Il delitto della camera chiusa

Il delitto della camera chiusa Tgr
Esattamente trent'anni fa a Todi l'omicidio di Mara Calisti. Un omicidio ancora senza un colpevole e senza una spiegazione. Nessun segno di effrazione, mai trovata l'arma utilizzata

Trent'anni senza Mara. Trent'anni senza che nessuno sia riuscito a dare un nome al suo assassino. Un uomo senza volto ancora in libertà che, nella notte tra il 14 e il 15 luglio del 1993, entra nell'appartamento al terzo piano di via Angelo Cortesi, a Todi, dove Mara Calisti, 38 anni, vive con la famiglia. Quella notte, in casa, c'è solo il padre, Mario, che dorme nella stanza accanto a quella della figlia. Alle 3 e 45 l'uomo viene svegliato dalla richiesta di aiuto di Mara che, prima di cadere a terra senza vita, riesce solo a dire "Babbo, guarda cosa mi hanno fatto". Ad ucciderla una coltellata al petto, sferrata a breve distanza, dalla quale Mara non si è difesa. Non sono stati trovati, nella sua camera da letto, segni di colluttazione. Inghiottita dal buio della notte l'arma del delitto, così come l'assassino. Assenti, su porte e finestre della casa, segni di effrazione. Il caso - per la stampa- diventa il delitto della camera chiusa. Le indagini puntano inizialmente sul presunto amante della ragazza, un professionista di Todi, sposato, più anziano di 20 anni. Ma l'uomo ha un alibi di ferro per quella notte ed esce subito dall'inchiesta. A finire nel registro degli indagati è invece il padre di Mara: una prima volta pochi mesi dopo l'assassinio. Ma è lo stesso pubblico ministero a chiedere l'archiviazione. Mancano il movente, l'arma del delitto e fonti di prova per sostenere l'accusa in giudizio. La scena del crimine, inoltre, - scrive il Pm - è stata gravemente in quinata. Mario Calisti viene di nuovo indagato qualche anno dopo: a decretare la sua totale estraneità, nel 2001, è il giudice Paolo Micheli. Morirà nel 2005, senza sapere chi ha ucciso la figlia. A cercare la verità - senza più avere fiducia nella giustizia - è rimasta solo la sorella Rita.
di Dario Tomassini, montaggio di Gabriele Liberati