"NAZA" è un acronimo, in lingua ebraica, che sta per danno collaterale. Lo usa l’intelligence israeliana per indicare il numero di civili palestinesi che prevede di uccidere in un attacco aereo. È anche il titolo del film che farà più rumore alla prossima Mostra del Cinema, che continua a raccontare gli scenari di guerra e l’anno scorso ha premiato con il Leone d’Argento "The Voice of Hind Rajab". La regista del film che ha commosso il pubblico, e registrato il più lungo applauso della sala grande, fa parte quest'anno della giuria internazionale.
La notizia del nuovo film in concorso l’hanno data, a sorpresa, la Biennale di Venezia e il "The Guardian", il quotidiano britannico che produce il film. Proprio sugli articoli del Guardian, su quelli di una rivista israelo-palestinese e di un’altra in lingua ebraica si basa il documentario, che - si legge nella sinossi - "rivela in dettaglio i sistemi alla base della calcolata uccisione di massa di civili palestinesi da parte di Israele a Gaza".
È stato girato, di notte, sui tetti di Tel Aviv, dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, già premiati nel 2025 con l’Oscar del miglior documentario per "No Other Land". Con loro a Los Angeles c’erano altri due autori, gli attivisti e reporter palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal, che avevano raccontato quattro anni di lotta in difesa del villaggio di Masafer Yatta dall’occupazione dell’esercito israeliano. Ma loro, a Tel Aviv, non hanno diritto di entrare.
Il servizio di Nicola Accardo
