Lo studio della Eli Lilly certifica un rallentamento dei sintomi del 35%

Donanemab: dagli Stati Uniti il nuovo farmaco per rallentare la progressione dell'Alzheimer

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E' solo l'ultima di una serie di terapie che promettono di migliorare la vita dei pazienti. A condizione di una diagnosi precoce.

Un anticorpo monoclonale che "ripulisce il cervello" dalle placche amiloidi caratteristiche della malattia di Alzheimer. Così funziona il Donanemab, il nuovo farmaco sviluppato negli Stati Uniti dalla casa farmaceutica Eli Lilly. Giunto alla fase 3 di sperimentazione, promette di rallentare la progressione della malattia di oltre 1/3. Lo studio è stato condotto su 1.200 pazienti tra i 60 e gli 85 anni, in una fase ancora iniziale della malattia. Il farmaco rimuove la proteina Beta-amiloide, che genera negli spazi tra le cellule cerebrali una sostanza appiccicosa che si stratifica in placche. Somministrato mensilmente per via endovenosa, dopo 18 mesi il farmaco è riuscito a rallentare il declino cognitivo nei pazienti del 35% rispetto al gruppo di controllo. Rallentamento che saliva al 40% per la capacità di compiere attività quotidiane. Il farmaco è in grado di colpire anche un'altra proteina, la tau, responsabile di accumulo di grovigli nel tessuto cerebrale e morte dei neuroni: in questo caso il declino rallenta fino al 29%. Ci sono però effetti collaterali. Il 24% dei partecipanti allo studio ha sviluppato edemi cerebrali, cioè gonfiori al cervello, che nel 6% dei casi si sono manifestati con sintomi, risultati gravi nell'1,6% dei casi, inclusi 3 decessi. E poi un rischio di emorragia cerebrale che si è verificato nel 31% dei pazienti. Rischi presenti anche in altri farmaci simili, come il Lecanemab, comunque approvato con modalità d'urgenza dalla Food and Drug Administration americana già a gennaio. In ogni caso, questi farmaci funzionano solo negli stadi iniziali della malattia. E' importante dunque associare la terapia a una diagnosi precoce dell'Alzheimer.

Montaggio Benedetto Mallevadore.