Fondo ammortamento per i Titoli di Stato.

RESTITUZIONE STIPENDI CONSIGLIERI REGIONALI: 8.613.724 EURO. Sono stati destinati a fondi regionali o nazionali per il microcredito o altre iniziative regionali.

RESTITUZIONE STIPENDI PARLAMENTARI EUROPEI : 479.000 EURO. Restituiti al fondo per il microcreditonazionale.

RINUNCIA INDENNITA' DI CARICA: 1.091.744 EURO: I parlamentari e consiglieri regionali M5S rinunciano alle indennità di carica, le quali vengono lasciate alle istituzioni o restituite. I parlamentari M5S a tutto settembre 2016, hanno rinunciato a 525.485 euro alla Camera, e 237.012 euro al Senato."Rinunciamo inoltre a privilegi come auto blu, appartamenti di servizio per vice presidenti Camera e Questori, spese di rappresentanza aggiuntive", scrive M5s.

DONAZIONE TSUNAMI -TOUR 420.000 EURO: donati in favore del Comune terremotato di Mirandola per costruire la palestra di una scuola. "Si tratta di fondi in micro-donazioni raccolti e non spesi per le elezioni politiche 2013, che come promesso abbiamo donato alla collettività", sottolinea M5s. 
Referendum, Consulta convoca camera consiglio straordinaria per istanza Codacons
Referendum, Consulta convoca camera consiglio straordinaria per istanza Codacons
Si riunisce oggi alle 15,30 la camera di consiglio straordinaria della Consulta convocata per esaminare un'istanza proveniente dal Codacons e relativa al referendum.

Il Codacons ha chiesto di sollevare un conflitto di attribuzione di fronte alla Consulta tra l'Ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione e i cittadini elettori rappresentati dall'associazione di consumatori.


"Siamo in attesa della decisione - ha commentato l'avvocato Gino Giuliano, legale del Codacons -, la Consulta in tempi brevi dirà se il conflitto è ammissibile oppure no". 

La decisione di convocare la riunione del consesso dei giudici è stata assunta nel fine settimana. L'associazione dei consumatori ha promosso una serie di azioni - al Tar Lazio e in Cassazione - contro il quesito referendario, ritenendo, in sostanza, che la sua formulazione violi la libertà di voto dell'elettore.

Il Codacons ha chiesto alla Corte costituzionale di valutare un conflitto d'attribuzione tra poteri dello stato. La  prima cosa che la consulta deve valutare in camera di consiglio, prima di poter entrare nel merito della questione, è se i soggetti chiamati in causa siano titolati a essere parte in un conflitto. Solo in questo caso la corte potrà ritenere ammissibile il conflitto stesso e passerà all'esame di merito. In  caso contrario lo dichiarerà inammissibile e l'istanza sarà chiusa.
Renzi alla Cbs: "Con la riforma voglio semplificare l'Italia". E cita Niccolò Machiavelli
Renzi alla Cbs: "Con la riforma voglio semplificare l'Italia". E cita Niccolò Machiavelli
"La mia idea e' dare semplicita' all'italia". E' uno dei modi in cui Renzi spiega il referendum che si terra' in Italia il prossimo 4 novembre a Charlie Rose, storico giornalista americano che lo ha intervistato per la trasmissione di approfondimento '60 minutes' in onda sulla Cbs.    

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"Personalizzare il referendum? Sì, è stato un errore"
Sollecitato poi sulle critiche di aver 'personalizzato' il referendum, Renzi ha risposto con un'ammissione di colpa: "Si', e' stato un mio errore all'inizio, riconosco l'errore. sono un uomo, posso commettere degli errori". Poi pero' ha insistito, sottolineando di credere nella sua scelta per la riforma: "Dopo due anni e mezzo a Roma da premier sono assolutamente sicuro del ruolo potenziale del mio paese", ha detto. Quindi ha concluso: "con il si' l'italia da' il via al futuro. perche' negli ultimi vent'anni l'italia ha discusso solo del passato. il passato e' meraviglioso. ma l'Italia non e' solo un museo. l'Italia non e' solo il passato. questo e' il punto".

Machiavelli è il simbolo dell'intelligenza degli italiani
Nell'intervista c'è spazio anche per Niccolò Machiavelli. "Per gli Italiani è il simbolo della ricerca del potere a ogni costo e per questo Machiavelli è odiato", dice Renzi. "Ma per me è il simbolo dell'intelligenza degli italiani".

La vittoria di Donald Trump? E' stata una sorpresa
Durante la conversazione si e' parlato anche della vittoria di Donald Trump eletto presidente negli Stati uniti, un fatto che Renzi ha ammesso essere stato per lui "una sorpresa", raccontando poi di aver chiamato il presidente eletto.  
Il tema e' stato affrontato pero' brevemente, il resto dell'intervista - condotta a Palazzo Vecchio a Firenze - e' stato infatti dedicato alla prossima scelta degli italiani. "L'Italia e' incredibile - ha spiegato il premier - perche' e' un paese con 950 parlamentari. il doppio che negli Usa". Questo referendum, ha aggiunto, "non e' un referendum per cambiare la democrazia in italia, ma per ridurre la burocrazia in italia. Il nostro sistema e' nelle mani della burocrazia: tutto e' difficile, tutto e' complicato. la mia idea e' dare semplicita' all'Italia".   
Referendum, Renzi: "Il rischio del governo tecnico c'è ed è evidente"
Referendum, Renzi: "Il rischio del governo tecnico c'è ed è evidente"
Una "ricaduta" del referendum "sul governo certo che c'è. E' evidente che non possiamo avere un paese fermo a galleggiare. Non sto a far politica per aggiungere una riga al curriculum vitae. Io non sto a vivacchiare e galleggiare nei giochini. Io non sono come tanti". Lo dice il premier Matteo Renzi a un'iniziativa per il Si' a Torino. 

A 7 giorni dal voto, Renzi osserva che quella con il referendum è una partita difficile, a guardare i numeri dei partiti: 'il Pd ha il 35% e poi qualcuno del Pd non vota...saremmo 35% a 65%'. Ma aggiunge che 'tanti non del Pd hanno voglia di un paese più semplice', e il risultato non dipende dai partiti ma dai
cittadini. Convinto che vincera' il No e' invece Berlusconi,

Renzi: rischio governo tecnico, solo Sì lo scongiura 
"Il governo tecnico non lo posso scongiurare io, lo dovete scongiurare voi con il Sì" - afferma Renzi - "Mario Monti, l'ideologo e capo dei governi tecnici, ha detto che ho fatto troppi bonus fiscali. Il punto è che non è che si può votare di Sì perché uno alza le tasse e poi dire No se si abbassano". E aggiunge - "L'ho detto in tutte le salse cosa faccio se vince il No. Non voglio giocare sulla paura, evocare il salto nel buio ma voglio che si sappia che il governo è nato per fare le riforme e se non si fanno è evidente che qualcosa non ha funzionato. Poi se qualcuno deve votare contro per odio personale, va bene. Ma a noi hanno insegnato che non si fa politica contro qualcuno ma per qualcosa. Quelli del No se li metti in una stanza non sono d'accordo su nulla...Se fosse già in funzione la riforma e oggi qualcuno proponesse un di più di fondi e un sistema per dare 315 poltrone, se ci fosse uno che vuole inventare il Cnel, questo qualcuno sarebbe preso in giro e portato via. Nessuno direbbe ok la tua riforma l'accogliamo. Allora perché c'è la paura di dire Sì al futuro? In parte per colpa della personalizzazione che abbiamo fatto. In parte per la nostalgia".

Renzi,pasticcio c'è adesso, è folle sistema bloccato
 "Non è una riforma perfetta, la riforma perfetta non si farà mai. Ma non è una riforma pasticciata. E' normale che su alcune cose abbiamo dovuto fare compromessi. Ma il pasticcio è quello che c'è adesso, con maggioranze che rischiano di non essere uguali tra Camera e Senato. Noi stiamo rimediando al pasticcio"  sottolinea il premier.


L'intervista alla Cbs: "Mia idea e' dare semplicita' all'Italia 
"La mia idea e' dare semplicita' all'italia". E' uno dei modi in cui Renzi spiega il referendum che si terra' in Italia il prossimo 4 novembre a Charlie Rose, storico giornalista americano che lo ha intervistato per la trasmissione di approfondimento '60 minutes' in onda sulla Cbs.    

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Durante la conversazione si e' parlato anche della vittoria di Donald Trump eletto presidente negli Stati uniti, un fatto che Renzi ha ammesso essere stato per lui "una sorpresa", raccontando poi di aver chiamato il presidente eletto.  
Il tema e' stato affrontato pero' brevemente, il resto dell'intervista - condotta a Palazzo Vecchio a Firenze - e' stato infatti dedicato alla prossima scelta degli italiani. "L'Italia e' incredibile - ha spiegato il premier - perche' e' un paese con 950 parlamentari. il doppio che negli Usa". Questo referendum, ha aggiunto, "non e' un referendum per cambiare la democrazia in italia, ma per ridurre la burocrazia in italia. Il nostro sistema e' nelle mani della burocrazia: tutto e' difficile, tutto e' complicato. la mia idea e' dare semplicita' all'Italia".   

"Personalizzare il referendum? Sì, è stato un errore"
Sollecitato poi sulle critiche di aver 'personalizzato' il referendum, Renzi ha risposto con un'ammissione di colpa: "Si', e' stato un mio errore all'inizio, riconosco l'errore. sono un uomo, posso commettere degli errori". Poi pero' ha insistito, sottolineando di credere nella sua scelta per la riforma: "Dopo due anni e mezzo a Roma da premier sono assolutamente sicuro del ruolo potenziale del mio paese", ha detto. Quindi ha concluso: "con il si' l'italia da' il via al futuro. perche' negli ultimi vent'anni l'italia ha discusso solo del passato. il passato e' meraviglioso. ma l'Italia non e' solo un museo. l'Italia non e e' solo il passato. questo e' il punto".

Machiavelli è il simbolo dell'intelligenza degli italiani
Nell'intervista c'è spazio anche per Niccolò Machiavelli. "Per gli Italiani è il simbolo della ricerca del potere a ogni costo e per questo Machiavelli è odiato", dice Renzi. "Ma per me è il simbolo dell'intelligenza degli italiani".

Referendum, Financial Times: con il 'no' otto banche a rischio fallimento
Se vincerà il 'no' al referendum del 4 dicembre, "fino a otto banche italiane in difficoltà saranno a rischio fallimento", in quanto l'incertezza sui mercati allontanerà eventuali investitori per ricapitalizzarle. Lo scrive il Financial Times online, citando fonti ufficiali e bancarie di alto livello. Secondo il quotidiano della City, le banche a rischio sono otto: il Monte dei Paschi di Siena, la terza banca italiana per asset; tre banche di medie dimensioni (Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Carige), quattro piccole banche 'salvate' l'anno scorso: Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e CariFerrara. Per le fonti del Ft, lo scenario da incubo sarebbe il seguente: fallisce il salvataggio di Montepaschi, e crolla la fiducia in generale "mettendo in pericolo una soluzione di mercato per le banche in difficoltà" italiane, soprattutto se il premier Matteo Renzi si dimetterà. Un altro dei timori è che le eventuali difficoltà delle otto banche possano "minacciare l'aumento di capitale di 13 miliardi di euro di Unicredit, la prima banca italiana per asset e la sua unica istituzione finanziaria di rilievo, in calendario all'inizio del 2017". 
​Referendum, Financial Times: con il 'no' otto banche a rischio fallimento
​Referendum, Financial Times: con il 'no' otto banche a rischio fallimento
Se vincerà il 'no' al referendum del 4 dicembre, "fino a otto banche italiane in difficoltà saranno a rischio fallimento", in quanto l'incertezza sui mercati allontanerà eventuali investitori per ricapitalizzarle.

Lo scrive il Financial Times online, citando fonti ufficiali e bancarie di alto livello.

Secondo il quotidiano della City, le banche a rischio sono otto: il Monte dei Paschi di Siena, la terza banca italiana per asset; tre banche di medie dimensioni (Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Carige), quattro piccole banche 'salvate' l'anno scorso: Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e CariFerrara.

Per le fonti del Ft, lo scenario da incubo sarebbe il seguente: fallisce il salvataggio di Montepaschi, e crolla la fiducia in generale "mettendo in pericolo una soluzione di mercato per le banche in difficoltà" italiane, soprattutto se il premier Matteo Renzi si dimetterà.

Un altro dei timori è che le eventuali difficoltà delle otto banche possano "minacciare l'aumento di capitale di 13 miliardi di euro di Unicredit, la prima banca italiana per asset e la sua unica istituzione finanziaria di rilievo, in calendario all'inizio del 2017".

"Il nocciolo della questione è se Siena viene risolta o meno- spiega una fonte di alto livello -. Con Siena risolta non sono preoccupato. Con Siena irrisolta, sono preoccupato".
Referendum, movimenti e studenti in piazza a Roma per dire 'No': "Sul nostro futuro decidiamo noi"
Referendum, movimenti e studenti in piazza a Roma per dire 'No': "Sul nostro futuro decidiamo noi"
"Abbiamo subito per troppo tempo. Ora c'è chi dice no". A Roma è partita da piazza della Repubblica la manifestazione contro la riforma costituzionale che sarà oggetto del referendum del 4 dicembre.

Diverse le sigle rappresentate. Ci sono gli studenti ma anche i No Tav, i medici democratici, Libera rete e anche il Movimento per la casa. In piazza sono scese anche le vittime del decreto Salva banche. "Annunciazione di Pinocchio" si legge sullo striscione che ostentano. E alla domanda chi c'è qui oggi a manifestare la risposta è subito: "Un'accozzaglia di persone, come dice il premier, ma che non lo vuole più. Che non lo ha mai voluto". E ancora: "Hanno ucciso 130 mila famiglie e il Pd è il Jpd Morgan, ha ragione Crozza".

"Diciamo no perché la riforma non risolve i problemi del Paese. Non è questione di istituzioni ma della politica", sostiene Jacopo, studente a Tor Vergata in scienze politiche corso di laurea in inglese. Colonna sonora della manifestazione la canzone di Fausto Amodei "Al referendum rispondiamo No". 

Tra i manifestanti spunta anche qualche esponente politico che è contro la riforma costituzionale: "Qui c'è un pezzo importante dell'Italia che ha capito che la revisione costituzionale restringe gli spazi di partecipazione alla democrazia e aggrava lo svuotamento dei diritti sociali", ha commentato Stefano Fassina di Sinistra italiana. Il corteo si è poi concluso in piazza del Popolo con un concerto al quale hanno preso parte, fra gli altri, 99 Posse, MauMau, Daniele Sepe, Michele Riondino e Andrea Rivera. 

Questura: trovate spranghe in bus manifestanti in arrivo a Roma
Mazze, spranghe e materiale per il travisamento è stato trovato dalla polizia su un bus di manifestanti in arrivo a Roma. Lo riferisce in una nota la Questura di Roma. A bordo del bus proveniente da Padova una cinquantina di persone dell'area antagonista sui quali sono in corso accertamenti. Un'altra persona è stata condotta in Questura in quanto a bordo di pullman proveniente dalle Marche è stata trovata in possesso di mazza fionda.
Referendum, Renzi: ricaduta sul governo c'è, no a giochini
Referendum, Renzi: ricaduta sul governo c'è, no a giochini
Una "ricaduta" del referendum "sul governo certo che c'è. E' evidente che non possiamo avere un paese fermo a galleggiare. Non sto a far politica per aggiungere una riga al curriculum vitae. Io non sto a vivacchiare e galleggiare nei giochini. Io non sono come tanti". Lo dice il premier Matteo Renzi a un'iniziativa per il Si' a Torino. 

