Aumentano i contagi, corre l’inflazione e rallenta l’economia. È questo in poche parole il risultato del rapporto sulla congiuntura reso noto oggi dalla Confcommercio. A pesare sulla stima del 2022 anche il forte rincaro del settore energetico.
Secondo lo studio, la stima dell'inflazione nella sua dimensione mensile (+1,5% i prezzi a gennaio) "riporta indietro il calendario di quasi quarant'anni, pur riflettendo in larga parte gli eccezionali aumenti autorizzati per la componente energetica regolamentata” e “risente anche degli incrementi dei prezzi di alcuni beni e servizi di largo consumo che sono da tempo soggetti a pressioni”.
A dicembre 2021 l'indicatore dei consumi (ICC) è rallentato al +9,1% tendenziale rispetto al +16,4% di novembre, pur confrontandosi con un dicembre 2020 nel quale molte attività erano chiuse a causa della seconda ondata della pandemia da Covid.
Secondo il Rapporto sulla congiuntura di Confcommercio la domanda relativa ai servizi ha registrato un avanzamento del 47,6% con un +106,5% per gli alberghi e i pasti consumati fuori casa. Decisamente più contenuto risulta l'incremento relativo alla domanda per i beni nel loro complesso (+1,3%).
Nella media del 2021, nonostante il deciso recupero della domanda messo in atto dalle famiglie a partire dalla primavera, i consumi, nella metrica dell'ICC, sono ancora sotto del 7,7% rispetto al 2019, sintesi di un divario dell'1,3% per i beni e del 22,4% per i servizi
Se è vero che lo scorso novembre la produzione industriale ha mostrato, dopo un trimestre di sostanziale stasi, un deciso recupero (+1,9% congiunturale) il risultato non sembra essere sufficiente dato che il confronto su base annua evidenzia una variazione del 6,2%.
Una piccola e tenue buona notizia: nello stesso mese l'occupazione ha consolidato la tendenza al recupero (0,3% su ottobre), dinamica che ha permesso di tornare ad un livello superiore ai 23 milioni di lavoratori.
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