Una strategia ben congegnata: più fronti d'attacco per complicare l'intervento delle Forze dell'ordine concentrate a proteggere i cantieri finiti già altre volte nel mirino dei no Tav. Così le frange più violente del movimento che si oppone alla Torino Lione hanno pianificato la marcia di protesta che si è conclusa con assalti a tre diversi siti per la costruzione della linea ferrovia ad alta velocità in Val di Susa. A Chiomonte e San Didero le scene già viste tante volte con gruppi incappucciati che lanciano pietre e bombe carta e la Polizia che risponde con lacrimogeni e idranti.
La strategia
Delle oltre 3mila persone partite dal Venaus e dal campeggio del Festival Alta felicità, in corso in questi giorni, la maggior parte ha raggiunto il cantiere vicino all'autoporto di Susa, nella frazione Traduerivi, quello che evidentemente le Forze dell'ordine consideravano meno a rischio e dove invece è stata invasa l'autostrada e sono stati incendiati mezzi e container. Telt, la società incaricata di realizzare l'opera, sta lavorando per stimare i danni che si aggirerebbero in diverse centinaia di migliaia di euro.
Le reazioni
"Atti indegni di una Nazione civile", secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mentre il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi attacca: "Non è dissenso ma inaccettabile violenza organizzata ai danni dello Stato, mascherata da evento culturale".
L'incendio
Intanto nella notte il presidio no Tav di San Didero, di fronte al cantiere sorvegliato dalle Forze dell'ordine, e posto sotto sequestro da tempo, è stato incendiato. Al momento i responsabili non sono stati individuati.
Montaggio di Tiziana Samorì