A 7 giorni dal voto, Renzi osserva che quella con il referendum è una partita difficile, a guardare i numeri dei partiti: 'il Pd ha il 35% e poi qualcuno del Pd non vota...saremmo 35% a 65%'. Ma aggiunge che 'tanti non del Pd hanno voglia di un paese più semplice', e il risultato non dipende dai partiti ma dai
cittadini. Convinto che vincera' il No e' invece Berlusconi,

Renzi: rischio governo tecnico, solo Sì lo scongiura 
"Il governo tecnico non lo posso scongiurare io, lo dovete scongiurare voi con il Sì" - afferma Renzi - "Mario Monti, l'ideologo e capo dei governi tecnici, ha detto che ho fatto troppi bonus fiscali. Il punto è che non è che si può votare di Sì perché uno alza le tasse e poi dire No se si abbassano". E aggiunge - "L'ho detto in tutte le salse cosa faccio se vince il No. Non voglio giocare sulla paura, evocare il salto nel buio ma voglio che si sappia che il governo è nato per fare le riforme e se non si fanno è evidente che qualcosa non ha funzionato. Poi se qualcuno deve votare contro per odio personale, va bene. Ma a noi hanno insegnato che non si fa politica contro qualcuno ma per qualcosa. Quelli del No se li metti in una stanza non sono d'accordo su nulla...Se fosse già in funzione la riforma e oggi qualcuno proponesse un di più di fondi e un sistema per dare 315 poltrone, se ci fosse uno che vuole inventare il Cnel, questo qualcuno sarebbe preso in giro e portato via. Nessuno direbbe ok la tua riforma l'accogliamo. Allora perché c'è la paura di dire Sì al futuro? In parte per colpa della personalizzazione che abbiamo fatto. In parte per la nostalgia".

Renzi,pasticcio c'è adesso, è folle sistema bloccato
 "Non è una riforma perfetta, la riforma perfetta non si farà mai. Ma non è una riforma pasticciata. E' normale che su alcune cose abbiamo dovuto fare compromessi. Ma il pasticcio è quello che c'è adesso, con maggioranze che rischiano di non essere uguali tra Camera e Senato. Noi stiamo rimediando al pasticcio"  sottolinea il premier.
 
Referendum, Salvini: "Voto 'No' contro il pensiero unico e la precarizzazione di tutto"
Referendum, Salvini: "Voto 'No' contro il pensiero unico e la precarizzazione di tutto"
"La gente si sta informando tanto" e capirà  quanto questa riforma sia "confusa, pasticciata e pericolosa". Lo dice il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, arrivando all'auditorium dell'Istituto Massimo di Roma, dove ha preso il via la manifestazione per il No al referendum con Giorgia Meloni e Giovanni Toti. "Il primo vero unico grande motivo per il No è di uomini liberi", è dire no "alla Merkel e alle banche". 

Salvini inoltre rivolgendosi a Renzi, che dice votare No alla Riforma costituzionale è un salto nel buio, replica: "il salto nel buio lo stiamo facendo da 5 anni con Monti, Letta e Renzi, se vince in No ci sarà una nuova alba aperta a tutti". E ribadisce: "Voterò No perchè sono contrario alla strategia del pensiero unico, dell'uomo marmellata, della precarizzazione di tutto". 

Sul possibile ritorno in campo di Silvio Berlusconi, Salvini si dice felice, ma ribadisce cha anche lui dovrà partecipare alle primarie. "I prossimi leader saranno scelti dai cittadini e non dai salotti" spiega. E aggiunge che apprezza l'impegno del Cavaliere per la campagna a sostegno del 'no'. Dal 5 dicembre parleremo del resto".   

Di "riforma fatta contro i cittadini" parla Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d'Italia che invita ancora una volta a votare 'no' e aggiunge: "ci riporta indietro rispetto all'attuale Costituzione, vogliamo una Costituzione in cui i cittadini contano di più. Siamo pronti a presentare una nostra proposta di governo" quando Renzi dopo il 4 dicembre dovrà dimettersi. E ribadisce la proposta di tenere il prossimo 5 marzo le primarie per il centrodestra. 

Critiche al senato disegnato dalla nuova Costituzione arrivano da Giovanni Toti, Governatore della Liguria: "è un'accozzaglia dove andrà gente pagata dai cittadini per fare altro". "Il nuovo Senato è un'assicurazione sulla vita per il Pd", ha detto ancora.
Referendum, Padoan: io premier di un governo politico? Decide il Colle
Referendum, Padoan: io premier di un governo politico? Decide il Colle
"Sono temi che dovrà considerare il Presidente della Repubblica. Comunque vincerà il Sì". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, intervistato dal Tg2, rispondendo ad una domanda circa l'ipotesi di un governo politico da lui guidato in caso di vittoria del No al referendum del 4 dicembre
Referendum, Berlusconi: se si va al voto già pronto il programma
Referendum, Berlusconi: se si va al voto già pronto il programma
"Ho convocato Salvini e la Meloni qui ad Arcore e con loro ho visto questo programma. È un programma molto concreto". Lo ha detto Silvio Berlusconi ospite de "L'Incontro" su Sky Tg24. L'ex presidente del Consiglio per la prima volta ha elencato il programma con cui affronterà eventuali elezioni anticipate: "Meno tasse, meno Stato, meno burocrazia, meno Europa per quanto riguarda l'Europa burocratica che ci impone dei regolamenti assurdi. Tra i "più", più aiuto a chi ha bisogno cominciando dalla pensione minima a 1.000 euro e dar la pensione a quelle persone che lavorano più di tutti, che lavorano anche la sera, qualche volta di notte, il sabato e la domenica d'estate e non vengono mai pagate, le nostre mamme che hanno diritto a una vecchiaia serena, e su questo ho avuto una standing ovation dei presenti, più sicurezza per tutti con i carabinieri e poliziotti di quartiere, l'esercito nelle periferie delle grandi città, più garanzia per ciascuno con una piena e completa riforma della giustizia, con la differenza tra gli avvocati e i pm che noi chiamiamo avvocati dell'accusa con parità di diritti rispetto agli avvocati della difesa, e poi, introduzione dell'istituto della cauzione come nella più grande democrazia del mondo, gli Stati Uniti d'America, e poi no all'appellabilità delle sentenze di assoluzione". "Di questo programma, ne ho parlato con Meloni e con Salvini - ha proseguito Berlusconi - Salvini si è riservato di fare degli approfondimenti su quello che io ho chiamato "meno Europa" in cui tra l'altro è prevista una riduzione del surplus dei versamenti italiani, l'Europa si tiene circa 5 miliardi di quelli che noi ne versiamo, c'è qualcosa che riguarda il bail in per le banche e poi l'introduzione di una moneta nazionale aggiunta, qui Salvini è propenso anche ad uscire dall'Euro, ci sarà da discutere". "Per quanto riguarda la Meloni, ha puntato gli occhi soprattutto sugli aiuti ai giovani, era quello che lei faceva nel mio governo, quindi dobbiamo rivederci dopo il referendum per approfondire questo programma", ha concluso Berlusconi.

Berlusconi rilancia la sua leadership 
"Sono in attesa spasmodica di una sentenza della Corte europea di Strasburgo, che purtroppo ci mette troppo tempo, tre anni, per esaminare un caso che non riguarda solo un cittadino ma un importante paese europeo. Credo che tornerò nella possibilità di ricandidarmi, in quel caso non ci sarebbe la necessità di cercare un altro leader". Questo era stato dichiarato dal presidente di Forza Italia in una intervista su Rai Parlamento Settegiorni, su Raiuno.
Referendum, Grillo: il 'no' deve vincere e vincerà con grande differenza
Referendum, Grillo: il 'no' deve vincere e vincerà con grande differenza
"Il No deve vincere con una grande differenza e vincerà con una grande differenza".  Lo dice Beppe Grillo arrivando alla manifestazione per il No al referendum del M5S a Roma. "State parlando di cose che non conoscete e che non conosce la maggior parte della gente. La Costituzione era fruibile da gente normale, poco istruita. E' diventata incomprensibile. Lo sappiamo tutti che alcuni modifiche vanno fatte ma questi travestiti morali non possono nemmeno avvicinarsi alla Costituzione". Ha aggiunto Grillo "Sulla riforma sono in gioco dei valori, delle emozioni, dei sentimenti, la nostra battaglia è contro gli alessitimici, contro queste persone che non hanno emozioni". 

Grillo ha poi preso la guida del corteo dei Cinquestelle a favore del "No" al referendum costituzionale del 4 dicembre che è partito dalla piazza antistante la basilica di San Paolo. In prima fila i 'volti noti' dei parlamentari da Vito Crimi alla senatrice Paola Taverna, ad Alessandro Di Battista per citarne alcuni e la sindaca di Roma Virginia Raggi.  "Siamo circa 20 mila". E' questa la stima che lo staff del M5s fa della partecipazione al corteo.

Grillo: se vince No andremo a Colle,vogliamo elezioni 
"Andremo dal presidente della Repubblica che deciderà se andare o no alle elezioni. Noi vogliamo le elezioni" - ha detto il leader del M5S- "Noi vogliamo che il popolo italiano decida da chi vuole essere governato", Grillo è caduto durante il corteo per il no al referendum. Mentre i manifestanti stavano percorrendo via Ostiense il leader pentastellato è scivolato per poi rialzarsi subito dopo. Sorridendo Grillo ha detto "Chi è che le deve mettere a posto?" ironizzando sulle strade dissestate.

Grillo: mercati non si spaventino se M5S a governo 
"I grandi poteri" della finanza "non si spaventino, stanno cercando di spaventare di nuovo l'opinione pubblica, se M5S va al potere non succede nulla. Succede che la gente apre gli occhi e vede la realtà come è": Così, dal palco, Beppe Grillo si sofferma sulle fibrillazioni dei mercati per il No. Gli altri "non potranno mai digerire" che questa "forza è nata da un commediante, ma glielo faremo digerire".

E dal palco sottolinea: "Noi non abbiamo nemici. Stanno cercando di spaventare, per cui molti si chiedono: 'Chissà cosa succede se va su il Movimento cinque stelle'. Non succede nulla. Succede che la gente apre gli occhi e finalmente vede la realta' com'è". "Questa è una manifestazione di buon senso. Le persone che stanno qua portano avanti il buon senso del M5s. Noi siamo un esperimento, topi da laboratorio. È la prima volta che c'è un movimento che è una tecnologia". 
Referendum, Renzi: "Questa settimana per cambiare il Paese"
Referendum, Renzi: "Questa settimana per cambiare il Paese"
"Non rimango lì, non rimaniamo lì per il gusto di avere una seggiola, se possiamo cambiare lo decideremo in questa settimana. Io sto qui se possiamo cambiare, se dobbiamo tornare alle regole in cui siamo tutti d'accordo, in cui si cambiano i sottosegretari e non si cambia il Paese non fa per me".

Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in una iniziativa per il Sì al referendum, alla "Nuvola" di Fuksas a Roma. Il segretario Pd in precedenza era stato a Venezia, Genova e Savona. 

A quanti lo ascoltavano nell'auditorium romano Renzi ha detto: "inizia la settimana che può cambiare il Paese, il 5 ci potrà essere un Paese più forte o un Paese bloccato".

Renzi ha fatto riferimento alla vicenda delle firme false del M5S. "Di Battista ha detto 'è una truffa...'. Ho detto 'ha confessato', ma si riferiva a noi". Poi si rivolge al leader del Movimento, oggi a Roma: "A me Grillo faceva ridere già prima di entrare in politica: vuole l'affitto dai Musei Capitolini, magari pensa di chiamarla Grillolandia", aggiunge e rimarca quella che per lui è una contraddizione dei cinque stelle. "Se tu, M5s, vuoi essere coerente con la tua storia, devi votare noi. Nel Vaffa Day c'erano i referendum e le proposte di legge popolari, nella riforma ci sono. Si abbassa il quorum per il referendum se si raccolgono 800mila firme. Il problema per loro è che devono essere vere", aggiunge. Per votare No nel segreto dell'urne, un elettore M5s "deve dire 'penso a Renzi, penso a Renzi, penso a Renzi'. Sennò non ce la fa a votare No".

Renzi ha quindi ironizzato sull'annuncio di ritorno in campo di Silvio Berlusconi. "Ho visto che Berlusconi oggi ha tirato fuori un candidato nuovo. Chi se lo aspettava? Nel '94 al G7 di Napoli c'era Clinton, Kohl... e Berlusconi. Nel 2001 a Genova c'erano Bush, Blair, Chirac... e Berlusconi. Nel 2009 a L'Aquila c'erano Obama, Merkel, Sarkozy e c'era Berlusconi. Siccome arriva il 2017 con il G7 a Taormina dice: ragazzi, se non ci sono io non vale. Lo fa per noi, perché pensa che sennò il G7 non valga. Silvio, vale lo stesso il G7, come se avessimo accettato", ha scherzato Renzi.

Il presidente del Consiglio ha fatto riferimento, nel suo discorso, al contratto dei metalmeccanici approvato. "Voglio mandare un abbraccio a tutti i sindacati di categoria, bravi tutti, quello per i metalmeccanici è un accordo molto importante", ha detto Renzi. 

Infine Renzi ha parlato della sentenza della Corte Costituzionale sulla "legge Madia" sulla P.A. ed ha puntato il dito sullo snellimento delle procedure burocratiche che è necessario al Paese. "Non conta la volontà del Governo, né l'ok di Camera e Senato, né quello del Consiglio di Stato e nemmeno l'ok di chi rappresenta ottomila comuni e l'ok di 19 regioni. Se una regione è contraria salta tutto e la legge non si fa. Dopo due anni, abbiamo scherzato. Così funziona oggi il nostro assetto istituzionale. Questi sono alcuni degli effetti (e costi) del bicameralismo perfetto e del riparto di competenze tra Stato e regioni. Proprio sicuri di volercelo tenere così? Sicuri che non serva cambiare? Perché quando i contrappesi diventano molto più dei pesi, il risultato è la paralisi", ha concluso il presidente del Consiglio.
Padoan: no tecnici, serve un governo politico per le riforme
Padoan: no tecnici, serve un governo politico per le riforme
"Sono in totale disaccordo con la posizione" dell'Economist "sia sul giudizio sulla riforma sia sul ruolo di un governo tecnico. Serve un governo politico che continui a fare le riforme, cioè questo governo". Così il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, a Skytg24 ribadendo che "i mercati sono in attesa con un minimo di apprensione di vedere se continuerà la politica di riforme che ha via via reso ottimisti i mercati negli ultimi due anni. I mercati vogliono continuare ad avere fiducia" nell'Italia.

