Mentre è all’estero per una serie di visite di Stato (domenica arriva in Italia), il presidente argentino Javier Milei deve fare i conti con l’ultimo stop alla sua legge-simbolo, la Omnibus, che si prefigge di rivoluzionare il Paese sudamericano con una serie di cambiamenti a livello politico-economico e fiscale. Un percorso a ostacoli, ormai, quello del provvedimento di cui il capo dello Stato ha fatto una bandiera. E che cozza con gli umori e le posizioni di metà Argentina, che non ha votato per lui e che non accetta di piegarsi al volere dell’inquilino della Casa Rosada, temendo la compromissione dei propri diritti e delle tutele sindacali e lavorative (tutte cose, tra l’altro, che hanno permesso alla sua popolazione di prosperare per decenni; ma che, al tempo stesso, hanno gettato le basi per la crisi endemica in cui essa si trova oggi).
“La casta si è opposta al cambiamento. Non sarà facile modificare un sistema dove i politici si sono arricchiti a danno degli argentini” ha commentato Milei da Israele, dove ha annunciato il trasferimento dell'ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Il disegno di legge tra l'altro conferiva poteri straordinari proprio al presidente. A fronte della pesante sconfitta in Parlamento, che lo ha spinto a riportare la legge in Commissione, mentre veniva votata alla Camera, il presidente ha paventato la possibilità di un plebiscito e ha indirettamente trattato l'opposizione da “puttanelle” del Peronismo. Imperversando sui social, tra furia e impotenza, in quella che aveva il sapore di una specie di Waterloo parlamentare, un “regalino” mandato mentre è all’estero, il “presidente con la motosega” valuta contromosse politiche, lasciandosi andare a considerazioni, commenti, sfoghi. Il tutto a migliaia di chilometri da Buenos Aires: Milei è appunto in Israele in visita ufficiale.
Se il comunicato ufficiale del suo partito La Libertad Avanza, infatti, parla di “tradimento” dell'opposizione, su X - social che lui stesso ha dichiarato di gestire personalmente - il capo dello Stato ultraliberista è andato oltre, assegnando un like a un post dove i deputati del gruppo parlamentare Radicale vengono definiti “puttanelle” del Peronismo. Un altro like è andato invece a un post dove si invoca un plebiscito, possibilità che successivamente non ha escluso neanche il portavoce del governo, Manuel Adorni, in un’intervista televisiva. “Milei farà tutto il possibile per far rispettare la volontà popolare” ha detto Adorni.
A fermare il progetto di riforma, secondo quanto riportano i media, è stato lo stesso governo, sotto la pressione della formazione politica di cui fa parte Milei. La mossa sarebbe stata dettata dalla mancanza di consenso su molti punti chiave, come le privatizzazioni e le questioni legate alla sicurezza. La “dialogante” forza di opposizione - attacca il governo - “ha tradito”, per questo “la pagherà”. Oltre alla legge Omnibus, arriva un brusco stop anche per il pacchetto fiscale, con condoni, moratorie e nuove regole pensionistiche.
Milei è tornato sulla questione in un altro post su X, dove sottolinea che “non sono stati rispettati gli impegni da coloro che avevano sostenuto il progetto”. E ha minacciato: “Il tradimento si paga caro”. La speranza, dice il ministro dell'Interno Guillermo Marcos, “è che non venga contestato punto per punto, apportando modifiche che gli farebbero perdere la sua essenza”.
Il ministro dell’Economia: “Non cambia nulla, andiamo avanti”
Intanto, il ministro dell'Economia Luis Caputo ha cercato di sdrammatizzare il capitombolo della legge Omnibus alla Camera, sostenendo che in ogni caso, “il corso dell'economia che abbiamo impostato non cambia”. Attraverso il suo account X, il ministro ha sostenuto che "il fatto che la legge venga votata o meno non cambierà il corso economico. Non spenderemo più di quanto avremo a disposizione con le entrate. E la Banca centrale non finanzierà il Tesoro. Questo - ha ancora detto Caputo - è ciò che garantirà che i problemi degli ultimi 20 anni non si ripetano. Quindi oggi nessun dramma. Sappiamo tutti che ci sono alcuni parlamentari che vogliono che tutto rimanga uguale, anche se le persone hanno votato per un cambiamento”. Il Paese va avanti, ha concluso il titolare dell’Economia, “e tutto andrà bene, perché per la prima volta dopo decenni stiamo facendo la cosa giusta”.
Le opposizioni: Macri disponibile a sostenere la legge, i peronisti sul piede di guerra
Dall’altro lato, l'opposizione moderata, guidata dal PRO dell'ex presidente Mauricio Macri ha ribadito la propria disponibilità a permettere al disegno di legge, tornato in Commissione, di essere in futuro approvato. In un comunicato, il gruppo PRO ha sottolineato che “il nostro impegno per sostenere il cambiamento scelto dagli argentini è stato sempre lo stesso” e “confidiamo che il partito al potere possa rimettere in marcia il trattamento della legge Omnibus, con il sostegno dei blocchi favorevoli a tale cambiamento”.
Radicalmente diverso il giudizio del peronista Unión por la Patria che attraverso il presidente del gruppo parlamentare, Germán Martínez, ha affermato che il ritorno in commissione rappresenta una “sconfitta per i parlamentari” de La Libertad Avanza. Si è trattato, ha assicurato, di un “fallimento legislativo” di tutti coloro che volevano che questa norma fosse approvata. Da parte sua, il gruppo dell'Unión Civica Radical ha negato di aver bloccato l'approvazione della legge, visto che “dal primo giorno il radicalismo ha collaborato costruttivamente”. Tuttavia, ha osservato in un comunicato, “la politica che oscilla tra gli estremi lascia gli argentini senza dialogo”.
Le misure shock annunciate dal presidente argentino appena insediato, hanno creato malumore nella popolazione, tanto che da settimane si registrano vaste manifestazioni di protesta contro l'esecutivo, puntualmente represse dalle forze di polizia.
