Tutto inizia nel giugno 2020, quando la nuova cooperativa per cui lavora Angelo Massolini, addetto alla vigilanza in un Carrefour di Torino, cambia il contratto ai dipendenti. La paga passa da 1300 a 950 euro lordi al mese. In tasca sono meno di 700. Sulla carta è tutto regolare, perché il contratto, quello dei Servizi fiduciari, è tra i più utilizzati nel settore. Massolini, però, decide di fare causa.
“Attualmente in una città come Torino la soglia di povertà assoluta si situa sopra gli 800 euro. Questi sono lavoratori che lavorando a tempo pieno non arrivavano neanche a 700 euro netti”, commenta il suo avvocato Roberto De Guglielmi. Casi come questo finiscono spesso in tribunale, ma riguardano lavoratori in nero o i cosiddetti contratti pirata, sottoscritti da sindacati fantasma. Quello di Massolini invece è stato firmato da Cgil e Cisl. In primo grado il giudice gli dà ragione, mentre la Corte d'appello blocca tutto. Poi, con la sentenza del 2 ottobre, la Cassazione stabilisce un principio fondamentale.
“Riprendendo una direttiva dell'Ue del 2022, la Cassazione dice che la retribuzione deve tendere a un'elevazione, deve convergere verso l'alto, e questo anche a tutela della nostra stessa economia”, aggiunge il legale. "E' totalmente inammissibile che non consenta neanche di soddisfare i bisogni primari, legati all'alimentazione, al vestiario, alla sanità. In realtà il salario deve consentire anche un'attiva partecipazione alla vita sociale, culturale e ricreativa".
Secondo la Corte, quindi, i giudici possono intervenire fissando un "salario minimo costituzionale" quando lo stipendio di un lavoratore non garantisce un'esistenza libera e dignitosa, come sancito dall'articolo 36 della Costituzione, anche di fronte a contratti firmati dai sindacati più rappresentativi (come nel caso del Ccnl Servizi fiduciari). I parametri economici di riferimento, per la Cassazione, devono essere i contratti affini in ciascun settore e l'indice di povertà assoluta dell'Istat. La sentenza, destinata a fare scuola, va ora ad animare un dibattito politico che va avanti da mesi a livello nazionale.
“A proposito dei famosi 9 euro lordi di cui si sente parlare come salario minimo legale, va detto che in realtà non sono tanti i contratti collettivi che superano questa soglia. Sicuramente quello metalmeccanico, il terziario”, chiarisce De Guglielmi. “Mentre il Multiservizi, o il Proprietari di fabbricati sono sotto i 9 euro”. Sulla carta, conclude l'avvocato, "basterebbero i contratti collettivi nazionali per risolvere il problema. Se solo non fossero questi contratti collettivi. Non si tiene conto che molti rasentano la soglia di povertà assoluta. Abbiamo dei contratti troppo poveri. Purtroppo una disattenzione sindacale su questo aspetto non la si può negare assolutamente, e questo contratto dei servizi fiduciari lo testimonia".
Servizio Marco Procopio
Riprese Guido Cravero
Montaggio Andrea Dudda
Interviste:
Roberto De Guglielmi, avvocato del lavoro