"Nessun effetto su manovra, ok entro anno"
"Sia che vinca il sì sia che vinca il no al referendum costituzionale non ci saranno impatti sulla manovra di bilancio che verrà approvata entro l'anno", ha poi detto Padoan. "Assolutamente no", ha risposto alla domanda se ci saranno effetti sull'iter della legge di bilancio. "Tutto sarà concluso entro la fine dell'anno, come richiede la legge", ha aggiunto il ministro.

"Se vince 'no' escludo speculazioni e crisi come nel 2011"
"Mi sembra uno scenario da escludere" quello di un attacco speculativo nei confronti dell'Italia se vincesse il 'no' al referendum, "osserviamo nelle ultime settimane che i mercati sono in attesa, con una certa attenzione su una cosa semplice: se l'Italia continuerà o no sulle riforme, i mercati vogliono continuare a credere nell'Italia e proseguire questa esperienza", ha quindi affermato il ministro, escludendo il rischio di una crisi come nel 2011: "Credo proprio di no, perchè da allora i fondamentali dell'Italia sono migliorati, il debito e la finanza pubblica sono sotto controllo e anche il sistema bancario si sta rafforzando".

E inoltre: "Se vince il No al referendum, cosa che io non credo, spetterà al presidente della Repubblica decidere i passi successivi e non dico altro". Alla domanda se comunque accetterebbe in un altro governo di rifare il ministro dell'Economia, Padoan risponde che "ho accettato con onore questo compito, naturalmente dipenderà da nuovo governo decidere la sua composizione, se ce ne sarà uno. Ma non credo ci sarà".

"Ue unica strada possibile, ma deve cambiare"
"La posizione del governo è molto semplice: l'Unione europea è l'unica strada possibile ma deve cambiare, l'Italia ha fatto con questo governo molte cose per cambiare l'agenda Ue e i risultati si vedono", ha affermato Padoan.
L'Economist: l'Italia dovrebbe votare No al referendum
L'Economist: l'Italia dovrebbe votare No al referendum
L'Italia "dovrebbe votare no al referendum" e le eventuali dimissioni di Matteo Renzi potrebbero non essere una "catastrofe" e aprire la strada a un "governo tecnico". E' quanto scrive l'Economist, in un editoriale.

"Questo giornale crede che No è come gli italiani dovrebbero votare", si legge nell'articolo, perché "la modifica alla Costituzione promossa da Renzi non affronta il problema principale, cioè la riluttanza dell'Italia a fare le riforme". Inoltre Renzi ha fatto approvare "una legge elettorale per la Camera che dà immenso potere a qualunque partito ottenga la maggioranza nella Camera bassa". Adesso, dopo che Renzi "ha già buttato via quasi due anni ad armeggiare sulla riforma della Costituzione", "prima l'Italia torna alle vere riforme, meglio sarà per l'Europa".

L'Economist respinge anche le tesi di "investitori e molti governi europei" che temono che la vittoria del No possa comportare il "terzo domino, in un rovesciato ordine mondiale, dopo la Brexit e l'elezione di Donald Trump". In realtà, secondo il giornale, le eventuali dimissioni di Renzi "potrebbero non essere una catastrofe" perchè "l'Italia potrebbe mettere insieme un governo tecnico, come avvenuto molte volte in passato". E se "un referendum perso veramente dovesse causare il collasso dell'euro, sarebbe un segno che la moneta era così fragile che la sua distruzione sarebbe stata solo una questione di tempo".
 Referendum: il voto all' estero possibile fino a 1 dicembre
Referendum: il voto all' estero possibile fino a 1 dicembre
Le operazioni di voto all'estero per il referendum sulla riforma della Costituzione chiudono alle ore 16 locali del 1 dicembre. Le schede votate dovranno pervenire entro questa data all'ufficio consolare di riferimento. Lo precisa la Farnesina. Dopo l'invio dei plichi elettorali agli oltre 4 milioni di cittadini italiani residenti all'estero aventi diritto infatti sono in corso le operazioni di voto.

"In relazione a notizie apparse su organi di stampa e circolate anche su social media, la Farnesina tiene a precisare che le operazioni di voto all’estero chiudono alle ore 16 locali del 1° dicembre. Se è pur vero che la Legge dispone che l’elettore debba spedire la busta con la scheda votata “non oltre il decimo giorno precedente la data stabilita per le  votazioni  in Italia” (art. 12 co. 6, L. 459/2001) – ossia, in questo caso, non oltre il 24 novembre – tale termine è puramente dispositivo e non perentorio, come chiarito anche dalla successiva disposizione che prevede che gli uffici consolari devono inviare in Italia “le  buste comunque pervenute non oltre le ore 16, ora locale, del  giovedì  antecedente la data stabilita per  le  votazioni  in  Italia” (art. 12 co. 7, L. 459/2001), ossia appunto il 1° dicembre.

Gli elettori all’estero sono invitati ad attenersi alle indicazioni contenute nel foglio informativo contenuto nel plico ricevuto dal consolato e a non dare credito a informazioni in contraddizione con quanto ivi indicato".
 
 
Scenari post referendum: la scheda
Scenari post referendum: la scheda
Che vinca il sì o il no le forze politiche fanno già i conti con gli scenari che si aprono sul governo e su eventuali elezioni anticipate. Scenari da considerare con molta cautela come ci spiega Mario De Pizzo
Referendum, Bindi chiede carte a procura Napoli su De Luca
Referendum, Bindi chiede carte a procura Napoli su De Luca
La presidente dell'Antimafia, Rosy Bindi, si rivolge alla procura di Napoli per avere informazioni su eventuali indagini in corso relativamente all'incontro del presidente della Regione Campania, De Luca, con esponenti politici locali in vista del referendum.

"La commissione Antimafia - ha annunciato Rosy Bindi - all'unanimità mi ha incaricato di richiedere preventivamente informazioni urgenti alla Procura della Repubblica di Napoli, in merito ad eventuali indagini in corso, agli atti ed ai documenti acquisiti ed alla posizione dei soggetti coinvolti, per verificare i presupposti per l'avvio di un'inchiesta da parte della nostra commissione, presupposto che naturalmente è legato al tema mafia. Noi abbiamo sempre agito cosi' per avviare le nostre inchieste ed anche questa volta useremo lo stesso metodo".

Bindi ha spiegato che "durante l'ufficio di presidenza è stata formulata una richiesta, da parte dei gruppi di Gal, M5S, FI, Lega e Sinistra Italiana, in merito all'avvio di un'inchiesta della commissione sulla vicenda dell'incontro del presidente della Regione Campania con esponenti della politica locale della stessa regione".

De Luca: curiosi sapere iter per reato di battuta
"Apprendiamo della richiesta avanzata dalla Commissione Antimafia. Ci rende curiosi conoscere l'iter previsto sul reato di battuta e come evolverà la crociata del calamaro". Non rinuncia all'ironia Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, per commentare le dichiarazioni del presidente dell'Antimafia Bindi.

"Vediamo rilanciata anche la discussione sull'emendamento battezzato 'De Luca' - aggiunge, riferendosi alla possibilità di essere anche commissario per la Sanità - vorrei solo ricordare che si tratta di una proposta avanzata unitariamente dalla Conferenza delle Regioni ben prima che si aprisse questo dibattito, ed è un'iniziativa volta a rimuovere una situazione assurda per la quale fino a un anno fa erano commissari per la Sanità i Presidenti che avevano determinato il debito, mentre non possono esserlo coloro che la stanno risanando. Non è molto difficile svelare questo mistero e sottrarlo alla titolarità di De Luca. Incuriosisce il fatto che quelli che sulla battaglia referendaria lamentano il neocentrismo e la sottrazione di competenze alle Regioni si straccino le vesti nel momento in cui queste vengono riconosciute. Come sempre, riconfermiamo che la nuova Campania è pronta ad accettare la sfida del rigore, del risanamento e della correttezza amministrativa".

"Per ogni altro elemento di folklore se ne riparlerà dopo il referendum, quando comunicheremo anche l'elenco di tutti quelli che saranno querelati per diffamazione", conclude. 
Referendum, Gentiloni: "Il sistema garantisce la regolarità del voto all'estero"
Referendum, Gentiloni: "Il sistema garantisce la regolarità del voto all'estero"
Question Time alla Camera
Referendum, Gentiloni: "Non si denigrino gli italiani all'estero"
Referendum, Gentiloni: "Non si denigrino gli italiani all'estero"
"La nostra rete diplomatica e consolare applica la legge in modo corretto e imparziale". Lo afferma il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nel corso del question time alla Camera sul voto degli italiani all'estero. "Escludo - aggiunge il titolare della Farnesina - che il materiale elettorale inviato dalle nostre sedi diplomatiche possa contenere propaganda".  

Gli italiani all'estero non sono di serie B
"Capisco l'attenzione  per la posta in gioco e per l'estrema incertezza del risultato, il che non può però giustificare atteggiamenti denigratori e i nostri cittadini che vivono all'estero non sono italiani di serie B, tantomeno sono dei potenziali imbroglioni e la rete diplomatico-consolare applica la legge in maniera imparziale", ha detto Gentiloni.  "La legge punisce chi tenti di votare due volte ed escludo che il plico elettorale possa contenere materiale di tipo propagandistico". 

Non alimentare sospetti, garantita regolarità
"Anche in caso di disfunzioni il sistema ha gli anticorpi al proprio interno per evitare che ciò metta a rischio la regolarità del voto. Non alimentino voci e sospetti su brogli perché sembra quasi mettere le mani avanti, ma si denuncino i casi". Lo afferma il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nel corso del question time alla Camera sul voto degli italiani all'estero. "Siamo in grado di garantire che qualora ci siano nostri concittadini che non hanno ricevuto la scheda possano votare attraverso il consolato", aggiunge.  

Duplicazioni a Praga per errore tipografia
I casi segnalati a Praga di "eventuali duplicazioni" delle schede di voto per il referendum del 4 dicembre" sono legati a "un errore materiale di tipografia", ha detto il ministro degli Esteri. "L'eventuale tentativo di utilizzarle in modo doppio sarebbe identificabile in sede di scrutinio con il codice elettore e sarebbe annullato", ha aggiunto il ministro, ricordando le "conseguenze penali per chi cerca di votare due volte". "Tutti gli elettori sono stati informati", ha aggiunto.  
Grillo: Renzi è come una scrofa ferita. Il premier: non fatevi fregare
Grillo: Renzi è come una scrofa ferita. Il premier: non fatevi fregare
Nuovo attacco a Matteo Renzi sul blog di Grillo: "Renzi ha una paura fottuta del voto del 4 dicembre. Si comporta come una scrofa ferita che attacca chiunque veda", si legge nell'ultimo post pubblicato e firmato genericamente MoVimento Cinque Stelle. Il presidente del Consiglio, accusano, "ormai non argomenta, si dedica all'insulto gratuito e alla menzogna sistematica. La verità è l'esatto contrario di quel che dice".

Renzi: non si vota su scrofa ferita, non fatevi fregare
Immediata la risposta di Renzi: "Ora Grillo ha detto che siamo una scrofa ferita. Se eravamo una scrofa sana cambiava qualcosa per lui? Quando ci dice serial killer, rispondiamo: bene, superiamo il Cnel, il bicameralismo paritario. Quando ci dice scrofa ferita prima si chiama il veterinario poi si dice: bene, il Cnel, il bicameralismo... Perché sulla scheda non c'é scritto volete essere una scrofa ferita Sì o No", dice il premier a un'iniziativa per il Sì a Livorno. "Se dite No, non si cambia per sempre. Non fatevi fregare, leggete il quesito". 
Referendum, il costituzionalista Pace a Rainews: Impugneremo risultato se voto estero determinante
Referendum, il costituzionalista Pace a Rainews: Impugneremo risultato se voto estero determinante
Il comitato del No attacca Renzi: se vince il Sì col voto degli italiani all'estero, dice il costituzionalista Alessandro Pace, faremo ricorso. Lo ha intervistato Giorgia Rombolà
Berlusconi: se vince il No, il governo non cadrà e non si andrà al voto anticipato
Berlusconi: se vince il No, il governo non cadrà e non si andrà al voto anticipato
Silvio Berlusconi non crede che l'eventuale vittoria del No al referendum sulle riforme costituzionali porti a elezioni anticipate. "Penso che questo governo rimarrà in carica perché ha la maggioranza in Parlamento. Non credo a elezioni anticipate perché tanti parlamentari non hanno la certezza di tornare in Parlamento e saranno attaccatissimi alla poltrona", dice il leader di Forza Italia ospite di "Porta a porta" su Rai Uno. "Credo che il governo non cadrà, continuerebbe ad avere una maggioranza che non convince ma che esiste", aggiunge.

Le aziende sono per il Sì perché temono la ritorsione del governo
L'ex premier commenta poi le dichiarazioni di Fedele Confalonieri e di altri dirigenti d'azienda a favore del Sì. "Hanno paura della possibile ritorsione di chi ha il potere. Ho avuto discussioni a questo livello ed ho dovuto accettare questo fatto essendoci dentro le aziende i risparmiatori e devo prendere atto che la dichiarazioni del presidente Mediaset sono attribuibili alla difesa di questi risparmiatori. Se il governo dovesse vincere ci sarebbero conseguenze negative per le nostre aziende e per le altre".

"Il fronte del Sì non mi sembra il Real Madrid"
Se il fronte del No viene definito un'accozzaglia da Matteo Renzi, Silvio Berlusconi ironizza: "Con lui ci sono gli Alfano, i Verdini, i Cicchitto... non mi sembra sia il Real Madrid francamente", ironizza durante la registrazione di "Porta a Porta".   Cav, aziende per il "Si'"? Paura ritorsione governo

"Legge elettorale proporzionale e poi Grosse Koalition"
La nuova legge elettorale che dovrebbe sostituire l'Italicum "io credo debba essere proporzionale per poi avere una Grosse Koalition come quella che esiste in Germania da tre legilsature", spiega l'ex premier.

"Il centrodestra si presenterà unito"
"Sono sicuro che il centrodestra, in caso di elezioni che diano ancora peso alle coalizioni, si presenterà tutto unito e con un programma chiaro: meno tasse sulle famiglie, sulle imprese, sulla casa, sul lavoro", dice Berlusconi. E "il programma del centrodestra discusso con Meloni e Salvini è stato approvato al 95%. Ne abbiamo parlato anche recentemente anche per quanto riguarda e tutto il resto". 

"Non penso a un predellino, cerco disperatamente un erede"
 "Non è vero che penso a un nuovo predellino". Anzi: "Sono alla ricerca costante, direi quasi disperata, di un successore. Se sono ancora qui nonostante tutto quello che mi è stato fatto, è proprio perché nel centrodestra si trovi qualcuno che possa contrastare Renzi", dice Silvio Berlusconi. Quanto allo stop a Parisi, "non sono stato io, ma è stato il frutto di una situazione che si è creata: Salvini lo ha definito un consigliere comunale dell'opposizione. Auguro a Parisi di avere successo nel trovare nuovi protagonisti senza rottamare nessuno. Questo Parisi doveva fare e deve fare, e sarebbe un lavoro utile a tutto il centrodestra in cui Parisi ha dichiarato di riconoscersi". Quanto a Salvini, invece, "ha proposto delle primarie ritenendo di essere lui il vincitore. Ma bisogna differenziare ciò che si dice per propaganda e ciò che si fa quando si deve fare sul serio".  
Referendum, Guerini a Bloomberg: se vince No elezioni entro estate
Referendum, Guerini a Bloomberg: se vince No elezioni entro estate
"Se c'è la volontà politica, possiamo lavorare su una nuova legge elettorale in breve tempo e andare alle elezioni con una nuova legge elettorale presto, entro l'estate del 2017".

