Giappone, diede fuoco alla "fabbrica" degli anime uccidendo 36 persone, condannato a morte

Giappone, diede fuoco alla "fabbrica" degli anime uccidendo 36 persone, condannato a morte Reuters Video
I giudici hanno ritenuto Shinji Aoba capace di intendere e volere. Nel 2019 appiccò il fuoco ai Kyoto Animation Studios: era convinto che avessero rubato alcune idee dai suoi romanzi

E’ stato condannato a morte per omicidio plurimo l’uomo che il 18 luglio del 2019 appiccò il fuoco alla sede della Kyoto Animation Studio una delle compagnie più famose in Giappone per la creazione e produzione di anime.

 

L’incendio, uno delle stragi più gravi in Giappone degli ultimi decenni, provocò la morte di 36 persone. 

 

Shinji Aoba irruppe nello studio n. 1 della Kyoto Animation il 18 luglio 2019 e lo incendiò in un attacco che sconvolse il Giappone e scatenò un'ondata di cordoglio da parte degli appassionati di anime in tutto il mondo. Gli accusatori sostennero che cercava vendetta dopo aver pensato che la Kyoto Animation avesse rubato i suoi romanzi, da lui presentati per un concorso aziendale.

 

Il Tribunale del Distretto di Kyoto ha dichiarato Shinji Aoba mentalmente in grado di affrontare le conseguenze penali per i crimini. L’uomo, 45 anni, fu gravemente ustionato e rimase in ospedale per 10 mesi prima del suo arresto nel maggio 2020. Comparve in tribunale su una sedia a rotelle. Gli avvocati di difesa di Aoba sostennero che per il suo stato mentale non era penalmente perseguibile.

 

Circa 70 persone lavoravano all'interno dello studio nella parte meridionale di Kyoto, l'antica capitale del Giappone, al momento dell'attacco. Uno dei sopravvissuti disse di aver visto una nuvola nera salire dal piano inferiore, poi giunse un calore torrido e saltò da una finestra del palazzo di tre piani cercando affannosamente aria.

 

 La società, fondata nel 1981 e meglio conosciuta come KyoAni, ha prodotto una serie anime di grande successo.