Dentro i lavori da 1 centesimo di Amazon Mechanical Turk

Dentro i lavori da 1 centesimo di Amazon Mechanical Turk

Chi sono gli utenti dall'Italia e cosa si nasconde dietro ai ‘microlavori’ da almeno 1 centesimo.

Chi sono gli utentie cosa si nasconde dietro ai ‘microlavori’ da 1 centesimo.

Amazon Mechanical Turk

“Una specie di palliativo per lavoratori disperati”

«Nei periodi peggiori uso uno scriptUna sequenza di istruzioni che analizza tutti i task proposti e li seleziona in base alle preferenze dell'utente. che seleziona le HIT per me, quelle da almeno un dollaro. Poi mi ci metto due, tre ore massimo al giorno. Cerco di fare HIT"Human Intelligence Tasks", i mini-compiti assegnati agli utenti di AMT. da almeno 7 o 8 dollari lordi l’ora ma la concorrenza è durissima».

Carlo può essere definito un “Turker” italiano di Amazon Mechanical Turk, la piattaforma di crowdsourcingRaccolta di dati per la realizzazione di un prodotto o di un progetto. targata Amazon dove aziende e programmatori informatici da tutto il mondo raccolgono grandi moli di dati su compiti che i computer attualmente non sono in grado di portare a termine: taggare alcune foto, ricopiare manualmente i dati di documenti scannerizzati, eseguire microtaskCompiti, spesso descritti e pubblicati in lingua inglese, per cui non sono richieste particolari competenze né conoscenze. entro i tempi indicati.

I “requester” - coloro che hanno bisogno dei dati - fissano liberamente un corrispettivo per ogni attività richiesta, a partire da 1 centesimo di dollaro, e si riservano la possibilità di rifiutare (e quindi non pagare) i lavori giudicati sotto gli standard richiesti. Amazon, che su ogni pagamento si trattiene una commissione del 20% (nel 2015 era la metà) si limita a richiedere di ‘considerare il tempo che il lavoratore occuperà per eseguire il compito’.

«Non lo considero un lavoro ma una non-soluzione per ‘disperati’, una specie di palliativo», racconta Carlo.

Negli Stati Uniti un numero crescente di persone si rivolge a piattaforme come AMT per ottenere la maggior parte delle sue entrate, come descrive il recente articolo The Internet Is Enabling a New Kind of Poorly Paid Hell pubblicato sulla rivista statunitense The Atlantic. Una ricerca universitaria sui guadagni tramite AMT ha analizzato 3,8 milioni di task eseguiti da 2.700 lavoratori, rilevando una paga oraria media di circa 2 dollari l’ora e che nel 96% si trova sotto il salario minimo statunitense. Nessun contratto, nessun monitoraggio.

In Italia la situazione è molto diversa, soprattutto perché al momento Amazon paga i “Turker” italiani solo tramite buoni acquisto Amazon.com. Non esiste una stima di quanti siano: Amazon non ha voluto fornirci questi dati e tramite la nostra HIT sulla piattaforma ne abbiamo individuati venti in pochi giorni. Monica (nome di fantasia come da lei richiesto) è una di loro. Ha una cinquantina d’anni, come il marito. Entrambi disoccupati dopo la chiusura della loro attività un paio d’anni fa, si sono iscritti ad AMT alla ricerca di un lavoro per arrotondare «quel misero stipendio che riusciamo a mettere insieme ogni mese». «In genere ricopio scontrini, fatture o dati dei pozzi petroliferi. Qualche volta lavoro con foto e sondaggi. Due, tre ore alla sera, raramente ci dedico più tempo».

Alcuni mesi fa Amazon ha annunciato con un’e-mail di aver selezionato 20 turker italiani che, invitati a non divulgare la notizia, riceveranno i soldi guadagnati direttamente sul conto corrente. Un programma in fase di prova che è il probabile preludio a una definitiva affermazione di AMT in Italia.

“Online e offline quando voglio? Sarei contento”

Anche Lorenzo Angaran (34 anni) e Marco Viel (31) sono due informatici bellunesi iscritti e attivi - saltuariamente - su Amazon Mechanical Turk. Da tempo si domandano a cosa porterà questo tipo di ‘lavori’ e se quello rappresentato da AMT possa essere uno dei futuri possibili del lavoro.

L’inchiesta continua

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