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Il nuovo materiale estratto da alghe aiuterà anche l'agricoltura spaziale

Coltivare in idrogel, contro consumo di suolo e siccità

Coltivare in idrogel, contro consumo di suolo e siccità IIT
Cubetti di idrogel al posto del terreno. La ricerca di Istituto Italiano di Tecnologia e Libera Università di Bolzano potrebbe rivoluzionare l'agricoltura

Coltivare senza consumare suolo, usando meno prodotti chimici, e risparmiando acqua. Sarà possibile grazie a questo dischetto, composto da alghe rosse, che sono biostimolanti naturali, e carragenina, polisaccaride estratto dalle alghe con proprietà addensanti e superassorbenti. Le sue molecole sono in grado di trattenere l'acqua, trasformando il dischetto in cubetti di idrogel, che possono sostituire il terreno nella coltivazione di alcune piante. Lo studio di Istituto Italiano di Tecnologia e Libera Università di Bolzano è stato pubblicato sulla rivista di agricoltura della Società Chimica Americana

Questo idrogel assorbe più di 60 volte il suo peso e si gonfia al 6mila% rispetto alla sua forma iniziale. Inoltre contiene nutrienti naturali e ha anche proprietà antifungine”, spiega Athanassia Athanassiou, responsabile del settore Smart Materials all'Istituto Italiano di Tecnologia. 

Proprietà che consentono di eliminare antimicotici e fertilizzanti chimici. Ma l'idrogel potrà essere usato anche in agricoltura tradizionale, in forma di piccole sfere mischiate al terreno, che trattengono l'acqua piovana per poi rilasciarla in periodi di siccità, dissolvendosi nel terreno senza residui. I ricercatori stanno progettando anche sensori flessibili e biodegradabili da inserire nell'idrogel, per monitorare le piante e fare interventi di precisione. 

“In attesa di utilizzare questa coltivazione fuori suolo anche nello spazio”, racconta Camilla Febo, ricercatrice all'IIT e alla Libera Università Bolzano. 

Servizio di Alessia Mari
Montaggio di Giada Pigureddu
Le interviste a: 
Athanassia Athanassiou, responsabile del settore Smart Materials all'Istituto Italiano di Tecnologia
Camilla Febo, ricercatrice IIT e Libera Università Bolzano