Si chiama Bromelina E' un enzima estratto dall'ananas e sta dando una grande mano ai chirurghi dei centri grandi ustionati nella cura dei pazienti sopravvissuti al rogo di Crans Montana. iIntanto nel campo delle ustioni si guarda sempre più ai nuovi materiali: pelle di derivazione animale o sintetica.
Nel servizio, intervista con Giuseppe Perniciaro - direttore Grandi Ustionati Villa Scassi di Genova
Il centro Grandi Ustionati Ospedale Villa Scassi di Genova aveva usato negli scorsi anni, tra i primi in Europa, insieme a Berlino e Madrid, il nuovo farmaco a base di bromelina, enzima estratto dell'ananas che ha la capacità sciogliere i tessuti su cui viene applicato. Spalmato sull'area ustionata, dopo 4 ore viene eliminato. Il tessuto necrotico rimosso lascia così spazio alle aree rivitalizzate, con i capillari aperti.
Il farmaco seleziona il tessuto buono rispetto a quello da eliminare. Normalmente, spiegano, una persone che riporta vaste aree del corpo ustionate non si può trattare subito in sala operatoria perchè ha perdite ematiche copiose. Viceversa questo farmaco blocca le perdite ematiche e consente la selezione dei tessuti buoni.
L'uso della bromelina, ora diffuso presso la maggior parte dei centri, ha costituito una rivoluzione nel campo delle ustioni. Risulta fondamentale per le aree dove i chirurghi solitamente intervengono in prima battuta, come il volto, le mani, la bocca. Per preservare al meglio queste aree, che saranno poi importanti per il prosieguo della vita del paziente.
Nel campo delle ustioni ora la ricerca punta su nuovi materiali, che consentano trattamenti precoci nell'ambito delle cicatrici patologiche, che spesso sono dolorose e deformanti, e limitano la qualità di vita dei pazienti. Si sta lavorando su tessuti animali, affiancati da quelli sintetici, che sono in una fase più sperimentale. Si sta cercando di verificare quale potrà essere la loro resa in termini di resistenza e durata.
