Nei campi, contro il caporalato

Nei campi, contro il caporalato RAI
Per la prima volta in FVG la Flai Cgil ha schierato le "brigate del lavoro", gruppi di sindacalisti che vanno sui luoghi di lavoro per parlare di diritti

Otto di mattina, temperatura sotto zero, il tempo è buono per lavorare nei campi. Siamo tra Meduna e Tagliamento, il cuore della filiera della barbatella. Qui c'è bisogno di manodopera, da tempo è quasi esclusivamente straniera e con casi documentati di sfruttamento. È un giorno di mobilitazione per la Flai CGIL. I sindacalisti vanno sul terreno per parlare con i lavoratori e far conoscere i loro diritti. Noi siamo al seguito.

A un certo punto vediamo oltre venti uomini, tutti indiani del Punjab impegnati nell'estirpazione della vite selvatica. Il loro datore di lavoro non è il proprietario del campo, ma un intermediario, un loro connazionale che fornisce solo manodopera.

Non parlano italiano. La sindacalista Pashmin Kaur deve esprimersi nella loro lingua. Emergono subito aspetti critici: lavorano anche sette giorni su sette, non conoscono il diritto alla malattia, la busta paga è consegnata solo su richiesta. Pratiche diffuse, come lo stipendio in parte in contanti, prassi comune che può rivelarsi problematica.

Kaur ci spiega: «Non sanno del fatto che magari quando vanno a fare la domanda della disoccupazione agricola, non gli viene accettata, appunto perché nella busta paga non sono dichiarate tutte le ore che hanno lavorato».

La segretaria nazionale Flai, Tina Balì, ha partecipato a iniziative simili in tutta Italia. Qui almeno i lavoratori parlano, nota con soddisfazione: «Non negano il colloquio. E questo secondo me è una condizione di miglior favore rispetto ad altri territori in cui veramente si vede negli occhi la paura».

Altro campo, altre storie. Si distribuiscono biscotti e volantini, tutti accolti volentieri, anche da chi è datore di lavoro, come il romeno Daniel Costel Falosu che lamenta una concorrenza al ribasso: «Hanno iniziato con squadre di pakistani, di indiani... e hanno "bruciato" tutto». I suoi connazionali dalla Romania ormai non si trovano più facilmente, così ha dovuto assumere ragazzi africani: «Questo è un lavoro duro però se non lavori non vivi, sai com'è...»

Due anni fa la Flai CGIL di Pordenone permise a 46 stranieri sfruttati di ottenere dal giudice un permesso di soggiorno, ma queste pratiche non si fermano all'agricoltura, avverte il segretario confederale provinciale Maurizio Marcon: «Grazie anche alla presenza nelle nostre fila di una compagna che conosce varie lingue, stiamo anche cercando di estendere il tema dell'illegalità su altri settori»