È quanto afferma in un'intervista a Bloomberg Television, riportata sul sito della testata statunitense, il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini rispondendo a chi gli chiede cosa accadrà in caso di vittoria del No.

"Una vittoria del Sì comporterà il proseguimento del governo fino alla fine di questa legislatura", aggiunge.

Guerini: mie dichiarazioni forzate, elezioni prerogativa Capo Stato
In seguito il vice segretario democratico ha precisato il proprio pensiero. "Ho visto pubblicate mie dichiarazioni che sono state forzate. Ho semplicemente detto che in caso di vittoria del No ci sarebbe più instabilità. È del tutto evidente che l'indizione delle elezioni è prerogativa del presidente della repubblica e non di una dichiarazione".
Referendum, Comitato per il No: impugneremo se vince il Si con il voto degli italiani all'estero
Referendum, Comitato per il No: impugneremo se vince il Si con il voto degli italiani all'estero
Il Comitato per il No pensa già a un ricorso se l'esito del referendum del 4 dicembre vedrà il Sì prevalere grazie al voto all'estero. "Se il referendum sulle riforme costituzionali venisse vinto dal sì e il voto dei cittadini italiani all'estero dovesse rivelarsi determinante, allora impugneremo questa consultazione davanti all'ufficio centrale del referendum, che è un organo giurisdizionale, e si andrebbe davanti alla Corte costituzionale".

Ad annunciarlo è il presidente del Comitato per il no, Alessandro Pace, nel corso di una conferenza stampa all'associazione stampa estera. "Il voto è personale, libero e segreto - ha spiegato Pace - il modo con cui si vota all'estero non garantisce la segretezza, visto che la scheda arriva con una busta e l'esperienza ha già dimostrato che questa può essere manipolata". "Il ricorso deciso collegialmente - ha concluso Pace - è una nostra ulteriore risorsa".

"Riforma eversiva della Costituzione"
Secondo Pace la riforma Boschi è una riforma "eversiva della Costituzione" che "manda all'aria la struttura" della Carta e "qualora il 4 dicembre i cittadini dovessero confermare la legge Boschi avremmo un'altra Costituzione, verrebbe radicalmente modificata la forma di governo". "Il Senato  - prosegue - non darà più la fiducia e sarà bloccato. L'unica camera funzionante, grazie al porcellum, esprimerebbe 340 seggi a favore della maggioranza. E ancorchè al presidente del Consiglio non vengano attribuiti maggiori poteri, avremo un uomo solo al comando. I poteri sono già tanti, ma quello che succede è che non ci saranno più contropoteri", conclude Pace. Sono 704 i comitati per il No che operano sul territorio, 100 quelli formati dagli studenti e 35 comitati per il No all'estero.

Berlusconi: se vince il No non si andrà al voto anticipato
Silvio Berlusconi non crede che il governo cadrà in caso di vittoria del No. "Penso che questo governo rimarrà in carica perché ha la maggioranza in Parlamento. Non credo a elezioni anticipate perché tanti parlamentari non hanno la certezza di tornare in Parlamento e saranno attaccatissimi alla poltrona", dice il leader di Forza Italia, ospite di "Porta a porta" su Rai Uno.  

Guerini: se vince il No elezioni entro l'estate
Diametralmente opposto il parere del vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini: "Se c'è la volontà politica, possiamo lavorare su una nuova legge elettorale in breve tempo e andare alle elezioni con una nuova legge elettorale presto, entro l'estate del 2017", afferma in un'intervista a Bloomberg Television.
Referendum. Visco: non importa il risultato, avanti con le riforme
Referendum. Visco: non importa il risultato, avanti con le riforme
"Vorrei solo mettere in luce il fatto che qualunque sia il risultato della consultazione, all'indomani del voto la direzione di marcia non potrà che essere quella di proseguire nella ricerca della risposta giusta ai cambiamenti". Lo afferma il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, in un'intervista a La Stampa.

"Viviamo tempi incerti - prosegue Visco -, ne risentono la dinamica degli investimenti e la crescita dell'economia. Siamo in una fase di grandi cambiamenti e l'adattamento richiede tempo. L'Italia è in ritardo su molteplici fronti: crescita del capitale umano, ricerca e innovazione, investimenti e condizioni per l'attività di impresa, inclusa la qualità dei servizi pubblici. E' vero, la risposta, non solo della politica, finora non sempre è stata sufficiente, ma i problemi di adattamento non sono solo italiani. La globalizzazione e il modo in cui si è affermata pongono sfide del tutto nuove".

"Non c'è chiarezza su quella che sarà la risposta successiva all'esito del referendum", sottolinea Visco, per il quale "lo sforzo di rendere il nostro ambiente economico più favorevole all'attività di impresa dovrà continuare. Solo così si potrà dissipare l'incertezza che condiziona gli investimenti e frena la crescita. Ovviamente, le risposte non sono semplici. Tuttavia mi sembra che, pur nelle difficoltà dell'emergenza, in questi ultimi difficili anni si sia andati in questa direzione".

Per il governatore di Bankitalia gli spread "riflettono in buona misura la percezione delle nostre capacità di crescita. Dobbiamo dimostrare, come lavoratori e come imprese, di essere in grado di adeguarci ai cambiamenti. In ogni caso abbiamo un differenziale dei tassi di interesse che è ancora nei limiti di una valutazione ragionevole delle variabili in gioco". E aggiunge: "Le risposte alle crisi sono state risposte d'emergenza, ma non incoerenti con l'obiettivo di affrontare finalmente i grandi cambiamenti con i quali abbiamo a lungo rinunciato a misurarci. Quello che spesso è mancato è stata la capacità di annunciare un disegno organico che desse il senso delle singole misure, del movimento delle singole variabili. La risposta della politica economica tende ad essere sequenziale, faccio prima una cosa e poi l'altra, senza sottolineare i legami tra i vari provvedimenti, rassicurando sulla coerenza complessiva della strategia. E invece bisognerebbe raccontare ai cittadini e agli investitori come tutti i provvedimenti si tengono insieme".

"La riduzione dell'incertezza dipende soprattutto da quello che si farà dopo - sottolinea il governatore della Banca d'Italia - Un'eccessiva concentrazione sul referendum è dannosa. Mi trovo spesso a dover sottolineare, anche a livello internazionale, che il nostro percorso è chiaro: bisogna in ogni caso proseguire il nostro sforzo di riforma".
Napolitano: referendum è diventata sfida aberrante.Renzi?Si giudica a politiche
Napolitano: referendum è diventata sfida aberrante.Renzi?Si giudica a politiche
"Non si vota pro o contro questo governo. Si vota quello che è scritto nella legge. L'occasione per giudicare Renzi ci sarà con le prossime elezioni che al momento si terranno nel 2018". Lo dice il presidente della Repubblica emerito, Giorgio Napolitano, a 'Porta a Porta'. Quella sul referendum "è diventata una sfida largamente aberrante".

"Voterò sì in coerenza con il mio atteggiamento di sempre"
"Voglio dire, in coerenza con quelle che sono state le mie prerogative da presidente della Repubblica e in coerenza con il mio messaggio, che voterò sì per l'approvazione della riforma costituzionale", afferma poi.

"Serve sistema istituzionale più efficiente"
Napolitano si dice quindi "convinto della necessità di procedere alla riforma costituzionale". Il presidente emerito ha spiegato che "l'obiettivo della riforma non è certo quello di tagliare deputati, ma di avere un sistema istituzionale più efficiente". "Sono convinto della necessità di questa riforma da 30 anni". "Io sono favorevole a questa riforma perché sono convinto che consentirà al paese di fare un grosso passo avanti. Questa riforma può dare potere e limpidezza di funzioni al Parlamento. C'è garanzia di maggiore speditezza nel processo legislativo che è fondamentale". "Se la nostra Costituzione a questo punto non è la più bella del mondo? Concordo con qualsiasi aggettivazione ma solo sulla prima parte". Nella seconda, a dire di Napolitano ci sono "punti deboli gravi" fra i quali "questo pasticcio del bicameralismo paritario". Di questo "se ne accorsero già i deputati dell'Assemblea costituente".

"Non vorremmo vedere spread che cresce"
"I rischi di crisi finanziaria ci sono sempre e, in questa fase, possono anche accrescersi per conseguenza di eventi internazionali che conosciamo. Non vorremmo vedere il famoso spread che cresce, dobbiamo stare molto attenti, comunque vada il referendum", ha poi affermato Napolitano, commentando l'analisi del 'Financial Times' per il quale, in caso di vittoria del No al referendum, l'Italia potrebbe dire addio all'euro.
Renzi: "Io killer? Grillo è in difficoltà e vuol nascondere le firme false"
Renzi: "Io killer? Grillo è in difficoltà e vuol nascondere le firme false"
Torna la bandiera dell'Unione europea nell'ufficio di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Il premier, in apertura  della diretta Facebook #Matteorisponde,ha sottolineato che, a differenza della precedente diretta, è stata rimessa la bandiera Ue alle sue spalle: "La bandiera c'è e lotta insieme a noi", ha detto scherzando.

"E' un tranello, leader M5s vuol nascondere realtà reato"
Il premier, poi, va all'attacco replicando a Beppe Grillo che ha detto che i sostenitori del Sì sono "serial killer dei nostri figli". "Non cascateci: Grillo, che è uno straordinario professionista della comunicazione, dice che noi siamo i serial killer e tutti rispondono ma così nessuno parla più delle firme false. E' una tecnica, Grillo e i 5 stelle in queste ore sono in difficoltà perché è emerso il reato delle firme false. Siccome sotto il profilo comunicativo sono all'angolo, Grillo inventa una frase a effetto cosicché tutti cadano nel tranello e improvvisamente si nasconde la realtà". Afferma Renzi nella diretta #Matteorisponde.  "Non cadete nel tranello di Grillo: vuole che non parliamo di questioni concrete perché vuole cancellare l'affittopoli grillina ma non ce la farà", aggiunge. "L'Espresso, non smentito, ha scritto che con i rimborsi del Senato pagano la casa a Rocco Casalino. Io ero più per Taricone, ma Casalino è passato dalla casa del Grande fratello alla casa del Grande Senato". 

Referendum, siamo tutti d'accordo che non è sul governo
"E' chiaro - ha detto ancora Renzi - che ci stiamo occupando anche di referendum perché è fondamentale per cambiare l'Italia: se non cambia, vi tenete questa disastrosa coalizione - perché non si può dire accozzaglia - di persone che non la pensano allo stesso modo quasi su niente ma hanno il desiderio di esprimere il loro No e poi dicono che la riforma è pasticciata. Pasticciata? Ma de che... il vero pasticcio rischiano di farlo loro il giorno dopo. Per competere a livello internazionale c'è bisogno di semplificare il Paese" e aggiunge "lo sappiamo, lo abbiamo detto e siamo tutti d'accordo che non sia un referendum sul governo". 

"Se va male non sarò della partita"
Renzi elenca i protagonisti del fronte del No da Massimo D'Alema a Mario Monti, a Beppe Grillo. "Sapete perché dicono No? Perché loro pensano che con questo voto possono tornare a un sistema in cui si possono fare inciuci in Parlamento. Per questo non sarò della partita in caso le cose vadano male...". "Se volete una classe politica aggrappata alla poltrona e che non cambi mai prendetela, perché io non sto così", aggiunge. "Io sto qui e posso cambiare le cose. Non sto qui aggrappato al mantenimento di una carriera. Non ho niente da aggiungere al curriculum vitae".

Sanità: fondo più 2 mld, stop a "post-verità"
"Sulla sanità abbiamo messo 2 miliardi in più, sfido chi lo nega. Va bene che ora siamo nel periodo della post-verità, ma il Fondo è salito di 2 miliardi", chiarisce Renzi.

"Sulla sanità - ha affermato - non si possono ripetere gli errori del passato, con tagli fatti dai precedenti governi. Certo, bisogna intervenire sulle centrali di spesa, e dare lo stesso livello di prestazioni a tutti". "Bisogna che ci siano livelli uguali per tutti, e la riforma del 2001 ha invece creato 21 sistemi diversi". "Il referendum - ha aggiunto - comporta una possibilità: non tocca l'organizzazione della sanità, ma consente con il nuovo Titolo V di avere lo stesso livello di dignità. Se una regione libera un farmaco in tre mesi, anche le altre devono farlo". .

"Lombardia, firmeremo patto con Maroni per Regione"
"Firmeremo il patto per la Lombardia, con un presidente che non è del Partito democratico", il leghista Roberto Maroni, "come abbiamo fatto con le regioni del Sud". Precisa poi Renzi. 

Scuola: più tempo pieno al Sud, così docenti a casa
"La cosa fondamentale è venire incontro alle esigenze studenti e non a quelle degli insegnanti. Però in un contesto in cui abbiamo messo 3 miliardi in più per la scuola, e nonostante ciò molti si lamentano, la soluzione migliore è il tempo pieno al Sud, in particolare in alcune zone. Lì c'è un problema per gli insegnanti ma anche per gli studenti, e noi vogliamo combattere le difficoltà degli studenti". Lo afferma il premier rispondendo a una domanda sui professori provenienti dalle Regioni meridionali assunte in quelle del Nord, ma che desiderano tornare nelle zone di origine.
​Referendum, Ufficio centrale Cassazione respinge ricorso per "spacchettamento"
​Referendum, Ufficio centrale Cassazione respinge ricorso per "spacchettamento"
L'Ufficio centrale per il referendum della Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso sul referendum costituzionale presentato da Fulco Lanchester e Mario Staderini, esponenti del 'Comitato per la libertà di voto'. L'ordinanza dell'Ufficio centrale, depositata il 17 novembre e resa nota oggi, è firmata dalla presidente Maria Cristina Siotto.

Il 'Comitato per la libertà di voto' aveva promosso questa primavera il referendum per lo "spacchettamento" del quesito referendario che però non riuscì a raccogliere tutte le firme necessarie e non quindi non fu ammesso.

Con il ricorso presentato il 27 ottobre scorso all'Ufficio centrale si chiedeva ora che fosse revocata l'ordinanza che ha ammesso, invece, il quesito referendario su cui si voterà il 4 dicembre.  
Referendum, FT: con vittoria del No in dubbio Italia nell'euro. Franceschini: infondato
Referendum, FT: con vittoria del No in dubbio Italia nell'euro. Franceschini: infondato
Sia il Financial Times sia il Wall Street Journal dedicano oggi un articolo al referendum italiano e alle possibili conseguenze politiche ed economiche, segnalando entrambi possibili rischi per l'euro. Il Wsj, in prima pagina, sottolinea i rischi per gli investitori che "si preparano al tumulto", mentre il Ft gli dedica un commento nelle pagine interne, firmato da Wolfgang Munchau che vede dopo il referendum il rischio di una nuova "crisi della zona euro".

