La donna ha problemi di salute mentale

Storia di Camelia, detenuta a Ponte Galeria. La corte europea dei diritti umani: liberatela

Storia di Camelia, detenuta a Ponte Galeria. La corte europea dei diritti umani: liberatela Foto archivio / Ansa
Un caso non isolato nei Centri di Permanenza per il Rimpatri non solo di Roma

È una storia come tante che rimangono nel silenzio assordante dentro le mura dei Centri di Permanenza per i Rimpatri

Lei si chiama Camelia, ha problemi psichici. È stata abbandonata, come altri stranieri in questi non-luoghi. A raccontare e a denunciare le condizioni di vita di Camelia, Stefano Anastasia Garante delle Persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio.

Secondo quanto riportato la Questura avrebbe continuato a richiedere proroghe del suo trattenimento convalidate dal Giudice di Pace, lasciando la donna detenuta, da ottobre 2023, in una cella di isolamento.

Un trattamento che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha definito “inumano e degradante" e per questo ha censurato il governo italiano per il trattenimento presso un Centro di permanenza per i rimpatri di una donna con evidenti problemi di salute mentale, ordinandone il trasferimento in un luogo “idoneo alla cura”.

Stefano Anastasìa, Garante dei Detenuti Lazio

Il ricorso è stato presentato dalle euro parlamentari Rachele Scarpa ed Eleonora Evi, da avvocati, medici con il supporto della Rule 39 Pro Bono Initiative.

Quante storie come quelle di Camelia ci siano nei Cpr, non si sa. Non è possibile avere un numero, dei nomi, perché sono luoghi circondati da un silenzio assordante.

Di questi non luoghi, purtroppo, si parla solo nell'emergenza. Nei Cpr vengono trattenuti migranti considerati irregolari che devono essere rimpatriati. Il rimpatrio però non è né facile né rapido, perché chi arriva in Italia, come in altri paesi europei, non ha documenti. Rintracciarli nei loro paesi di origine è complicato e la strada di accertamenti, richieste per il rimpatrio è un groviglio inestricabile di burocrazia. Una situazione che comporta non un permanenza “temporanea” ma spesso “lunghissima” , senza una data.

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I promotori del ricorso per la storia di Camelia, dicono che nei Cpr la violazione dei diritti umani sarebbe sistematica. Così come a Milano e Macomer. La denuncia evidenza realtà complesse e svilenti nei confronti di persone non colpevoli di reati che sono private della libertà. Un limbo, una terra di mezzo dove si farebbe spesso un uso “massiccio” di psicofarmaci, dove non ci sarebbe accesso al diritto alla salute e dove la gestione dei servizi di cura sarebbe affidata a privati.

L’8 giugno una delegazione composta dall’onorevole Scarpa con Monica Serrano esperta di etnopsichiatria e Federica Borlizzi curatrice del rapporti come “Buchi Neri. La detenzione senza reato nei Centri di Permanenza per i Rimpatri”, è entrata nel Cpr di Ponte Galeria a Roma. La situazione di vita se così di può dire, è stata definita “inumana”. In celle di 24 metri quadrati a terra oppure su materassi di gommapiuma ci sono  fino a otto persone. I tentativi di autolesionismo sono all’ordine del giorno così come i tentativi di suicidio che sarebbero derubricati come “non credibili”.

 

Cpr Ponte Galeria, Roma