Nella caccia avviata dalla procura di Roma al presunto tesoro artistico sparito, parte della collezione dell'avvocato Agnelli, spuntano nuove tracce. Briciole lasciate sotto forma di mail e di domande.
L'originale del Monet era a villa Frescot ed è stato sostituito da una copia? Lo chiedeva cinque anni fa, via posta elettronica, la segretaria di John Elkann all'avvocato Carlo Lombardini, che segue - lato Svizzera - le cause del presidente di Exor con la madre Margherita per l'eredità. Si tratta del Glaçons, effet blanc, la cui copia fu ritrovata nel caveau del Lingotto dalla guardia di finanza nell'inchiesta torinese per presunta truffa fiscale, legata anch'essa alla faida ereditaria.
I pm romani, in un'inchiesta ad oggi senza indagati, cercano invece risposte sulla sorte di quel Monet ed altri 34 quadri dei quali si ipotizza un trasferimento all'estero, probabilmente in Svizzera. Fatti sparire, ma sono ad oggi solo accuse di Margherita Agnelli, dalle residenze torinesi e romane prima che fosse lei a riceverle in eredità dalla madre Marella.
In un'altra mail sbucata dalle indagini, del lontano 2004, l'ex amministratrice di villa Frescot scrive a John Elkann: “Per il Monet non esiste temporanea italiana”, ovvero il via libera del ministero necessario a un privato per trasferire all'estero beni artistici tutelati.
Anche su eventuali controlli mancati ministeriali potrebbero concentrarsi i pm romani, il cui vero obiettivo resta rintracciare i quadri eventualmente all'estero e finora inseguiti invano anche dalla procura di Milano la cui indagine si concluse con l'archiviazione.