In caso di vittoria del 'no', Munchau sul Ft prevede "una sequenza di eventi che metterebbe in dubbio l'appartenenza dell'Italia alla zona euro". Una possibilità "inquietante che non ha nulla a che fare con il referendum stesso", ma con altre cause. La prima è la debole performance economica del Paese, che "ha perso il 5% di produttività" dall'adozione dell'euro nel 1999, "mentre in Germania e Francia è salita del 10%". La seconda è il "fallimento" dell'Ue "che non ha saputo costruire una vera Unione economica e bancaria dopo la crisi del 2010-2012 e ha invece imposto l'austerità".

"Se respinto, il referendum avrà il potere di far tremare i titoli bancari, spingere gli spread ed indebolire ulteriormente l'euro", scrive invece il Wsj. I recenti sondaggi, che danno il 'no' avanti "hanno innervosito gli investitori". Ma le "vendite" sui mercati in caso di vittoria del 'no' potrebbero "avere vita breve", come avvenuto con il voto Usa e con la Brexit. Inoltre, la "ricaduta politica potrebbe essere meno severa del temuto se ci fosse un Governo per gli affari correnti credibile e se il sostegno per il M5S scemasse".

Franceschini: scenario Ft esagerato e infondato
"Mi sembra francamente una cosa totalmente esagerata e non fondata". Il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, a margine di un incontro alla scuola del cinema di Milano, bolla così le ipotesi 'apocalittiche' circolate sul Financial Times. "Sicuramente dall'estero - aggiunge Franceschini - si vedono in modo più distaccato i rischi di una Italia cronicamente instabile come quella che uscirebbe da una vittoria del no".

Rosato: con riforme Italia ancora più solida
"Non difendiamo la riforma con la paura". Il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, lo sottolinea a proposito delle tesi del Financial Times. "L'Italia è solida e facciamo la riforma per renderla ancora più solida", ha detto a Repubblica Tv.
Referendum, Grillo: fronte del Sì serial killer dei nostri figli
Referendum, Grillo: fronte del Sì serial killer dei nostri figli
"Abbiamo di fronte dei serial killer, persone che vogliono attentare alla vita dei nostri figli tra 20 anni". Lo afferma il leader del M5S Beppe Grillo nel video appello lanciato dal suo blog in vista del voto referendario del 4 dicembre . Nella riforma "c'è una clausola di supremazia, vuol dire che il governo avoca a sé tutti i contratti. Io devo avvisarvi, questa clausola significa che le multinazionali faranno direttamente i contratti con il governo", sostiene Grillo.

"Questo voto qua è pazzesco. Se avessi 20 anni non so come reagirei. Siamo oltre la dittatura. Se fosse una dittatura e si facesse riconoscere, uno si organizza. Qui siamo a un involucro di nulla che sta svendendo il futuro dei tuoi figli", dice Grillo.

"Attraverso l'involucro riempito di cazzate, stanno espropriando il futuro di vostro figlio", dice e chiede di andare alle urne: "Se non andate a votare siete egoisti, perché pensate solo al vostro c...". E poi: "Siate vigili, guardate il vostro territorio, proteggetelo come se fosse una vostra amante, vostra fidanzata o vostra moglie. Abbiamo bisogno di questi temperamenti oggi, contro questi fossili che vogliono di nuovo rifarci piombare nel Paleolitico perché sono nel Paleolitico loro".

"C'è la depressione dipinta nelle facce di milioni di persone, che non la tratti nemmeno con gli psicofarmaci" aggiunge Grillo secondo il quale questo stato "vuol dire solo una cosa: che hai interiorizzato la colpa. Ti portano via l'art.18, l'acqua pubblica.. benissimo, è colpa tua. Non reagisci più e ti fai portare via tutto".

Pd: Grillo urla come sempre, ma zitto su firme false a Palermo
"Grillo urla, attacca e insulta. Nulla di nuovo se non fosse che lo fa oggi, dopo tanto silenzio sull'inchiesta sulle firme false a Palermo". Così Titti Di Salvo, vicepresidente dei deputati Pd, commentando la diretta video del leader del M5S. "L'onestà tanto invocata non è più di moda a casa Grillo,  ora torna alla ribalta l'omertà. Le urla dal suo blog - conclude la deputata Dem - questa volta non serviranno a insabbiare  e coprire la grillopoli".  
Salvini: se vince il No italiani subito al voto
Salvini: se vince il No italiani subito al voto
Se il 4 dicembre al referendum sulle riforme coastituzionali vince il no, si dovrà andare subito alle urne. Lo dice Matteo Salvini, ospite di "Che tempo che fa" su Rai Tre. "Se vince il no, come credo, per me si va a votare prima possibile. Credo che vinceremo con qualsiasi legge elettorale. Sono pronto. Abbiamo anche già una squadra di potenziali ministri con personalità anche fuori dalla Lega", dice il leader del Carroccio.  "Se vince il sì - prosegue - credo che nel centrodestra qualcuno andrà alla Corte di Renzi perché da noi si accorre sul carro del vincitore. Ma non credo che accadrà".

"Con un programma serio e convincente possiamo vincere con qualunque sistema elettorale", afferma. "La parola torna agli italiani e si torna a parlare di lavoro, tasse e sicurezza. Se vince il no, non ci sono cataclismi, cavallette e tristezza. La Costituzione è una cosa seria e deve essere cambiata con il voto italiani e con il più ampio consenso. Renzi l'ha presa come una partita personale ma la Costituzione è una cosa molto più seria". Se invece vince il sì, prosegue, "torniamo indietro di 30 anni. Ma non penso vincerà il sì: la Costituzione la cambieremo con il consenso di tutti e senza spaccare il Paese a metà". "Più leggo la riforma di Renzi, più dico assolutamente che sono per il no", spiega.

"L'euro un esperimento sbagliato"
"L'euro è un esperimento sbagliato, dobbiamo tornare alla nostra moneta. L'Europa deve cambiare da cima a fondo, e allora discutiamo. Ma all'Europa dell'euro diciamo no, meglio soli che male accompagnati", afferma il leader della Lega Nord. "L'Europa si deve occupare di poche cose e farle bene".

"Flat tax al 15% e chi non paga va in galera"
Poi riassume la sua proposta sul fisco:  "Flat tax al quindici per cento e chi non paga va in galera e buttiamo la chiave". 
Referendum, Renzi: "Chi vota no difende la casta". Landini: "La riforma è malfatta"
Referendum, Renzi: "Chi vota no difende la casta". Landini: "La riforma è malfatta"
Serrato confronto tra il premier Matteo Renzi e il segretario generale della Fiom Maurizio Landini, ospiti di Lucia Annunziata nella trasmissione In Mezz'Ora, su Rai3.

Renzi: "Non bisogna difendere la casta"
"Per 70 anni non si è fatto nulla e chi guida il fronte del no al referendum ha promesso riforme che non sono mai state fatte. L'Italia è ferma, per aiutare i poveri e il ceto medio non bisogna difendere la casta ma bisogna fare le cose", dice il premier Matteo Renzi. Che chiarisce: "Io no ho definito 'accozzaglia' chi non vota per me, però mi chiedo come sia possibile costruire qualcosa tra forze tanto diverse". "Se ho offeso qualcuno mi scuso", aggiunge Renzi.  

"Ho impressione che Landini non abbia nemmeno letto la riforma", affermato Renzi. "Sulla lotta all'evasione abbiamo fatto meglio di tutti, sulla sanità abbiamo messo 2 miliardi e per la prima volta c'è un fondo sulla povertà - ha aggiunto -. Ma al referendum non si vota su questo, ma su altri temi sui quali eravate anche d'accordo". "Il sistema della formazione professionale è servito a dare una mano più ai formatori, che ai giovani", ha proseguito Renzi. 

"Impensabile difendere il Cnel"
"Capisco la solidarietà tra colleghi sindacalisti, ma difendere il Cnel è impensabile per chiunque», attacca Renzi. "Sul Cnel non ho problemi ma la Costituzione non può essere cambiata all’ingrosso, siete voi a far votare 40 articoli insieme", replica il leader Fiom. "Non dica che la procedura legislativa è incomprensibile perché basta leggerla», afferma il premier. "Avevamo proposte perché non siamo perché le cose rimangano come adesso. I titoli sono giusti, il problema è lo svolgimento", dice Landini. 

"Landini come Alice nel paese delle meraviglie"
"Maurizio Landini è come Alice che vive nel paese delle meraviglie. Abbiamo ascoltato tutti ma la democrazia non è fare solo quello che dice Fiom-Cgil. Voi - ha detto il premier Matteo Renzi al segretario generale del sindacato - non siete più la verità in terra, dovete prenderne atto. Se il gioco democratico porta a questo punto di mediazione, e anche io su alcuni temi avrei fatto altro, dico che è meglio la Costituzione che verrà e quindi sono per il sì. Ai cittadini - ha proseguito Renzi - voglio dire che sono in gioco i privilegi di chi da decenni difende con le unghie e con i denti le proprie poltrone. Io, a 41 anni, non sto a vivacchiare come hanno fatto quelli che mi hanno preceduto, non sto agli inciuci. Landini dice che bisogna ascoltarsi e volersi bene, ma in realta' bisogna andare avanti. Eppure c'è chi ancora chi si fida di Berlusconi e D'alema". 

Landini: "La riforma è malfatta"
"Noi siamo per il superamento del bicameralismo. Ma non in questo modo. Questo è malfatto. Non si capisce come viene eletto il Senato. Si modifica il titolo quinto della costituzione: prima si decentralizza e ora si centralizza. Ci vuole una via di mezzo", ha detto Maurizio Landini. "Allora - ha aggiunto - meglio eliminarlo del tutto il Senato. Non si capisce chi lo elegge e chi lo vota. Si dice che dopo ci sarà un regolamento, ma non va bene".

"Il mio no non è contro Renzi, è sulla riforma della costizione che è malfatta e non va fatta così, non è voto su governo o su Renzi", ha detto il segretario generale della Fiom.

Non si può trasformare una riforma su un voto a favore o contro il governo, è un errore grave così si divide un Paese. Anche il termine accozzaglia e' sbagliato, cosi' si lacera un Paese gia' diviso e lacerato di suo", osserva Landini.

Il segretario Fiom: "C'è un livello di diseguaglianza sociale che non ha precedenti"
Siamo un paese dove ormai metà delle persone non va più  a votare. C'è un livello di diseguaglianza sociale che non ha precedenti", ha detto Maurizio Landini . "Dopo questo referendum - ha aggiunto -  in primavera ce ne saranno altri, abbiamo raccolto tre milioni di firme per abrogare leggi sbagliate sul lavoro. La parità nel corrisponde a parità nei diritti e retribuzione, non ci devono essere discriminazioni e ricatti. Quando ci sono imprese che possono fare quello che vogliono, siamo a un capovolgimento - ha aggiunto -  se ora la legge tutela l'imprenditore e non il lavoratore e pensa di poter comprare e vendere e licenziare persone, siamo davanti a  un elemento che divide il Paese".

 E riferendosi alla lettera di Renzi agli italiani all'estero, Landini ricorda che "ci sono 4 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà che Renzi neanche conosce! La gente per strada non mi ferma per chiedere della riforma della costituzione ma dice che non ha lavoro o non può andare in pensione".

Landini: rischio che arrivi il Trump di turno
"Personalmente trovo che se si andasse a una riforma della Costituzione con una legge elettorale che da' un potere ad un partito di grandi dimensioni, il mio problema allora, è che vorrei mantentere una Costituzione in cui si possano cambiare i governi senza il rischio che mi arrivi il Trump di turno che modifica tutto. Non vorrei che dopo gli acrobati arrivino i clown", dice Landini.
Referendum, Grillo attacca Fazio. La replica: nostre scelte legittime
Referendum, Grillo attacca Fazio. La replica: nostre scelte legittime
"Fazio a pochi giorni dal voto del 4 dicembre si è mostrato una volta di più per quello che è: un militante del Pd. Prima ha invitato Matteo Renzi a "Che tempo che fa" nell'orario di punta degli ascolti, subito dopo i Coldplay, gruppo musicale di grandissimo seguito, e poi ha ignorato completamente il M5S, principale forza d'opposizione e prima forza politica del Paese". E' il duro attacco che il blog di Beppe Grillo riserva al conduttore televisivo e lo invita a non lavorare più per la Rai perché "la TV pubblica è per giornalisti imparziali e onesti".

"Se non avessimo mandato un esposto all'Agcom tre giorni fa con il nostro presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico, Fazio - si legge in apertuta del blog grillino a firma M5s - non avrebbe nemmeno invitato un esponente del NO per rispettare la par condicio. Dopo il nostro esposto ha continuato ad ignorare il M5S e ha invitato l'avversario più comodo per il Governo: Matteo Salvini. Renzi avrà così gioco ancora più facile a identificare il NO al referendum con la vecchia politica e gli estremisti, mentre al M5S non sarà data voce sul servizio pubblico".

"Per mettere le mani avanti, Fazio - si legge ancora - ha giocato ancora più sporco. I responsabili della sua trasmissione ci hanno contattato settimane fa per imporci le loro condizioni: o viene uno tra Grillo, Casaleggio, Raggi e Appendino o non se ne fa nulla. Una proposta irricevibile, dato che nessuno dei quattro ha seguito in Parlamento la riforma costituzionale. Perché non invitare Luigi Di Maio, Danilo Toninelli, Roberto Fico o Alessandro Di Battista? Molto semplice: per il presidente del Consiglio, che continua a scappare da un confronto diretto con loro, i nostri parlamentari sono troppo pericolosi perché dicono la verità. Fazio non invita gli esponenti del MoVimento per fare un favore a Renzi, un atteggiamento ignobile e censorio, indegno del servizio pubblico. Se Fazio vuole continuare a fare il militante piddino si dimetta e vada a lavorare per l'Unità, la TV pubblica è per giornalisti imparziali e onesti", conclude il blog di Grillo.

"Che tempo che fa": legittime nostre scelte ospiti
"In merito a quanto scritto sul blog di Beppe Grillo e ripreso da qualche organo di stampa, 'Che Tempo Che Fa' intende chiarire che - come riporta lo stesso blog - in numerose occasioni sono stati invitati Grillo, Davide Casaleggio, Virginia Raggi e Chiara Appendino. Tutti gli inviti sono stati declinati". E' quanto si legge in una nota della trasmissione. "Si tratta ovviamente di una scelta legittima, così come sono legittime le scelte di 'Che Tempo Che Fa' in merito agli ospiti, indipendentemente da ogni indicazione di partito che per noi è inaccettabile - prosegue la nota -. Una scelta editoriale che dovrebbe essere ben compresa da una forza politica da sempre in prima linea contro le ingerenze dei partiti nel servizio pubblico. Infine, sempre per amore di chiarezza, il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, era stato invitato nei giorni scorsi, ancor prima del pronunciamento dell'Agcom. Con l'occasione rinnoviamo l'invito a Beppe Grillo a partecipare a 'Che Tempo Che fa'".
Referendum, Brunetta: il Quirinale fermi Renzi
Referendum, Brunetta: il Quirinale fermi Renzi
"Il presidente del Consiglio pro tempore, Matteo Renzi, non solo ha superato di gran lunga ogni limite di decenza istituzionale e politica, adesso si permette anche di irridere gli esponenti dell'opposizione e del fronte del No, pubblicando i loro volti nell'ultimo opuscolo preparato dal suo Comitato per inondare le case dei cittadini italiani: roba da ventennio fascista". Lo dichiara il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, a proposito dl dell'opuscolo mostrato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante una tappa del suo tour referendario a sostegno del SI' alle riforme.

"Un premier mai eletto che scrive ai cittadini italiani e ai cittadini residenti all'estero per propagandare solo ed esclusivamente il Sì al referendum. Non abbiamo mica paura delle tue minacce, caro Renzi. Chi paga tutte queste letterine? Chi le spedisce? Chi le consegna? Altro che querele, qui è il popolo italiano, è la nostra democrazia che querela Renzi", aggiunge Brunetta riferendosi alle parole del presidente del Consiglio, che si dice deciso a querelare coloro che lo accuseranno di usare soldi pubblici per produrre e spedire le lettere. "In merito a queste vicende, di assoluta gravità, pensiamo sia giunta l'ora di una presa di posizione da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Qui siamo di fronte a una violenza mai vista nei confronti delle nostre istituzioni e della nostra democrazia. Il Quirinale non può più tacere", conclude Brunetta.
Referendum, Grasso: serve unità, quale che sia il risultato
Referendum, Grasso: serve unità, quale che sia il risultato
"Il nostro paese non può uscire sempre più diviso da queste contese politiche: noi abbiamo bisogno di unità. Qualunque sia il risultato del referendum, dobbiamo riprendere a essere uniti dopo questo appuntamento che il popolo ha con se stesso e la propria democrazia e dobbiamo avere la possibilità, tutti insieme, di continuare".

E' l'invito lanciato dal presidente del Senato Pietro Grasso che, a Marzabotto (Bologna), ha visitato il sacrario delle vittime della strage nazifascista.
Referendum, Renzi: accozzaglia di tutti contro di me
Referendum, Renzi: accozzaglia di tutti contro di me
"In questo referendum vediamo che c'è un'accozzaglia di tutti contro una sola persona". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, riferendosi a se stesso, nel corso del suo primo appuntamento in Basilicata, a Matera.

"Ma vi rendete conto - ha sottolineato il segretario del Pd parlando al teatro comunale della città - che c'è Berlusconi e Travaglio insieme, D'Alema e Grillo insieme, uno che sostiene la politica e uno l'antipolitica. Vendola e La Russa. E' bellissimo. Questo referendum sta mettendo insieme un gioco delle coppie fantastico. Siamo meglio di Maria De Filippi", ironizza ancora.

"Non dobbiamo lasciare l'Italia - ha aggiunto Renzi - a chi per trent'anni ha detto solo no e ora vuole riprendersi una piccola fetta di potere. I professionisti del no si oppongono a tutto, ma poi, se li metti insieme, non riescono a mettersi d'accordo su niente. Quelli - ha rimarcato il segretario del Pd - hanno l'unico obiettivo di fare dispetto al presidente del Consiglio per tenere impantanato il Paese nelle sabbie mobili".

Esposto all'Agcom del comitato per il No
Il Comitato per il no ha inviato all'Agcom un esposto per denunciare "la vistosa violazione delle leggi" sulla par condicio durante le campagne elettorali e chiedere "all'Autorità di voler intervenire prontamente ed incisivamente per impedire che queste violazioni continuino ulteriormente con pregiudizio palese del diritto dei cittadini ad un'informazione imparziale durante la fase finale della campagna elettorale". L'esposto, firmato da Alessandro Pace, Alfiero Grandi, Vincenzo Vita e Roberto Zaccaria, parla di "vistosa sovraesposizione, sia sul piano qualitativo che sul piano quantitativo, del Presidente del Consiglio e di esponenti del Governo nell'informazione diffusa dalla concessionaria pubblica, con particolare riguardo ai principali Tg".
Referendum, Gasparri: Bankitalia va denunciata per aggiotaggio
Referendum, Gasparri: Bankitalia va denunciata per aggiotaggio
"Confermando la sua autentica natura, la Banca d'Italia dimostra la sua subordinazione al governo diffondendo notizie false e tendenziose, atte a turbare l'opinione pubblica collegando l'esito del referendum all'andamento dei mercati. La realtà di questi tempi, dall'Inghilterra agli Stati Uniti, ha smentito questi diffusori di false notizie. Ma a questo punto non basta contestare l'operato di Visco e della Banca d'Italia. È per questa ragione che ho denunciato alla Procura della Repubblica Bankitalia perché a mio avviso le note diffuse da Via Nazionale sono atte a turbare l'opinione pubblica". Lo ha dichiarato il senatore Maurizio Gasparri (FI).

"Ho denunciato Visco e tutti i membri di vertice per il loro operato di disinformazione intollerabile e di subordinazione al governo tale da configurare un reato penale - ha proseguito Gasparri -. Parola quindi alla magistratura perché verifichi ad esempio se siamo di fronte a un caso di aggiotaggio per interessi politici o anche di natura personale, che accertamenti patrimoniali sul governatore e i suoi più stretti collaboratori potranno eventualmente mettere in luce. Via Nazionale è un grave problema per il Paese. Lo ha dimostrato con la omessa vigilanza su crack bancari e lo conferma oggi con queste uscite sconcertanti".
Referendum, la Banca d’Italia: attese forti turbolenze mercati
Referendum, la Banca d’Italia: attese forti turbolenze mercati
Le scadenze elettorali dei paesi occidentali attese per i prossimi mesi, fra cui il referendum costituzionale italiano, hanno fatto aumentare la volatilità dei mercati con un andamento che segnerà per il nostro paese "un forte aumento a ridosso della prima settimana di dicembre, in corrispondenza" con il voto. È quanto avvisa la Banca d'Italia nel Rapporto sulla stabilità finanziaria dove sottolinea come l'indicatore del mercato azionario abbia subito un'impennata nella seconda metà del 2016. Il voto Usa ha fatto già crescere i rendimenti dei bond privati e lo spread.

Le banche italiane migliorano il capitale e vedono rallentare il flusso di sofferenze ma restano "esposte a shock di origine interna e internazionale che possono riflettersi sui mercati dei capitali e sulla crescita economica". Rileva fra i fattori positivi la continua crescita del patrimonio con l'indice di capitale Cet1 salito al 12,4% mentre migliora la qualità del credito. Il flusso dei crediti deteriorati passa dal 3,3% di fine 2015 al 2,6% a giugno, avvicinandosi ai livelli pre-crisi mentre le consistenze si riducono dal 10,9 al 10,4.

Redditività banche in calo, pesano rettifiche; negativi anche bassi tassi e costi per esodo personale
Rettifiche dei crediti, debolezza della ripresa e i fortissimi cambiamenti del modello bancario con taglio filiali e del personale pesano e continueranno a pesare sulla redditività degli istituti di credito italiani che hanno visto l'indice Roe (return on equity) in calo nel primo semestre 2016. È la stima della Banca d'Italia nel Rapporto, secondo cui il Roe si è dimezzato nel semestre al 2,5% a causa dei bassi tassi di interesse e dei volumi stabili, fattori che hanno pesato sul margine di interesse (-4,6%) e che si sono aggiunti ai costi per l'esodo dei dipendenti e ai versamenti al fondo di risoluzione. In prospettiva, rileva Via Nazionale, "la debolezza del ciclo economico e un'efficienza operativa inferiore a quella media europea continueranno a esercitare pressioni sulla redditività" oltre ai tassi bassi. Vi sono poi le rettifiche sui crediti che le banche hanno continuato ad attuare con una politica definita dall'istituto centrale "saggia" e che ha portato il tasso di copertura sopra la media Ue.

Bilanci famiglie restano solidi, debiti contenuti. Crescita mutui e credito al consumo ma bassi tassi interesse
La situazione patrimoniale delle famiglie "rimane solida" nonostante le turbolenze dei mercati finanziari abbiano fatto calare il valore nominale della ricchezza in azioni e titoli nel primo semestre, sottolinea la Banca d'Italia nel Rapporto, secondo cui il debito è salito anche a seguito della crescita dei nuovi mutui che hanno toccato il valore più alto dal 2009. Il debito delle famiglie "resta contenuto" nel confronto internazionale e sostenibile grazie ai bassi tassi di interesse e alla crescita del reddito disponibile (+2,6% nel semestre). Via Nazionale stima come nel 2017 la quota di famiglie 'vulnerabili' (ovvero quelle che hanno un rapporto fra le rate da pagare e il reddito disponibile superiore al 30% e un reddito disponibile inferiore alla media) rimarrà sostanzialmente stabile. Il tasso di deterioramento dei prestiti alle famiglie, si legge nel rapporto, "è tornato per la prima volta sui livelli precedenti la crisi finanziaria (1,7%)".

Il piano di risanamento di MPS
Il piano Mps di cessione dei crediti in sofferenza e aumento di capitale presenta "rischi di attuazione che derivano principalmente dall'elevata volatilità che ha di recente caratterizzati i mercati azionari" per le scadenze elettorali in Europa. È quanto si legge nel Rapporto di Banca d'Italia che ricorda come Mps abbia avviato il piano di risanamento a seguito dell'esito negativo degli stress test Eba di luglio di cui lo stesso istituto centrale ha criticato a suo tempo "alcune assunzioni metodologiche".

"L'indice generale della Borsa italiana, spiega il rapporto, continua a risentire della debolezza del settore bancario, per il quale le valutazioni degli investitori sulla redditività si mantengono sfavorevoli". L'istituto centrale segnala come "il differenziale fra la volatilità implicita del mercato italiano e quella dell'area dell'euro è elevato; gli indicatori segnalano un forte aumento della volatilità attesa per il mercato italiano a ridosso della prima settimana di dicembre - come detto - in corrispondenza con il referendum sulla riforma costituzionale".
Referendum, Renzi: se vince no non ci sarà Armageddon, ma italiani non si facciano fregare
Referendum, Renzi: se vince no non ci sarà Armageddon, ma italiani non si facciano fregare
  "Io non sono come loro. Io non ce la faccio a restare abbarbicato a una poltrona per il gusto di starci. Io sono qui per cambiare le cose, non sono disponibile a restare nei giochini della vecchia politica, per galleggiare. Sai quanti ne trovano più bravi di me a galleggiare? Se qualcuno vuol fare strani pasticci il giorno dopo li fa senza di me". Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, in collegamento telefonico con Rtl 102.5. "Se volete questa classe qui auguri, ma io non sono come loro". "Il 5 dicembre non c'è l'invasione delle cavallette o l'Armageddon. Se vince il No, rimane tutto come adesso. Gli italiani non si devono far fregare dai politici, che cercano un pretesto per conservare i privilegi che hanno sempre avuto. Stanno cercando tanti pretesti per difendere i loro privilegi".

Se dovesse vincere il No "non posso essere quello che si mette d'accordo con loro per un governicchio di scopo o tecnico, che sono quelli che hanno alzato le tasse". Dunque il futuro del governo e di Renzi "è una parte che vedremo dopo il 5 dicembre. Ma credo che tutto questo non avverrà perché vince il Sì.  Perché la stragrande maggioranza delle persone, la maggioranza silenziosa, voterà contro questo sistema votando un Sì molto forte". Cosa succederà se invece vincerà il No, "lo scopriremo solo vivendo".
Speciale referendum su Rai Uno, scintille tra le ragioni del Sì e quelle del No
Speciale referendum su Rai Uno, scintille tra le ragioni del Sì e quelle del No
Dibattito acceso tra i ministri Maria Elena Boschi, Pier Carlo Padoan e Carlo Calenda da una parte, il leader della Lega Nord Matteo Salvini, Anna Maria Bernini di Forza Italia e Stefano Fassina di Sinistra italiana dall'altra, protagonisti del confronto televisivo trasmesso in prima serata su Rai Uno tra le ragioni del Sì e quelle del No al referendum del 4 dicembre sulle riforme costituzionali.

A moderare il dibattito, Bruno Vespa, dallo studio di Porta a Porta. 

Al ministro dell'Economia, Padoan, il quale afferma che "se vincera il Sì l'economia andrà meglio e si crescerà di più, inoltre ci sarà più occupazione", risponde Salvini:  "Questa è una riforma dettata da Berlino, da Francoforte e dalla signora Merkel. Non è serio che un ministro dell'Economia dica che questa riforma fa aumentare i posti di lavoro".

Scintille anche tra Maria Elena Boschi e Anna Maria Bernini. "La senatrice Bernini ha già votato questa riforma", dice il ministro per le Riforme alla senatrice di Forza Italia che sottolineava come la riforma sia "scritta male, incomprensibile". "Lei l'ha votata in Commissione e in Aula - ha incalzato il ministro Boschi - così come ha fatto il suo gruppo anche alla Camera". Immediata la risposta della senatrice 'azzurra': "Non l'abbiamo votata più quando avete cambiato le carte in tavola". Per Boschi, però, "non è cambiato il testo, è cambiata la volontà politica. Si può cambiare idea, ma è questa la verità dei fatti". 

 "Se dovesse vincere il no non succederà assolutamente nulla. Con la vittoria di Trump avevano promesso catastrofi e invece la situazione si è stabilizzata, anzi le Borse sono risalite", commenta il deputato di Sinistra Italiana, Stefano Fassina, nel corso del dibattito.

 "Se il governo Renzi va a casa non è una tragedia, non è questo il punto, ma dire che una bocciatura non genera incertezza è sbagliato però bisogna votare la riforma per i suoi contenuti", afferma invece il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.
Referendum, Viminale: dati italiani all'estero forniti a tutti i richiedenti
Referendum, Viminale: dati italiani all'estero forniti a tutti i richiedenti
"Sono stati regolarmente consegnati, su Cd, a tutti i richiedenti, gli unici dati sugli italiani all'estero di cui è in possesso il ministero dell'Interno e cioè: nome e cognome, data e luogo di nascita, indirizzo estero di residenza dell'elettore e sede diplomatica di competenza. Il ministero non dispone né di mail né dei telefoni degli elettori all'estero".

E' quanto precisa una nota dell'ufficio stampa del Viminale.

"Queste informazioni - riferisce la nota - sono state date ai 4 richiedenti: Comitato Basta un Sì; Comitato Popolare x il NO; Maie (Movimento associativo italiani all'estero); nonché all'onorevole Renata Bueno (solo Brasile e Uruguay); all'incaricato dell'on. Gargani, il Cd coi dati è stato consegnato il 12 ottobre".

In precedenza, i comitati per il No al referendum costituzionale avevano annunciato di aver dato mandato all'avv. Francesco Saverio Marini di presentare un esposto all'autorità giudiziaria in ordine alla vicenda della lettera inviata da Renzi ai cittadini italiani all'estero. L'iniziativa verrà illustrata nella giornata di lunedì in una conferenza stampa.
Alfano: non si può dire che no a referendum porterà a dimissioni governo
Alfano: non si può dire che no a referendum porterà a dimissioni governo
Intervista a RaiNews24
Salvini: "Se mi chiedono di fare il premier, ci sono". Parisi: non servono gli slogan
Salvini: "Se mi chiedono di fare il premier, ci sono". Parisi: non servono gli slogan
"Questa non è una piazza come quella della Leopolda che dice fuori, fuori, qui chiunque ci dà una mano a costruire un futuro migliore è il benvenuto": lo ha detto il segretario della Lega nord, Matteo Salvini, aprendo, in piazza Santa Croce a Firenze, la manifestazione del Carroccio e di Fratelli d'Italia e altre sigle di destra per dire No al referendum costituzionale del 4 dicembre. La manifestazione è partita con l'Aria del "Nessun dorma" perché, ha sottolineato Salvini, "qua non c'è più tempo da perdere". Presente alla manifestazione vari esponenti della Lega, di Forza Italia come Giovanni Toti, e la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. 

Riforma che dissangua comuni e toglie spazio alla democrazia
Quella su cui si voterà il 4 dicembre è una "riforma che dissangua i comuni e toglie spazio alla democrazia. Toglie poteri, libertà e soldi alle regioni", ha detto Salvini. Sul palco si susseguono sindaci, governatori ed esponenti politici contrari al referendum costituzionale. Per il governatore della Liguria, Giovanni Toti, "siamo qui per dire 'No' a una pessima riforma costituzionale, che abolisce il voto cittadini e che secondo questo governo farà risparmiare 40 mln di euro l'anno nel Senato. Ma sapete quanto costa il nuovo aereo di Renzi? Ecco, la riforma ce la siamo già giocata in quell'aereo e nel suo carburante. Un gigantesco No a questa riforma e anche alla politica di questo governo sull'immigrazione. Noi siamo capaci di governare questo Paese e lo dimostriamo in Liguria, Lombardia e Veneto". 

Maroni: spero che lo tsunami Trump arrivi anche in Italia
"Non è uno tsunami quello avvenuto in America, Trump l'ha votato il popolo. Spero che attraversi l'Atlantico, cioè che anche in Italia il popolo sovrano si esprima, poiché è dal 2011 che abbiamo un presidente del Consiglio non eletto dal popolo. Quindi, ben venga lo tsunami di Trump", ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni a margine della manifestazione. Sul proporzionale, ha detto poi Maroni, "non sono d'accordo. Sono d'accordo invece con quello che dice Salvini ovvero che il proporzionale è la legge dell'inciucio".

Se mi chiedono di fare il premier io ci sono
"Se chiedono, ci sono: non è più tempo di rimandare, di tentennamenti, dubbi, paure. Coraggio, idee e squadra non ci mancano. La lezione di Trump e del libero voto degli americani è che si può vincere contro tutto e contro tutti: banchieri, lobbisti, giornalisti, cantanti. Non abbiamo paura, oggi comincia una lunga marcia". Così poi Salvini in piazza Santa Croce, dove i militanti del Carroccio hanno sfoggiato dei cartelli, dalla grafica che richiama quella usata da Donald Trump, per chiederne la candidatura alla presidenza del Consiglio.

Le bugie di Renzi hanno le gambe cortissime
Rispetto all'Ue "il problema è che Renzi a parole cambia il mondo, ma le sue bugie hanno le gambe cortissime ormai. Quando andremo al governo l'euro lo metteremo in soffitta, e l'Ue la ribaltiamo da cima a fondo. Noi, non a parole ma coi fatti".

Proporzionale? Per grande inciucio
Il proporzionale "per inciuciare meglio? Non mi piace", ha detto Salvini, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull'idea di Silvio Berlusconi di un ritorno al proporzionale al posto dell'Italicum.

"Con No si va a votare, non sceglie Mattarella"
"Se vince il no si va a votare, se vince il no scelgono i cittadini non Mattarella. Chi è Mattarella?", ha infine detto Salvini. A margine, si è svolta una contromanifestazione dei Centro sociali.

Parisi: è il nostro momento, non siamo 'roba' Firenze
Al leader leghista arriva la replica del coordinatore di Forza Italia da Padova. "E' arrivato il momento. Ora dobbiamo candidarci alla guida del Paese, dare risposte, chiarire cosa facciamo". Lo afferma Stefano Parisi alla convention a Padova rispondendo a RaiNews 24. Parisi ringrazia Berlusconi e dice che "noi non siamo quella roba che è a Firenze oggi". E avverte: "Ora è il momento. Altrimenti l'alternativa arriverà tra poco e sarà o Renzi o Grillo. O si cambia passo o siamo morti. E la risposta non è Salvini e non sono le ruspe ma la nostra capacità di dare soluzioni al Paese".
Referendum, Boschi: non credo vittoria Trump cambi scenario
Referendum, Boschi: non credo vittoria Trump cambi scenario
"Non credo che la vittoria di Trump cambi lo scenario italiano". Lo ha detto a Brescia il ministro Maria Elena Boschi, in un dibattito pubblico in vista del referendum del 4 dicembre. "I cittadini italiani spero che sfruttino questi giorni per leggere bene quello che dovranno scegliere il 4 dicembre - ha aggiunto -. Non è una domanda che riguarda un partito o il governo, ma il futuro della gente".

"Spero prossimi 20 giorni aria positiva"
"Speriamo che i prossimi venti giorni portino un'aria positiva, un vento di cambiamento che ci faccia dire Sì al referendum", ha poi affermato Boschi. "Bisogna puntare alla vittoria per le riforme che possano portare il paese a cambiare la costituzione - ha aggiunto - magari con un terzo di parlamentari in meno e con risposte più rapide per aziende e cittadini".

"La riforma limita la burocrazia"
"Siamo contro il bicameralismo perfetto perché non blocca solo la politica, blocca le vite dei cittadini", ha inoltre affermato il ministro. "Se una legge serve dobbiamo approvarla nei tempi che servono e devono essere tempi certi. La riforma non limita la democrazia ma la burocrazia. Abbiamo bisogno di un sistema più semplice con meno regole ma uguali per tutti".
Perché sì, perché no: Stefano Ceccanti, Luca Antonini
Perché sì, perché no: Stefano Ceccanti, Luca Antonini
Gli italiani saranno chiamati tra pochi mesi, a novembre, a votare per il referendum costituzionale. La riforma che introduce il superamento del bicameralismo perfettamente paritario; la revisione del riparto delle competenze tra stato e regioni e l’eliminazione delle province dalla costituzione e la soppressione del Cnel. Una riforma su cui resta molto acceso il dibattito politico. Rainews24 sta raccogliendo i pareri di vari studiosi della Costituzione mettendo a confronto quelli a favore della riforma e quelli contrari. Sentiamo Stefano Ceccanti per il sì e Luca Antonini per il no. A cura di Iman Sabah e Gabriele Martelloni
Perché sì, perché no: Stefano Pizzorno, Roberto Zaccaria
Perché sì, perché no: Stefano Pizzorno, Roberto Zaccaria
Gli italiani saranno chiamati tra pochi mesi, a novembre, a votare per il referendum costituzionale. La riforma che introduce il superamento del bicameralismo perfettamente paritario; la revisione del riparto delle competenze tra stato e regioni e l’eliminazione delle province dalla costituzione e la soppressione del Cnel. Una riforma su cui resta molto acceso il dibattito politico. Rainews24 sta raccogliendo i pareri di vari studiosi della Costituzione mettendo a confronto quelli a favore della riforma e quelli contrari. Sentiamo Stefano Pizzorno per il sì e Roberto Zaccaria per il no. A cura di Iman Sabah e Gabriele Martelloni
Perché sì, perché no: Raffaele Bifulco, Giovanni Maria Flick
Perché sì, perché no: Raffaele Bifulco, Giovanni Maria Flick
Gli italiani saranno chiamati tra pochi mesi, a novembre, a votare per il referendum costituzionale. La riforma che introduce il superamento del bicameralismo perfettamente paritario; la revisione del riparto delle competenze tra stato e regioni e l’eliminazione delle province dalla costituzione e la soppressione del Cnel. Una riforma su cui resta molto acceso il dibattito politico. Rainews24 sta raccogliendo i pareri di vari studiosi della Costituzione mettendo a confronto quelli a favore della riforma e quelli contrari. Sentiamo Raffaele Bifulco per il si e Giovanni Maria Flick per il no. A cura di Iman Sabah e Gabriele Martelloni
Perché sì, perché no: Roberto D’Alimonte, Valerio Onida
Perché sì, perché no: Roberto D’Alimonte, Valerio Onida
Gli italiani saranno chiamati tra pochi mesi, a novembre, a votare per il referendum costituzionale. La riforma che introduce il superamento del bicameralismo perfettamente paritario; la revisione del riparto delle competenze tra stato e regioni e l’eliminazione delle province dalla costituzione e la soppressione del Cnel. Una riforma su cui resta molto acceso il dibattito politico. Rainews24 sta raccogliendo i pareri di vari studiosi della Costituzione mettendo a confronto quelli a favore della riforma e quelli contrari. Sentiamo Roberto D’Alimonte per il si e Valerio Onida per il no. A cura di Iman Sabah e Gabriele Martelloni
Referendum. Renzi scrive agli italiani all'estero: "Ci date una mano? Basta un sì". Ed è polemica
Referendum. Renzi scrive agli italiani all'estero: "Ci date una mano? Basta un sì". Ed è polemica

"Oggi siamo a un bivio. Possiamo tornare ad essere quelli di cui all'estero si sghignazza, quelli che non cambiano mai, quelli famosi per l'attaccamento alle poltrone e le azzuffate in parlamento. Oppure possiamo dimostrare con i fatti che finalmente qualcosa cambia, e che stiamo diventando un Paese credibile e prestigioso. Ci date una mano? Basta un si'". Firmato, Matteo Renzi. E' quanto si legge nella lettera che il premier, in quanto segretario del Pd, ha inviato, tramite il Comitato per il si' al referendum, agli italiani all'estero in vista della consultazione del 4 dicembre sulla riforma costituzionale.

L'iniziativa scatena la protesta dei comitati del No che chiedono un incontro con il Capo dello Stato Sergio Mattarella e con il ministro Paolo Gentiloni, denunciando "gravi violazioni sulla corretta gestione dei dati anagrafici e sulla parità di condizioni tra schieramenti". Polemica "infondata" per il Pd, che cita il regolamento con cui l'Authority per la Privacy, guidata da Antonello Soro, autorizza l'uso degli elenchi degli italiani all'estero.

Ma a scatenare la reazione dei sostenitori del No non è il merito della lettera, inviata a spese del Pd, chiariscono i dem, ma la spedizione a "4 milioni di italiani all'estero - denuncia Paolo Romani - usando metodi e mezzi discutibili". Attacca Renato Brunetta, parlando di iniziativa di "gravità inaudita e senza precedenti, roba da Procura della Repubblica e da reato ministeriale" mentre Beppe Grillo lancia la contro iniziativa invitando a "distruggere la lettera di #SpamPd agli italiani all'estero". La denuncia dei sostenitori del No, oltre che di "rischio brogli", è che Renzi abbia usato la carica di premier per ottenere i dati degli italiani all'estero per l'iniziativa del Pd. Nessuna illegalità, chiarisce il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, e a seguire tutti i dem, citando il regolamento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26/3/2014 nel quale l'Authority della Privacy autorizza i partiti ad utilizzare gli elenchi pubblici "per finalità di propaganda elettorale e connessa comunicazione politica in occasione di consultazioni politiche, amministrative o referendarie, di iniziative per selezione di candidati ("primarie")".

Ma vediamo cosa dice la lettera di Renzi. "Cara italiana, caro italiano...nessuno meglio di voi, che vivete all'estero, sa quanto sia importante che il nostro Paese sia rispettato fuori dai confini nazionali. Nessuno meglio di voi sa quanto sia importante che si parli di noi per la nostra capacita' di lavorare, per la nostra creativita', per la nostra intelligenza. Ma nello stesso tempo, nessuno meglio di voi ha provato sulla propria pelle il fastidio, o addirittura la mortificazione di sentire, sull'Italia, risolini di scherno, accompagnati dai soliti, umilianti, luoghi comuni. Tra tutti, uno, durissimo a morire. Quello per cui siamo un Paese dalla politica debole, che si perde in un mare di polemiche. Un Paese instabile, che cambia il presidente del Consiglio piu' spesso di un allenatore della Nazionale. E tra noi, ahime', possiamo dircelo: questo luogo comune non e' cosi' distante dalla realta'".

Renzi continua: "In questi due anni e mezzo di Governo ho visitato moltissimi Stati e ho provato ogni volta, con tutte le mie forze, a dare dell'Italia un'immagine diversa. A raccontare dei successi degli italiani del mondo, a promuovere le nostre bellezze, a sponsorizzare la capacita' di innovazione dei nostri giovani. Ma soprattutto, in ogni viaggio all'estero, ogni volta che ho sentito risuonare l'inno di Mameli con voi, ogni volta che ho incrociato i vostri sguardi orgogliosi, ogni volta che sono riuscito a stringervi le mani, ho sentito fortissimi l'onore e l'emozione di rappresentare il Paese che tutti noi amiamo. Dalla prima volta, a Tunisi, nel marzo di due anni fa, fino all'ultima alla Casa Bianca, dove il presidente Obama scegliendo di dedicare all'Italia la sua ultima cena di Stato, ha compiuto un gesto di straordinaria attenzione. E lo ha rivolto non al nostro governo, ma al nostro Paese".

L'Italia, scrive ancora Matteo Renzi nella lettera agli italiani all'estero, "ha un enorme bisogno di essere rispettata all'estero. E in questi anni qualcosa e' finalmente cambiato. Ne sono fiero e felice. Ma non sono soddisfatto. Dobbiamo fare di piu', tutti insieme. E' vero che l'Italia non e' piu' considerata il problema dell'Europa e il prossimo appuntamento del G7 nella magnifica Taormina, ci dara' un'occasione per condividere i nostri valori umani, civili e sociali. Ma dobbiamo continuare a migliorarci, come le vostre storie ci insegnano".

E allora, "la riforma costituzionale su cui siete chiamati a votare, e' un altro tassello per rendere piu' forte l'Italia". Renzi sottolinea che "qualcuno dice che si tratta di tecnicismi, che non incidono realmente sulla vita del Paese. Tutt'altro. Con questa riforma, superiamo finalmente il bicameralismo paritario, un sistema legislativo che esiste solo in Italia, e costringe ogni legge ad un estenuante ping-pong tra Camera e Senato. Anni per approvare una legge, quando il mondo, fuori, corre veloce. Con questa riforma superiamo il doppio voto di fiducia al Governo, da parte di Camera e Senato, che ha dato al nostro Paese il record mondiale di instabilita' (63 governi in 70 anni). Questa riforma- spiega il premier- definendo le competenze tra Stato e Regioni, mette fine all'assurda guerra tra enti pubblici, che ogni anno si consuma in centinaia di ricorsi alla Corte costituzionale".

Matteo Renzi, nella sua lettera agli italiani all'estero, sottolinea poi la questione del taglio dei costi della politica. "Questa riforma- scrive- riduce finalmente poltrone e costi della politica (315 stipendi in meno al parlamento, stipendi abbassati ai consiglieri regionali, abolizione dei rimborsi pubblici per i gruppi regionali), elimina enti inutili come il Cnel (un miliardo di spesa per zero leggi approvate), aumenta la maggioranza necessaria per eleggere il presidente della Repubblica, garantisce piu' poteri alle opposizioni. E tutto questo senza toccare i poteri del presidente del Consiglio, ne' alcuno dei 'pesi e contrappesi' che garantiscono l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Per decenni tutti hanno promesso questa riforma, ne hanno discusso in tv e sui banchi del parlamento, hanno riempito i giornali e piu' recentemente i social network. Ma si sono dimenticati di realizzarla".

Renzi conclude: "Adesso la riforma c'e', ha superato sei letture parlamentari e ora dipende dal voto dei cittadini. Si', anche dal vostro. Sarete voi a decidere se questa Italia deve continuare ad andare avanti oppure deve tornare indietro. Sarete voi a decidere se dire si' al futuro oppure se rifugiarsi nell'attuale sistema, talmente burocratico da non avere nessun paragone in Europa. Oggi possiamo dimostrare all'Italia e al mondo che noi ci crediamo davvero. Che la storia dell'Italia e' meravigliosa e noi possiamo rendere migliore anche il suo futuro".

Referendum, Tar Lazio: ricorso inammissibile per difetto di giurisdizione
Referendum, Tar Lazio: ricorso inammissibile per difetto di giurisdizione
Il Tar del Lazio ha dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso sul quesito referendario presentato da M5s e Sinistra italiana. La decisione é stata assunta dalla sezione 2bis del Tar , con sentenza n. 10445 del 20 ottobre. 

"Considerata l'urgenza di dare una risposta definitiva alla questione - si legge in una nota - il Tar non si è limitato alla richiesta cautelare e ha definito il merito della controversia, dichiarando l'inammissibilità del ricorso per difetto assoluto di giurisdizione". Secondo i giudici amministrativi, "l'individuazione del quesito
contestato è riconducibile alle ordinanze adottate dall'Ufficio Centrale per il Referendum istituito presso la Corte di Cassazione ed è stato successivamente recepito dal Presidente della Repubblica nel decreto impugnato". La sentenza "ritiene che sia le ordinanze dell'Ufficio Centrale per il Referendum sia il decreto presidenziale - nella parte in cui recepisce il quesito -sono espressione di un ruolo di garanzia, nella prospettiva della tutela generale dell'ordinamento, e si caratterizzano per la loro assoluta neutralità, che li sottrae al sindacato giurisdizionale. Eventuali questioni di costituzionalità della legge sul referendum (la n. 352 del 1970), relative alla predeterminazione per legge del quesito e alla sua formulazione, sono di competenza dell'Ufficio centrale per il referendum, che può rivolgersi alla Corte costituzionale".

Il ricorso era stato presentato dai promotori del referendum costituzionale Loredana De Petris (Sinistra italiana) e Rocco Crimi (M5S) e dagli avvocati Giuseppe Bozzi e Vincenzo Palumbo, con il quale è stata contestata la formulazione del quesito referendario da sottoporre al voto degli elettoriil 4 dicembre 2016. I ricorrenti sostenevano che il quesito "non tiene conto di quanto stabilito dall'art. 16 della legge 352-1970, secondo cui, quando si tratti di revisione della Costituzione, il quesito referendario deve recare la specifica indicazione "degli articoli" revisionati e di ciò che essi "concernono".  

Crimi (M5S):Quesito ingannevolo, dopo Tar non ci fermeremo
"Il problema rimane: il quesito è ingannevole e il governo è stato truffaldino e arrogante. Valuteremo nel merito con gli avvocati se intraprendere ulteriori azioni. Non ci fermeremo". E' quanto dichiara il senatore M5s Vito Crimi, in merito alla sentenza del Tar del Lazio. 
 
Avvocatura dello Stato: "Quesito referendum né incompleto né fuorviante. In linea con 2001 e 2006"
Avvocatura dello Stato: "Quesito referendum né incompleto né fuorviante. In linea con 2001 e 2006"
Nel referendum 2001 sulla modifica del titolo V e in quello 2006 sulla modifica della seconda parte della costituzione, il quesito referendario era formulato in maniera analoga a quello del referendum attuale, con indicato il solo titolo di legge e non l'elenco dei singoli articoli della costituzione modificati. Si è quindi formata una "prassi".

Lo rileva l'Avvocatura dello Stato, a nome della Presidenza del Consiglio, nella memoria - che l'Ansa ha visionato - depositata al Tar Lazio contro i ricorsi sul quesito referendario.

"Non sussiste la natura artatamente suggestiva, fuorviante ed incompleta" del quesito referendario e "il titolo riflette chiaramente la ratio e i contenuti essenziali del testo di riforma, rendendolo individuabile ed esplicitando lo spirito che ha motivato il legislatore ad approvarlo", rileva la memoria dell'Avvocatura dello Stato. Che sottolinea che "il titolo del disegno di legge" "è stato confermato da ben sei letture parlamentari, nelle quali la volontà parlamentare è stata inequivocabilmente quella di non emendarlo (come sarebbe stato chiaramente possibile fare), non essendo stato presentato alcun emendamento nelle prime due letture delle due camere".

"Nel numero incommensurabile di emendamenti presentati, nel numero notevole di quelli approvati - sottolinea la memoria - non uno, neppure uno, di essi ha mai proposto una modificazione, anche solo parziale, di quel titolo, rimasto intatto dalla proposta originaria sino alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del testo approvato".
 
Par condicio: via libera a regolamento da Vigilanza Rai
Par condicio: via libera a regolamento da Vigilanza Rai
Via libera della Commissione di Vigilanza Rai al regolamento sulla par condicio in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre. Il provvedimento è stato approvato all'unanimità con alcune modifiche rispetto al testo predisposto dai relatori Francesco Verducci (Pd) e Jonny Crosio (Lega Nord). Il relatore di maggioranza, Francesco Verducci, esprimendo soddisfazione per il via libera, ha spiegato di aver accolto alcuni emendamenti per arrivare a un testo pienamente condiviso.

Vediamo cosa prevede il regolamento e come funziona la par condicio per la campagna referendaria:
- in tutte le trasmisssioni che trattano il tema del referendum gli spazi sono ripartiti in due parti uguali tra i favorevoli e i contrari al quesito;
- nei programmi di comunicazione politica (tribune, interviste, confronti) la parità è matematica, ma anche nei programmi  d'informazione, come i Tg, non può essere in alcun modo determinata una situazione di vantaggio per una delle due posizioni;
- alle trasmissioni sul referendum partecipano il comitato promotore, le forze politiche, anche quelle rappresentative delle minoranze linguistiche, e tutti i comitati e associazioni della società civile che abbiano un interesse obiettivo e specifico sul tema referendum.

La presenza degli esponenti del Governo nei Tg deve essere limitata all'attività istituzionale per garantire completezza e imparzialità  dell'informazione. La delibera della Vigilanza richiama infatti il limite contenuto nella legge 515 del 1993, secondo i quale, come ha ripetuto più volte l'AGcom, l'informazione sul governo deve limitarsi a obiettive esigenze informative legate all'attività dell'esecutivo, senza dare spazio alla propaganda elettorale. 

- Fino al 4 dicembre la Rai pubblicherà quotidianamente sul proprio sito internet i dati del monitoraggio dei tempi fruiti dai favorevoli e contrari al quesito. L'Azienda è chiamata a garantire un efficace e tempestivo riequilibrio di eventuali situazioni di disparità. I dati ufficiali, su cui possono essere irrogate eventuali sanzioni, sono comunque quelli pubblicati dall'AGcom ogni due settimane e poi ogni settimana a partire dalla terzultima precedente il voto.

- Le tribune referendarie si svolgerano a partire da novembre; i confronti a due si terranno nella fase finale della campagna.

- La Rai deve garantire trasmissioni e pagine Televideo ad hoc sul referendum per le persone con disabilità.
Terremoto, Palazzo Chigi gela Alfano: no categorico a rinvio referendum
Terremoto, Palazzo Chigi gela Alfano: no categorico a rinvio referendum
Fonti di Palazzo Chigi smentiscono categoricamente l'ipotesi del rinvio del referendum, così come emerge dai riflessi di stampa. Ne è dimostrazione - sottolineano le stesse fonti - l'agenda di Renzi che domani sera sarà a una manifestazione di campagna elettorale a Padova.

La smentita arriva a poche ore da alcune dichiarazioni di Angelino Alfano fatte nel corso di un'intervista radiofonica. Il ministro dell'Intermo - opsite di Rtl - ha sottolineato: "Il governo non farà nessuna richiesta di rinviare il referendum. Però, è del tutto ovvio, che in questo momento una campagna referendaria molto dura e severa è fuori dalle corde e fuori dalla logica. Tanto più ora, in cui siamo tutti impegnati a dare una casa a chi l'ha persa".

"Il tema non va nascosto, esiste - ha aggiunto Alfano - come si vede dai giornali che ne parlano, anche se è relegato a pagina 15 perché le priorità in questo momento sono altre. Io parlo ovviamente a livello personale e come responsabile di Area Popolare, ma qualora una parte dell'opposizione fosse pronta a valutare un'ipotesi di rinvio, io sono convinto che sarebbe un gesto da prendere in considerazione".

Alfano guarda in primo luogo a Forza Italia che, per "la sua cultura politica di governo - visto che Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio ha dovuto affrontare l'emergenza determinata dal sisma dell'Aquila - sa bene quanto diventi prioritario affrontare questa urgenze. Sa bene quanto, anche dal punto di vista dello spirito pubblico, sia difficile affrontare una campagna elettorale che separa un Paese che, invece, ha bisogno di essere unito", ha concluso Alfano.

Toti: rinvio sbagliato e nocivo per Paese  
 "Rinviare il referendum costituzionale sarebbe sbagliato e nocivo per il paese". Lo scrive su Facebook Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria e consigliere politico di Silvio Berlusconi. "L'Italia - sostiene - è paralizzata da mesi da una campagna elettorale permanete voluta dal governo su queste riforme: è giunto il momento che gli elettori si esprimano. E poi, tre governi non eletti, referendum da rinviare, voto delle Province cancellato: ma i cittadini hanno ancora diritto di dire la loro?". 

Brunetta: rinvio sarebbe irresponsabile, Fi dice no
"Non siamo disponibili a prendere in considerazione ipotesi che vanno annoverate sotto la voce fantapolitica. Il Paese, a causa di Renzi e dei suoi cari, è bloccato da più di 30 mesi da questa schiforma, e adesso qualcuno pensa di allungare ulteriormente il brodo in modo opportunistico sfruttando una tragedia come quella del terremoto? Davvero
insopportabile". Lo dichiara in una nota Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia.

M5S:  non si azzardi a uso terremoto per rinvio 
Non si azzardino a strumentalizzare le vittime del sisma per i loro loschi fini politici e ad usarli come scusa per rimandare una votazione che vede Renzi perdente". L'altolà al governo viene dai parlamentari M5S della Commissione Affari Costituzionali di Camera e Senato che in una nota diffidano l'esecutivo a paventare l'ipotesi di far slittare il referendum costituzionale del 4 dicembre.
Italicum, Renzi apre sul ballottaggio: è una garanzia ma si può cambiare
Italicum, Renzi apre sul ballottaggio: è una garanzia ma si può cambiare
Il premier Matteo Renzi apre sulla possibilità di avere una legge elettorale senza il ballottaggio che caratterizza l'Italicum. "Il dibattito sul referendum non è sul governo né sulla legge elettorale su cui abbiamo detto, 'se volete cambiarla la cambiamo'", ha premesso a Padova. "La legge elettorale si cambia in due mesi. Io penso che la legge col ballottaggio non fosse nulla di male, anzi dava garanzia di vittoria. Ma a me va bene qualsiasi legge", ha aggiunto, prima di precisare che "basta che non sia il Porcellum"."Si valuta la possibilità di superare il ballottaggio purché si trovi una soluzione che garantisca la governabilità". E' questa la formula che, secondo quanto si apprende, i vertici del Pd hanno inserito nel documento sulle modifiche all'Italicum. Il documento sarebbe stato 'vistato' dal premier/segretario del partito Matteo Renzi.    

Ora, però, resta ancora incertezza sulle prossime mosse. Perché se Cuperlo deciderà di apporre la firma e di sottoscrivere la proposta l'apertura resterà immutata. Se invece decidesse di fare un passo indietro allora le cose potrebbero cambiare. Cuperlo si è preso un po' di tempo: "Per correttezza mi sono riservato un giudizio politico e di merito sul testo e lo sottoporrò - ha sottolineato - alla valutazione delle minoranze del Pd. I tempi di questa verifica saranno necessariamente rapidi".    

I 'big' del Pd non sono pessimisti sull'esito della partita, ma in ogni caso - lo ha detto chiaramente Rosato al termine dell'incontro odierno al quale hanno partecipato oltre ai capigruppo e Cuperlo anche Guerini e Orfini - "ci sarà un'altra riunione". Nel documento si ribadisce inoltre la preferenza per i collegi e il superamento dei capilista bloccati. Nessun confronto al momento sulle multicandidature. "Ora sta a Cuperlo darci una risposta", sottolineano fonti dem. "L'impegno c'è ma e' chiaro che non possiamo legarci le mani, ci sono tante variabili che andranno considerate in futuro", spiega un altro 'big'.I vertici del partito del Nazareno puntano allo stesso tempo il dito contro Bersani, reo di aver fatto di tutto - questa la tesi - per far saltare il tavolo. "Non mi si dia del traditore perché li sbrano", mette in chiaro l'ex segretario dem. I bersaniani in ogni caso non hanno intenzione di aprire una trattativa per "un utile contributo culturale.       

Intanto lo sguardo di Renzi è rivolto ala Leopolda: nessun colpo di scena previsto alla kermesse, niente vip ma un focus sul piano Italia per la prevenzione e i nelle giornate di sabato e domenica i fari puntati sulla consultazione del 4 dicembre. L'obiettivo e' il coinvolgimento dei cittadini sul referendum, far capire agli elettori che con il si' al ddl Boschi ci sara' un miglioramento non solo nel rapporto con la politica e sull'iter delle leggi, ma per l'intero Paese. "O si cambia o rimangono solite facce", ribadisce il presidente del Consiglio.  
Referendum, il Tribunale di Milano respinge ricorso Onida. Il giudice: non leso il diritto di voto
Referendum, il Tribunale di Milano respinge ricorso Onida. Il giudice: non leso il diritto di voto
Il Tribunale civile di Milano ha rigettato entrambi i ricorsi sul quesito referendario presentati dal professor Valerio Onida e da un pool di avvocati. Lo comunica in una nota il presidente del Tribunale Roberto Bichi. A prendere la decisione il giudice civile di Milano Loreta Dorigo.

I ricorrenti chiedevano l'intervento della Consulta sostenendo che la legge istitutiva del referendum del 1970 violerebbe il principio costituzionale della libertà dell'elettore non lasciandogli la possibilità di esprimere orientamenti diversi su materie eterogenee, come il Cnel e il bicameralismo. Secondo Onida e gli altri legali, la legge presenterebbe profili di incostituzionalità nella parte in cui non prevede che il voto debba svolgersi su un quesito omogeneo.

La legge prevede che la Corte Costituzionale possa esercitare un potere di sospensione del referendum solo nel caso dei conflitti tra Stato e Regione. Onida in udienza aveva affermato che la Consulta avrebbe potuto estendere questo suo potere per via analogica posticipando il referendum a una sua decisione. Tutte questioni non più attuali vista la bocciatura del ricorso.
 

L'Italia dei referendum in tv

La storia dei referendum raccontata dalla Rai

I referendum non abrogativi in Italia

Cronologia delle consultazioni in cui i cittadini hanno detto la loro